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Registro Elettronico dei Trattamenti -|- 5 consigli per aiutarti

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31/Ago/2022


Dal 28 gennaio 2022, al fine di assicurare il completamento del sistema informatico di tracciabilità dei medicinali veterinari, dei mangimi medicati e dei prodotti intermedi, la registrazione dei medicinali veterinari somministrati agli animali destinati alla produzione di alimenti e agli animali d’azienda, nonché le registrazioni da effettuare a cura dei veterinari, avvengono esclusivamente in formato elettronico, su quello che ormai viene comunemente chiamato Registro Elettronico dei Trattamenti.

Nonostante l’assiduo supporto agli allevatori, capita talvolta di incorrere in piccole problematiche, che possono essere facilmente risolte o evitate con minimi accorgimenti. Ecco quindi una breve lista di consigli utili che possono aiutarti a gestire al meglio il tuo registro.

1) Utilizza l’APP da uno smartphone

L’applicazione Ricetta Elettronica Veterinaria, secondo la nostra esperienza, risulta essere pratica e intuitiva, nonostante vi siano spesso degli aggiornamenti da fare. Questo risulta anche comprensibile, visto che il sistema è relativamente di nuova introduzione, e nuove necessità nascono quotidianamente. L’App è la naturale estensione, per dispositivi mobili, delle funzionalità di emissione, accesso e consultazione delle ricette veterinarie elettroniche presenti nell’applicazione web per la digitalizzazione della gestione della movimentazione dei medicinali veterinari. Essa consente a tutti i soggetti abilitati di emettere direttamente in allevamento, anche in assenza di connettività internet, le ricette veterinarie elettroniche ed agli altri soggetti abilitati (detentori, allevatori o loro delegati) di visualizzare, consultare e condividere con la farmacia/grossista le proprie ricette veterinarie elettroniche.

Gli utenti già accreditati nel portale dei Sistemi Informativi Veterinari (www.vetinfo.it) possono scaricare dagli APP Store Google e Apple l’applicazione per dispositivi mobili (Android e iOS) riservate ai diversi ruoli del Sistema Informativo Nazionale della Farmacosorveglianza.

2) Aggiorna frequentemente i dati

Come già ricordato, l’applicazione subisce spesso degli aggiornamenti: è bene, di conseguenza, aggiornare costantemente i dati.

La procedura è molto semplice: una volta eseguito l’accesso nell’App del telefono, si clicca sul menù (le tre linee in alto a sinistra). Se i dati non sono stati aggiornati, salterà all’occhio una scritta rossa che ci avvertirà di questa situazione. Basterà toccare tale scritta per essere reindirizzati a una pagina, nella quale viene richiesto di inserire la password. Una volta eseguito l’accesso, inizierà il download dei dati. ATTENZIONE: bisogna ricordarsi la password! Ti consigliamo di scriverla in un posto sicuro e facilmente accessibile.

3) Ricordati di chiudere il trattamento

Che si tratti di un Registro “Semplice” o di una “Scorta di Medicinali Veterinari”, bisogna sempre prestare attenzione al corretto inserimento dei trattamenti eseguiti sugli animali. In particolare, bisogna ricordarsi di chiudere i trattamenti in corso nel momento in cui questi siano effettivamente terminati. Una dimenticanza potrebbe costituire un problema nel momento in cui un animale debba essere “spostato” dalla nostra azienda, qualunque sia la destinazione. Un trucco: imposta una sveglia sul cellulare, o inserisci un reminder su Google Calendar. Oppure codifica dei giorni nei quali ti puoi dedicare al controllo delle tue operazioni (Es: tutti i Lunedì e i Giovedì, dalle… alle…).

4) Inserisci le quantità di farmaco utilizzato nella maniera corretta

Un errore da evitare, più frequente nelle piccole realtà zootecniche, è quello di inserire una quantità di prodotto utilizzato sbagliata, e in genere, questo avviene perché si immette nel sistema la dose giornaliera utilizzata. ATTENZIONE: devi inserire la dose TOTALE utilizzata nei giorni del trattamento. Ad esempio: se devo somministrare 50 ml di farmaco al giorno per 3 giorni, dovrò inserire 150 ml, cioè la quantità totale utilizzata!

5) Se hai dubbi, chiedi al tuo Veterinario di fiducia

Sono tantissime le aree su cui è necessario prestare attenzione in un allevamento di bovini, e il farmaco non è da meno. E’ assolutamente normale, quindi, avere dei dubbi. E’ sempre meglio chiedere una volta in più che in meno: ti invitiamo ad interpellare il tuo Veterinario qualora avessi dei dubbi. Ricorda, prevenire è meglio che curare!


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13/Giu/2022


Una delle patologie enteriche che più spesso vengono riscontrate nella rimonta degli allevamenti di bovine da latte è la coccidiosi.

Ma cos’è esattamente?

La coccidiosi nei bovini è una delle cinque malattie più economicamente importanti dell’industria del bestiame, e si stima che costi ingenti somme di denaro al settore dell’allevamento della bovina da latte.

La coccidiosi nei bovini di solito si presenta come una diarrea acuta con o senza sangue, grave perdita di peso, e non di rado come forma neurologica che di solito provoca la morte dell’animale.

La forma più cronica della malattia provoca un ritardo della crescita e/o agisce come fattore di stress che causa una maggiore suscettibilità ad altre infezioni, come la salmonellosio sindromi respiratorie.

La coccidiosi è principalmente una malattia dei giovani animali, ma può colpire animali più maturi se affetti da una condizione non ottimale.
Si verifica comunemente in condizioni di sovraffollamento, ma può verificarsi anche in ambienti gestiti in maniera migliore, dove sono presenti aree di aggregazione, come zone destinate al riposo o all’alimentazione dove si “ammucchiano” gli animali dei nostri allevamenti.

I Coccidi

Cosa sono i coccidi?

I coccidi sono protozoi, quindi parassiti, specie specifici; ad esempio, i bovini subiscono le infestazioni dai loro coccidi specifici (Eimeria sp.,  il pollame ha i suoi coccidi e così via.

L’oocisti, cioè la forma infettiva del parassita, viene solitamente espulsa nell’ambiente nelle feci di animali colpiti dall’infestazione e da ospiti non sintomatici.

Purtoppo, l’oocisti è altamente resistente in ambiente, e può sopravvivere in luoghi umidi e ombreggiati anche per diversi anni.

Trasmissione

La coccidiosi si trasmette da animale ad animale per via oro-fecale.

Il mteriale fecale infetto, che va a “sporcare” mangime, acqua o suolo, funge da vettore dell’oocisti; pertanto, l’animale suscettibile contrae la malattia magiando, bevendo o leccando sè stesso o gli altri vitelli.

La gravità della sintomatologia clinica, dipende dal numero di oocisti ingerite. Più oocisti vengono ingerite, più grave è la malattia.

Questo, perchè il parassita, una volta giunto nell’intestinotenue, si “infila” nelle cellule che ne costituiscono la superficie e si moltipliaca, rompendo poi la superficie per essere eliminato con le feci. Di conseguenza, è facilmente intuibile come possa essere compromesso l’assorbimento e, nei casi in cui l’epitelio venga gravemente colpito, possa essere presente dissenteria (diarrea con sangue).

Diagnosi

Il Medico Veterinario può avvalersi di esami delle feci, rilevazione dei segni clinici e conoscenza della storia aziendale per confermare la presenza del patogeno.

Cosa fare se ci sono i Coccidi?

Isolare gli animali malati per evitare un aumento della contaminazione dei locali. Di solito si verificano segni clinici circa diciassette giorni dopo l’ingestione di oocisti. Quando si vrendono evidenti, il danno è molto avanzato e il ciclio di “replicazione” nell’animale è completato. Trattamenti e farmaci di supporto per prevenire infezioni secondarie sono comunemente raccomandati a causa dello stato di debilitazione dell’animale. Ricorda, se ce n’è un caso clinico in un gruppo di bovini, è altamente probabile che altri siano stati esposti e ospitino coccidi in fasi di sviluppo intermedie. A causa della suscettibilità ai farmaci del parassita nelle fasi della vita nell’intestino dei vitelli, si può ricorrere a trattamenti preventivi che devono essere concordati con il veterinario.

Controllo

Sebbene alcuni trattamenti risultino essere particolarmente efficaci, la prevenzione diventa la chiave del successo nella lotta contro la Coccidiosi.

La possibilità di pulire, disinfettare e controllare la salubrità degli ambienti diventa di assoluta rilevanza ai fini di una corretta gestione sanitaria.

Se ti è interessata questa lettura, ti invito a visualizzare i video qui in basso!

https://www.youtube.com/watch?v=eBZiOy8FE4Y

https://www.youtube.com/watch?v=Lqh8V6bf8u8&t=55s

Fonte:

Kirkpatrick, J. G., & Selk, G. (2015). Coccidiosis in cattle.


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06/Apr/2022

Neospora nell’allevamento di bovine da latte: cosa fare?

La Neosporosi è una malattia parassitaria sostenuta dal protozoo Neospora caninum e rappresenta una delle più importanti cause di aborto e natimortalità nell’allevamento bovino.

È stato stimato che le bovine sieropositive abbiano mediamente un rischio di aborto da 2 a 3,5 volte maggiore rispetto a vacche sieronegative, inoltre un animale sieropositivo che ha abortito ha un elevato rischio di abortire nuovamente ( (Haddad, 2005); (Reichel, 2014)).

Il ciclo vitale del parassita prevede la necessità di un ospite definitivo (che poi lo “spargerà” nell’ambiente”) e di ospiti intermedi, che consentono una replicazione.

Il ciclo biologico del parassita è rappresentato nell’immagine.

I cani e altri canidi, che rappresentano l’ospite definitivo, si infettano ingerendo i tachizoiti o i bradizoiti presenti nei tessuti degli ospiti intermedi, come il feto e gli invogli fetali  (Dijkstra, 2001)

L’infezione del bovino può avvenire per via orizzontale (ingestione di oocisti tramite l’alimento o l’acqua contaminati) o per via verticale (trasmissione transplacentare dalla madre al feto).

FORMA CLINICA

Si manifesta nel bovino adulto con aborti e natimortalità.

L’aborto può avvenire in qualunque momento della gravidanza, dai 3 mesi al termine, ma più spesso si manifesta tra il 5° e il 7° mese. Gli aborti possono essere ripetuti o isolati.

A seconda dello stato di avanzamento della gravidanza, il feto può morire in utero ed essere riassorbito, essere mummificato o andare in autolisi. Si può palesare natimortalità, talvolta i vitelli possono nascere disvitali, o in rari casi possono manifestare sintomi neurologici. I segni clinici che si possono osservare in vitelli infettati sono prevalentemente di tipo neurologico, con flessione o iperestensione degli arti, diminuzione del riflesso patellare, esoftalmo e, più raramente, idrocefalo. Oppure i segni possono essere più aspecifici: debolezza, peso inferiore alla media, scarsa vitalità. Infine, il vitello può nascere apparentemente sano ma cronicamente infetto.

PERCHE’ HAI LA Neospora NEL TUO ALLEVAMENTO?

L’infezione può giungere in allevamento nei seguenti modi:

  1. Emissione di oocisti da parte di cani infettati:

È necessario prevenire il rischio di infezione nel cane evitando l’accesso alle zone parto e quindi l’ingestione delle placente di bovine infette.

  1. Introduzione in azienda di una o più bovine infette e trasmissione verticale

È possibile introdurre l’infezione in allevamento con l’acquisto di animali, che potranno infettare a loro volta la prole per via verticale o contagiare il cane aziendale al momento del parto o dell’aborto, se questo ha accesso alla zona parto.

  1. Contaminazione dell’acqua di abbeverata o introduzione di alimento contaminato

Non c’è modo di garantire che l’alimento acquistato sia indenne da contaminazione. Questo pertanto resta il fattore più critico per il controllo dell’infezione in allevamento.

  1. Contaminazione del pascolo

La contaminazione del pascolo può avvenire da parte di cani vaganti, lupi (le volpi, ad oggi, sono soltanto sospette). Il pascolo promiscuo con altri bovini non costituisce un fattore di rischio.

COME SI EFFETTUA LA DIAGNOSI?

Le capacità diagnostiche per la neosporosi bovina si basano attualmente sulla diagnosi diretta di infezione nel feto abortito e sulla diagnosi indiretta nell’animale adulto.

Si possono eseguire prove sul sangue prelevato capo per capo e sui feti abortiti.

Per eseguire indagini sui BOVINI, è consigliato:

  • test sierologici su latte di massa
  • test individuali da siero di sangue su tutto l’effettivo o su un campione statisticamente rappresentativo di animali
  • è possibile richiedere la diagnosi di infezione da Neospora, così come quella di screening per la paratubercolosi bovina, direttamente ai controllori dell’associazione allevatori, al momento del prelievo dei campioni.

Per eseguire indagini sui CANI, è consigliato:

  • esame sierologico con metodo ELISA, che ha una buona attendibilità diagnostica

COME TOLGO LA Neospora DALL’ALLEVAMENTO?

Si ritiene che le migliori misure di biosicurezza siano rappresentate da:

  • rimonta interna
  • istituzione di barriere fisiche che impediscano il contatto tra cani, alimenti per le bovine e le bovine stesse, soprattutto al momento del parto

Sarebbe necessario eseguire un test sierologico individuale (ELISA) su tutti gli animali introdotti in allevamento e introdurre solo animali sieronegativi.

Se la tua azienda risulta avere animali infetti, sono suggeriti i seguenti passaggi:

  • Eseguire un esame sierologico dell’intera mandria una volta all’anno
  • Riforma immediata degli animali sieropositivi, che hanno anche altre patologie o che sono scarsamente produttivi,
  • Eliminare le vacche sieropositive (non fecondare con tori da rimonta, ma piuttosto incroci industriali con tori da carne),
  • Non utilizzare manzette sieropositive per la rimonta
  • Controllare le altre possibili infezioni intercorrenti (BVDV, IBRV, Paratubercolosi, Febbre Q, Clamidiosi, Leptospirosi, etc. al fine di ridurre la sintomatologia abortiva.

 

Confrontati con il tuo Veterinario di fiducia a riguardo.

Se vuoi approfondire l’argomento o non ti è chiaro qualcosa, guarda questo video!

 

Fonte principale:

https://www.izsvenezie.it/documenti/comunicazione/materiale-editoriale/2-manuali/veterinaria/lg-vet5-neosporosi.pdf

Bibliografia

Dijkstra, T. E. (2001). Dogs shed Neospora caninum oocysts after ingestion of naturally infected bovine placenta but not after ingestion of colostrum spiked with Neospora caninum tachyzoites. International Journal for Parasitology, 747-752.

Haddad, J. P. (2005). A review of Neospora caninum in dairy and beef cattle—a Canadian perspective. . The Canadian Veterinary Journal, 46(3) – 230.

Reichel, M. P.-M. (2014). Control options for Neospora caninum–is there anything new or are we going backwards? Parasitology, 1455-1470.

 

 

 


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L’analisi batteriologica è il sistema più semplicediffuso ed economico per poter determinare qual è il batterio che sta causando la mastite.

Affinché sia possibile ottenere informazioni utili da quest’analisi, è necessario che il prelievo di latte sia eseguito in condizioni di massima asepsi e che il campione sia conservato correttamente.

Come conservare il campione di latte?


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11/Feb/2022


L’analisi dei dati nelle produzioni delle bovine in lattazione ricopre un ruolo fondamentale nel processo di decision-making che ogni allevatore mette in atto quotidianamente. Ma cosa bisogna analizzare per sapere se la tua stalla sta andando bene?

Ci sono diversi parametri ottenibili dall’analisi delle curve di lattazione che possono darci un indicazione dell’efficienza produttiva del nostro allevamento, qui ne analizzeremo 3:

  1. Differenza produttiva nelle curve di lattazione secondo l’ordine di parto
  2. Incremento produttivo giornaliero nella montata lattea
  3. Stabilità della forma della curva di lattazione media nel tempo

 

Differenza produttiva nelle curve di lattazione secondo l’ordine di parto

Come già ben saprai, la forma delle curve di lattazione varia a seconda del numero di lattazioni di un animale: il picco di lattazione è più basso nelle primipare, ma la curva di lattazione di questi animali risulta essere più persistente.

  • É molto importante osservare la differenza tra le curve: normalmente, le produzioni delle primipare dovrebbero raggiungere circa l’80% delle secondipare al picco di lattazione.
    • se raggiungono un valore più alto 85-90%, è molto probabile che ci sia un problema nelle secondipare (prima asciutta non corretta, strutture non adeguate…)
    • se più basso 72-77%, potrebbero esserci dei gravi problemi gestionali: gruppi di animali non divisi per ordine di parto all’inizio della lattazione, sovraffollamento…
  • Le pluripare (3+ lattazioni) dovrebbero avere un picco di lattazione più alto delle altre: se così non è, molto probabilmente hai delle strutture o un’organizzazione manageriale che non permette alle vacche più “anziane” di esprimere il loro potenziale.

Come fare a visualizzare con facilità questi dati?

Molti softwares gestionali ci permettono di farlo, ti consiglio di parlarne con il tuo veterinario di fiducia: il miglior software per la tua stalla, è quello che sai usare correttamente e costantemente!

 

Incremento produttivo giornaliero nella montata lattea

Come stanno iniziando la lattazione i tuoi animali?

E’ ormai noto che il periodo di transizione, se non curato con la necessaria attenzione, causa problemi per tutta la lattazione che ne consegue, in modo particolare nel primo periodo: ma quanto dovrebbero aumentare le produzioni delle vacche freschissime?

Ecco alcuni benchmarks da tenere a mente:

  • Primipare: 6% al giorno (di media) nei primi 14 giorni
  • Pluripare: 10% al giorno (di media) nei primi 14 giorni

 

 

Stabilità della forma della curva di lattazione media nel tempo

Se il tuo allevamento è in Italia, è molto probabile che tu sia già incorso in problemi relativi allo stress da caldo: le bovine, infatti, hanno un THI (temperature humidity index) ideale inferiore all’essere umano, e soffrono le conseguenze di temperature spesso molto elevate, soprattutto nei periodi estivi.

Osservare la variazione delle curve di lattazione nel tempo è un indicatore molto utile per rendersi conto di quanto, effettivamente, lo stress da caldo sia un problema reale nella tua stalla: la forma della curva di lattazione media è la stessa tra i mesi invernali e quelli estivi?

Ti invito a darci un’occhiata: il benessere animale, si traduce in maggiori guadagni ed efficienza produttiva per te!

Attenzione: non solo il caldo influisce sulle produzioni. Anche degli importanti cambiamenti strutturali possono causare un innalzamento o abbassamento delle produzioni: osservare la forma delle curve in seguito ad operazioni svolte in stalla può essere un utilissimo strumento di valutazione delle nostre decisioni.

 


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11/Feb/2022


Le malattie respiratorie che colpiscono la rimonta dei moderni allevamenti di bovini da latte possono essere prevenute pianificando correttamente la costruzione di stabili adatti ed eseguendo trattamenti profilattici di routine, per prevenire l’insorgenza delle più comuni malattie infettive che colpiscono l’apparato respiratorio.

Un ambiente inadatto, favorisce l’insorgenza di stress, la presenza e persistenza di agenti patogeni, e, quindi, va a costituire un fattore predisponente alle patologie respiratorie, come dimostrato da diversi studi scientifici.

 

Quali sono le difese contro le malattie respiratorie?

L’apparato respiratorio dei nostri animali, oltre chiaramente ad assolvere alla sua funzione primaria, la respirazione, ha anche delle vere e proprie difese anatomiche e immunitarie.

La prima linea di difesa del sistema immunitario innato è l’epitelio respiratorio superficie, che fornisce barriere meccaniche, chimiche e microbiologiche per prevenire le infezioni causate da agenti patogeni.

Per questo motivo esistono delle vaccinazioni che possono essere eseguite a livello endonasale.

 

Come prevenire l’insorgenza delle patologie respiratorie?

L’aumento dei tassi di ventilazione, se fatto correttamente, migliora efficacemente l’igiene dell’aria nelle corsie, ma è possibile che non sia sufficiente a garantire una buona areazione degli ambienti destinati al riposo dei vitelli. 

L’accumulo di un’elevata carica batterica ambientale è stato associato a una crescente prevalenza di malattie respiratorie nei vitelli. 

I principali batteri patogeni sono:

  • Mannheimia haemolytica
  • Pasteurella multocida
  • Histophilus somni
  • Mycoplasma bovis

I principali virus respiratori sono:

  • Herpes virus bovino tipo 1
  • Virus respiratorio sinciziale bovino
  • Virus della diarrea virale
  • Coronavirus respiratorio
  • Influenza D
  • Parainfluenza 3

La patogenesi, quindi il processo che porta alla patologia, coinvolge spesso molti fattori tra cui lo stress e uno dei virus respiratori, che spesso sopprimono il sistema immunitario dell’ospite, consentendo ai batteri di riprodursi rapidamente nell’apparato respiratorio, creando danni talvolta irreversibili dovuti, appunto a infezioni secondarie e condizionando negativamente la capacità produttiva degli animali. 

Fortunatamente, esistono diversi vaccini che aiutano gli allevatori a prevenire le infezioni e evitare grosse perdite economiche

Si consiglia di fare riferimento al Veterinario di fiducia.

Esistono dei “pericoli nascosti”?

Sì, e riguardano la storia della nostra rimonta.

Una manzetta che da piccola ha sofferto di una diarrea neonatale ha una probabilità molto più alta di contrarre una patologia respiratoria, rispetto ad una che invece è sempre stata sana, senza patologie.

I vitelli stressati sono più suscettibili alle infezioni, e risultano spesso avere una quantità di batteri maggiore rispetto agli animali sani.

 

FONTI

https://doi.org/10.3168/jds.S0022-0302(06)72445-6

https://doi.org/10.1016/j.cvfa.2010.04.004

https://www.izsvenezie.it/documenti//comunicazione/materiale-editoriale/2-manuali/veterinaria/lg-vet8-BRD.pdf

 

 


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10/Feb/2022

DISLOCAZIONE DELL’ABOMASO: COSA E’ E COSA FARE?

 

La dislocazione dell’abomaso è una patologia abbastanza comune negli allevamenti di bovine da latte: ma cos’è? Come riconoscerla? Come si può prevenire?

Il meccanismo che da origine a questa affezione è l’accumulo di gas all’interno dell’abomaso, lo stomaco ghiandolare, che ne causa un aumento di volume di grado diverso, a seconda della quantità di gas presente, e un conseguente spostamento, o dislocazione.

La dislocazione può avvenire a destra o a sinistra. 

La dislocazione a destra è un URGENZA CLINICA, il cui sospetto deve essere TEMPESTIVAMENTE SEGNALATO.

La dislocazione a sinistra, che approfondiremo in seguito, va comunque a rendere necessaria la visita clinica da parte di un Medico Veterinario, anche se il carattere di urgenza è variabile, poiché la quantità di gas all’interno dell’abomaso può cambiare nel decorso della malattia, causando talvolta una sintomatologia mutevole e diversa dall’ordinario.

 

Come riconoscere la dislocazione?

 

I sintomi più frequentemente riportati sono:

  • calo di appetito, fino all’anoressia: l’animale tende anche ad evitare i concentrati, talvolta.
  • brusco calo di produzione lattea.
  • calo dell’attività dell’animale e della ruminazione
  • presenza di poche feci malformate, o in alcuni casi assenza delle stesse
  • perdita di condizione corporea

E’ più frequente nelle prime 2-3 settimane post-parto, ma può presentarsi anche in animali gravidi o che non hanno mai partorito.

 

Cosa causa l’insorgenza di questa malattia?

 

Esistono molti studi a riguardo delle cause di questa, più o meno recenti, che individuano correlazioni con:

  • elevata produzione lattea
  • struttura corporea grande
  • intensificazione dell’alimentazione (aumento dei concentrati a spese della parte fibrosa)
  • errori nella formulazione della razione nel periodo di transizione
  • ingrassamento eccessivo nel periodo di asciutta
  • predisposizione genetica
  • condizioni stressanti e patologie concomitanti

Chiaramente, alcune di queste, come la predisposizione genetica, non si possono prevenire, ma si può intervenire per minimizzare il rischio su tutte le altre, rendendo indispensabile l’intervento di un esperto.

 

ATTENZIONE

La terapia è spesso chirurgica, ed è indispensabile una visita clinica.


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10/Feb/2022

La “Rinotracheite infettiva del bovino”, nota con l’acronimo IBR, è una malattia dei bovini causata da un virus (BoHV-1)

Chi colpisce l’IBR?

Non solo il bovino!

Anche bufali, bisonti, ovini, caprini, suini e diversi selvatici.

Non è pericoloso per l’uomo.

Perché è pericoloso?

Il virus che causa questa malattia ha una caratteristica particolare: si “annida” nell’organismo, e “viene fuori” quando l’animale è stressato o immunodepresso. 

Questa peculiarità si chiama latenza

In pratica, il comportamento è simile alla varicella umana, che in particolari condizioni, può manifestarsi come Fuoco di Sant’Antonio.

Le condizioni che favoriscono la ricomparsa dei sintomi possono essere, ad esempio, la concomitanza con altre patologie, il trasporto, cambi di alimentazione.

Perché è nell’interesse dell’allevatore controllare l’infezione?

Questa malattia può causare ingenti perdite economiche, dovute a mortalità, grave affezione dello stato generale dell’animale, aborti.

Come riconosco l’IBR?

Vi sono due forme cliniche principali: una respiratoria, ed una genitale.

  • Per la respiratoria si rilevano febbre, tosse, scolo nasale, congiuntivite, brusco calo della produzione lattea, aborto o infertilità.
  • Per la forma genitale, invece, causa la comparsa di pustole biancastre sulla vulva o sul pene, a seconda del sesso.

Generalmente, l’aborto avviene tra il quinto ed il settimo mese di gravidanza.

Come faccio a sapere se c’è nella mia stalla?

Per prima cosa, è indispensabile il parere del veterinario di fiducia.

Si può cercare direttamente il virus su animali sintomatici o sul feto abortito, oppure si può provare il “passaggio” del virus attraverso la ricerca di anticorpi specifici.

Saranno positivi alla ricerca di anticorpi gli animali che sono stati infettati, i vaccinati, e i vitelli fino ai 6 mesi di età che hanno assunto il colostro della madre positiva o vaccinata.

Con alcuni vaccini si può distinguere tra animali che sono stati infettati e vaccinati.

Come faccio a sconfiggere l’IBR?

Prevenire è meglio che curare. 

Limitare al minimo indispensabile gli acquisti e le movimentazioni di animali. Meglio evitare del tutto di “portare” il virus in stalla.

Se non c’è circolazione virale in stalla, quindi è sieronegativa, attenersi a più rigorosi standard di biosicurezza (non comprare animali se non necessario, e se capita di doverne comprare, preferire animali provenienti da stalle di allevatori sieronegative a basso rischio o indenni). 

Se la stalla è sieropositiva, controllare e minimizzare sempre l’acquisto di animali, vaccinare (meglio con vaccino marker) a tappeto (NOTA BENE: leggere con MOLTA ATTENZIONE il libretto illustrativo dei vaccini. Fare affidamento al veterinario di fiducia). 

Mettere come criterio di decisione di riforma la sieropositività (da virus e non da vaccino) per la riforma (es: devo scegliere chi riformare tra due animali, se uno è positivo a virus o anticorpi contro lo stesso non derivanti da vaccino, gli do la priorità).

Riassumendo:

Hai comprato animali, hai problemi di fertilità, e sono presenti casi di positività a prove antigeniche (virus) o sierologiche (anticorpi)?

  • Controllo sierologico (Sieroneutralizzazione virale / test ELISA) su tutti gli animali di nuova introduzione ed isolamento/eliminazione dei soggetti infetti
  • Quarantena per i soggetti di nuova introduzione con due controlli sierologici a distanza almeno di 3 settimane
  • Impiego di vaccini marker (deleti gE negativi), inattivati o vivi attenuati, sulla base dello stato sanitario dell’allevamento 
  • Controllo dei maschi adibiti alla fecondazione (toro se presente in mandria)
  • Profilassi igienico-sanitaria ed applicazione di adeguate misure di biosicurezza per ridurre il rischio di introduzione/persistenza/diffusione del virus in allevamento

 

Se ancora hai dei dubbi a riguardo, guarda il video qui sotto!


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08/Feb/2022

Come scegliere il programma perfetto per la tua azienda?

Nelle aziende zootecniche esiste la necessità di registrare molti dati.

Le fecondazioni, i trattamenti, le sincronizzazioni, gli eventi riguardanti la salute dei nostri animali in produzione.

Come fare per ricordarsi tutto?

Tenere tutto a mente senza mai sbagliarsi è praticamente impossibile: troppi sono i fattori da considerare e gli inconvenienti che possono succedere in una moderna azienda di bovine da latte.

Per questo motivo, un software gestionale ci può aiutare a tenere traccia di ciò che accade, anche al fine di valutare i cambiamenti che la nostra azienda subisce nel tempo.

Quali domande è necessario porsi quando si pensa di utilizzare un software gestionale?

Per cosa mi serve il software?

Alcuni softwares permettono di effettuare un’analisi di ciò che avviene nella tua azienda in maniera molto fine e precisa, altri hanno un po’ meno funzionalità, ma risultano più semplici da utilizzare.

Sarei in grado di gestirlo correttamente e di comprenderne le funzionalità?

 

Un software gestionale potrebbe essere paragonato ad una macchina: ve ne sono di più o meno veloci e performanti.

Risulta controproducente avere una macchina da corsa se non la si sa guidare, generalmente è consigliabile affidarsi ad un programma che permetta di svolgere in facilità tutte le operazioni necessarie.

Tanto più è di facile utilizzo, tanto più alta è la probabilità che venga usato bene e costantemente.

Sono in grado di spiegare ad altre persone come si utilizza?

 

È normale e comune che ci si debba assentare dalla nostra azienda di bovine da latte, per motivi legati alla salute, o per importanti contrattempi, o semplicemente per andare in ferie e godersi un po’ di meritato riposo.

È importante poter affidare la registrazione dei dati e l’organizzazione dei compiti aziendali ad altre persone.

Si connette alle attrezzature presenti nella stalla?

Un software gestionale in grado di collegarsi a rilevatori di attività, alla sala di mungitura, a collari e altri sensori può rendere più facile, veloce ed automatizzata la raccolta dei dati aziendali, che altrimenti può anche risultare noiosa e dispendiosa.

Quanto è preciso nell’analisi delle performances aziendali?

 

Alcuni softwares ci danno la possibilità di osservare anche i minimi dettagli dell’attività di ogni singolo animale. Altri, permettono meno operazioni, ma sono più intuitivi.

Quanto è importante tenere sotto controllo tutto ciò che accade nel tempo nella tua azienda? Sai come fare?

Queste sono alcune domande che possono guidare verso una scelta più consapevole.


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08/Feb/2022

La diarrea NEONATALE del vitello: una minaccia per il futuro da non sottovalutare.

La diarrea neonatale del vitello insorge nei primi giorni e settimane di vita. Rappresenta un grave rischio per la salute dello stesso, e una sicura perdita economica: infatti, anche se dovesse guarire dalla diarrea, le probabilità che possa contrarre una patologia polmonare nel futuro aumentano in maniera importante. Soprattutto, la capacità produttiva futura tende a calare, determinando di fatto una perdita economica.

Generalmente, vengono riportate prevalenze tra l’1,5% al 10%, ma in caso di gravi infezioni contagiose, la percentuale può aumentare vertiginosamente.

Quali sono le cause della DIARREA NEONATALE del vitello?

Le diarree neonatali del vitello possono essere aspecifiche o specifiche.

Le diarree aspecifiche possono generalmente essere ascritte a mal digestioni per una cattiva somministrazione dell’alimento o composizione dello stesso.

Le diarree neonatali specifiche, invece, individuano un “colpevole” ben preciso, che può essere un virus, un batterio o un protozoo.

I principali agenti patogeni sono:

  1.     Virus: Rotavirus e Coronavirus
  2.     Batteri: Escherichia coli, Salmonella spp. ecc…
  3.     Protozoi: Criptosporidi, Giardia

Come sconfiggere la diarrea neonatale e prevenirne l’insorgenza?

Indispensabile è il parere del Medico Veterinario, la cui diagnosi può indirizzare verso la soluzione del problema.

Il “trucco” sta nel prevenire il contagio, e dare le giuste difese al vitello neonato.

Quest’ultima parte è molto importante: il vitello, quando nasce, deve alimentarsi con il colostro, il primo “latte” prodotto dalla madre.

Nel colostro sono contenuti fattori immunogenici (utili per la difesa dell’organismo, come gli anticorpi) e non immunogenici (utili per la crescita e lo sviluppo dell’animale), oltre ai nutrienti.

I 4 passaggi fondamentali per una vitellaia sana

1) Fai nascere il vitello in un ambiente PULITO

Adibire un’area dell’azienda a sala parto comporta diversi vantaggi per il benessere animale e la facilità di lavoro della manodopera.

Deve essere uno spazio PULITO, TRANQUILLO, e FACILMENTE ACCESSIBILE.

2) Somministra abbastanza COLOSTRO il prima possibile

La capacità di assorbimento dei fattori immunogenici a livello intestinale cala con il passare del tempo dalla nascita: per questo motivo molti autori ed esperti del settore consigliano di somministrare almeno 4 litri di colostro nelle prime 6 ore di vita.

3) Controlla il colostro: deve essere di QUALITA’ e SANO

La qualità del colostro deriva da diversi fattori: la quantità degli anticorpi e la specificità degli stessi determina buona parte dell’efficacia nella prevenzione delle patologie neonatali.

Per garantire una buona presenza di anticorpi, e che questi siano specifici, bisogna vaccinare gli animali in asciutta.

Inoltre, il colostro deve essere raccolto nella maniera più pulita possibile. In caso di possibilità di stoccaggio dello stesso in una banca del colostro, si consiglia di utilizzare adeguati contenitori, che ne garantiscano un rapido congelamento.

Esistono diversi modi per capire la qualità del colostro: uno abbastanza comune e rapido è misurarne i gradi Brix con un rifrattometro. Dovrebbero superare i 25.

4) Fai vivere i vitelli in un AMBIENTE adeguato 

Una volta nato, il vitello o vitella deve vivere in un ambiente idoneo: i parametri da tenere sotto controllo sono lo spazio per muoversi, la temperatura ambientale, la pulizia, la facilità di abbeverata e somministrazione dell’alimento, la sicurezza (prevenzione di infortuni, come, ad esempio, fratture).

La diarrea neonatale del vitello può essere considerata un’emergenza clinica, tale per cui l’intervento del veterinario può risultare indispensabile.

Una volta che si arriva a curare una diarrea si è già sconfitti, in parte.

La prevenzione dell’insorgenza della malattia è l’obiettivo a cui puntare.

 

 





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