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10/Mar/2024


Introduzione  Questi parassiti possono causare seri problemi di salute ai nostri animali domestici e a noi stessi. Prevenire è meglio che curare, quindi è fondamentale adottare misure preventive efficaci.

Rischi Associati alle Pulci Le pulci sono fastidiose e possono causare prurito intenso, allergie cutanee e, in alcuni casi, anemia. Inoltre, le pulci possono trasmettere parassiti intestinali come la tenia. Se il tuo animale si gratta frequentemente o noti piccole crosticine nere (escrementi di pulce) nel pelo, potrebbe essere infestato.

Rischi Associati alle Zecche Le zecche sono vettori di numerose malattie, tra cui la malattia di Lyme, l’ehrlichiosi e la babesiosi. Queste malattie possono avere gravi conseguenze per la salute del tuo animale e, in alcuni casi, anche per la tua. Le zecche si attaccano alla pelle dell’animale e si nutrono del suo sangue, quindi è fondamentale rimuoverle tempestivamente.

Prodotti Antiparassitari Esistono vari prodotti antiparassitari disponibili sul mercato, come collari, pipette spot-on e compresse. È importante scegliere il prodotto più adatto alle esigenze del tuo animale e seguire attentamente le istruzioni per l’applicazione. Consulta il tuo veterinario per ricevere consigli sui migliori prodotti antiparassitari per il tuo cane o gatto.

Ispezioni Regolari Controlla regolarmente il pelo del tuo animale, soprattutto dopo le passeggiate all’aperto, per individuare eventuali pulci o zecche. Presta particolare attenzione alle aree più nascoste come le orecchie, il collo, le ascelle e l’inguine. Se trovi una zecca, rimuovila con una pinzetta specifica, assicurandoti di estrarre anche la testa.

Ambiente Domestico Mantenere pulito l’ambiente domestico è essenziale per prevenire infestazioni. Lava regolarmente la cuccia e le coperte del tuo animale, aspira frequentemente i tappeti e i mobili e utilizza prodotti specifici per la disinfestazione degli ambienti domestici.

Conclusione La prevenzione è la chiave per proteggere il tuo animale dalle pulci e dalle zecche in primavera. Adottando misure preventive adeguate e mantenendo una buona igiene, puoi ridurre significativamente il rischio di infestazioni e garantire la salute e il benessere del tuo amico a quattro zampe.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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03/Feb/2024


Introduzione  I nostri amici a quattro zampe non possono comunicarci direttamente quando qualcosa non va, quindi è compito nostro osservare attentamente i loro comportamenti e segni fisici per individuare eventuali problemi di salute.

Cambiamenti nell’Appetito Un improvviso aumento o diminuzione dell’appetito può indicare problemi di salute. Se il tuo animale rifiuta il cibo per più di 24 ore, potrebbe essere segno di problemi gastrointestinali, infezioni o altre malattie. Un aumento dell’appetito, invece, potrebbe indicare condizioni come il diabete o problemi tiroidei.

Letargia e Mancanza di Energia La letargia può essere un segnale di diverse condizioni mediche, dalle infezioni alle malattie croniche. Se il tuo animale sembra stanco, meno attivo del solito o dorme più del normale, è importante farlo visitare. La letargia può essere sintomo di malattie gravi come l’insufficienza renale o problemi cardiaci.

Problemi Respiratori Tosse, starnuti frequenti o difficoltà respiratorie sono segnali che richiedono immediata attenzione veterinaria. Questi sintomi possono indicare infezioni respiratorie, allergie, asma o condizioni più gravi come il collasso tracheale nei cani o l’asma felina nei gatti.

Variazioni nel Comportamento Comportamenti insoliti, come aggressività improvvisa, eccessiva timidezza o ansia possono essere sintomi di dolore o disagio. Il cambiamento nel comportamento può essere causato da malattie, traumi o cambiamenti nell’ambiente domestico. Un comportamento anomalo persistente dovrebbe essere valutato da un veterinario.

Sintomi Gastrointestinali Vomito, diarrea, costipazione o presenza di sangue nelle feci sono tutti segnali che qualcosa non va nel tratto gastrointestinale del tuo animale. Questi sintomi possono essere causati da infezioni, parassiti, intossicazioni alimentari o altre condizioni gravi.

Segni di Dolore Se il tuo animale zoppica, evita di usare una zampa, geme, piange o mostra segni di dolore quando viene toccato, potrebbe aver subito un trauma o soffrire di una malattia cronica come l’artrite. È importante non ignorare questi segni e consultare un veterinario per una diagnosi accurata.

Conclusione Essere attenti ai segnali di allarme può fare la differenza nella salute del tuo animale domestico. Intervenire tempestivamente è fondamentale per garantire il suo benessere. Se noti uno o più di questi segnali, non esitare a contattare il veterinario per un controllo approfondito.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

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16/Gen/2024


Introduzione Scegliere il cibo giusto per il tuo animale domestico è una delle decisioni più importanti per garantirgli una vita lunga, sana e felice. Con una vasta gamma di opzioni disponibili, dai cibi secchi a quelli umidi, passando per le diete biologiche e quelle fatte in casa, è fondamentale sapere come fare la scelta migliore per il tuo amico a quattro zampe.

Qualità degli Ingredienti La qualità degli ingredienti è il primo fattore da considerare. I migliori alimenti per animali elencano carne o pesce come primo ingrediente, garantendo un alto contenuto proteico. Evita cibi con troppi conservanti, coloranti artificiali e additivi chimici, che possono essere dannosi a lungo termine. Leggi attentamente le etichette e preferisci marchi che utilizzano ingredienti naturali e di alta qualità.

Bisogni Specifici Ogni animale ha esigenze nutrizionali diverse a seconda della specie, della razza, dell’età, del livello di attività e delle condizioni di salute. Ad esempio, i cuccioli e i gattini necessitano di un’alimentazione ricca di calorie e nutrienti per sostenere la crescita. Gli animali anziani, invece, potrebbero aver bisogno di una dieta con un ridotto contenuto di grassi e facilmente digeribile. Anche condizioni mediche specifiche, come allergie alimentari, diabete o obesità, richiedono un’attenzione particolare alla dieta.

Tipologie di Cibo Il cibo secco è conveniente e aiuta a mantenere i denti puliti, mentre il cibo umido è più appetibile e può essere più adatto per animali con problemi dentali o di idratazione. Le diete fatte in casa possono essere una buona opzione se preparate con attenzione e sotto la guida di un veterinario, garantendo un equilibrio nutrizionale adeguato.

Consulta il Veterinario La consulenza di un veterinario è fondamentale per determinare la dieta più adatta al tuo animale. Il veterinario può valutare le specifiche esigenze del tuo pet e suggerire il tipo di alimentazione più idoneo. Questo è particolarmente importante in presenza di condizioni mediche che richiedono una dieta speciale.

Conclusione Scegliere il cibo giusto per il tuo animale domestico è cruciale per la sua salute e il suo benessere. Una dieta equilibrata e di qualità contribuisce a prevenire molte malattie e a mantenere il tuo amico a quattro zampe in forma. Se hai dubbi o vuoi un consiglio personalizzato, non esitare a consultare un esperto.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

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15/Nov/2022


Non è facile capire quando il proprio animale soffre di problemi del cavo orale, per questo è importante che il proprietario si abitui ad ispezionarne spesso la bocca e a non sottovalutare i sintomi riconducibili a problemi dentali:

  • alitosi
  • aumento della salivazione
  • difficoltà nella masticazione
  • calo dell’appetito

Quali sono i fattori predisponenti alle patologie del cavo orale?

I disturbi dentali compaiono quando i batteri, normalmente presenti nel cavo orale, aderiscono alla superficie del dente formando la placca, una patina maleodorante e appiccicosa che attira e permette l’adesione di piccole particelle di cibo. 

Se nel tempo non viene rimossa, la placca cristallizza e si indurisce fino a diventare tartaro, un deposito marrone, duro e ruvido che ricopre il dente. 

I batteri presenti nella placca possono causare non solo grave infiammazione e retrazione della gengiva, ma anche coinvolgimento delle strutture annesse (legamenti e osso) provocando infezione profonda e dolore, fino alla caduta del dente stesso.

Tra tutti, i cani di taglia piccola e i soggetti anziani sono indubbiamente le categorie più colpite.

Fattori che influenzano la formazione di placca e tartaro:

  • ridotta masticazione
  • dieta ricca di carboidrati
  • composizione individuale della saliva
  • malocclusione dentale
  • scarsa (o assente) igiene dentale

Come migliorare l’igiene orale di cani e gatti?

Quello che non tutti sanno è che la placca può essere rimossa a casa dal proprietario, tramite appositi strumenti studiati per l’igiene orale dei nostri animali. Quando sui denti si è già depositato il tartaro purtroppo per eliminarlo sarà invece necessario un intervento di detartrasi da parte del veterinario.

L’igiene orale di cane e gatto può essere migliorata inserendo nella loro routine quotidiana alcuni accorgimenti:

Snack dentali

Nei negozi specializzati e nei supermercati sono commercializzati numerosi stick masticabili che hanno la funzione di prevenire e ridurre la formazione del tartaro. Questi snack, ovviamente, apportano energia e nutrienti e sono da concedere con moderazione, ricordandosi che non fanno i miracoli…

Giocattoli da masticare

Esistono giocattoli in gomma creati proprio per pulire i denti e massaggiare le gengive di cane e gatto. Per i cuccioli sarà opportuno scegliere giochi della giusta dimensione e di una gomma più morbida.

Spazzolino e dentifricio (per cani e gatti)

L’impiego dello spazzolino è la scelta ideale per la rimozione della placca, ma spesso l’animale non lo tollera perché non accetta la manipolazione di bocca e denti. Per questo è importante abituarli a questa pratica fin dai primi mesi di vita. Nei negozi specializzati per animali si possono acquistare sia spazzolini che dentifrici specifici per cani e gatti. I dentifrici sono naturalmente commestibili e sono insaporiti con aromi da loro graditi.

Errori da evitare:

Pane secco

La farina presente nel pane è costituita dall’insieme di numerose unità di zuccheri che diventano fonte di nutrimento per i batteri che formano la placca. Appena il pane secco viene addentato si impregna di saliva e, ammorbidendosi, aderisce ai denti e si insinua negli spazi interdentali, rimanendo a disposizione dei batteri presenti nel biofilm che forma la placca, favorendone la proliferazione.

Ossa

Alcuni proprietari per pulire i denti e rinforzare la masticazione somministrano al cane ossa crude. Frantumandosi, l’osso può formare pericolose schegge in grado di incastrarsi, danneggiare e perforare qualsiasi tratto dell’apparato gastroenterico (tutte le ossa possono formare schegge, non solo quelle di pollo). Inoltre, l’ingestione di ossa può essere causa di pericolose costipazioni intestinali. Una buona alternativa è rappresentata dal corno di cervo, che svolge la medesima azione meccanica ma con un consumo molto più lento.

Dentifricio alla menta

Si consiglia di evitare il dentifricio ad “uso umano”, che può contenere sostanze tossiche per cani e gatti (come xilitolo e fluoro) ed ha un sapore da loro generalmente molto poco apprezzato.


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20/Ott/2022


Il diabete mellito è indubbiamente una delle più frequenti malattie endocrine sia del cane che del gatto. Si tratta di un insieme di disturbi metabolici caratterizzato da uno stato di iperglicemia persistente dovuto a un deficit di secrezione e/o di azione dell’insulina (ovvero l’ormone prodotto dal pancreas che ha la funzione di mantenere sotto controllo la concentrazione di glucosio nel sangue).

In Medicina Veterinaria non esistono criteri internazionalmente accettati per la classificazione del diabete, tuttavia, la malattia viene comunemente distinta in:

  • Diabete mellito di tipo 1: forma più frequente nel cane, per il quale è riconosciuta una predisposizione di razza e una forte base genetica. Si tratta di una malattia autoimmune multifattoriale che determina la distruzione delle cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina, con progressiva carenza della stessa.
  • Diabete mellito di tipo 2: forma più frequente nel gatto. Il pancreas produce insulina correttamente, ma alcuni fattori come l’iperglicemia, l’obesità e l’inattività determinano un aumento dell’insulinoresistenza, rendendo questo ormone meno efficace. E’ stato dimostrato che i gatti obesi sono 4 volte più predisposti a sviluppare il diabete rispetto ai gatti normopeso.

 

L’obiettivo del trattamento nel paziente diabetico consiste nel controllo della glicemia attraverso una corretta terapia dietetica associata alla somministrazione di insulina e appropriato esercizio fisico. Per una corretta gestione alimentare del diabete è necessario tenere conto non solo delle caratteristiche nutrizionali della dieta ma anche delle quantità e delle modalità di somministrazione.

 

Le proprietà nutrizionali della dieta: 

1. L’acqua

Per quanto possa sembrare scontato, è giusto sottolineare l’importanza della costante presenza di acqua fresca a disposizione, in funzione della poliuria e polidipsia che ne caratterizzano il quadro clinico.

2. I carboidrati digeribili

La scelta della fonte di amido da includere nella dieta è di estrema importanza in quanto condiziona direttamente la glicemia post-prandiale. Amido e zuccheri sono, difatti, costituiti da glucosio. Tra le diverse fonti di carboidrati impiegabili nell’alimentazione del cane andrebbero preferite quelle ricche di fibra solubile come alcuni cereali (orzo, avena, segale) e alcuni  legumi (piselli, fagioli, lenticchie). L’effetto gelificante di questo tipo di fibra rallenta i processi digestivi e aiuta ad evitare bruschi aumenti della glicemia post-prandiale. Sarebbe da evitare, invece, l’impiego di alimenti ad alto indice glicemico come riso, frumento, mais e patate, così come la somministrazione di snack semi-umidi (generalmente molto ricchi di zuccheri che ne migliorano la conservabilità), in quanto possono causare picchi glicemici molto elevati. Anche la quantità di amidi della dieta influenza la glicemia e dovrebbe essere limitata, soprattutto nel gatto, la cui attitudine carnivora rende più difficile la gestione del glucosio che origina dalla digestione dei carboidrati.

3. La fibra

Oltre ad essere utile per il controllo della glicemia post-prandiale, l’impiego di alimenti ricchi di fibra aiuta a ridurre la densità energetica della dieta, favorendo la perdita di peso in presenza di obesità o sovrappeso. 

4. Le proteine

Le diete per cani e gatti diabetici sono in genere ricche di proteine. In particolare nel gatto, diete molto ricche di proteine e povere di amido stimolano la gluconeogenesi epatica determinando una immissione costante di glucosio nel sangue ed evitando i picchi glicemici che caratterizzano l’assunzione di un pasto ricco di carboidrati. 

5. I grassi

A causa delle dislipidemie (ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia) che spesso caratterizzano il diabete è opportuno non eccedere con il tenore di grassi. Tra le fonti lipidiche impiegabili può essere utile inserire l’olio di pesce (come l’olio di salmone), in quanto gli omega-3 in esso contenuti possono contribuire a trattare le dislipidemie e sembrano migliorare il controllo della glicemia nel gatto attraverso una riduzione dell’insulinoresistenza. 

Infine, la dieta deve contenere quantità adeguate dei nutrienti persi a causa della poliuria (magnesio, elettroliti, vitamina D, vitamine idrosolubili). Possibili benefici sul metabolismo di grassi e zuccheri sembrano anche associati all’integrazione della dieta con cromo e antiossidanti (quercetina e altri polifenoli di origine vegetale).

 

La gestione alimentare: 

Una volta scelta la dieta più appropriata, rimangono da definire la quantità di cibo e il numero di pasti che l’animale riceverà quotidianamente. 

Come si è già detto spesso il diabete mellito di tipo 2 è associato ad una condizione di obesità ed esiste evidenza del fatto che, molte volte (circa nel 30-40% dei casi), riportando l’animale al proprio peso forma l’insulinoresistenza regredisce fino alla risoluzione del quadro clinico. In questi casi la quantità di cibo verrà calcolata in modo da favorire il dimagrimento del gatto attraverso una restrizione del contenuto calorico.

Il numero e l’orario dei pasti dovranno essere il più costanti possibile. In genere, nel caso del cane, si procede alla somministrazione di due pasti giornalieri seguiti dalla somministrazione di insulina. Nel gatto, nonostante la doppia somministrazione giornaliera di insulina, il cibo può rimanere a disposizione coerentemente con il normale comportamento alimentare di questo animale.

In conclusione, la gestione del diabete mellito non può prescindere dalla corretta gestione dell’alimentazione del paziente. Nel gatto in particolare, questa patologia è spesso la conseguenza di una situazione di insulinoresistenza secondaria ad obesità e la correzione del sovrappeso rappresenta una possibile via di remissione della malattia. Con un diabete ben controllato, l’aspettativa di vita di un paziente diabetico è simile a quella di un soggetto sano.


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31/Lug/2022


La presenza di sangue nelle urine (ematuria) è un motivo frequente di visita nel gatto.

La causa più frequente di ematuria è la cosiddetta cistite idiopatica felina.  Vi sono tuttavia altre cause che vanno escluse quali presenza di calcoli vescicali, anomalie anatomiche del tratto urinario, cistiti batteriche, traumi vescicali, coagulopatie ecc.

 

Quali possono essere altri sintomi di cistite idiopatica felina?

Il gatto potrebbe essere irrequieto, entrare ed uscire frequentemente dalla lettiera associando eventuali vocalizzazioni, potrebbe leccarsi insistentemente la zona genitale o urinare fuori dalla lettiera.

 

Spesso si confondono questi sintomi con la costipazione e la difficoltà a defecare.

 

Come si diagnostica la cistite idiopatica felina?

È necessaria una visita clinica approfondita con palpazione della vescica, ispezione dei genitali esterni, radiografia addominale e/o ecografia del tratto urinario ed esame delle urine.

 

La cistite idiopatica felina può mettere a rischio di vita l’animale?

Purtroppo si. Può infatti succedere che il gatto maschio abbia un’ostruzione uretrale completa e non riesca ad urinare. In questo caso si è di fronte ad un’emergenza medica. L’ostruzione uretrale porta ad estremo dolore ed importanti squilibri elettrolitici.

Durante le manifestazioni di cistite è quindi fondamentale accertarsi che il gatto sia in grado di urinare. Un suggerimento potrebbe essere quello di utilizzare sabbiette agglomeranti che ci permettono di monitorare grossolanamente la quantità di urina prodotta.

 

Qual è la terapia?

La cistite idiopatica felina è una malattia molto complessa che comprende sia una terapia medica che una terapia comportamentale.

In caso di ostruzione uretrale la terapia in urgenza prevede la stabilizzazione del paziente, l’anestesia generale e la disostruzione. In genere viene applicato un catetere vescicale che viene lasciato in sede per alcuni giorni e l’animale viene ricoverato per la gestione medica.

In corso di cistite idiopatica non ostruttiva vengono invece utilizzati farmaci antidolorifici e/o antinfiammatori e farmaci che riducono lo spasmo uretrale.

Si interviene inoltre nella correzione dell’alimentazione prediligendo una dieta umida che aumenti quindi il consumo di acqua dell’animale ed eventualmente una dieta dedicata alle basse vie urinarie che ha la principale funzione di aumentare la diluizione urinaria.

 

Il gatto può guarire dopo la terapia impostata?

La cistite idiopatica felina è una patologia che purtroppo non ha una terapia specifica risolutiva.

Tutti gli sforzi devono essere volti a ridurre l’intensità delle manifestazioni e la frequenza delle recidive.

Per questo è molto importante non solo trattare l’episodio acuto con terapia antidolorifica e/o antinfiammatoria ma anche apportare tutte le modifiche possibili per ridurre lo stress e l’ansia che sono la fonte delle recidive.


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27/Mar/2022


L’orecchio esterno è formato dal padiglione auricolare e dal condotto uditivo esterno, che sono ricoperti da un epitelio contenente follicoli piliferi e diversi tipi di ghiandole, come quello che ricopre la maggior parte del corpo.

L’otite viene classificata come esternamedia o interna in base a quale tratto dell’orecchio è interessato; l’otite esterna é la più frequente nei nostri amici a quattro zampe, però purtroppo spesso l’otite esterna può estendersi all’orecchio medio, poiché orecchio esterno ed orecchio medio sono separati solo dal sottile timpano.

L’otite esterna nel cane è uno dei motivi più frequenti di visita dal veterinario, e le cause sono frequenti: corpi estranei auricolari, otiti parassitarie, forme allergiche, neoplasie,..

Nel gatto l’otite esterna è meno frequente ma comunque presente, spesso provocata da parassiti come gli acari.

Quali sono i principali campanelli d’allarme che devono far pensare ad una possibile otite esterna?

Scuotimento della testa, prurito a livello della regione auricolare (l’animale può strusciare la testa a terra o contro piante, mobili e pareti oppure può grattarsi con le zampe), presenza di materiale nei condotti uditivi, cattivo odore e nei casi più gravi testa inclinata da un lato.

La visita ha come obiettivo quello di identificare l’eventuale presenza di fattori predisponenti o di cause primarie di otite esterna (parassitosi, corpi estranei quali i cosiddetti forasacchi, forme allergiche, neoformazioni, etc) e le cause secondarie, quali batteri e lieviti, agenti eziologici normalmente presenti nel condotto uditivo ma che possono aumentare quando l’equilibrio viene a mancare.

Le otiti, sopratutto se trascurate o non trattate nel modo corretto, sono spesso un problema frustrante per il proprietario e fastidioso/doloroso per il nostro pet, è quindi importante affrontare il problema alla comparsa dei primi sintomi in modo tale da evitare complicanze ed arrivare ad una rapida guarigione!!


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I vaccini sono una delle più potenti armi a nostra disposizione per proteggere gli animali dalle malattie infettive. Sono facili da somministrare, poco costosi e permettono di tenere sotto controllo alcuni rischi concreti, in quanto spesso le malattie infettive, soprattutto nei soggetti giovani o debilitati, possono portare a morte. Non bisogna però pensare che proteggano al 100%: si tratta di un ottimo, ma non infallibile, scudo. Ma vale la pena affrontare i patogeni senza averlo? La nostra risposta è no.

Riguardo ai vaccini si sono formulate sempre più domande: servono davvero? funzionano? e se il mio gatto vive in casa e non incontra altri gatti? e se il mio animale è sotto terapia immunosoppressiva? e se ha avuto una brutta reazione l’ultima volta? ma è fondamentale vaccinare per la leptospirosi nel cane o per la leucemia felina (FeLV) nel gatto? A queste ed altre domande cercheremo di dare risposta al fine di diradare i vostri dubbi più comuni.

Innanzitutto, perché vaccinarli?

La probabilità che il nostro amico a quattro zampe incontri una delle malattie infettive per cui al giorno d’oggi si consiglia di vaccinare è variabile: il punto è che, a fronte di un’incognita di percorso (incrocieremo davvero questo patogeno?), la sicurezza data dalla vaccinazione è qualcosa da non sottovalutare.

In base a cosa si prende questa decisione?

Idealmente si parla con il veterinario, che conosce l’andamento delle varie malattie infettive sul territorio in cui lavora. Saprà consigliarvi quali vaccinazioni fare in funzione dello stile di vita del vostro animale (vive in casa, frequenta altri animali) e delle sue condizioni di salute.

Quali sono le malattie per cui si vaccina?

Nel cane sono:

  • cimurro
  • epatite infettive
  • parvovirosi
  • leptospirosi
  • tracheobronchite infettiva (tosse dei canili)
  • rabbia

Nel gatto sono:

  • calivirosi
  • herpesvirosi
  • panleucopenia
  • leucemia felina
  • rabbia

Come funziona la vaccinazione?

Si inocula sottocute (ma esistono anche vaccini somministrati in altro modo) il principio attivo (una piccola porzione del patogeno, oppure il patogeno reso innocuo) e un adiuvante (che favorisce l’incontro e la buona reazione del sistema immunitario). A questo punto, è necessario un richiamo entro una ventina di giorni in modo da creare il cosiddetto effetto booster: il sistema immunitario ha memoria e ora conosce nome e cognome del patogeno e come combatterlo.

Ogni quanto bisogna vaccinare?

Dipende. Alcuni vaccini hanno cadenza annuale, altri si fanno ogni 3 anni circa; è anche possibile effettuare un test del titolo anticorpale, ovvero una misura della memoria immunitaria per un singolo patogeno: a volte è utile per non vaccinare ripetutamente un animale che per vari motivi di salute è meglio tenere “a riposo”.

Quando bisogna partire?

L’immunità materna protegge i cuccioli fino a circa 8-12 settimane, talvolta anche di più. Non c’è una data calcolabile matematicamente: per questo motivo i cuccioli andrebbero vaccinati dalle 8 settimane di vita con almeno un richiamo, idealmente due a distanza ciascuno di una ventina di giorni, per poi arrivare al booster dell’anno. In questo modo siamo certi che se il primo richiamo è stato “bypassato” dall’immunità materna (in grado di proteggere dal patogeno ma anche dal finto patogeno del vaccino) il secondo farà il suo lavoro protettivo.

Il mio animale è anziano: devo proprio vaccinarlo?

Dipende. Uno stile di vita casalingo, con pochi rischi, a fronte di una vita passata di regolari vaccinazioni, può non essere un problema: in questo caso può essere indicato fare il titolo anticorpale e valutare se sottoporre l’animale anziano a ulteriori vaccinazioni oppure no.
Se tuttavia l’animale esce ed è contatto con altri allora la vaccinazione regolare rimane raccomandata.

 

Per ulteriori informazioni, trovate qui sotto dei piccoli approfondimenti sull’argomento:

Cane: quali vaccinazioni e quando?

Gatto: quali vaccinazioni e quando?

Le 5 cose da sapere sui vaccini


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Nel gatto, come nel cane, le vaccinazioni non sono obbligatorie ma caldamente consigliate. Per quanto riguarda gli spostamenti dentro e fuori dal paese invece la vaccinazione contro la rabbia è obbligatoria.

Le vaccinazioni consigliate sono le seguenti:

  • calicivirosi
  • herpesvrosi
  • panleucopenia felina

Un grosso scoglio per quanto riguarda i gatti che hanno la possibilità di entrare e uscire liberamente di casa è l’alta possibilità di incontrare due importanti virus che sono il virus dell’immunodeficienza felina (FIV) e il virus della leucemia felina (FeLV).

Per quanto riguarda la FIV ad oggi purtroppo non esiste vaccinazione efficace, tuttavia se si decide di accogliere il gatto esclusivamente in casa e di proteggerlo dalle più banali infezioni è probabile che possa avere una vita lunga e in salute.

Non si può dire la stessa cosa del gatto che si ammala di FeLV: la leucemia felina è causata da un virus che causa rapido e grave deperimento dell’animale fino alla morte dovuto a forme tumorali o leucemiche che induce. Abbiamo però a disposizione per quanto riguarda la FeLV un vaccino a cadenza annuale e se il gatto esce di casa è assolutamente consigliato.


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Sulla linea di pensiero del “prevenire è meglio che curare”, vi invito ad affacciarvi al mondo della medicina preventiva. Si tratta di essere proattivi, e non passivi, nei confronti della salute. Salva tutti i pazienti? Assolutamente no. E allora che senso ha? A me, medico veterinario, basta che ne salvi qualcuno.

Lo sappiamo bene: non abbiamo la capacità divina di impedire la diffusione e l’evoluzione degli stati morbosi, eppure qualche strumento ce l’abbiamo. E ve lo proponiamo, nero su bianco: far controllare periodicamente il vostro amico a quattro zampe permette di mettere in evidenza eventuali sintomi che magari a voi sfuggono: che si tratti di un esame del sangue o di un dettaglio messo in luce durante la raccolta dell’anamnesi (“ultimamente beve come un matto, ho pensato che magari ha solamente tanta sete?”), potrebbe essere un’informazione chiave che se raccolta dal medico veterinario allunga l’aspettativa di vita dell’animale.

Ci sono una serie di controlli periodici che si rivelano utili in questo senso: il primo di tutti è una visita clinica normale, eventualmente corredata di esami ematobiochimici di base.

Ci sono poi fattori come età, predisposizione di razza, presenza di sintomi clinici compatibili con un cane dall’aspetto sano, che concorrono a identificare il paziente che necessita di uno studio più approfondito.

Quando diventa importante richiedere, ad esempio, una visita cardiologica?

Trovate qualche informazione in più a questi link:

 


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