Clinica PET - Centro Veterinario San Martino

Watermark-foto-Stowed-4-1200x675.jpg
13/Mag/2026

Approccio clinico, prevenzione e gestione nutrizionale

Negli ultimi anni l’obesità è diventata una delle patologie nutrizionali più frequentemente riscontrate nella pratica veterinaria. Cani e gatti in sovrappeso sono sempre più comuni e, nonostante ciò, questa condizione viene spesso sottovalutata o percepita come un problema secondario.

In realtà, l’obesità rappresenta una vera e propria malattia cronica, complessa e multifattoriale, che influisce negativamente su numerosi sistemi dell’organismo e riduce in modo significativo la qualità e l’aspettativa di vita dei nostri animali.

Obesità: una patologia, non un semplice “chilo di troppo”

Dal punto di vista medico, l’obesità non è definita solo dall’aumento del peso corporeo, ma dall’accumulo eccessivo di tessuto adiposo tale da compromettere il normale equilibrio metabolico.

È importante distinguere tra:

  • sovrappeso, una condizione iniziale e spesso reversibile;
  • obesità, uno stato patologico più avanzato, caratterizzato da alterazioni metaboliche e infiammatorie.

Il grasso corporeo non è un tessuto passivo: produce mediatori che influenzano il metabolismo, la risposta infiammatoria e il funzionamento di numerosi organi. Quando è presente in eccesso, diventa un fattore di rischio per molte patologie croniche.

La valutazione clinica: oltre il numero sulla bilancia

Il peso corporeo, da solo, non è sufficiente per stabilire se un animale è obeso. In clinica veterinaria si utilizza la valutazione della Condizione Corporea (Body Condition Score – BCS), un metodo standardizzato che tiene conto della distribuzione del grasso e della conformazione dell’animale.

Attraverso l’osservazione e la palpazione (costole, addome, regione lombare), il veterinario può stimare in modo affidabile se l’animale si trova:

  • in condizione corporea ideale,
  • in sovrappeso,
  • in obesità.

Questa valutazione è fondamentale non solo per la diagnosi, ma anche per monitorare l’andamento di un programma di controllo del peso nel tempo.

Le conseguenze dell’obesità sulla salute

L’obesità influisce negativamente su numerosi apparati e sistemi:

Apparato muscolo-scheletrico

L’eccesso di peso aumenta lo stress sulle articolazioni, favorendo lo sviluppo di:

  • artrosi,
  • dolore cronico,
  • riduzione della mobilità,
  • peggioramento di patologie ortopediche preesistenti.

Metabolismo ed endocrinologia

Il tessuto adiposo in eccesso altera il metabolismo:

  • aumenta il rischio di diabete mellito, soprattutto nel gatto;
  • peggiora il controllo glicemico negli animali già diabetici;
  • contribuisce a uno stato infiammatorio cronico.

Apparato cardiovascolare e respiratorio

Gli animali obesi possono manifestare:

  • minore tolleranza allo sforzo,
  • affaticamento precoce,
  • difficoltà respiratorie, soprattutto in soggetti brachicefali.

Altri aspetti clinici

L’obesità è associata anche a:

  • maggior rischio anestesiologico,
  • ridotta efficacia di alcune terapie,
  • maggiore difficoltà nella gestione di patologie croniche,
  • riduzione dell’aspettativa di vita.

Perché i nostri animali ingrassano?

Nella maggior parte dei casi, l’obesità è il risultato di un bilancio energetico positivo cronico, cioè di un apporto calorico superiore al consumo.

Tra i fattori più comuni troviamo:

  • porzioni eccessive o non adeguate allo stile di vita;
  • snack e premi frequenti, spesso non considerati “cibo vero”;
  • alimenti molto calorici;
  • riduzione dell’attività fisica, soprattutto negli animali che vivono in appartamento;
  • cambiamenti ormonali dopo la sterilizzazione;
  • età adulta o avanzata;
  • abitudini familiari e routine quotidiane.

Spesso l’aumento di peso è graduale e passa inosservato fino a quando la condizione è già ben instaurata.

Riconoscere precocemente il sovrappeso

Individuare il problema nelle fasi iniziali è fondamentale. Alcuni segnali che possono suggerire un aumento di peso sono:

  • difficoltà a palpare le costole;
  • perdita della “vita” vista dall’alto;
  • addome più arrotondato;
  • riduzione dell’attività spontanea;
  • affaticamento durante il movimento;
  • nei gatti, ridotta capacità di curare il mantello.

In presenza di questi segnali, una visita veterinaria permette di valutare la situazione in modo oggettivo e impostare eventuali correzioni prima che il problema diventi più serio.

Nutrizione: il pilastro della gestione del peso

La gestione nutrizionale è l’elemento centrale nel controllo dell’obesità. Un errore molto comune è ridurre drasticamente la quantità dell’alimento abituale, senza considerare l’equilibrio nutrizionale complessivo.

Una restrizione calorica non controllata può portare a:

  • carenze nutrizionali;
  • perdita di massa muscolare;
  • aumento della sensazione di fame;
  • scarsa adesione del proprietario al programma.

Un corretto piano nutrizionale deve invece:

  • garantire tutti i nutrienti essenziali;
  • ridurre l’apporto calorico in modo controllato;
  • favorire la sazietà;
  • preservare la massa magra;
  • essere sostenibile nel lungo periodo.

Il ruolo delle diete veterinarie e dei piani personalizzati

Le diete formulate per il controllo del peso sono progettate per:

  • avere una densità energetica ridotta;
  • fornire un adeguato apporto proteico;
  • contenere fibre utili al senso di sazietà;
  • supportare il metabolismo durante la perdita di peso.

La scelta dell’alimento deve sempre essere personalizzata, tenendo conto di:

  • età,
  • specie e taglia,
  • livello di attività,
  • eventuali patologie concomitanti.

Snack e premi: un dettaglio che fa la differenza

Gli snack rappresentano spesso una quota importante delle calorie giornaliere, anche se vengono percepiti come “trascurabili”.
In un programma di controllo del peso è fondamentale:

  • limitarne la quantità;
  • contabilizzarli nel bilancio calorico giornaliero;
  • scegliere premi adeguati o utilizzare parte della razione quotidiana come ricompensa.

Educare il proprietario su questo aspetto è spesso decisivo per il successo del percorso.

Attività fisica: complemento indispensabile

L’attività fisica contribuisce al consumo energetico e al mantenimento della massa muscolare, ma deve essere sempre adattata alle condizioni dell’animale.

  • Nei cani: passeggiate regolari, graduali e costanti, giochi controllati, attività olfattive.
  • Nei gatti: brevi sessioni di gioco quotidiane, arricchimento ambientale, giochi interattivi.

L’obiettivo non è “stancare”, ma muovere in modo corretto e costante, evitando sovraccarichi o stress.

L’importanza del monitoraggio veterinario

Il controllo dell’obesità non è un intervento una tantum, ma un percorso nel tempo. Il supporto del veterinario consente di:

  • definire obiettivi realistici;
  • monitorare peso e condizione corporea;
  • adattare dieta e attività;
  • individuare eventuali difficoltà;
  • mantenere i risultati nel lungo periodo.

Questo approccio aumenta significativamente le probabilità di successo e riduce il rischio di ricadute.

Prevenzione: il miglior trattamento

Prevenire l’obesità è sempre più semplice che trattarla. Alcune buone pratiche includono:

  • pesare regolarmente le razioni;
  • evitare l’alimentazione “a occhio”;
  • limitare i premi;
  • monitorare peso e BCS durante i controlli;
  • rivedere l’alimentazione in caso di sterilizzazione o cambi di stile di vita.

Conclusioni

L’obesità nel cane e nel gatto è una patologia cronica, seria ma gestibile. Affrontarla con consapevolezza, attraverso una corretta nutrizione, un’adeguata attività fisica e il supporto del medico veterinario, permette di migliorare in modo significativo la salute e il benessere degli animali.

Una valutazione tempestiva e un piano personalizzato possono fare la differenza tra una vita limitata dal peso e una vita più attiva, sana e longeva.

Per ulteriori informazioni non esitare a contattarci allo 0521 841900 per parlare con la nostra nutrizionista, la Dott.ssa Giulia Guazzi.


Watermark-foto-Stowed-2-1200x675.jpg
06/Mag/2026


La leishmaniosi è una malattia infettiva seria e spesso cronica. In Italia è presente in molte aree, e la prevenzione resta il modo più efficace per ridurre il rischio. Conoscere come si trasmette e quali segnali osservare aiuta a intervenire in tempo.

Cos’è la leishmaniosi canina

La leishmaniosi è causata da un protozoo (un parassita microscopico) del genere Leishmania. Nel bacino del Mediterraneo la specie più coinvolta è spesso Leishmania infantum. Il cane è un ospite molto suscettibile e può avere un ruolo importante come serbatoio dell’infezione (cioè può contribuire a mantenere il parassita in circolo tramite il vettore).

Perché viene definita “cronica”

In molti cani l’infezione può rimanere “silenziosa” a lungo. I segni clinici (cioè i sintomi visibili) possono comparire dopo mesi o anche anni, e la malattia può alternare fasi di miglioramento e ricadute.

Come si trasmette: il ruolo dei pappataci

La leishmania non si trasmette direttamente da cane a cane come un raffreddore. La via principale è la puntura dei flebotomi (detti anche pappataci o “moscerini della sabbia”).

Quando pungono di più

I pappataci sono spesso più attivi al crepuscolo e di notte. In molte zone italiane l’attività aumenta nei mesi caldi (spesso tra maggio e ottobre), anche se clima e micro-ambiente possono anticipare o prolungare il periodo di rischio.

Il rischio non è “solo al Sud”

Storicamente il rischio era maggiore in alcune aree del Centro-Sud, ma oggi la presenza di flebotomi e casi autoctoni (cioè “locali”) è segnalata anche in altre zone. Per questo, ragionare solo per “latitudine” può essere fuorviante: conta dove vive il cane, dove viaggia e che tipo di prevenzione fa.

Quali cani sono più esposti

Non esiste il “cane immune”. Il rischio aumenta però se:

  • il cane vive molto all’aperto, soprattutto la sera/notte;
  • frequenta aree con vegetazione, muretti, ricoveri, zone umide o riparate (ambienti favorevoli ai flebotomi);
  • viaggia in aree endemiche (vacanze, seconde case, trasferimenti);
  • ha difese immunitarie più fragili (per età, altre malattie, terapie: qui serve sempre il consiglio del veterinario).

Sintomi: quali segnali possono far sospettare la leishmaniosi

La leishmaniosi può dare segni molto diversi tra un cane e l’altro. Alcuni sintomi sono generici e possono assomigliare ad altre patologie. Per questo è importante non “autodiagnosticare”, ma fare una visita se qualcosa non torna.

Segnali iniziali, spesso sottovalutati

  • stanchezza e ridotta voglia di muoversi
  • dimagrimento o appetito “capriccioso”
  • linfonodi aumentati (ghiandole palpabili)

Sintomi cutanei (pelle e pelo)

Sono molto frequenti e possono includere:

  • forfora, pelo opaco, perdita di pelo
  • lesioni, ulcere, croste
  • ispessimento della pelle in alcune zone (per esempio su naso o cuscinetti)

Occhi, naso, articolazioni e organi interni

In alcuni casi si possono osservare:

  • problemi oculari (arrossamento, infiammazioni)
  • epistassi (sangue dal naso)
  • dolori articolari o zoppia
  • segni legati ai reni (che a volte emergono dagli esami prima che “si vedano”).

Diagnosi: come si fa a sapere se un cane è positivo

La diagnosi non si basa solo sui sintomi. In genere si usano:

  • test sierologici (ricerca di anticorpi nel sangue)
  • esami del sangue e delle urine per valutare lo stato generale e possibili complicazioni
  • in alcuni casi test più specifici (su indicazione del veterinario).

Un punto importante: dopo la puntura infettante può servire tempo prima che alcuni test risultino affidabili. Per questo i controlli vanno programmati con criterio, soprattutto dopo soggiorni in aree a rischio.

Prevenzione: cosa funziona davvero

Qui vale una regola semplice: la prevenzione è più facile della gestione di una malattia cronica.

1) Protezione contro i flebotomi

Le misure più usate sono prodotti veterinari con azione repellente/insetticida (per ridurre le punture). In base allo stile di vita del cane, il veterinario può valutare:

  • spot-on (pipette) con durata limitata e applicazioni regolari
  • collari con durata più lunga
    (la scelta dipende da età, peso, ambiente, altri animali in casa, abitudini).

2) Vaccinazione: utile, ma non “magica”

Esistono vaccini che possono far parte della strategia preventiva in cani idonei. Ma la vaccinazione non sostituisce la protezione contro i pappataci: le due cose, di solito, si ragionano insieme.

3) Comportamenti che riducono il rischio

Soprattutto nei periodi caldi e nelle zone a rischio:

  • limitare le uscite nelle ore serali/notturne
  • evitare che il cane dorma fuori di notte
  • ridurre la presenza di rifugi umidi e bui vicino a casa (quando possibile).

4) Screening e controlli programmati

Per cani che vivono in aree a rischio o viaggiano spesso, i controlli periodici aiutano a intercettare precocemente eventuali segnali. La frequenza va personalizzata dal veterinario.

La leishmaniosi si può curare?

Oggi esistono terapie che possono controllare i sintomi e ridurre la carica parassitaria, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita. In molti casi la gestione è a lungo termine e richiede monitoraggi regolari (per esempio per valutare reni e risposta alle cure). La “guarigione completa” può essere difficile e dipende da molti fattori individuali.

Quando contattare il veterinario

Prenota una visita se il tuo cane:

  • perde peso senza motivo, è stanco da giorni o “non è lui”
  • ha lesioni cutanee persistenti o perdita di pelo anomala
  • ha sanguinamento dal naso, problemi agli occhi o zoppia senza spiegazione
  • ha soggiornato in zone a rischio e vuoi impostare un piano di prevenzione personalizzato.

 


Watermark-foto-Stowed-2-1200x675.jpg
29/Apr/2026


In primavera, con l’aumento delle temperature, torna uno dei pericoli più sottovalutati nelle passeggiate in parchi e pinete: la processionaria. Per i cani (e, più raramente, per i gatti) il contatto può trasformarsi in un’urgenza veterinaria nel giro di minuti, soprattutto quando l’animale annusa o lecca i bruchi. 

Cos’è la processionaria e perché “si chiama così”

Con il termine “processionaria” si indicano larve (bruchi) di lepidotteri del genere Thaumetopoea. In Italia le più note sono:

  • Processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa)
  • Processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea

Il nome deriva dal comportamento tipico: le larve si spostano in fila indiana, formando una vera e propria “processione”, soprattutto quando scendono dagli alberi e attraversano il terreno. 

Dove si trova e quando è più pericolosa

Dove: aree con pini e querce, ma non solo: il rischio può esserci anche lungo viali alberati e strade alberate, non esclusivamente nei boschi. 

Quando: il periodo critico per i cani è spesso la primavera, quando le larve sono sviluppate, si muovono a terra e sono più facili da incontrare durante le uscite. 

Perché è pericolosa: i peli urticanti (setole) e cosa fanno

Il problema non è un “morso” o una “puntura”: la processionaria è ricoperta da moltissimi peli urticanti che contengono sostanze irritanti (nelle fonti divulgative veterinarie italiane viene citato l’acido formico). Questi peli:

  • si staccano facilmente
  • si “attaccano” a cute e mucose
  • possono colpire anche occhi e vie respiratorie
  • scatenano reazioni che vanno da irritazione locale a quadri molto gravi 

Il cane è particolarmente esposto perché ha l’abitudine di annusare il terreno e “conoscere il mondo con la bocca”. 

Cani e gatti: quali contatti sono più rischiosi

1) Bocca e lingua (caso più frequente e più grave)

È la situazione tipica: cane che annusa/lecca o prova ad afferrare il bruco. Qui il rischio è elevato perché le setole agiscono come un’ustione chimico-irritativa sulle mucose con possibile edema importante e necrosi della lingua

2) Naso, occhi, vie respiratorie

Possibili irritazioni severe, con dolore, starnuti, scolo, congiuntivite, blefarospasmo; in soggetti sensibili può comparire difficoltà respiratoria. 

3) Zampe e cute

Più spesso si manifesta come dermatite/irritazione (polpastrelli, arti), a volte intensa ma di solito meno drammatica rispetto al coinvolgimento delle mucose orali. 

E il gatto?

Il gatto è in genere più cauto nel manipolare oggetti a terra, ma può comunque entrare in contatto (soprattutto gatti che escono in giardini con pini/querce). Se coinvolta la bocca, vale la stessa regola: urgenza

Sintomi: come capire se l’animale è entrato in contatto

I segni possono comparire in modo molto rapido (minuti) e peggiorare velocemente.

Segni “campanello d’allarme” più tipici

  • ipersalivazione improvvisa (scialorrea)
  • gonfiore di lingua e muso
  • dolore, agitazione, tentativi di strofinare la bocca
  • difficoltà a deglutire, conati, vomito
  • in casi importanti: difficoltà respiratoria 

Segni sistemici (possibili)

  • febbre, abbattimento, debolezza
  • disturbi gastrointestinali (vomito/diarrea) 

Complicanza temuta: necrosi della lingua

Nelle ore successive (spesso entro 24–48 ore) può diventare evidente la necrosi con perdita di porzioni di tessuto: è uno dei motivi per cui la rapidità d’intervento è cruciale. 

Cosa fare SUBITO a casa (primo soccorso ragionato)

L’obiettivo è ridurre quanto possibile la permanenza dei peli urticanti sulle mucose e arrivare in fretta dal veterinario.

  1. Allontana l’animale dalla zona (e impedisci che continui ad annusare/lecchiare). 
  2. Proteggi te stesso: non toccare il bruco a mani nude; se puoi usa guanti. 
  3. Lava abbondantemente la bocca con acqua (senza strofinare).
    • Se disponibile, usa una siringa senza ago per irrigare delicatamente. 
  4. Vai subito dal veterinario / pronto soccorso veterinario. Non aspettare “che passi”. 

Cosa NON fare

  • Non strofinare lingua/muso: rischi di far penetrare più setole.
  • Non perdere tempo con rimedi fai-da-te (bicarbonato, “antidoti”, cortisone a casa): la priorità è la tempestività e la gestione corretta in clinica. 

Cosa farà il veterinario in clinica (e perché spesso serve agire in urgenza)

La gestione dipende da gravità, sede del contatto e tempo trascorso. In generale, il veterinario può:

  • valutare vie aeree e rischio di edema che compromette la respirazione
  • effettuare lavaggi/bonifica più efficaci in sicurezza (talvolta con sedazione)
  • impostare terapia antinfiammatoria, analgesica, e supporto (fluidi, gastroprotezione, ecc.)
  • in alcuni casi usare antibiotici se indicato e monitorare complicanze 

Quando serve ricovero

  • edema orale importante
  • segni respiratori
  • dolore intenso, disidratazione, vomito
  • sospetta lesione estesa delle mucose 

Possibile chirurgia

Nei casi più gravi, se si sviluppa necrosi significativa, può rendersi necessaria l’asportazione di porzioni di lingua. È un’eventualità che spaventa molto i proprietari, ma va ricordato che molti cani, anche con perdite parziali, possono recuperare una buona qualità di vita con gestione adeguata. 

Prognosi: da cosa dipende

I fattori principali sono:

  • rapidità d’intervento
  • quantità di peli urticanti coinvolti
  • sede (bocca/lingua più critica)
  • eventuale compromissione respiratoria o reazione sistemica 

Prevenzione: la strategia migliore (e più semplice)

In passeggiata

  • in primavera, guinzaglio corto nelle aree a rischio (pinete, viali alberati con pini/querce) 
  • evita che il cane annusi “gruppetti” di bruchi in fila
  • se noti processioni o nidi, cambia percorso: pochi metri possono fare la differenza

In giardino / aree condominiali

  • controlla la presenza di nidi dall’aspetto cotonoso sui rami (spesso ben visibili) 
  • non improvvisare rimozioni: segnala e affidati a personale competente/servizi indicati dal Comune (rischio anche per le persone)


Watermark-foto-Stowed-2-1-1200x675.jpg
22/Apr/2026


Con l’arrivo della bella stagione, i proprietari di cani e gatti sentono spesso parlare di forasacchi, piccoli ma temibili nemici della salute dei nostri animali.
Nonostante le dimensioni ridotte, questi corpi estranei vegetali possono causare problemi anche molto seri, soprattutto se non individuati e rimossi tempestivamente.

In questo articolo approfondiamo cosa sono i forasacchi, perché rappresentano un pericolo, quali sintomi devono mettere in allarme e come prevenirne le conseguenze, con un focus pratico su quando è fondamentale rivolgersi al veterinario.

🌾 Che cosa sono i forasacchi

I forasacchi sono le spighe mature di alcune graminacee selvatiche, come orzo, avena e altre piante spontanee che crescono nei prati, ai bordi delle strade, nei campi e nei parchi.

Quando la pianta è ancora verde, il forasacco è innocuo. Il problema nasce quando, con il caldo, la spiga:

  • si secca,
  • si stacca dal gambo,
  • cade al suolo e viene facilmente raccolta dal pelo degli animali.

La loro struttura è particolarmente insidiosa:

  • forma affusolata e appuntita;
  • presenza di setole orientate all’indietro, che funzionano come un arpione;
  • capacità di avanzare in una sola direzione, impedendo il ritorno spontaneo verso l’esterno.

👉 Questo significa che, una volta entrato nel corpo, il forasacco non si ferma, ma tende a migrare sempre più in profondità.

⚠️ Perché i forasacchi sono così pericolosi

A differenza di altri corpi estranei, il forasacco non resta fermo nel punto di ingresso. Il movimento dell’animale, la respirazione o anche la semplice contrazione muscolare possono favorirne la progressione all’interno dei tessuti.

Le possibili conseguenze includono:

  • infiammazioni locali importanti;
  • ascessi purulenti;
  • fistole drenanti croniche;
  • infezioni profonde;
  • danni a organi interni (polmoni, cavità toracica, addome);
  • dolore intenso e peggioramento progressivo dei sintomi.

In alcuni casi, un forasacco trascurato può portare a situazioni cliniche complesse, che richiedono diagnostica avanzata e interventi chirurgici.

📍 Le zone del corpo più colpite

I forasacchi possono penetrare praticamente ovunque, ma alcune sedi sono particolarmente a rischio.

🐾 Zampe e spazi interdigitali

È la localizzazione più frequente.
Il forasacco si infila tra le dita e penetra nella cute, causando:

  • zoppia improvvisa;
  • leccamento insistente;
  • gonfiore e arrossamento;
  • dolore alla manipolazione.

Se non rimosso, può risalire lungo la zampa e provocare ascessi profondi.

👂 Orecchie

L’ingresso nel condotto uditivo avviene spesso durante le passeggiate in mezzo all’erba alta.

I segnali tipici sono:

  • scuotimento violento della testa;
  • grattamento insistente;
  • testa inclinata;
  • dolore intenso;
  • possibile otite secondaria.

⚠️ Tentare una rimozione casalinga può spingere il forasacco ancora più in profondità.

👃 Naso e vie respiratorie

I cani, esplorando il terreno con il naso, possono inalare un forasacco.

Sintomi frequenti:

  • starnuti violenti e ripetuti;
  • secrezioni nasali;
  • presenza di sangue da una narice;
  • disagio evidente.

Se il forasacco migra, può raggiungere i bronchi o i polmoni, causando tosse cronica e infezioni respiratorie.

👁 Occhi

Il contatto con l’occhio è estremamente doloroso e può provocare:

  • lacrimazione intensa;
  • chiusura persistente dell’occhio;
  • arrossamento congiuntivale;
  • rischio di lesioni corneali.

In questi casi è fondamentale intervenire con urgenza per evitare danni permanenti alla vista.

🦷 Bocca, gola e apparato digerente

Meno frequente, ma possibile, soprattutto se l’animale raccoglie oggetti da terra.

I sintomi possono includere:

  • scialorrea;
  • difficoltà a deglutire;
  • tosse;
  • inappetenza;
  • dolore alla bocca.

🔎 Sintomi: quando sospettare un forasacco

I segnali clinici dipendono dalla sede interessata, ma alcuni campanelli d’allarme sono comuni:

  • zoppia improvvisa senza trauma evidente;
  • leccamento ossessivo di una zona;
  • scuotimento della testa persistente;
  • starnuti continui;
  • secrezioni anomale (purulente o con sangue);
  • gonfiore doloroso;
  • apatia o cambiamenti comportamentali.

📌 Regola fondamentale: se un sintomo compare subito dopo una passeggiata in aree erbose, il forasacco va sempre considerato tra le prime ipotesi.

🩺 Diagnosi e trattamento veterinario

La diagnosi può richiedere:

  • visita clinica accurata;
  • otoscopia o rinoscopia;
  • endoscopia;
  • ecografia o radiografia (nei casi profondi);
  • esplorazione chirurgica.

La rimozione deve essere effettuata esclusivamente dal veterinario, spesso con:

  • sedazione o anestesia;
  • strumenti specifici;
  • terapia antibiotica e antinfiammatoria post-estrazione.

Rimandare l’intervento o tentare soluzioni fai-da-te aumenta il rischio di complicazioni.

🛡 Prevenzione: come ridurre il rischio

La prevenzione è l’arma più efficace contro i forasacchi:

✔️ Evitare zone con erba alta e secca, soprattutto nei mesi caldi
✔️ Preferire passeggiate in aree curate
✔️ Spazzolare regolarmente il pelo
✔️ Tenere il pelo più corto nelle zone critiche
✔️ Controllare accuratamente l’animale dopo ogni uscita
✔️ Intervenire subito in caso di dubbi

Una semplice ispezione quotidiana può fare la differenza tra un controllo rapido e una complicazione seria.

🐶🐱 Cani e gatti: chi è più a rischio?

  • Cani: più esposti per abitudini esplorative e passeggiate frequenti
  • Cani da caccia o da lavoro: rischio molto elevato
  • Cani a pelo lungo: maggiore probabilità di trattenere spighe
  • Gatti: meno colpiti, ma non immuni, soprattutto quelli che vivono all’aperto

🏁 Conclusione

I forasacchi sono un pericolo spesso sottovalutato, ma potenzialmente molto serio.
Conoscere il problema, riconoscere i sintomi precocemente e affidarsi al veterinario è il modo migliore per proteggere la salute del tuo animale.

📞 Se noti un comportamento anomalo dopo una passeggiata, non aspettare: una visita tempestiva può evitare complicazioni e sofferenza inutile.


Watermark-foto-Stowed-1200x675.jpg
15/Apr/2026


La protezione antiparassitaria rappresenta uno degli aspetti fondamentali della medicina preventiva nel gatto. Pulci, zecche e parassiti interni non sono soltanto un fastidio, ma possono compromettere seriamente il benessere dell’animale, causare patologie anche importanti e, in alcuni casi, rappresentare un rischio per l’uomo.

Per questo motivo, impostare un corretto piano antiparassitario è una scelta di responsabilità che dovrebbe accompagnare il gatto durante tutto l’arco della sua vita, adattandosi alle sue abitudini e al contesto in cui vive.

Perché è importante proteggere il gatto dai parassiti

I parassiti esterni e interni possono avere conseguenze molto diverse, che vanno dal semplice prurito a problemi clinici più complessi. Le pulci, ad esempio, possono provocare dermatiti allergiche, anemia (soprattutto nei gattini) e fungere da veicolo per alcuni parassiti intestinali. Le zecche, sebbene meno frequenti nel gatto rispetto al cane, possono trasmettere agenti patogeni e causare infiammazioni locali.

I parassiti intestinali, invece, possono rimanere silenti per lungo tempo oppure manifestarsi con sintomi come diarrea, vomito, dimagrimento e pelo opaco. In alcuni casi, soprattutto nei soggetti giovani, anziani o debilitati, possono incidere in modo significativo sulla salute generale.

Il gatto che vive in casa è davvero al sicuro?

Uno dei dubbi più frequenti riguarda i gatti che vivono esclusivamente in appartamento. È importante sapere che vivere in casa non equivale a rischio zero.
Le pulci possono essere trasportate all’interno dell’abitazione attraverso scarpe, vestiti, borse o altri animali. Inoltre, balconi, terrazzi, giardini condominiali o semplici contatti occasionali con l’esterno possono rappresentare una fonte di esposizione.

Il livello di rischio è sicuramente inferiore rispetto a un gatto che esce regolarmente, ma questo non significa che la prevenzione possa essere trascurata. La strategia antiparassitaria va quindi modulata in base allo stile di vita reale del gatto.

I principali parassiti del gatto

Parassiti esterni

Tra i più comuni troviamo:

  • Pulci, responsabili di prurito, lesioni cutanee e dermatite allergica
  • Zecche, più presenti nei gatti che frequentano aree verdi
  • Acari, che possono causare problemi cutanei e auricolari

Anche quando non sono visibili a occhio nudo, questi parassiti possono essere presenti e causare disturbi progressivi.

Parassiti interni

I più frequenti sono i vermi intestinali, che il gatto può contrarre ingerendo pulci, cibo contaminato o piccole prede. In molti casi l’infestazione non dà sintomi evidenti, ma può comunque influire negativamente sulla salute dell’animale.

Quali antiparassitari esistono per il gatto

In commercio sono disponibili diverse tipologie di antiparassitari, ciascuna con indicazioni specifiche.

Spot-on (pipette)

Sono tra i prodotti più utilizzati. Si applicano direttamente sulla cute, in genere una volta al mese.
Sono pratici, ben tollerati dalla maggior parte dei gatti e garantiscono una protezione efficace se applicati correttamente.

Collari antiparassitari

Offrono una protezione di lunga durata e possono essere utili nei gatti che vivono all’esterno. È importante però valutare la tollerabilità del singolo gatto e scegliere prodotti specifici per la specie felina, dotati di sistemi di sicurezza.

Spray e shampoo

Vengono usati in situazioni particolari, come infestazioni importanti o su indicazione del veterinario. Possono risultare meno pratici nella gestione quotidiana.

Trattamenti combinati

Alcuni prodotti consentono di proteggere contemporaneamente da parassiti esterni e interni. La scelta di questi protocolli deve sempre essere personalizzata.

Come scegliere l’antiparassitario più adatto

La scelta dell’antiparassitario non dovrebbe mai essere casuale. Il veterinario valuta diversi fattori, tra cui:

  • stile di vita (gatto indoor o outdoor)
  • presenza di altri animali in casa
  • età e peso
  • stato di salute generale
  • eventuali precedenti reazioni a farmaci

⚠️ Un aspetto fondamentale riguarda la sicurezza:
i prodotti antiparassitari per cani non devono mai essere utilizzati sui gatti. Alcuni principi attivi, come la permetrina, sono estremamente tossici per la specie felina e possono provocare gravi sintomi neurologici anche in seguito a semplice contatto.

Ogni quanto va applicato l’antiparassitario

La frequenza di somministrazione dipende dal prodotto utilizzato e dal rischio a cui è esposto il gatto.
Nella maggior parte dei casi, i trattamenti hanno una durata mensile, ma la continuità è essenziale per mantenere la protezione nel tempo.

Interrompere o dimenticare le applicazioni può favorire nuove infestazioni, soprattutto nei periodi più a rischio o in ambienti già contaminati.

Non solo il gatto: l’importanza dell’ambiente

Nel caso delle pulci, l’animale rappresenta solo una parte del problema. Uova e larve possono essere presenti nell’ambiente domestico, rendendo inefficace il solo trattamento del gatto.

Per una prevenzione completa è utile:

  • lavare regolarmente cucce, coperte e tessuti
  • aspirare tappeti, divani e angoli della casa
  • trattare tutti gli animali conviventi secondo le indicazioni veterinarie

Effetti collaterali: cosa è normale e quando preoccuparsi

Gli antiparassitari moderni sono generalmente sicuri, ma come tutti i prodotti farmacologici possono causare effetti indesiderati, fortunatamente rari.

I più comuni sono:

  • lieve arrossamento o prurito nella zona di applicazione
  • temporanea perdita di pelo localizzata

Sintomi più gravi, come abbattimento, vomito persistente, tremori o difficoltà di coordinazione, richiedono invece un intervento veterinario immediato.

Conclusione

La prevenzione antiparassitaria è un pilastro fondamentale della salute del gatto. Un piano personalizzato, costruito insieme al veterinario, permette di proteggere efficacemente l’animale, riducendo il rischio di malattie e migliorando la sua qualità di vita.

Prendersi cura del proprio gatto significa anche prevenire, con scelte consapevoli e sicure, problemi che possono essere evitati con semplici ma fondamentali accorgimenti.

Per qualsiasi informazione contattaci allo 0521 841900.


Watermark-foto-Stowed-1200x675.jpg
08/Apr/2026


La filariosi nel cane è una malattia parassitaria grave ma prevenibile, ancora molto diffusa in Italia. È causata da parassiti trasmessi dalle zanzare e può colpire organi vitali come cuore e polmoni. Spesso evolve in modo silenzioso e viene scoperta solo quando i danni sono già avanzati. Per questo informazione e prevenzione sono fondamentali.

In questo articolo spieghiamo cos’è la filariosi, come si manifesta, come viene diagnosticata e perché la prevenzione resta la strategia più efficace.

Che cos’è la filariosi nel cane

La filariosi (o dirofilariosi) è una malattia infettiva causata da nematodi (vermi) del genere Dirofilaria. Nel cane si distinguono due forme principali, diverse per localizzazione e gravità.

Filariosi cardiopolmonare (Dirofilaria immitis)

È la forma più pericolosa. I parassiti adulti vivono nel cuore e nelle arterie polmonari, dove possono raggiungere dimensioni importanti. La loro presenza provoca infiammazione, ostruzione del flusso sanguigno e sovraccarico cardiaco.

Se non trattata, la filariosi cardiopolmonare può portare a:

  • insufficienza cardiaca
  • ipertensione polmonare
  • danni irreversibili agli organi
  • nei casi gravi, morte dell’animale

Filariosi sottocutanea (Dirofilaria repens)

In questo caso i parassiti si localizzano nel tessuto sottocutaneo. Può manifestarsi con noduli o gonfiori sotto la pelle, spesso non dolorosi. È generalmente meno grave, ma va comunque diagnosticata e trattata correttamente.

Come si trasmette la filariosi

La filariosi non è contagiosa direttamente tra cani. La trasmissione avviene esclusivamente tramite la puntura di zanzare infette.

Il ciclo è questo:

  1. la zanzara punge un cane infetto e ingerisce le larve (microfilarie);
  2. le larve maturano all’interno della zanzara;
  3. con una nuova puntura, la zanzara trasmette le larve a un altro cane;
  4. nel tempo, le larve diventano parassiti adulti.

Per questo motivo:

  • il rischio aumenta nei mesi caldi;
  • anche i cani che vivono in casa non sono al sicuro;
  • la diffusione è favorita dai cambiamenti climatici.

Sintomi della filariosi nel cane

Uno degli aspetti più insidiosi della filariosi è che nelle fasi iniziali può non dare sintomi evidenti. Il cane può sembrare in salute per mesi o anni.

Sintomi iniziali

  • affaticamento dopo sforzi lievi
  • minore voglia di giocare
  • tosse occasionale

Sintomi avanzati (soprattutto nella forma cardiopolmonare)

  • tosse persistente
  • difficoltà respiratoria
  • dimagrimento
  • svenimenti
  • gonfiore dell’addome
  • debolezza marcata

👉 Quando compaiono questi segni, la malattia è spesso già in fase avanzata.

Come si diagnostica la filariosi

La diagnosi è di competenza veterinaria e si basa su più strumenti.

Test del sangue

Sono test rapidi e specifici che permettono di individuare:

  • antigeni dei parassiti adulti
  • presenza di microfilarie nel sangue

Esami di approfondimento

Nei casi positivi o sospetti possono essere indicati:

  • radiografie toraciche
  • ecocardiografia
  • esami ematochimici

Questi esami aiutano a valutare la gravità della malattia e a pianificare il trattamento più sicuro.

Cura della filariosi nel cane

Il trattamento varia in base alla forma e allo stadio della malattia.

Trattamento della filariosi cardiopolmonare

È un percorso complesso e delicato, che deve essere gestito esclusivamente dal veterinario. Può includere:

  • farmaci specifici per eliminare i parassiti adulti
  • terapia per le microfilarie
  • farmaci di supporto per cuore e polmoni
  • riposo rigoroso per settimane o mesi

In alcuni casi è necessario il ricovero o un monitoraggio frequente.

Trattamento della filariosi sottocutanea

Generalmente più semplice, ma comunque personalizzato in base al cane e alla localizzazione dei parassiti.

Prevenzione della filariosi: perché è fondamentale

La prevenzione è il vero punto di forza contro la filariosi. Evita la malattia e i trattamenti complessi.

Come si fa prevenzione

Oggi esistono diverse opzioni:

  • compresse orali mensili
  • prodotti spot-on
  • iniezioni a lunga durata

Il veterinario sceglie il protocollo più adatto considerando:

  • età e peso del cane
  • stile di vita
  • zona geografica
  • eventuali viaggi

👉 Prima di iniziare la prevenzione è importante eseguire un test diagnostico, soprattutto nei cani adulti.

Filariosi e viaggi: attenzione alle zone a rischio

Portare il cane in vacanza può aumentare il rischio di esposizione, soprattutto in:

  • zone umide
  • aree fluviali
  • regioni del Centro e Nord Italia

Conclusioni:

Se hai in programma un viaggio nelle zone a rischio o necessiti di maggiori informazioni contattaci allo 0521 841900.


Watermark-foto-Stowed-1-1200x675.jpg
01/Apr/2026


L’intossicazione alimentare rappresenta una delle emergenze veterinarie più frequenti nella pratica clinica quotidiana. Molti proprietari, spesso in buona fede, offrono ai propri animali alimenti destinati al consumo umano, ignorando che alcuni cibi comuni possono essere estremamente pericolosi o addirittura letali per cani e gatti.

In questo articolo vogliamo fornire una guida veterinaria completa, aggiornata e affidabile, utile a riconoscere gli alimenti tossici, prevenirne l’ingestione accidentale e sapere come intervenire tempestivamente.

🧠 Perché alcuni alimenti sono tossici per cani e gatti?

Cani e gatti presentano meccanismi metabolici diversi da quelli umani. Il loro fegato, i reni e il sistema nervoso non sono sempre in grado di metabolizzare correttamente determinate sostanze presenti negli alimenti.

Alcuni cibi contengono:

  • principi attivi tossici
  • sostanze stimolanti
  • composti ossidativi
  • componenti irritanti per l’apparato gastrointestinale
  • zuccheri o grassi in eccesso

Anche quantità apparentemente minime possono causare sintomi gravi, soprattutto nei soggetti di piccola taglia, anziani o con patologie preesistenti .

🚨 Sintomi di possibile intossicazione alimentare

I segni clinici possono variare in base alla sostanza ingerita, alla quantità e alla sensibilità individuale dell’animale. I sintomi più comuni includono:

  • vomito e diarrea
  • ipersalivazione
  • dolore addominale
  • letargia o abbattimento
  • tremori muscolari
  • convulsioni
  • difficoltà respiratorie
  • alterazioni del ritmo cardiaco
  • insufficienza renale o epatica

📌 In presenza di uno o più di questi sintomi è fondamentale rivolgersi immediatamente al veterinario, senza tentare rimedi casalinghi .

🍽️ Alimenti assolutamente vietati per cani e gatti

🍫 Cioccolato e cacao

Il cioccolato contiene teobromina e caffeina, sostanze che cani e gatti metabolizzano molto lentamente. Il rischio aumenta con:

  • cioccolato fondente
  • cacao in polvere
  • dolci da forno

I sintomi includono iperattività, tachicardia, tremori, convulsioni e morte nei casi più gravi.

🍇 Uva e uvetta

L’ingestione anche di piccole quantità può provocare insufficienza renale acuta nel cane. Il meccanismo tossico non è ancora completamente chiarito, ma l’effetto è imprevedibile e potenzialmente fatale.

🧅 Cipolla, aglio, porro e scalogno

Tutti gli alimenti appartenenti alla famiglia delle Alliaceae contengono composti solforati che danneggiano i globuli rossi, causando anemia emolitica. Sono tossici:

  • crudi
  • cotti
  • disidratati
  • in polvere

L’intossicazione può manifestarsi anche diversi giorni dopo l’ingestione .

🍬 Xilitolo

Dolcificante artificiale presente in:

  • chewing-gum
  • caramelle
  • prodotti “senza zucchero”
  • dentifrici

Nel cane provoca un rilascio massivo di insulina, con grave ipoglicemia e possibile insufficienza epatica acuta. È una delle intossicazioni più pericolose e rapide.

Caffeina, caffè, tè e bevande energetiche

La caffeina agisce come potente stimolante sul sistema nervoso e cardiovascolare, causando:

  • agitazione
  • aritmie
  • tremori
  • collasso

Anche fondi di caffè e capsule esauste sono potenzialmente tossici.

🍺 Alcol e luppolo

L’alcol deprime il sistema nervoso centrale e può causare ipotermia, ipoglicemia e coma. Il luppolo, invece, è responsabile di ipertermia maligna nei cani, una condizione potenzialmente fatale .

🥜 Noci di macadamia

Specificamente tossiche per il cane, possono causare:

  • debolezza
  • tremori
  • rigidità muscolare
  • ipertermia

I sintomi compaiono generalmente entro 12 ore dall’ingestione .

🐱 Altri alimenti e sostanze da evitare

  • Latte e latticini: frequente intolleranza al lattosio
  • Ossa cotte: rischio di perforazioni e occlusioni intestinali
  • Alimenti grassi e fritti: predisposizione a pancreatite
  • Pesce e carne crudi: rischio microbiologico e parassitario
  • Funghi selvatici: elevata variabilità di tossicità
  • Patate crude e germogli: contengono solanina
  • Avocado: presenza di persina, tossica soprattutto per alcune specie .

🛡️ Prevenzione: il ruolo fondamentale del proprietario

La prevenzione resta l’arma più efficace contro le intossicazioni alimentari:

✔️ Non somministrare avanzi della tavola
✔️ Conservare cibi pericolosi fuori dalla portata degli animali
✔️ Educare tutta la famiglia (bambini compresi)
✔️ Seguire un’alimentazione bilanciata consigliata dal veterinario
✔️ In caso di dubbio, non offrire l’alimento

🩺 Cosa fare in caso di ingestione accidentale?

  1. Non indurre il vomito senza indicazione veterinaria
  2. Non somministrare farmaci “fai da te”
  3. Contattare immediatamente il veterinario
  4. Fornire informazioni precise su:
    • alimento ingerito
    • quantità
    • ora dell’ingestione
    • peso dell’animale

La tempestività dell’intervento può fare la differenza tra una semplice osservazione e una situazione critica.

🐾 Conclusione

Se sospetti che il tuo peloso abbia ingerito un alimento tossico o necessiti di maggiori informazioni contattaci telefonicamente allo 0521 841900.


FOTO-X-BLOG-CON-LOGO-2-1200x1357.jpg
25/Mar/2026

Guida pratica per ridurre stress e paura e migliorare il benessere dell’animale

La visita veterinaria è un momento essenziale nella vita di cani e gatti, non solo quando l’animale è malato, ma soprattutto in ottica di prevenzione e monitoraggio della salute.
Tuttavia, per molti animali (e per i loro proprietari) rappresenta una fonte di stress, ansia e talvolta paura.

Una corretta preparazione alla visita veterinaria può migliorare in modo significativo l’esperienza dell’animale, rendere l’esame clinico più efficace e sicuro e favorire un rapporto più sereno e collaborativo tra pet, proprietario e medico veterinario.

Perché la visita veterinaria può essere fonte di stress

La clinica veterinaria è un ambiente ricco di stimoli insoliti:

  • odori di altri animali e disinfettanti
  • rumori nuovi
  • manipolazioni fisiche
  • presenza di persone sconosciute

Nel gatto, animale fortemente territoriale, lo spostamento da casa rappresenta già un fattore di stress importante.
Nel cane, invece, lo stress può essere legato al viaggio in auto, a esperienze passate negative o allo stato emotivo del proprietario.

Se non gestita correttamente, l’ansia può aumentare visita dopo visita, rendendo ogni controllo più complesso.

Come preparare il cane alla visita veterinaria

Abituarlo gradualmente al trasporto

Il viaggio in auto è spesso uno dei momenti più critici. È utile:

  • abituare il cane a brevi spostamenti, anche senza destinazione “medica”
  • associare il viaggio a un’esperienza positiva (passeggiata, gioco, premio)
  • utilizzare sempre gli stessi accessori, per creare una routine rassicurante

Abituare il cane alla manipolazione

A casa, il cane può essere gradualmente abituato a:

  • farsi toccare su zampe, orecchie e bocca
  • mantenere brevi posizioni di fermo
  • salire su superfici leggermente rialzate

Questo rende l’esame clinico più rapido e meno invasivo.

Il ruolo del proprietario

Durante la visita è importante mantenere un atteggiamento calmo e collaborativo.
I cani percepiscono facilmente l’ansia del proprietario: una gestione tranquilla li aiuta a sentirsi più sicuri.

Come preparare il gatto alla visita veterinaria

Il trasportino come ambiente familiare

Uno degli errori più comuni è usare il trasportino solo in occasione della visita.
Per ridurre lo stress:

  • lasciare il trasportino sempre accessibile in casa
  • inserire coperte o oggetti con l’odore familiare
  • permettere al gatto di entrarvi spontaneamente

In questo modo il trasportino diventa un rifugio, non un segnale di pericolo.

Abituare il gatto alla manipolazione

Con brevi e frequenti interazioni positive, il gatto può essere abituato a:

  • essere toccato su zampe, orecchie e muso
  • tollerare controlli rapidi
  • vivere la manipolazione come parte di un momento tranquillo

È fondamentale rispettare sempre i tempi e i segnali dell’animale, senza forzature.

Trasporto e attesa in clinica

Il giorno della visita può essere utile:

  • coprire il trasportino con un telo per ridurre gli stimoli visivi
  • posizionarlo su una superficie rialzata
  • limitare il contatto diretto con altri animali

Piccoli accorgimenti che possono ridurre significativamente lo stress.

Strategie utili per cane e gatto

Rinforzo positivo

Premiare i comportamenti tranquilli con snack, carezze o voce calma aiuta l’animale ad associare la visita a un’esperienza meno negativa.

Supporti calmanti

In alcuni casi, il veterinario può valutare l’uso di feromoni o integratori calmanti, personalizzando l’approccio in base alle esigenze del singolo animale.

Conclusione

Abituare cane e gatto alle visite veterinarie richiede tempo, costanza e collaborazione tra proprietario e veterinario.
Un animale più sereno:

  • vive meglio la visita
  • si lascia visitare con maggiore tranquillità
  • riceve cure più efficaci

La visita veterinaria non è solo un momento di controllo, ma un passo importante nel percorso di salute e benessere del nostro animale.

Se hai ulteriori dubbi su come preparare il tuo animale per la visita clinica contattaci al numero 0521 841900!

A presto!


FOTO-X-BLOG-CON-LOGO-1-1-1200x1175.jpg
18/Mar/2026


L’arrivo di un cucciolo in casa, che sia un cane o un gatto, è un momento carico di emozioni. Nuove routine, nuove attenzioni e tante domande.
Tra le prime cose da fare, una è fondamentale: prenotare la prima visita veterinaria.

Questa visita non serve solo a “controllare che stia bene”, ma rappresenta l’inizio di un percorso di prevenzione e cura che accompagnerà il cucciolo per tutta la vita.

Quando fare la prima visita veterinaria

La prima visita andrebbe programmata entro pochi giorni dall’arrivo a casa, indipendentemente dall’origine del cucciolo (allevamento, rifugio o privato).

In genere i cuccioli vengono visitati tra la 6ª e la 9ª settimana di vita, un periodo ideale per:

  • valutare lo stato di salute generale
  • individuare precocemente eventuali problemi
  • impostare correttamente vaccinazioni e profilassi

È consigliabile anticipare la visita se noti diarrea, vomito, stanchezza, prurito, secrezioni da occhi o naso, oppure se in casa vivono già altri animali.

Perché la prima visita è così importante

La prima visita veterinaria è un momento chiave per la salute futura del cucciolo.

Serve a:

  • verificare che la crescita sia corretta
  • individuare eventuali problemi congeniti o infezioni precoci
  • prevenire parassiti e malattie infettive
  • impostare un piano sanitario personalizzato

È anche l’occasione per creare un rapporto di fiducia tra veterinario, proprietario e animale, fondamentale per affrontare con serenità i controlli futuri.

Cosa succede durante la prima visita

Esame clinico completo

Il veterinario esegue un controllo generale, valutando:

  • occhi, orecchie, bocca e dentizione
  • cute e mantello
  • addome e apparato genitale
  • cuore e polmoni tramite auscultazione

Vengono inoltre controllate eventuali anomalie di sviluppo, come ernie o difetti strutturali.

Controllo di peso e crescita

Il peso viene registrato come riferimento iniziale.
Una crescita equilibrata è essenziale per lo sviluppo corretto di ossa, muscoli e sistema immunitario, sia nel cane che nel gatto.

Parassiti intestinali ed esame delle feci

Molti cuccioli possono avere parassiti intestinali anche senza sintomi evidenti.
Per questo motivo, il veterinario può consigliare un esame delle feci ed eventualmente una sverminazione mirata.

Vaccinazioni, microchip e prevenzione

Vaccinazioni

Durante la prima visita viene definito il calendario vaccinale, che prevede più richiami a distanza di alcune settimane.
Le vaccinazioni sono fondamentali per proteggere il cucciolo da malattie infettive potenzialmente gravi.

Antiparassitari

Il veterinario indica quando e come iniziare la protezione contro:

  • pulci e zecche
  • altri parassiti esterni

La prevenzione precoce è importante sia per la salute dell’animale sia per l’ambiente domestico.

Microchip

Se non è già stato applicato, il microchip può essere inserito durante le prime visite.
È obbligatorio per legge per i cani ed è fortemente consigliato anche per i gatti, soprattutto se hanno accesso all’esterno.

Alimentazione e gestione quotidiana

La prima visita è anche il momento giusto per chiarire molti dubbi pratici, come:

  • quale alimentazione scegliere in base all’età e alla specie
  • quante volte al giorno somministrare il cibo
  • come gestire correttamente lettiera, passeggiate o ambienti di casa

Un’alimentazione adeguata nei primi mesi di vita ha un ruolo centrale nella salute futura del cucciolo.

Come prepararsi alla prima visita

Per rendere la visita più utile e serena, è consigliabile:

  • portare eventuali documenti sanitari già disponibili
  • annotare domande o dubbi da porre al veterinario
  • portare, se richiesto, un campione di feci fresco
  • trasportare il cucciolo in modo sicuro e tranquillo

Un approccio calmo aiuta anche il cucciolo a vivere l’esperienza senza stress.

Punti chiave da ricordare

  • La prima visita va fatta entro pochi giorni dall’arrivo a casa
  • È fondamentale per cane e gatto
  • Include esame clinico, controllo della crescita e prevenzione
  • Serve a impostare vaccinazioni e antiparassitari
  • Aiuta il proprietario a orientarsi nella gestione quotidiana

Se hai appena preso un cagnolino o un gattino, ti consigliamo di contattarci e prendere un appuntamento specifico perché la PRIMA VISITA è importante!


FOTO-X-BLOG-CON-LOGO-1200x1357.jpg
11/Mar/2026


La medicina veterinaria moderna si basa sempre più su un principio chiave: prevenire è meglio che curare. In questo contesto, il check-up annuale di cani e gatti rappresenta uno degli strumenti più efficaci per tutelare la salute degli animali da compagnia, migliorare la qualità della loro vita e aumentare l’aspettativa di sopravvivenza.

Molte patologie, infatti, soprattutto nelle fasi iniziali, sono silenziose e non mostrano sintomi evidenti. Il controllo periodico consente al Medico Veterinario di individuare precocemente alterazioni cliniche e laboratoristiche, intervenendo prima che la malattia si manifesti in forma conclamata.

🩺 Che Cos’è il Check-up Annuale

Il check-up annuale non è una semplice visita di controllo, ma un percorso diagnostico strutturato, personalizzato in base a:

  • specie (cane o gatto)
  • età
  • razza
  • stile di vita (indoor, outdoor, sportivo, sedentario)
  • stato fisiologico e anamnesi clinica

L’obiettivo è ottenere una valutazione completa dello stato di salute dell’animale, creando anche uno storico clinico utile per confronti futuri.

🔍 Perché il Check-up Annuale è Così Importante

1️ Diagnosi precoce

Molte malattie croniche (renali, epatiche, endocrine, cardiache) iniziano in modo subdolo. Il check-up permette di intercettarle in fase preclinica, quando le possibilità di controllo e gestione sono decisamente superiori.

2️ Monitoraggio nel tempo

Ripetere regolarmente gli stessi esami consente di:

  • individuare variazioni graduali
  • distinguere cambiamenti fisiologici da quelli patologici
  • adattare precocemente alimentazione e terapie

3️ Personalizzazione della prevenzione

Vaccinazioni, antiparassitari, nutrizione e integrazioni possono essere modulati sulle reali esigenze dell’animale, evitando protocolli standardizzati non sempre appropriati.

🧪 Cosa Comprende un Check-up Annuale Completo

✔️ Visita Clinica Generale

È il primo e fondamentale passaggio e include:

  • valutazione dello stato di nutrizione e della condizione corporea
  • controllo di cute e mantello
  • ispezione del cavo orale
  • palpazione addominale
  • auscultazione cardiaca e polmonare
  • valutazione locomotoria e neurologica

Spesso, già da questa fase emergono segnali precoci che guidano gli approfondimenti diagnostici.

✔️ Esami del Sangue

Gli esami emato-biochimici rappresentano uno strumento insostituibile.

Emocromo completo

  • valuta globuli rossi, globuli bianchi e piastrine
  • utile per individuare anemie, infiammazioni, infezioni o alterazioni immunitarie

Profilo biochimico

  • funzionalità renale (urea, creatinina, SDMA)
  • funzionalità epatica (ALT, AST, ALP, bilirubina)
  • metabolismo glucidico e lipidico
  • elettroliti

Questi parametri permettono di intercettare disfunzioni d’organo anche in assenza di sintomi clinici.

✔️ Esame delle Urine

Spesso sottovalutato, è invece fondamentale, soprattutto nel gatto:

  • valuta la capacità di concentrazione renale
  • evidenzia infezioni urinarie o calcolosi
  • integra e completa l’interpretazione degli esami del sangue

✔️ Test Specifici e Screening

In base al singolo paziente, possono essere consigliati:

  • profilo tiroideo (soprattutto nel gatto adulto-anziano)
  • test per malattie infettive
  • controlli endocrini
  • esami fecali
  • indagini strumentali (ecografia, radiografie, ECG)

👵 Il Check-up nei Cani e Gatti Anziani: Un’Attenzione Speciale

Con l’aumentare dell’età, il rischio di patologie croniche cresce in modo significativo. Per questo motivo, nei soggetti senior, il check-up assume un valore ancora più strategico.

📌 Frequenza consigliata

  • almeno una volta l’anno
  • ogni 6 mesi nei pazienti geriatrici o con patologie note

📌 Obiettivi principali

  • intercettare precocemente insufficienze d’organo
  • monitorare patologie già diagnosticate
  • valutare dolore cronico e qualità della vita
  • adattare alimentazione e supporto nutrizionale

Un approccio proattivo consente di rallentare la progressione delle malattie e migliorare il benessere quotidiano dell’animale.

🐕 Benefici del Check-up Annuale nel Cane

Nel cane, il controllo periodico consente di:

  • monitorare la salute articolare e prevenire l’artrosi
  • individuare precocemente patologie cardiache
  • controllare peso e composizione corporea
  • valutare lo stato dentale, spesso fonte di infezioni sistemiche

Il check-up è particolarmente importante nei cani di razza grande e nei soggetti sportivi.

🐈 Benefici del Check-up Annuale nel Gatto

Il gatto tende a mascherare i sintomi di malattia. Per questo, il check-up è uno strumento essenziale per:

  • diagnosticare precocemente la malattia renale cronica
  • individuare l’ipertiroidismo
  • valutare alterazioni metaboliche
  • prevenire problematiche urinarie

Nei gatti anziani, anche lievi variazioni di laboratorio possono fare la differenza.

🧑⚕️ Il Ruolo Attivo del Proprietario

Il successo del check-up dipende anche dalla collaborazione del proprietario. È utile:

  • osservare cambiamenti di comportamento, appetito o peso
  • segnalare variazioni nelle abitudini quotidiane
  • rispettare la frequenza dei controlli consigliati
  • non sottovalutare segnali apparentemente lievi

Il dialogo con il Medico Veterinario è parte integrante del percorso di prevenzione.

📌 Conclusione

Il check-up annuale di cani e gatti non è un semplice atto di routine, ma un investimento concreto sulla salute e sul benessere a lungo termine dell’animale. Grazie a controlli regolari e mirati, è possibile prevenire, diagnosticare e gestire molte patologie prima che compromettano seriamente la qualità della vita.

Affidarsi alla medicina preventiva significa offrire ai nostri animali più anni di vita e più vita agli anni.

Presso il Centro Veterinario San Martino vengono erogate già da tempo tutte queste prestazioni, ormai parte della routine della nostra clinica.

Per chiarimenti contattaci subito, siamo a tua disposizione!





DA SEMPRE, CON VOI




+39 331 9145483 CLINICA

+39 349 6052345 BUIATRIA


AUTORIZZAZIONE SANITARIA 898/2012

Direttore Sanitario Dr. Giacomo Riva iscritto all’Ordine dei Veterinari di Parma al n° 487




Copyright Centro Veterinario San Martino 2018. Tutti i diritti riservati. P.IVA: 02782610345



Copyright Centro Veterinario San Martino 2018. Tutti i diritti riservati. P.IVA: 02782610345