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10/Mar/2022

La “Rinotracheite infettiva del bovino”, nota con l’acronimo IBR, è una malattia dei bovini causata da un virus (BoHV-1)

Chi colpisce l’IBR?

Non solo il bovino!

Anche bufali, bisonti, ovini, caprini, suini e diversi selvatici.

Non è pericoloso per l’uomo.

Perché è pericoloso?

Il virus che causa questa malattia ha una caratteristica particolare: si “annida” nell’organismo, e “viene fuori” quando l’animale è stressato o immunodepresso. 

Questa peculiarità si chiama latenza

In pratica, il comportamento è simile alla varicella umana, che in particolari condizioni, può manifestarsi come Fuoco di Sant’Antonio.

Le condizioni che favoriscono la ricomparsa dei sintomi possono essere, ad esempio, la concomitanza con altre patologie, il trasporto, cambi di alimentazione.

Perché è nell’interesse dell’allevatore controllare l’infezione?

Questa malattia può causare ingenti perdite economiche, dovute a mortalità, grave affezione dello stato generale dell’animale, aborti.

Come riconosco l’IBR?

Vi sono due forme cliniche principali: una respiratoria, ed una genitale.

  • Per la respiratoria si rilevano febbre, tosse, scolo nasale, congiuntivite, brusco calo della produzione lattea, aborto o infertilità.
  • Per la forma genitale, invece, causa la comparsa di pustole biancastre sulla vulva o sul pene, a seconda del sesso.

Generalmente, l’aborto avviene tra il quinto ed il settimo mese di gravidanza.

Come faccio a sapere se c’è nella mia stalla?

Per prima cosa, è indispensabile il parere del veterinario di fiducia.

Si può cercare direttamente il virus su animali sintomatici o sul feto abortito, oppure si può provare il “passaggio” del virus attraverso la ricerca di anticorpi specifici.

Saranno positivi alla ricerca di anticorpi gli animali che sono stati infettati, i vaccinati, e i vitelli fino ai 6 mesi di età che hanno assunto il colostro della madre positiva o vaccinata.

Con alcuni vaccini si può distinguere tra animali che sono stati infettati e vaccinati.

Come faccio a sconfiggere l’IBR?

Prevenire è meglio che curare. 

Limitare al minimo indispensabile gli acquisti e le movimentazioni di animali. Meglio evitare del tutto di “portare” il virus in stalla.

Se non c’è circolazione virale in stalla, quindi è sieronegativa, attenersi a più rigorosi standard di biosicurezza (non comprare animali se non necessario, e se capita di doverne comprare, preferire animali provenienti da stalle di allevatori sieronegative a basso rischio o indenni). 

Se la stalla è sieropositiva, controllare e minimizzare sempre l’acquisto di animali, vaccinare (meglio con vaccino marker) a tappeto (NOTA BENE: leggere con MOLTA ATTENZIONE il libretto illustrativo dei vaccini. Fare affidamento al veterinario di fiducia). 

Mettere come criterio di decisione di riforma la sieropositività (da virus e non da vaccino) per la riforma (es: devo scegliere chi riformare tra due animali, se uno è positivo a virus o anticorpi contro lo stesso non derivanti da vaccino, gli do la priorità).

Riassumendo:

Hai comprato animali, hai problemi di fertilità, e sono presenti casi di positività a prove antigeniche (virus) o sierologiche (anticorpi)?

  • Controllo sierologico (Sieroneutralizzazione virale / test ELISA) su tutti gli animali di nuova introduzione ed isolamento/eliminazione dei soggetti infetti
  • Quarantena per i soggetti di nuova introduzione con due controlli sierologici a distanza almeno di 3 settimane
  • Impiego di vaccini marker (deleti gE negativi), inattivati o vivi attenuati, sulla base dello stato sanitario dell’allevamento 
  • Controllo dei maschi adibiti alla fecondazione (toro se presente in mandria)
  • Profilassi igienico-sanitaria ed applicazione di adeguate misure di biosicurezza per ridurre il rischio di introduzione/persistenza/diffusione del virus in allevamento

 

Se ancora hai dei dubbi a riguardo, guarda il video qui sotto!


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20/Nov/2021

L’obiettivo di un buon programma di gestione della rimonta è quello di ottenere bovine che producano latte in gran quantità e di ottima qualità attraverso l’applicazione di ottime tecniche di allevamento dalla nascita della vitella fino al suo primo parto.

La mastite è considerata una tra le patologie più costose per l’allevamento della vacca da latte perché esita in importanti perdite di produzione e di reddito.

Quando si parla di mastite, il primo pensiero è certamente riferito alle bovine in lattazione e spesso le manze sono del tutto ignorate perché è comune considerare che le loro mammelle siano isolate dal mondo esterno grazie alla chiusura ermetica presente all’apice del capezzolo fino al momento della loro prima mungitura.

Secondo te la mastite può colpire anche le manze? Esiste anche per loro il rischio mastite?

Se non sei sicuro della tua risposta o se vuoi saperne di più, continua a leggere!


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04/Ott/2021


I Mycoplasmi sono batteri di piccolissime dimensioni e privi di parete cellulare, noti come agenti di diverse patologie che interessano l’allevamento bovino, tra le quali si annoverano polmonite, otite, poliartrite e mastite.

Tra le diverse specie del batterio, la più patogena e frequentemente associata a mastite è Mycoplasma bovis.

Come si presenta una mastite da Mycoplasma?

La classica manifestazione è caratterizzata da segni clinici gravi con l’interessamento di più quarti, latte con colorazione brunastra e drastico calo produttivo ma non è da escludere lo sviluppo di mastiti cliniche di minore entità o addirittura mastiti subcliniche. Per cui, bisogna sempre indagare il sospetto e giungere alla diagnosi.

In che modo Mycoplasma si introduce in allevamento?

La principale fonte di introduzione in una mandria esente da Mycoplasma è l’acquisto di bovine clinicamente sane ma  infette o la partecipazione a fiere e altri eventi in cui si assiste alla promiscuità tra bovine appartenenti a diverse mandrie.

Come avviene la diffusione nella mandria?

Innanzitutto, come un classico agente di mastite contagioso, Mycoplasma può trasmettersi a bovine sane quando i loro capezzoli entrano in contatto con latte infetto proveniente da bovine con mastite subclinica durante la mungitura.

Un’ulteriore via di trasmissione è quella respiratoria attraverso l’inalazione di aerosol proveniente da bovini con polmonite. Una volta inalato, il microrganismo colonizza l’apparato respiratorio e successivamente può disseminarsi attraverso la circolazione sanguigna fino a raggiungere la mammella dove determina l’insorgenza di mastite.

Infine, bisogna assolutamente evitare di utilizzare il latte proveniente da bovine infette per alimentare i vitelli perché questi ultimi possono subire la colonizzazione da parte di Mycoplasma fino a diventarne portatori, contribuendo alla diffusione del batterio nella mandria.

Come viene effettuata la diagnosi?

La metodica comunemente impiegata è l’analisi batteriologica del latte.

Tuttavia, questa risulta lunga e complessa perché la coltura e l’identificazione di tale microrganismo richiedono tecniche di laboratorio specifiche e maggiori tempi di risposta.

Un’ulteriore complicazione è data dalla possibilità di avere falsi negativi quando la bovina, pur essendo infetta, non elimina il microrganismo con il latte e ciò si può verificare nel corso di un’infezione persistente, comunemente caratterizzata dall’eliminazione sporadica del batterio.

Trattamento

Il trattamento antibiotico è da evitare in quanto inefficace.

È necessario identificare tutti gli animali infetti e optare per la loro riforma in modo tale da bloccare la trasmissione del microrganismo.

Prevenzione e controllo delle mastiti da Mycoplasma

  • Adozione di buone misure di biosicurezza per limitare l’introduzione di bovine infette;
  • In caso di rimonta esterna, preferire l’acquisto di bovine a basso rischio (che non hanno mai partorito e che non sono mai state in promiscuità);
  • Predisposizione di un luogo idoneo per la quarantena delle bovine di nuova introduzione finché non si abbia la possibilità di provare che non siano infette.
  • Evitare la promiscuità tra bovine infette e vitelli o bovine fresche;
  • Non mungere le bovine fresche con gli stessi gruppi di mungitura usati per le bovine infette;

Ricapitolando…

  • Se si sospetta la presenza di Mycoplasma nella mandria bisogna indagare il sospetto e giungere alla diagnosi con lo scopo di eliminare tutti i soggetti infetti.
  • L’acquisto di bovine infette rappresenta il principale fattore di rischio per l’introduzione di Mycoplasma nella mandria.
  • La conoscenza delle modalità di trasmissione del batterio è importante per permetterne il controllo se già presente nella mandria o per prevenirne l’introduzione in mandrie esenti.

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22/Lug/2021


Klebsiella spp. è un batterio coliforme gram negativo noto come agente di mastite ambientale negli allevamenti di bovine da latte.

Come si presenta una mastite da Klebsiella?

L’infezione può esitare in mastite clinica con manifestazioni sovrapponibili a quelle di un’infezione mammaria da E. coli: circa un terzo dei casi clinici si presenta in forma lieve; un altro terzo può presentarsi anche con gonfiore dei quarti colpiti, ossia mastite clinica moderata; il restante terzo dei casi esita in mastite clinica grave con patologia sistemica.

La ragione è che il meccanismo patogenetico per lo sviluppo di segni clinici gravi è il medesimo: endotossine.

Tuttavia ciò che differenzia Klebsiella è la capacità di invadere in profondità il parenchima mammario evadendo l’azione del sistema immunitario e determinando infezioni subcliniche persistenti che esitano nella progressiva distruzione del tessuto mammario secernente. Ciò che ne risulta è il calo produttivo persistente durante tutta la restante lattazione e spesso si assiste alla riforma delle bovine perché poco produttive.

Quindi, l’osservazione della mastite clinica spesso rappresenta lo stadio finale di un lungo periodo di infezione subclinica e ciò rende più difficile il controllo di tale microrganismo se comparato a E. coli.

Fonti di infezione

L’origine del batterio è ambientale e in allevamento può essere rinvenuto soprattutto nelle feci e in materiale da lettiera organico come segatura o trucioli.

Oltre alle fonti ambientali, bisogna ricordare che Klebsiella è in grado di causare mastiti subcliniche e il latte proveniente da bovine con tali infezioni è fonte di contagio durante la mungitura.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi eziologica non può essere ottenuta basandosi sull’osservazione dei segni clinici ma è necessario effettuare l’esame batteriologico del campione di latte prelevato in sterilità dai quarti colpiti.

Trattamento

Prima di decidere se trattare o meno casi di mastite lieve o moderata, bisogna accertare che l’esito dell’esame batteriologico riporti Klebsiella come agente eziologico. In caso di conferma, è necessario verificare se il caso clinico sia stato preceduto da un periodo di mastite cronica subclinica (SCC >200.000 per due o più mesi). Se sì, allora sarebbe necessario iniziare un trattamento antibiotico.

In caso di segni clinici sistemici come febbre, shock e anoressia è opportuno seguire uno specifico protocollo terapeutico, sviluppato con il supporto del veterinario, che comprenda la terapia antibiotica per via sistemica oltre alla somministrazione di fluidi e antinfiammatori.

Prevenzione e controllo delle mastiti da Klebsiella

Il primo obiettivo è la riduzione dell’esposizione dell’apice del capezzolo alle potenziali fonti ambientali del batterio attraverso una corretta gestione del materiale di lettiera.

In aggiunta, per limitare il contagio in mungitura bisognerebbe implementare le procedure di pre- e post-dipping.

Un altro aspetto fondamentale è l’identificazione di bovine con mastite subclinica in modo tale da ridurre il potenziale di trasmissione tra bovine.

Infine, si dovrebbe considerare anche l’impiego della vaccinazione per contribuire a ridurre l’incidenza e gravità delle infezioni da Klebsiella.

Ricapitolando…

  • L’infezione mammaria da Klebsiella si instaura quando l’apice del capezzolo entra in contatto con il batterio presente nell’ambiente o nel latte di bovine con mastite subclinica.
  • A differenza di altri gram –, le infezioni da Klebsiella possono persistere per lunghi periodi causando aumento della SCC e spesso esitano in riduzione significativa della produzione lattea.
  • La prevenzione di nuove infezioni si ottiene allevando le bovine in luoghi puliti e asciutti e separando le bovine sane da quelle con infezioni persistenti.

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13/Apr/2021


Quando una mastite può essere definita cronica?

Nel caso di mastiti subcliniche, quando una bovina presenta mastite subclinica (SCC >200.000 cellule/ml) per due o più mesi consecutivi nel corso della stessa lattazione.

Nel caso di mastiti cliniche, quando una bovina manifesta più di due episodi di mastite clinica nel corso della stessa lattazione.

Come individuare le bovine cronicamente infette?

Per identificare le bovine con mastiti croniche subcliniche è necessario consultare i valori individuali mensili della conta delle cellule somatiche.

Per individuare i casi cronici clinici bisogna accertarsi che tutti i casi di mastite clinica siano registrati!

Solo mediante la registrazione dei valori della SCC mensile e dei casi di mastite clinica si è in grado di gestire i casi cronici perché tutto parte dall’abilità nell’identificazione delle bovine ‘problema’.

Gestione delle bovine cronicamente infette

Nella realtà ci sono solo 6 opzioni gestionali:

  • Trattamento;
  • Isolamento della bovina. Questa continua a essere munta ma separatamente rispetto alle bovine sane per evitare il contagio;
  • Messa in asciutta della bovina: per bovine in lattazione avanzata e impiegata per proteggere le altre bovine sane da infezioni;
  • Messa in asciutta del singolo quarto cronicamente infetto;
  • Mungitura separata del singolo quarto infetto con il quarter milker: evita il contatto con i capezzoli di altre bovine sane;
  • Riforma.

Conviene trattare una mastite cronica?

Il trattamento non è mai conveniente per la risoluzione di mastiti croniche perché spesso presenta una bassa percentuale di successo e per tale motivo andrebbe effettuato solo in rare occasioni, consultando il proprio veterinario.

Quando riformare?

Mastiti croniche sostenute da Staphylococcus aureus o Mycoplasma bovis che non rispondono a trattamento non guariranno spontaneamente.

Inoltre, ci sono bovine che presentano caratteristiche per cui è sconsigliato effettuare il trattamento: bovine con più quarti cronicamente infetti, bovine con episodi multipli di mastite clinica, bovine con danni allo sfintere del capezzolo.

In tutte queste situazioni la riforma sarebbe la soluzione economicamente più vantaggiosa per la gestione della mandria.

Prevenire è meglio che curare!

Sebbene ci siano diverse opzioni per la gestione delle bovine cronicamente infette, nessuna è ideale perché ciascuna di queste comporta perdite per le bovine e/o per l’allevatore.

Per cui, quando si identificano mastiti croniche bisogna ricercare i punti critici di esposizione e capire come ridurre lo sviluppo di nuove infezioni croniche.

Identificazione dei punti critici per la riduzione del rischio

Il primo punto critico su cui focalizzarsi è sicuramente la mungitura. Infatti, quando un gruppo di mungitura è rimosso da bovine cronicamente infette e viene attaccato ai capezzoli di bovine sane si rischia la trasmissione di batteri. Quindi bisogna minimizzare questa evenienza.

Un altro punto critico su cui intervenire per ridurre la trasmissione di agenti patogeni è il sistema di post-dipping. Affinchè possa ritenersi efficiente, almeno il 75% della superficie cutanea del capezzolo dovrebbe essere ricoperta dal disinfettante al termine della mungitura.

Infine, bisognerebbe considerare anche una potenziale contaminazione ambientale, minimizzando l’esposizione dei capezzoli ai batteri nella zona di riposo.

 Ricapitolando…

  • È opportuno identificare le bovine cronicamente infette al fine di decidere il corretto approccio sulla base delle caratteristiche dell’agente patogeno e della bovina stessa.
  • Per ridurre lo sviluppo di nuove mastiti croniche è opportuno agire sulla prevenzione, attuando specifici protocolli in collaborazione con il veterinario.

 


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12/Apr/2021

Cos’è la BVD?

La diarrea virale bovina (BVD) è una malattia infettiva causata da un virus a RNA identificato con l’acronimo BVDV.

Perché conoscerla?

Influisce negativamente su diversi apparati/sistemi, con particolare riferimento alla sfera riproduttiva ed a quella immunitaria.

Come agisce la BVD?

Il virus BVDV infetta tipicamente il bovino, e ha il suo “serbatoio” in soggetti immunotolleranti, infetti in modo persistente, soggetti che rilasciano grandi quantità di virus e possono essere pericolosi per la redditività aziendale.

Se l’infezione avviene tra i 30 e i 120 giorni di gestazione il virus arriva al feto, e non viene riconosciuto come estraneo, e quindi non sviluppa una reazione immunitaria; questo comporta la nascita di un vitello normale, ma persistentemente infetto dal virus BVDV, che può essere asintomatico.

Nel mio allevamento c’è la BVD?

Per accorgersi della presenza di questo temibile virus si possono analizzare:

  • A) Sintomi clinici:
    • apparato digerente: diarrea, lesioni erosive a livello orale, evidente interessamento delle strutture linfatiche.
    • apparato riproduttivo: aborto, riduzione del tasso di concepimento, aumento dei riassorbimenti e nascita di soggetti malformati.
    • sistema immunitario: aumento di patologie infettive in allevamento, quali forme respiratorie, mastiti, forme enteriche.
    • negli immunotolleranti, dove la manifestazione clinica con maggiori ripercussioni sulla salute dell’animale è identificata come “malattia delle mucose” (MD), l’esito è invariabilmente letale.

 

  • B) Analisi di laboratorio
    • Diagnosi indiretta, rivolta alla ricerca di anticorpi specifici per BVDV nel siero di sangue e/o nel latte;
    • Diagnosi diretta, tendente alla ricerca della presenza del virus in sé o, con alcune metodiche, del RNA virale.

L’ esame virologico eseguito a partire da un campione di tessuto sembra essere una delle strategie più efficaci per identificare ed eliminare tempestivamente i vitelli immunotolleranti. Questo tipo di analisi può cominciare poco dopo la nascita, effettuando il prelievo di una piccola porzione di tessuto cartilagineo dall’orecchio.

Ti invito a guardare questo video, se ancora hai dei dubbi.

https://www.youtube.com/watch?v=FDiRPIplSmE

 


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27/Ott/2020


Gli Streptococchi ambientali sono considerati tra i principali agenti di mastite perché responsabili di alta SCC, infezioni persistenti e spesso mastiti con notevole eliminazione di batteri nel latte.

Batteri come Streptococcus uberis sono comunemente definiti Streptococchi ambientali per distinguerli da Streptococcus agalactiae, il quale è un batterio contagioso e patogeno obbligato della mammella.

Come si presenta una mastite da Streptococchi ambientali?

L’infezione mammaria può essere subclinica o clinica.

In alcuni casi, le infezioni subcliniche divengono croniche e persistono per lunghi periodi con aumento del conteggio delle cellule somatiche.

In circa metà delle bovine che sviluppano mastite subclinica si ha l’evoluzione verso l’infezione clinica lieve, moderata o grave.

Fonti di infezione

Gli Streptococchi ambientali sono ubiquitari e si assiste all’infezione mammaria quando l’esposizione dell’apice del capezzolo ai batteri eccede le capacità di difesa del sistema immunitario.

La contaminazione ambientale avviene soprattutto tramite l’eliminazione fecale e la crescita batterica è favorita dalla presenza di materiale di lettiera organico come la paglia.

La fase di asciutta rappresenta il periodo in cui c’è un altissimo rischio di contrarre l’infezione streptococcica.

Bovine che sviluppano infezione mammaria subclinica durante il periodo di asciutta di solito hanno un aumento della SCC durante il primo mese di lattazione e possono manifestare segni di mastite clinica.

Come si effettua la diagnosi?

Come per altri agenti di mastite, non si può determinare l’eziologia basandosi esclusivamente sull’osservazione dei segni clinici ma si rende necessario l’esame batteriologico di campioni di latte proveniente dai quarti interessati.

Trattamento

Casi di mastite clinica meriterebbero un appropriato trattamento antibiotico anche se in molte occasioni la sintomatologia clinica si risolve spontaneamente. Tuttavia, ciò non indica la guarigione dell’animale ma semplicemente la regressione allo stato subclinico.

La presenza di mastiti croniche subcliniche nella mandria va considerata negativamente perché facilita la trasmissione del batterio e si assiste al graduale aumento della prevalenza delle infezioni da Streptococchi ambientali.

Il trattamento di infezioni subcliniche è economicamente vantaggioso solo in due situazioni:

  • se l’infezione è cronica ed è identificata a inizio lattazione;
  • se si tratta di una mandria in cui c’è stato un controllo inappropriato della trasmissione contagiosa in mungitura.

In ogni caso, se nella mandria si hanno molte infezioni, anziché trattare in continuazione bisognerebbe mirare alla prevenzione dell’infezione iniziale.

Prevenzione delle mastiti da Streptococchi ambientali: ambiente e mungitura

Il principale obiettivo è la prevenzione dell’infezione iniziale, riducendo esposizione dei capezzoli all’ambiente contaminato: igiene ambientale!

Tale considerazione è fondamentale soprattutto per bovine in asciutta e nell’immediato post-parto perché in queste fasi si assiste alla riduzione delle difese immunitarie che rende le bovine più suscettibili. Lo stesso ragionamento è valido anche per bovine ad alta produzione e con bilancio energetico negativo.

In aggiunta al controllo ambientale, bisogna considerare l’implementazione di igiene e prassi di mungitura perché, se nella mandria sono presenti casi di mastite subclinica, il batterio può trasmettersi come un contagioso a bovine sane quando i loro capezzoli entrano in contatto con latte infetto.

Ricapitolando…

  • Gli Streptococchi ambientali sono un’importante causa di mastite clinica e subclinica.
  • È necessario prevenire l’infezione iniziale focalizzandosi sulla riduzione dell’esposizione durante il periodo di asciutta, identificando le bovine ad alto rischio e assicurando che l’esposizione al patogeno sia minimizzata.
  • Adottare una buona strategia di utilizzo degli antibiotici quando si osservano segni clinici di mastite.

 


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06/Apr/2020


La mastite da E. coli può causare la morte di una bovina in meno di 24 ore.

Per saperne di più…

dedica 2 minuti alla lettura di questo articolo.

 

Escherichia coli è un batterio coliforme gram negativo che vive a livello intestinale ed è considerato un agente di mastite ambientale.

Come tutti i batteri gram negativi possiede una parete cellulare costituita da lipopolisaccaridi (LPS) che, in seguito alla lisi del batterio, vengono liberati e innescano una forte reazione immunitaria responsabile della sintomatologia clinica.

Come si presenta una mastite da E. coli?

La mastite da E. coli può presentarsi con diversa gravità e generalmente è di durata limitata perché spesso il sistema immunitario della bovina è in grado di eliminare con successo l’infezione. Per cui, episodi di mastite cronica sono eventi molto rari.

Nel caso di mastite clinica grave si può assistere a febbre, notevole calo della produzione lattea, anoressia e shock endotossico con la bovina a terra gravemente debilitata.

Come si effettua la diagnosi?

Così come altri patogeni, E. coli non si può identificare con la sola osservazione dei segni clinici ed è necessario eseguire l’esame batteriologico su campioni di latte prelevati in sterilità dai quarti interessati.

In che modo avviene l’infezione?

Essendo E. coli presente nell’ambiente in cui vivono le bovine, causa mastite quando i capezzoli sono esposti a un livello di carica batterica ambientale sufficientemente alto da causare infezione.

Trattamento

In caso di mastite lieve o moderata sarebbe necessario consultare il proprio veterinario per decidere se iniziare un trattamento, mentre in caso di mastite grave sarebbe opportuno adottare uno specifico protocollo terapeutico sviluppato con la collaborazione del veterinario.

Prevenzione delle mastiti da E.coli: occhio all’ambiente

L’obiettivo è la riduzione della carica batterica ambientale a cui sono esposti i capezzoli.

Per ottenere ciò è necessario garantire luoghi di riposo confortevoli e puliti ed evitare il sovraffollamento, soprattutto durante i periodi in cui le bovine sono esposte a stress termico.

Le bovine a maggiore rischio sono quelle fresche, quelle ad alta produzione e quelle in asciutta.

Infine, si potrebbe considerare l’impiego della vaccinazione in quanto consente di ridurre l’incidenza e la gravità delle mastiti causate da E. coli.

Ricapitolando…

  • E. coli è responsabile di mastiti di origine ambientale quando i capezzoli sono esposti a umidità, fango e letame.
  • La maggior parte delle mastiti da E. coli ha una durata breve e in molti casi si assiste a guarigione spontanea.
  • La decisione se trattare o meno mastiti cliniche lievi e moderate richiede il parere del proprio veterinario, mentre sarebbe opportuno adottare uno specifico protocollo terapeutico nel caso di mastiti cliniche gravi.
  • Per il controllo dell’infezione bisogna considerare semplicemente il principio di allevare le bovine in un ambiente asciutto, pulito e privo di stress.
  • La vaccinazione contribuisce alla riduzione dell’incidenza  e della gravità delle mastiti causate da E. coli.

 


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28/Mar/2020


Prototheca spp. è un’alga unicellulare presente a livello ambientale e responsabile di infezioni mammarie di difficile gestione.

Come si presenta una mastite da Prototheca?

L’infezione mammaria è subclinica e spesso persistente, con il costante rialzo delle cellule somatiche ed eliminazione intermittente della microalga con il latte.

Nel corso di infezioni croniche subcliniche, si può assistere all’occasionale sviluppo di segni di mastite clinica di entità lieve o moderata.

Le mastiti da Prototheca non guariscono spontaneamente durante la lattazione e possono addirittura persistere durante la fase di asciutta fino a ripresentarsi alla successiva lattazione.

Fonti di infezione

Prototheca è ubiquitaria a livello ambientale e può contaminare abbeveratoi, mangiatoie, lettiere e impianto di mungitura soprattutto in presenza di umidità e materiale organico.

La contaminazione ambientale può essere amplificata dall’eliminazione fecale da parte dei capi presenti in allevamento se questi assumono alimenti o acqua contaminati.

Un ulteriore punto critico per la trasmissione dell’infezione è la mungitura. Modalità di mungitura non ottimali dal punto di vista igienico possono facilitare  la trasmissione di Prototheca in modo contagioso da bovina infetta a bovina sana mediante il latte infetto.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi si ottiene esclusivamente mediante esami di laboratorio.

Trattamento

Le mastiti da Prototheca sono refrattarie ai trattamenti antimicrobici.

Prevenzione e controllo delle mastiti da Prototheca

La gestione delle mastiti da Prototheca è molto complicata ed è opportuno tenere presenti le principali azioni utili per limitare la contaminazione ambientale e le conseguenti infezioni mammarie:

  • Monitoraggio dell’infezione nella mandria con analisi di campioni di latte di massa;
  • Precoce identificazione degli animali infetti e loro separazione in mungitura;
  • Identificazione e controllo delle fonti di infezione ambientale (acqua di abbeverata, alimenti, lettiera);
  • Implementazione del sistema di disinfezione dei capezzoli;
  • Manutenzione dell’impianto di mungitura.

Ricapitolando…

  • Prototheca è un’alga ubiquitaria responsabile di mastiti subcliniche persistenti.
  • I trattamenti antimicrobici sono inefficaci.
  • Il controllo dell’infezione richiede l’adozione di misure igienico-sanitarie che riducano la contaminazione ambientale e impediscano la trasmissione dell’infezione in mungitura.

 





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