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Latte con stoppini ed esame batteriologico negativo: come è possibile?

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Ti è mai capitato di avere una bovina con segni di mastite clinica, prelevarne il latte, sottoporlo all’esame batteriologico e avere un risultato negativo?

Diversi studi hanno rilevato che circa il 40% dei campioni di latte, prelevati da bovine con mastite clinica, sottoposti all’esame batteriologico mostravano un esito negativo (senza crescita di microrganismi).

 

Come si spiega questa situazione?

Tra i diversi i fattori in grado di determinare l’esito negativo per campioni di latte di bovine con mastite clinica, di seguito ne sono elencati i principali:

  • Il sistema immunitario della bovina potrebbe già aver eliminato l’agente patogeno attraverso quella che viene definita “guarigione spontanea”. Infatti, alcuni batteri possono ancora causare segni clinici di infiammazione a livello mammario anche dopo essere stati uccisi, attraverso il rilascio di tossine e, di conseguenza, si assiste alla presenza di flocculazioni nel latte (stoppini);
  • Il congelamento del campione fino all’esecuzione dell’esame batteriologico può ridurre la sensibilità del test dato che alcuni batteri possono morire durante questo processo. Ciò si verifica specialmente per agenti patogeni Gram-negativi, come E. coli;
  • Presenza di agenti patogeni che non crescono sui tradizionali terreni di coltura, come Mycoplasma spp. . Tuttavia, casi di mastite da Mycoplasma spp. sono abbastanza rari e hanno manifestazioni cliniche caratteristiche;
  • Infiammazione causata da traumi fisici senza la presenza di infezione causata da agenti patogeni;

Come si interviene in questi casi?

In generale, casi di mastite clinica con coltura negativa si risolvono senza alcun trattamento antibiotico.

Tuttavia, è importante monitorare la storia clinica di questi soggetti, la ricorrenza di questo tipo di mastite clinica e consultare sempre il tuo veterinario responsabile della gestione della salute della mammella in azienda.

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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L’obiettivo di ogni mungitura è quello di ottenere l’estrazione del latte dalla mammella di ciascuna bovina nella maniera più completa, rapida e delicata possibile.

La preparazione della mammella è indispensabile nel processo di mungitura e ha una doppia funzione: da un lato permette di pulire i capezzoli da materiale organico e batteri; dall’altro lato stimola il rilascio del latte.

Nonostante la meccanizzazione della mungitura, il processo di emissione di latte da parte della bovina continua a seguire il suo naturale meccanismo fisiologico.

Al momento della mungitura, solo una piccola parte del latte (circa il 20%) è immagazzinata nella cisterna della mammella ed è pronta per essere raccolta immediatamente. Il restante 80% del latte, invece, è immagazzinato nel tessuto alveolare della mammella e richiede l’azione dell’ormone ossitocina affinchè possa essere rilasciato con la mungitura.

Un’adeguata preparazione della mammella garantisce che l’ossitocina venga rilasciata dall’ipotalamo della bovina e passi attraverso il flusso sanguigno alla mammella. Sono richiesti circa 90 secondi, a partire dalla stimolazione dei capezzoli, affinché l’ossitocina raggiunga il tessuto mammario e la bovina rilasci il latte.

Pertanto, occorre un intervallo di 90 – 120 secondi dall’inizio della stimolazione dei capezzoli all’attacco del gruppo di mungitura per assistere a un’eiezione di latte rapida e completa.

Cosa succede se non si effettua una buona preparazione pre-mungitura?

Bovine che non sono state preparate in maniera corretta presentano una curva di emissione del latte definita “bimodale”.

Nel grafico è possibile notare come la bovina liberi immediatamente il latte dalla cisterna della mammella, ma subito dopo il flusso diminuisce perchè l’ossitocina non è ancora stata in grado di agire a livello della mammella. Successivamente, con l’azione dell’ossitocina il flusso torna a salire ma viene impiegato più tempo affinchè la bovina sia completamente munta.

L’assenza di un’idonea preparazione pre-mungitura esita in perdite economiche dovute a sovramungitura, aumento del tempo di mungitura, alterazioni a carico dei capezzoli (ipercheratosi) e aumento del rischio di mastite.

 

Solo attraverso la conoscenza del riflesso di eiezione lattea e l’applicazione sistematica di una corretta routine di mungitura è possibile ottimizzare la produttività, il tempo, la salute della mammella e la qualità del latte.

 

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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Parlando di acqua in ambito zootecnico molto spesso ci si sofferma a considerare esclusivamente la quantità assunta, ma un aspetto che meriterebbe più attenzione è la sua qualità!

Infatti, acqua di scarsa qualità può determinare l’insorgenza di problemi sanitari e riduzione delle performance zootecniche, oltre che danni alle attrezzature.

L’impiego di acqua contaminata da microrganismi in allevamenti di bovine da latte può avere un impatto negativo anche sulla salute della mammella e qualità del latte prodotto.

In queste realtà l’acqua è utilizzata principalmente per l’abbeverata e per il lavaggio dell’impianto di mungitura e di stoccaggio del latte.

Bovine che assumono acqua di bevanda contaminata da germi responsabili di mastite contribuiscono alla contaminazione fecale dell’ambiente, aumentando la carica microbica ambientale e il rischio di infezione mammaria.

La contaminazione dell’acqua può avvenire alla fonte, lungo le tubazioni, serbatoi o all’interno degli abbeveratoi se non installati correttamente e non puliti frequentemente.

Anche impianti di mungitura apparentemente puliti possono accumulare un’elevata quantità di batteri sulla loro superficie durante l’intervallo tra le mungiture con ripercussioni negative sulla salute della mammella e aumento della carica batterica del latte.

L’inadeguata pulizia dell’impianto, oltre a essere dovuta a un insufficiente processo di pulizia e disinfezione, può essere il risultato dell’utilizzo di acqua di lavaggio contaminata.

Pertanto, considerando i potenziali effetti negativi sulla salute delle bovine e sulla qualità del latte prodotto, sarebbe opportuno effettuare periodiche analisi dell’acqua al fine di accertarne la buona qualità.

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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Il prelievo di latte in maniera sterile è fondamentale per la ricerca di agenti responsabili di mastite.

Perché effettuare il prelievo di latte in maniera sterile?

È necessario che tutte le operazioni di campionamento siano eseguite nella maniera più attenta e pulita possibile perché sulle piastre utilizzate per la coltura possono crescere sia batteri effettivamente presenti all’interno della mammella, sia quelli che possono contaminare il latte durante il prelievo.

La contaminazione del campione di latte da parte di batteri presenti nell’ambiente e sulle mani dell’operatore rende poco attendibile l’esito dell’esame, che potrà addirittura risultare inquinato e quindi non interpretabile.

 

Come effettuare il prelievo di latte in maniera sterile?

  1. Indossare guanti nuovi monouso e scrivere con pennarello indelebile la data, il numero identificativo della bovina e il quarto mammario su ogni provetta sterile.
  2. Immergere i capezzoli nella soluzione per pre-dipping e lasciare agire per 30 secondi.
  3. Asciugare i capezzoli con carta assorbente monouso.
  4. Eliminare i primi 3-4 getti di latte.
  5. Strofinare in maniere vigorosa per 10-15 secondi l’apice del capezzolo con garza imbevuta di alcool o salviette a base di clorexidina.
  6. Aprire la provetta solo immediatamente prima di eseguire il campionamento e non toccare con le dita o altri oggetti la parte interna del tappo e della provetta.
  7. Raccogliere il latte tenendo la provetta inclinata e chiuderla appena si conclude il prelievo.
  8. Conservare le provette in frigorifero e consegna al laboratorio entro 24 ore. Se consegnate dopo 24 ore, è necessario procedere al congelamento.

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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13/Mag/2020


La media aziendale delle cellule somatiche è un utile indicatore diretto dello stato di salute della mammella e della qualità del latte da essa prodotto, nonché indicatore indiretto della gestione aziendale.

Per questo motivo il monitoraggio e l’analisi di questo parametro aziendale risultano di fondamentale importanza in aziende di bovine da latte per ridurre le perdite economiche e garantire la produzione di latte di alta qualità.

Il limite di legge è fissato a 400.000 cellule/ml e in molte realtà aziendali l’obiettivo è quello di mantenere questo parametro entro valori ben inferiori nel corso dell’anno.

L’andamento del valore medio aziendale di cellule somatiche non è statico nel tempo ma subisce variazioni a seconda dello stato di salute delle bovine.

In particolare, il valore di cellule somatiche possiede un andamento stagionale con un rialzo relativo al periodo estivo, sostanzialmente dovuto all’aumento delle nuove infezioni mammarie durante il periodo più caldo dell’anno.

Le condizioni climatiche, quali temperatura e umidità, se non contrastate in maniera ottimale impattano gravemente sullo stato di salute della bovina e di conseguenza della mammella.

Infatti, durante i mesi estivi si assiste al peggioramento della condizione della lettiera, alla rapida moltiplicazione di agenti di mastite ambientali e di conseguenza al maggior imbrattamento della mammella che facilita l’insorgenza di infezione mammaria.

Inoltre, le condizioni climatiche agiscono direttamente sulla bovina attraverso il cosiddetto “stress da caldo” che esita con il calo delle difese immunitarie, il quale rende la bovina meno resistente alle infezioni.

Come contrastare l’aumento delle cellule somatiche durante il periodo estivo?

Seppure il valore medio aziendale delle cellule somatiche sia caratterizzato dal classico rialzo estivo, quest’ultimo può essere contrastato agendo su management e igiene ambientale, prassi di mungitura, diagnosi e prevenzione della mastite.

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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06/Apr/2020


La mastite da E. coli può causare la morte di una bovina in meno di 24 ore.

Per saperne di più…

dedica 2 minuti alla lettura di questo articolo.

 

Escherichia coli è un batterio coliforme gram – che vive a livello intestinale ed è considerato un agente di mastite ambientale.

Come tutti i batteri gram negativi possiede una parete cellulare costituita da lipopolisaccaridi (LPS) che, in seguito alla lisi del batterio, vengono liberati e innescano una forte reazione immunitaria responsabile della sintomatologia clinica.

Come si presenta una mastite da E. coli?

La mastite da E. coli può presentarsi con diversa gravità e generalmente è di durata limitata perché spesso il sistema immunitario della bovina è in grado di eliminare con successo l’infezione. Per cui, episodi di mastite cronica sono eventi molto rari.

Nel caso di mastite clinica grave si può assistere a febbre, notevole calo della produzione lattea, anoressia e shock endotossico con la bovina a terra gravemente debilitata.

Come si effettua la diagnosi?

Così come altri patogeni, E. coli non si può identificare con la sola osservazione dei segni clinici ed è necessario eseguire l’esame batteriologico su campioni di latte prelevati in sterilità dai quarti interessati.

In che modo avviene l’infezione?

Essendo E. coli presente nell’ambiente in cui vivono le bovine, causa mastite quando i capezzoli sono esposti a un livello di carica batterica ambientale sufficientemente alto da causare infezione.

Trattamento

In caso di mastite lieve o moderata sarebbe necessario consultare il proprio veterinario per decidere se iniziare un trattamento, mentre in caso di mastite grave sarebbe opportuno adottare uno specifico protocollo terapeutico sviluppato con la collaborazione del veterinario.

Prevenzione delle mastiti da E.coli: occhio all’ambiente

L’obiettivo è la riduzione della carica batterica ambientale a cui sono esposti i capezzoli.

Per ottenere ciò è necessario garantire luoghi di riposo confortevoli e puliti ed evitare il sovraffollamento, soprattutto durante i periodi in cui le bovine sono esposte a stress termico.

Le bovine a maggiore rischio sono quelle fresche, quelle ad alta produzione e quelle in asciutta.

Infine, si potrebbe considerare l’impiego della vaccinazione in quanto consente di ridurre l’incidenza e la gravità delle mastiti causate da E. coli.

Ricapitolando…

  • E. coli è responsabile di mastiti di origine ambientale quando i capezzoli sono esposti a umidità, fango e letame.
  • La maggior parte delle mastiti da E. coli ha una durata breve e in molti casi si assiste a guarigione spontanea.
  • La decisione se trattare o meno mastiti cliniche lievi e moderate richiede il parere del proprio veterinario, mentre sarebbe opportuno adottare uno specifico protocollo terapeutico nel caso di mastiti cliniche gravi.
  • Per il controllo dell’infezione bisogna considerare semplicemente il principio di allevare le bovine in un ambiente asciutto, pulito e privo di stress.
  • La vaccinazione contribuisce alla riduzione dell’incidenza  e della gravità delle mastiti causate da E. coli.

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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28/Mar/2020


Prototheca spp. è un’alga unicellulare presente a livello ambientale e responsabile di infezioni mammarie di difficile gestione.

Come si presenta una mastite da Prototheca?

L’infezione mammaria è subclinica e spesso persistente, con il costante rialzo delle cellule somatiche ed eliminazione intermittente della microalga con il latte.

Nel corso di infezioni croniche subcliniche, si può assistere all’occasionale sviluppo di segni di mastite clinica di entità lieve o moderata.

Le mastiti da Prototheca non guariscono spontaneamente durante la lattazione e possono addirittura persistere durante la fase di asciutta fino a ripresentarsi alla successiva lattazione.

Fonti di infezione

Prototheca è ubiquitaria a livello ambientale e può contaminare abbeveratoi, mangiatoie, lettiere e impianto di mungitura soprattutto in presenza di umidità e materiale organico.

La contaminazione ambientale può essere amplificata dall’eliminazione fecale da parte dei capi presenti in allevamento se questi assumono alimenti o acqua contaminati.

Un ulteriore punto critico per la trasmissione dell’infezione è la mungitura. Modalità di mungitura non ottimali dal punto di vista igienico possono facilitare  la trasmissione di Prototheca in modo contagioso da bovina infetta a bovina sana mediante il latte infetto.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi si ottiene esclusivamente mediante esami di laboratorio.

Trattamento

Le mastiti da Prototheca sono refrattarie ai trattamenti antimicrobici.

Prevenzione e controllo delle mastiti da Prototheca

La gestione delle mastiti da Prototheca è molto complicata ed è opportuno tenere presenti le principali azioni utili per limitare la contaminazione ambientale e le conseguenti infezioni mammarie:

  • Monitoraggio dell’infezione nella mandria con analisi di campioni di latte di massa;
  • Precoce identificazione degli animali infetti e loro separazione in mungitura;
  • Identificazione e controllo delle fonti di infezione ambientale (acqua di abbeverata, alimenti, lettiera);
  • Implementazione del sistema di disinfezione dei capezzoli;
  • Manutenzione dell’impianto di mungitura.

Ricapitolando…

  • Prototheca è un’alga ubiquitaria responsabile di mastiti subcliniche persistenti.
  • I trattamenti antimicrobici sono inefficaci.
  • Il controllo dell’infezione richiede l’adozione di misure igienico-sanitarie che riducano la contaminazione ambientale e impediscano la trasmissione dell’infezione in mungitura.

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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15/Mar/2020


Streptococcus agalactiae è un batterio gram +, agente di mastite contagioso e potenziale agente di zoonosi.

La mastite catarrale contagiosa bovina sostenuta da Str. agalactiae è una malattia infettiva soggetta a obbligo di denuncia.

Tale infezione mammaria è altamente contagiosa, è associata a elevati conteggi delle cellule somatiche e ha un notevole impatto economico nell’allevamento della bovina da latte.

Per tali motivi, molte aziende partecipano volontariamente a piani di controllo della malattia con l’obiettivo di raggiungere la sua eradicazione e ottenere la qualifica di “allevamento indenne”.

Come si presenta una mastite da Streptococcus agalactiae?

Episodi di mastite clinica sono rari mentre è frequente l’infezione mammaria subclinica, associata a rialzo della SCC e tendenza a cronicizzare. Pertanto, il conteggio delle cellule somatiche individuale è spesso l’unico strumento utile per individuare le bovine potenzialmente infette.

Fonti di infezione

L’agente non sopravvive nell’ambiente esterno ed è presente esclusivamente a livello della mammella infetta. La trasmissione da bovina infetta a bovina sana avviene attraverso il latte infetto e la mungitura rappresenta il punto critico per la diffusione dell’infezione nella mandria.

Inoltre, manze che sono state alimentate con latte infetto e che tendono a succhiarsi reciprocamente possono  sviluppare l’infezione mammaria, la quale può persistere fino al parto.

L’acquisto di capi infetti rappresenta la principale modalità di introduzione dell’infezione in una mandria indenne.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi è comunemente ottenuta mediante esame batteriologico del latte prelevato in maniera sterile da bovine con sospetta infezione.

Trattamento

Se l’esito dell’esame batteriologico conferma l’infezione da Str. agalactiae c’è la possibilità di effettuare il trattamento intramammario direttamente in lattazione (Blitz Therapy) o alla messa in asciutta, con buone probabilità di rimuovere l’infezione.

Prevenzione e controllo

Il controllo e la conseguente eradicazione della mastite da Str. agalactiae possono essere conseguiti attraverso:

  • Idonee misure di biosicurezza per prevenire l’ingresso di capi infetti;
  • Rispetto dell’igiene e prassi di mungitura con idoneo sistema di post-dipping;
  • Identificazione, separazione e trattamento sistematico di tutte le bovine infette;
  • Riforma dei casi cronici e refrattari alle terapie;
  • Manutenzione dell’impianto di mungitura.

Ricapitolando…

  • Str. agalactiae è un importante agente di mastite contagiosa che diffonde rapidamente nella mandria e si trasmette soprattutto durante la mungitura.
  • L’infezione è spesso subclinica e associata a rialzo della SCC. Per cui, è necessario identificare tutti gli animali potenzialmente infetti ed eseguire l’esame batteriologico del latte.
  • La terapia antibiotica intramammaria delle bovine positive può essere effettuata in lattazione o in asciutta e presenta buone possibilità di successo.
  • Affinchè l’infezione possa essere eradicata, oltre al trattamento è necessario adottare elevati standard di biosicurezza per prevenire l’introduzione e la diffusione dell’infezione nella mandria in mungitura.

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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01/Mar/2020


I Mycoplasmi sono batteri di piccolissime dimensioni e privi di parete cellulare, noti come agenti di diverse patologie che interessano l’allevamento bovino, tra le quali si annoverano polmonite, poliartrite e mastite.

Tra le diverse specie del batterio, la più patogena e frequentemente associata a mastite è Mycoplasma bovis.

Come si presenta una mastite da Mycoplasma?

La classica manifestazione è caratterizzata da segni clinici gravi con l’interessamento di più quarti, latte con colorazione brunastra e drastico calo produttivo ma non è da escludere lo sviluppo di mastiti cliniche di minore entità o addirittura mastiti subcliniche. Per cui, bisogna sempre indagare il sospetto e giungere alla diagnosi.

In che modo Mycoplasma si introduce in allevamento?

La principale fonte di introduzione in una mandria esente da Mycoplasma è l’acquisto di bovine clinicamente sane ma  infette o la partecipazione a fiere e altri eventi in cui si assiste alla promiscuità tra bovine appartenenti a diverse mandrie.

Come avviene la diffusione nella mandria?

Innanzitutto, come un classico agente di mastite contagioso, Mycoplasma può trasmettersi a bovine sane quando i loro capezzoli entrano in contatto con latte infetto proveniente da bovine con mastite subclinica durante la mungitura.

Un’ulteriore via di trasmissione è quella respiratoria attraverso l’inalazione di aerosol proveniente da bovini con polmonite. Una volta inalato, il microrganismo colonizza l’apparato respiratorio e successivamente può disseminarsi attraverso la circolazione sanguigna fino a raggiungere la mammella dove determina l’insorgenza di mastite.

Infine, bisogna assolutamente evitare di utilizzare il latte proveniente da bovine infette per alimentare i vitelli perché questi ultimi possono subire la colonizzazione da parte di Mycoplasma fino a diventarne portatori, contribuendo alla diffusione del batterio nella mandria.

Come viene effettuata la diagnosi?

La metodica comunemente impiegata è l’analisi batteriologica del latte.

Tuttavia, questa risulta lunga e complessa perché la coltura e l’identificazione di tale microrganismo richiedono tecniche di laboratorio specifiche e maggiori tempi di risposta.

Un’ulteriore complicazione è data dalla possibilità di avere falsi negativi quando la bovina, pur essendo infetta, non elimina il microrganismo con il latte e ciò si può verificare nel corso di un’infezione persistente, comunemente caratterizzata dall’eliminazione sporadica del batterio.

Trattamento

Il trattamento antibiotico è da evitare in quanto inefficace.

È necessario identificare tutti gli animali infetti e optare per la loro riforma in modo tale da bloccare la trasmissione del microrganismo.

Prevenzione e controllo delle mastiti da Mycoplasma

  • Adozione di buone misure di biosicurezza per limitare l’introduzione di bovine infette;
  • In caso di rimonta esterna, preferire l’acquisto di bovine a basso rischio (che non hanno mai partorito e che non sono mai state in promiscuità);
  • Predisposizione di un luogo idoneo per la quarantena delle bovine di nuova introduzione finché non si abbia la possibilità di provare che non siano infette.
  • Evitare la promiscuità tra bovine infette e vitelli o bovine fresche;
  • Non mungere le bovine fresche con gli stessi gruppi di mungitura usati per le bovine infette;

Ricapitolando…

  • Se si sospetta la presenza di Mycoplasma nella mandria bisogna indagare il sospetto e giungere alla diagnosi con lo scopo di eliminare tutti i soggetti infetti.
  • L’acquisto di bovine infette rappresenta il principale fattore di rischio per l’introduzione di Mycoplasma nella mandria.
  • La conoscenza delle modalità di trasmissione del batterio è importante per permetterne il controllo se già presente nella mandria o per prevenirne l’introduzione in mandrie esenti.

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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27/Feb/2020


Gli Streptococchi ambientali sono considerati tra i principali agenti di mastite perché responsabili di alta SCC, infezioni persistenti e spesso mastiti con notevole eliminazione di batteri nel latte.

Batteri come Streptococcus uberis sono comunemente definiti Streptococchi ambientali per distinguerli da Streptococcus agalactiae, il quale è un batterio contagioso e patogeno obbligato della mammella.

Come si presenta una mastite da Streptococchi ambientali?

L’infezione mammaria può essere subclinica o clinica.

In alcuni casi, le infezioni subcliniche divengono croniche e persistono per lunghi periodi con aumento del conteggio delle cellule somatiche.

In circa metà delle bovine che sviluppano mastite subclinica si ha l’evoluzione verso l’infezione clinica lieve, moderata o grave.

Fonti di infezione

Gli Streptococchi ambientali sono ubiquitari e si assiste all’infezione mammaria quando l’esposizione dell’apice del capezzolo ai batteri eccede le capacità di difesa del sistema immunitario.

La contaminazione ambientale avviene soprattutto tramite l’eliminazione fecale e la crescita batterica è favorita dalla presenza di materiale di lettiera organico come la paglia.

La fase di asciutta rappresenta il periodo in cui c’è un altissimo rischio di contrarre l’infezione streptococcica.

Bovine che sviluppano infezione mammaria subclinica durante il periodo di asciutta di solito hanno un aumento della SCC durante il primo mese di lattazione e possono manifestare segni di mastite clinica.

Come si effettua la diagnosi?

Come per altri agenti di mastite, non si può determinare l’eziologia basandosi esclusivamente sull’osservazione dei segni clinici ma si rende necessario l’esame batteriologico di campioni di latte proveniente dai quarti interessati.

Trattamento

Casi di mastite clinica meriterebbero un appropriato trattamento antibiotico anche se in molte occasioni la sintomatologia clinica si risolve spontaneamente. Tuttavia, ciò non indica la guarigione dell’animale ma semplicemente la regressione allo stato subclinico.

La presenza di mastiti croniche subcliniche nella mandria va considerata negativamente perché facilita la trasmissione del batterio e si assiste al graduale aumento della prevalenza delle infezioni da Streptococchi ambientali.

Il trattamento di infezioni subcliniche è economicamente vantaggioso solo in due situazioni:

  • se l’infezione è cronica ed è identificata a inizio lattazione;
  • se si tratta di una mandria in cui c’è stato un controllo inappropriato della trasmissione contagiosa in mungitura.

In ogni caso, se nella mandria si hanno molte infezioni, anziché trattare in continuazione bisognerebbe mirare alla prevenzione dell’infezione iniziale.

Prevenzione delle mastiti da Streptococchi ambientali: ambiente e mungitura

Il principale obiettivo è la prevenzione dell’infezione iniziale, riducendo esposizione dei capezzoli all’ambiente contaminato: igiene ambientale!

Tale considerazione è fondamentale soprattutto per bovine in asciutta e nell’immediato post-parto perché in queste fasi si assiste alla riduzione delle difese immunitarie che rende le bovine più suscettibili. Lo stesso ragionamento è valido anche per bovine ad alta produzione e con bilancio energetico negativo.

In aggiunta al controllo ambientale, bisogna considerare l’implementazione di igiene e prassi di mungitura perché, se nella mandria sono presenti casi di mastite subclinica, il batterio può trasmettersi come un contagioso a bovine sane quando i loro capezzoli entrano in contatto con latte infetto.

Ricapitolando…

  • Gli Streptococchi ambientali sono un’importante causa di mastite clinica e subclinica.
  • È necessario prevenire l’infezione iniziale focalizzandosi sulla riduzione dell’esposizione durante il periodo di asciutta, identificando le bovine ad alto rischio e assicurando che l’esposizione al patogeno sia minimizzata.
  • Adottare una buona strategia di utilizzo degli antibiotici quando si osservano segni clinici di mastite.

Autore: Dr. Centonze Giovanni





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