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Clinica PET - Centro Veterinario San Martino

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30/Set/2026


Ogni anno, il 28 settembre si celebra la Giornata Mondiale della Rabbia (World Rabies Day), un appuntamento internazionale dedicato alla sensibilizzazione e alla prevenzione di una delle malattie infettive più conosciute e, allo stesso tempo, più temute.

Per chi vive in Italia la rabbia può sembrare una malattia lontana, appartenente al passato o limitata ad altre parti del mondo. In realtà continua a rappresentare un importante problema di sanità pubblica a livello internazionale e la sua prevenzione rimane fondamentale, soprattutto in un’epoca in cui persone e animali viaggiano sempre più frequentemente da un Paese all’altro.

La Giornata Mondiale della Rabbia diventa quindi una buona occasione per ricordare cos’è questa malattia, come si trasmette, perché è così pericolosa e soprattutto quale ruolo hanno vaccinazione e corretta gestione degli spostamenti degli animali.

Che cos’è la rabbia?

La rabbia è una malattia virale che colpisce il sistema nervoso centrale dei mammiferi, compreso l’uomo.

Può interessare numerose specie animali, domestiche e selvatiche.

Il virus responsabile appartiene al genere Lyssavirus e, dopo essere entrato nell’organismo, può raggiungere progressivamente il sistema nervoso centrale.

Uno degli aspetti che rende questa malattia particolarmente grave è il fatto che, una volta comparsi i sintomi clinici, l’evoluzione è quasi sempre fatale.

Per questo motivo, quando si parla di rabbia, la parola fondamentale è una sola: prevenzione.

Come si trasmette?

Il virus della rabbia è presente soprattutto nella saliva degli animali infetti.

La modalità di trasmissione più conosciuta è il morso, attraverso il quale la saliva contenente il virus entra nei tessuti.

La trasmissione può avvenire anche quando saliva infetta entra in contatto con una ferita o con le mucose.

Il semplice contatto con un animale non significa quindi automaticamente essere stati esposti alla rabbia: ciò che conta è la modalità con cui è avvenuto il contatto.

In caso di morso o contatto sospetto con un animale, soprattutto durante un viaggio in un Paese nel quale la rabbia è presente, è però fondamentale rivolgersi immediatamente ai servizi sanitari, senza attendere la comparsa di sintomi.

Quali animali possono trasmetterla?

La situazione varia notevolmente nelle diverse aree del mondo.

In molti Paesi il cane rappresenta ancora il principale responsabile della trasmissione della rabbia all’uomo. In altre aree possono avere un ruolo importante anche animali selvatici.

Volpi, pipistrelli e altri mammiferi possono essere coinvolti nel mantenimento e nella diffusione del virus a seconda dell’area geografica.

Questo è uno dei motivi per cui, quando viaggiamo con il nostro animale, è importante evitare contatti con cani e gatti randagi o con animali selvatici di cui non conosciamo lo stato sanitario.

La situazione in Italia

L’Italia è attualmente considerata indenne dalla rabbia, un risultato raggiunto grazie a sorveglianza, prevenzione e campagne di controllo.

Questo dato non deve però portarci a considerare la malattia definitivamente scomparsa o irrilevante.

La rabbia continua infatti a circolare in diverse parti del mondo e la movimentazione internazionale di persone e animali rende necessaria una costante attenzione.

Anche in Europa la situazione epidemiologica non è identica in tutti i Paesi e può cambiare nel tempo.

Per questo, prima di viaggiare, è sempre opportuno verificare le informazioni aggiornate relative alla destinazione.

Perché è ancora importante parlarne?

Oggi è molto comune portare il proprio cane in vacanza all’estero e, anche se meno frequentemente, viaggiare con il gatto.

Automobile, camper, traghetto e aereo hanno reso gli spostamenti con gli animali sempre più semplici.

Ma attraversare una frontiera con un animale significa anche rispettare precisi requisiti sanitari.

La vaccinazione contro la rabbia è uno degli strumenti fondamentali utilizzati per ridurre il rischio di diffusione della malattia attraverso gli spostamenti internazionali.

La vaccinazione antirabbica

La vaccinazione rappresenta uno dei più efficaci strumenti di prevenzione della rabbia.

Per i cani e i gatti che rimangono in Italia l’obbligatorietà può dipendere da specifiche situazioni o disposizioni, mentre per gli spostamenti internazionali la vaccinazione antirabbica assume un ruolo fondamentale.

Per viaggiare all’interno dell’Unione Europea con cane, gatto o furetto devono essere rispettati determinati requisiti.

Tra questi rientrano generalmente:

  • corretta identificazione dell’animale tramite microchip;
  • passaporto europeo per animali da compagnia;
  • vaccinazione antirabbica valida;
  • rispetto delle tempistiche previste dalla normativa.

È importante sottolineare proprio quest’ultimo punto.

Non vacciniamo il giorno prima di partire

Uno degli errori che possono creare problemi è iniziare a informarsi sui documenti necessari pochi giorni prima della partenza.

Nel caso della prima vaccinazione antirabbica, infatti, è necessario rispettare un periodo di attesa prima che la vaccinazione sia considerata valida ai fini dello spostamento internazionale.

Per questo motivo, se sappiamo già che nei prossimi mesi porteremo il nostro cane o gatto all’estero, è bene organizzarsi con anticipo.

Il veterinario potrà controllare identificazione, documentazione e stato vaccinale dell’animale e indicare le tempistiche da rispettare.

Il passaporto europeo per gli animali

Per molti proprietari la parola “passaporto” fa pensare esclusivamente ai documenti necessari per le persone, ma anche i nostri animali possono avere un proprio documento sanitario per gli spostamenti internazionali.

Il passaporto europeo per animali da compagnia contiene informazioni relative all’identificazione dell’animale e alla vaccinazione antirabbica, oltre agli altri dati previsti.

Non va confuso con il semplice libretto sanitario.

Se quindi stiamo programmando una vacanza all’estero con il nostro animale, è opportuno verificare per tempo di possedere tutta la documentazione necessaria.

E se viaggiamo fuori dall’Unione Europea?

Qui la situazione può diventare più complessa.

Ogni Paese può stabilire specifici requisiti per l’ingresso degli animali e, in alcuni casi, possono essere richiesti ulteriori certificati, esami o particolari procedure sanitarie.

Per alcune destinazioni può essere necessaria anche la titolazione degli anticorpi contro il virus della rabbia.

Inoltre, non bisogna pensare soltanto all’ingresso nel Paese di destinazione: è importante conoscere anche le condizioni necessarie per rientrare successivamente in Italia o nell’Unione Europea.

Organizzare un viaggio internazionale con il proprio animale dovrebbe quindi iniziare diverse settimane, e in alcuni casi mesi, prima della partenza.

Cosa fare se un animale viene morso all’estero?

Durante una vacanza può capitare che il nostro cane entri in contatto con un animale randagio o selvatico.

Un morso non dovrebbe essere sottovalutato.

Oltre ai normali rischi legati alle ferite e alle infezioni batteriche, in determinate aree geografiche deve essere considerato anche il rischio rabbia.

In caso di morso o contatto sospetto è quindi importante rivolgersi rapidamente a un veterinario locale, comunicando anche lo stato vaccinale dell’animale.

Evitare il contatto con animali selvatici o randagi rimane comunque una delle più semplici misure di prevenzione durante i viaggi.

Rabbia e comportamento degli animali

Nell’immaginario collettivo l’animale con rabbia viene spesso rappresentato come estremamente aggressivo.

In realtà le manifestazioni cliniche possono essere diverse.

Le alterazioni del comportamento possono comprendere aggressività, agitazione o reazioni anomale, ma possono comparire anche debolezza, difficoltà nella deglutizione, paralisi e altri segni neurologici.

Per questo non bisogna basarsi sull’aspetto di un animale per stabilire se possa rappresentare o meno un rischio.

Un animale selvatico che mostra un comportamento insolitamente confidente o un animale normalmente docile che manifesta improvvise alterazioni neurologiche non dovrebbe essere avvicinato o manipolato senza precauzioni.

Una malattia che riguarda animali e persone

La rabbia rappresenta uno degli esempi più chiari del concetto di One Health, secondo il quale salute umana, salute animale e ambiente sono strettamente collegati.

Proteggere gli animali attraverso la vaccinazione significa contribuire anche alla protezione delle persone.

È proprio la vaccinazione dei cani, insieme alla sorveglianza sanitaria e alle campagne di controllo, ad aver permesso di ridurre enormemente la diffusione della malattia in molti Paesi.

La prevenzione veterinaria assume quindi un valore che va oltre la protezione del singolo animale.

28 settembre: un’occasione per ricordare l’importanza della prevenzione

La Giornata Mondiale della Rabbia non deve creare allarmismo, soprattutto in un Paese come l’Italia dove la situazione epidemiologica è favorevole.

Serve invece a ricordarci che una malattia può essere tenuta sotto controllo proprio perché esistono prevenzione, vaccinazione e sorveglianza.

Per chi vive con un cane o un gatto il messaggio pratico è semplice: se abbiamo in programma un viaggio all’estero, informiamoci con largo anticipo.

Destinazione, durata del viaggio e Paesi attraversati possono determinare requisiti differenti.

Prima di partire è quindi opportuno verificare microchip, passaporto, vaccinazione antirabbica e validità della documentazione, chiedendo al veterinario quali siano gli adempimenti necessari per il nostro animale e consultando le disposizioni ufficiali aggiornate del Paese di destinazione.

La rabbia oggi può sembrarci lontana. Continuare a prevenirla è il modo migliore per far sì che rimanga tale.


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23/Set/2026


Settembre è il mese del rientro. Finiscono le vacanze, riprendono il lavoro e la scuola e, poco alla volta, anche cani e gatti tornano alle loro normali abitudini quotidiane.

L’estate, però, può aver modificato diversi aspetti della loro routine: viaggi, soggiorni al mare o in montagna, giornate trascorse maggiormente all’aperto, caldo intenso, cambiamenti nell’alimentazione e nell’attività fisica. Per alcuni animali ci sono stati anche soggiorni in pensione o spostamenti in ambienti completamente diversi da quelli abituali.

Proprio per questo settembre può essere un buon momento per fare il punto sulla salute del nostro animale.

Non significa necessariamente sottoporlo a una lunga serie di esami. Un check-up parte innanzitutto dall’osservazione: peso, appetito, sete, cute, orecchie, bocca, movimento e comportamento sono tutti elementi che possono raccontarci qualcosa sul suo stato di salute.

Il primo controllo possiamo iniziarlo a casa

Chi vive ogni giorno con un animale è spesso la persona più adatta ad accorgersi che qualcosa è cambiato.

Allo stesso tempo, proprio perché lo vediamo quotidianamente, alcuni cambiamenti molto graduali possono passare inosservati.

Un cane che aumenta lentamente di peso, un gatto che comincia a bere un po’ più del solito o un animale anziano che progressivamente riduce la propria attività possono modificare le proprie abitudini in modo così graduale da farci considerare normale una situazione che prima era diversa.

Al rientro dalle vacanze possiamo quindi porci alcune semplici domande:

  • il peso è rimasto stabile?
  • mangia con il solito appetito?
  • beve più o meno rispetto a qualche mese fa?
  • urina e defeca normalmente?
  • cute e mantello sono in buone condizioni?
  • si gratta o si lecca più frequentemente?
  • le orecchie hanno un aspetto e un odore normali?
  • denti e gengive sono in buone condizioni?
  • si muove e gioca come prima?
  • si stanca maggiormente durante le passeggiate?
  • abbiamo notato qualche cambiamento nel comportamento?

Una singola variazione non significa necessariamente che ci sia una malattia. Un cambiamento persistente rispetto alle normali abitudini del nostro animale, però, merita attenzione.

Partiamo dal peso

Il peso è uno dei parametri più semplici da controllare e allo stesso tempo uno dei più importanti.

Durante le vacanze le abitudini possono cambiare parecchio.

Ci sono cani che in montagna camminano molto più del solito e altri che, a causa del caldo, trascorrono gran parte della giornata in casa. Anche l’alimentazione può cambiare: qualche premio in più, piccoli assaggi dalla tavola, orari differenti o più persone che si occupano dei pasti.

Al rientro può quindi essere utile pesare il nostro animale e confrontare il dato con quello precedente.

Questo è particolarmente importante nei soggetti di piccola taglia, nei quali anche variazioni apparentemente modeste possono rappresentare una percentuale significativa del peso corporeo.

Il sovrappeso non è soltanto una questione estetica: nel tempo può avere conseguenze sulla mobilità e sulla salute generale.

Allo stesso modo, una perdita di peso non intenzionale non dovrebbe essere sottovalutata, soprattutto nel gatto e negli animali anziani.

Non conta soltanto quello che dice la bilancia

Il peso, da solo, non racconta tutta la storia.

Due animali che pesano esattamente gli stessi chilogrammi possono avere condizioni corporee molto differenti.

Per questo durante la visita veterinaria può essere valutato anche il Body Condition Score (BCS), un sistema che permette di stimare la condizione corporea osservando e palpando determinate zone dell’animale.

Possiamo comunque iniziare anche a casa osservando la silhouette del nostro cane o gatto e verificando se negli ultimi mesi sia cambiata.

Controllare periodicamente il peso e annotarlo può diventare una semplice ma utile abitudine di prevenzione.

Cute e mantello dopo l’estate

Mare, montagna, prati, caldo, umidità e maggiore vita all’aperto possono lasciare qualche traccia anche sulla pelle.

Settembre è quindi un buon momento per controllare con attenzione cute e mantello.

Durante la spazzolatura possiamo cercare eventuali:

  • arrossamenti;
  • croste;
  • zone con pelo diradato;
  • piccole ferite;
  • aree che l’animale continua a leccare;
  • noduli o rigonfiamenti;
  • presenza di parassiti;
  • cambiamenti nell’odore della cute.

Nei cani e nei gatti con molto pelo, alcune alterazioni possono rimanere nascoste a lungo.

Passare delicatamente le mani su tutto il corpo durante le coccole o la spazzolatura è quindi un ottimo modo per conoscere ciò che è normale per il nostro animale e accorgerci più facilmente di eventuali cambiamenti.

Controlliamo anche le orecchie

Per molti cani estate significa mare, lago, piscina e frequenti bagni.

L’umidità nel condotto auricolare, insieme ad altri fattori predisponenti, può favorire la comparsa di problemi alle orecchie.

Al rientro possiamo quindi controllare la parte visibile del padiglione auricolare e prestare attenzione a:

  • arrossamento;
  • secrezioni;
  • aumento del cerume;
  • cattivo odore;
  • grattamento;
  • frequente scuotimento della testa.

Se il cane continua a grattarsi o mostra dolore quando tocchiamo l’orecchio, è meglio evitare pulizie aggressive o l’utilizzo di vecchie gocce rimaste da precedenti terapie e far valutare il problema.

Diamo un’occhiata alla bocca

La salute orale è uno degli aspetti più facilmente dimenticati durante un controllo domestico.

Eppure bocca e denti meritano attenzione durante tutta la vita dell’animale.

Quando cane o gatto lo consentono senza forzature, possiamo osservare denti e gengive e prestare attenzione alla presenza di:

  • tartaro evidente;
  • gengive arrossate;
  • alito particolarmente cattivo;
  • difficoltà nella masticazione;
  • perdita di cibo dalla bocca;
  • salivazione insolita;
  • fastidio quando l’animale mangia.

L’alitosi persistente non dovrebbe essere considerata automaticamente normale, neppure negli animali anziani.

Può infatti essere uno dei segnali di una problematica del cavo orale che necessita di una valutazione.

Quanto beve il nostro animale?

Un altro parametro molto importante è la sete.

Non è necessario misurare continuamente l’acqua bevuta da un animale sano, ma è utile conoscere le sue normali abitudini.

Durante l’estate è fisiologico che il consumo di acqua possa cambiare in relazione alle temperature, all’attività e al tipo di alimentazione. Con il ritorno a condizioni climatiche più miti, però, possiamo osservare se tutto torna alla normalità.

Se ci accorgiamo che dobbiamo riempire la ciotola molto più frequentemente rispetto al passato, che il gatto cerca acqua in posti insoliti oppure che aumenta anche la quantità di urina prodotta, è opportuno segnalarlo al veterinario.

Aumento della sete e della minzione possono essere tra i primi segnali di diverse patologie, soprattutto negli animali adulti e anziani.

Anche l’appetito ci dà informazioni

Conosciamo bene le abitudini alimentari dei nostri animali e proprio per questo possiamo accorgerci rapidamente quando qualcosa cambia.

Un cane improvvisamente meno interessato al cibo, un gatto che lascia nella ciotola parte della razione o, al contrario, un animale che sembra avere molta più fame del solito meritano attenzione se il comportamento persiste.

Nel gatto, in particolare, una marcata riduzione dell’assunzione di cibo non dovrebbe essere trascurata o aspettata per diversi giorni nella speranza che passi spontaneamente.

Appetito, peso, sete e produzione di urine sono informazioni semplici che possono fornire al veterinario indicazioni molto utili.

Come si muove?

Con settembre e temperature generalmente più gradevoli, molti cani tornano a fare passeggiate più lunghe.

È un’ottima occasione per osservare la loro mobilità.

Chiediamoci:

  • si alza facilmente dopo aver dormito?
  • cammina volentieri?
  • sale le scale come prima?
  • entra e scende dall’auto senza difficoltà?
  • zoppica occasionalmente?
  • si ferma più spesso durante la passeggiata?
  • sembra rigido nei primi passi?

Anche il gatto può manifestare problemi articolari in maniera molto discreta.

Potrebbe semplicemente smettere di saltare sul mobile preferito, scegliere superfici più basse, giocare meno oppure esitare prima di salire sul divano.

Soprattutto negli animali senior, non tutto ciò che cambia deve essere considerato automaticamente una normale conseguenza dell’età.

Osserviamo anche il comportamento

La salute non riguarda soltanto ciò che possiamo vedere o misurare.

Un cambiamento comportamentale può essere uno dei primi segnali che qualcosa non va.

Un cane che diventa improvvisamente più irritabile, un gatto che tende a nascondersi, un animale che dorme molto più del solito o che perde interesse per attività che prima amava meritano attenzione.

Il dolore, ad esempio, non sempre viene manifestato con lamenti evidenti. Molto spesso determina semplicemente una modifica delle normali abitudini.

Conoscere il comportamento abituale del nostro animale ci permette quindi di riconoscere prima questi piccoli segnali.

Facciamo il punto sulla prevenzione

Il rientro dalle vacanze può essere anche un’occasione per controllare se siamo in regola con le principali misure preventive.

Possiamo verificare:

  • stato delle vaccinazioni;
  • prevenzione antiparassitaria;
  • eventuali profilassi indicate per lo stile di vita dell’animale;
  • controllo del peso;
  • salute orale;
  • controlli periodici consigliati in relazione all’età.

Un errore piuttosto comune è pensare che con la fine dell’estate anche il rischio legato ai parassiti scompaia automaticamente.

Le temperature di settembre possono invece essere ancora favorevoli all’attività di diversi parassiti. La durata della prevenzione dovrebbe quindi essere stabilita in base al rischio reale e alle indicazioni del veterinario, non soltanto al calendario.

Il check-up cambia con l’età

Non tutti gli animali hanno bisogno degli stessi controlli.

Un giovane cane sano ha esigenze diverse rispetto a un gatto di quindici anni.

Con l’avanzare dell’età aumenta l’importanza di individuare precocemente problemi che inizialmente possono non dare sintomi evidenti.

Nel cane e nel gatto senior, in base all’età, alla storia clinica e alle condizioni generali, il veterinario può valutare l’opportunità di affiancare alla visita alcuni controlli diagnostici.

Esami del sangue, urine, pressione arteriosa o altre indagini non devono essere eseguiti automaticamente in tutti gli animali, ma possono essere consigliati sulla base delle caratteristiche del singolo paziente.

La medicina preventiva significa proprio questo: personalizzare i controlli in base all’età e ai fattori di rischio.

Quando è meglio non aspettare?

Il check-up di settembre può essere programmato con tranquillità se vogliamo semplicemente fare il punto sulla salute del nostro animale.

Ci sono però alcuni cambiamenti per i quali è meglio non aspettare il controllo periodico.

È opportuno contattare il veterinario se osserviamo:

  • perdita di peso evidente e non spiegata;
  • forte aumento della sete;
  • cambiamenti importanti nella quantità di urine;
  • riduzione persistente dell’appetito;
  • vomito o diarrea ripetuti;
  • difficoltà respiratoria;
  • dolore;
  • zoppia persistente;
  • forte prurito o lesioni cutanee;
  • secrezioni o dolore alle orecchie;
  • marcati cambiamenti del comportamento.

In questi casi è meglio valutare il problema direttamente piuttosto che attribuirlo semplicemente al caldo, allo stress delle vacanze o al cambio di stagione.

Settembre: ripartiamo anche dalla prevenzione

Il rientro dalle vacanze non deve diventare motivo di preoccupazione o trasformarsi in una ricerca continua di possibili problemi.

Può però rappresentare un buon momento per osservare con un po’ più di attenzione il nostro cane o gatto.

Peso, appetito, sete, movimento, pelle, orecchie, bocca e comportamento sono piccoli indicatori che, considerati insieme, possono darci molte informazioni.

La prevenzione nasce soprattutto dalla conoscenza: sapere come si comporta normalmente il nostro animale ci permette di riconoscere più facilmente quando qualcosa cambia.

E settembre, mentre tutta la famiglia ritorna gradualmente alla propria routine, può essere il momento giusto per verificare che anche il nostro amico a quattro zampe riparta dall’autunno nelle migliori condizioni possibili.


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16/Set/2026


Con l’arrivo di settembre siamo portati a pensare che molti dei problemi tipici dell’estate siano ormai alle spalle. Le temperature iniziano lentamente a diminuire, le vacanze finiscono e anche per i nostri animali ricomincia la normale routine quotidiana. Per alcuni cani e gatti, però, settembre può essere ancora un mese particolarmente delicato dal punto di vista delle allergie.

Prurito, leccamento insistente delle zampe, arrossamenti della pelle, perdita di pelo e problemi alle orecchie possono infatti persistere anche dopo la fine dei mesi più caldi. In alcuni animali è proprio in questo periodo che i proprietari si accorgono che quello che sembrava un disturbo occasionale sta continuando da diverse settimane.

Le allergie, inoltre, non sono tutte uguali e individuare ciò che provoca il problema non è sempre immediato.

Come si manifesta un’allergia nel cane?

Nel cane il sintomo che più frequentemente porta il proprietario a rivolgersi al veterinario è il prurito.

Non dobbiamo però immaginare soltanto il classico cane che si gratta con la zampa posteriore. Il prurito può manifestarsi in molti modi differenti.

Il cane può:

  • leccarsi frequentemente le zampe;
  • mordicchiarsi gli arti o altre parti del corpo;
  • strofinare il muso contro tappeti, divani o mobili;
  • grattarsi frequentemente le orecchie;
  • scuotere spesso la testa;
  • leccarsi insistentemente l’addome;
  • presentare arrossamenti della cute;
  • perdere pelo in alcune zone.

In alcuni soggetti il primo segnale di una problematica allergica può addirittura essere rappresentato da otiti che tendono a ripresentarsi nel tempo.

Le zone maggiormente interessate possono essere muso, zampe e spazi interdigitali, ascelle, inguine, addome e orecchie.

E nel gatto?

Nel gatto le manifestazioni possono essere meno evidenti.

Il gatto trascorre normalmente molto tempo a pulire il proprio mantello e per questo può essere difficile capire quando il leccamento diventa eccessivo.

A volte il proprietario non vede mai il gatto grattarsi, ma nota semplicemente che il pelo sull’addome, sulle zampe o sui fianchi è diventato molto corto o diradato.

Possono inoltre comparire piccole croste, arrossamenti o lesioni della cute.

Per questo motivo una perdita di pelo apparentemente inspiegabile non dovrebbe essere automaticamente attribuita alla muta stagionale.

Quali possono essere le cause?

Quando parliamo genericamente di “allergia” stiamo in realtà comprendendo condizioni differenti.

Tra le possibili cause troviamo le reazioni verso allergeni ambientali, come pollini o acari, la dermatite allergica provocata dalla puntura delle pulci e le reazioni avverse agli alimenti.

Esiste inoltre la dermatite atopica, una condizione complessa nella quale entrano in gioco predisposizione individuale, alterazioni della barriera cutanea e risposta immunitaria verso determinati allergeni.

Non sempre, quindi, è possibile individuare immediatamente un unico responsabile.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui nei problemi allergici è importante evitare diagnosi “fai da te”.

Perché settembre può essere ancora problematico?

La fine dell’estate sul calendario non corrisponde necessariamente alla fine dell’esposizione agli allergeni.

In molte zone d’Italia settembre presenta ancora temperature elevate e giornate molto miti. Cani e gatti continuano a trascorrere tempo all’aperto e diversi allergeni ambientali possono essere ancora presenti.

Anche le pulci meritano particolare attenzione.

Uno degli errori più frequenti è pensare che, terminata l’estate, si possa automaticamente interrompere la prevenzione antiparassitaria. In realtà la presenza dei parassiti dipende dalle condizioni ambientali e climatiche e non semplicemente dal mese indicato sul calendario.

Inoltre, gli ambienti domestici riscaldati possono creare condizioni favorevoli alla sopravvivenza di alcuni parassiti anche durante i mesi più freddi.

La strategia antiparassitaria dovrebbe quindi essere valutata insieme al veterinario sulla base dello stile di vita e del rischio del singolo animale.

Quando il prurito provoca altri problemi

Il problema non è soltanto il fastidio provocato dall’allergia.

Quando un animale si gratta, si lecca o si mordicchia continuamente, la barriera naturale della cute può danneggiarsi.

La pelle diventa più irritata e possono svilupparsi infezioni secondarie, per esempio sostenute da batteri o lieviti normalmente presenti sulla cute.

Si può così creare un vero e proprio circolo vizioso:

allergia → prurito → lesione della cute → infezione → ulteriore prurito.

A quel punto il quadro può diventare molto più evidente: cattivo odore della cute, arrossamenti intensi, croste, secrezioni, perdita di pelo e aumento del prurito.

È quindi importante intervenire prima che il problema diventi esteso.

“Si gratta: avrà le pulci?”

È una delle associazioni più comuni.

Le pulci sono certamente una causa importante di prurito, ma non sono l’unica.

Allo stesso modo, non vedere pulci sul mantello non permette sempre di escludere completamente il problema.

In alcuni animali particolarmente sensibili anche poche punture possono essere sufficienti a provocare una reazione importante.

Per questo la presenza o l’assenza di parassiti rappresenta soltanto uno degli aspetti che devono essere valutati quando si cerca di comprendere l’origine di un problema dermatologico.

Cosa possiamo controllare a casa?

Settembre può essere un buon momento per osservare con maggiore attenzione la pelle del nostro animale, soprattutto dopo un’estate trascorsa tra passeggiate, viaggi, mare, montagna e attività all’aperto.

Durante la spazzolatura o i momenti di coccole possiamo controllare:

  • spazi tra le dita;
  • ascelle;
  • addome;
  • inguine;
  • base della coda;
  • padiglioni auricolari;
  • muso e zona intorno agli occhi;
  • eventuali aree con pelo diradato.

È utile anche osservare quanto frequentemente l’animale si gratta o si lecca.

Un leccamento occasionale è normale. Un cane che interrompe frequentemente ciò che sta facendo per grattarsi o un gatto che trascorre molto più tempo del solito a leccarsi stanno invece manifestando un disagio che merita attenzione.

Perché evitare creme e farmaci senza una diagnosi?

Davanti a una zona arrossata può essere spontaneo provare ad applicare una crema che abbiamo già in casa oppure utilizzare un prodotto impiegato in passato.

È però importante ricordare che lesioni molto simili possono avere cause completamente differenti.

Un trattamento non appropriato può non solo risultare inutile, ma anche modificare temporaneamente l’aspetto delle lesioni rendendo più difficile comprendere la causa del problema.

La visita dermatologica permette invece di valutare la distribuzione delle lesioni, la presenza di parassiti e l’eventuale necessità di esami specifici.

Allergie croniche: l’obiettivo è il controllo nel tempo

Quando viene diagnosticata una problematica allergica cronica, è importante comprendere che non sempre esiste una soluzione unica e definitiva.

In molti animali l’obiettivo è costruire nel tempo una strategia personalizzata di controllo, che può comprendere prevenzione antiparassitaria, gestione delle infezioni secondarie, cura della barriera cutanea, alimentazione specifica quando indicata e terapie mirate.

Anche conoscere la stagionalità dei sintomi può essere molto utile.

Se ogni anno il nostro cane comincia a grattarsi nello stesso periodo, questa informazione può aiutare il veterinario a ricostruire la storia clinica e programmare una gestione preventiva prima che il problema raggiunga la sua massima intensità.

Quando è il momento di fare una visita?

È consigliabile rivolgersi al veterinario quando il prurito non è più occasionale, tende a ripresentarsi o è accompagnato da altri segnali, come:

  • arrossamenti persistenti;
  • perdita o diradamento del pelo;
  • croste, escoriazioni o altre lesioni cutanee;
  • cattivo odore della pelle;
  • leccamento continuo delle zampe;
  • otiti che tendono a ripresentarsi;
  • secrezioni dalle orecchie;
  • ferite provocate dal grattamento;
  • irrequietezza o cambiamenti nel comportamento.

Non è necessario aspettare che le lesioni diventino molto evidenti. Un problema allergico individuato nelle sue fasi iniziali è generalmente più semplice da gestire e permette soprattutto di limitare il rischio che il continuo grattamento favorisca infiammazioni e infezioni secondarie.

Settembre: non sottovalutiamo un prurito che continua

Con la fine dell’estate è quindi utile osservare non soltanto il mantello, ma anche eventuali cambiamenti nelle abitudini del nostro animale.

Un cane che continua a leccarsi le zampe, che si gratta frequentemente o che presenta problemi ricorrenti alle orecchie, così come un gatto che si lecca più del solito o mostra zone di pelo diradato, potrebbe avere un problema che merita di essere approfondito.

Il prurito, infatti, non è una malattia ma un sintomo e può avere origini molto diverse. Capire cosa lo provoca è fondamentale per scegliere il trattamento corretto e, nei soggetti allergici, impostare una strategia che permetta di controllare il problema anche nel lungo periodo.

Se notate che il vostro cane o gatto si gratta o si lecca più del solito, non aspettate necessariamente che compaiano lesioni importanti: parlarne con il veterinario può aiutare a individuare precocemente la causa e a evitare che un piccolo fastidio diventi un problema più difficile da gestire.


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09/Set/2026


La fine dell’estate è un buon momento per controllare con particolare attenzione la pelle dei nostri animali. Dopo settimane trascorse tra caldo, umidità, passeggiate, bagni al mare o nei laghi e maggiore permanenza all’aperto, può capitare di notare arrossamenti, perdita di pelo, croste, piccole ferite o zone della cute che il cane o il gatto continua a leccare.

Con il termine “dermatite” indichiamo genericamente un’infiammazione della pelle, ma dietro a manifestazioni apparentemente molto simili possono nascondersi problemi differenti.

Proprio per questo non è sempre possibile capire semplicemente osservando una lesione quale sia la sua origine.

Come riconoscere una dermatite?

La cute sana dovrebbe apparire integra, senza arrossamenti evidenti, croste, secrezioni o cattivo odore. Anche il mantello può fornirci informazioni importanti: normalmente dovrebbe essere uniforme e non presentare improvvise aree di diradamento.

Tra i segnali che possono indicare la presenza di un problema dermatologico troviamo:

  • arrossamento della pelle;
  • prurito;
  • leccamento o mordicchiamento insistente;
  • perdita o diradamento del pelo;
  • croste;
  • piccole pustole;
  • desquamazione;
  • cute particolarmente untuosa;
  • cattivo odore;
  • zone umide o essudative;
  • piccole ferite provocate dal grattamento.

Non tutti questi sintomi devono necessariamente essere presenti contemporaneamente. A volte il problema inizia semplicemente con una piccola zona arrossata che l’animale continua a leccare.

Perché le dermatiti possono essere frequenti alla fine dell’estate?

Durante i mesi estivi la pelle di cane e gatto viene sottoposta a numerosi stimoli.

Caldo e umidità possono modificare il microambiente cutaneo, mentre bagni frequenti, acqua salata, sabbia, vegetazione e maggiore permanenza all’aperto possono contribuire a irritare la cute di alcuni soggetti.

A questo si aggiungono parassiti e allergeni ambientali ancora presenti nel mese di settembre.

Non bisogna però pensare che esista una singola “dermatite estiva”. Le cause possono essere numerose e spesso più fattori possono essere presenti contemporaneamente.

Le principali cause di dermatite

Una dermatite può avere origine parassitaria, allergica, infettiva o irritativa, ma esistono anche altre patologie che possono manifestarsi attraverso alterazioni della pelle e del mantello.

Pulci e altri parassiti rappresentano una delle possibili cause. In alcuni animali anche un numero limitato di punture può provocare un prurito intenso.

Le allergie ambientali o alimentari possono invece determinare infiammazione e prurito persistente, favorendo il continuo leccamento della cute.

In altri casi possono essere presenti infezioni sostenute da batteri o lieviti.

Esistono poi dermatiti conseguenti al contatto con sostanze irritanti, piccoli traumi o condizioni che alterano la normale barriera protettiva della pelle.

Per questo motivo l’aspetto della lesione da solo non è sempre sufficiente per formulare una diagnosi.

Quando la pelle perde la sua funzione di barriera

La cute non è semplicemente il rivestimento esterno del corpo. È un vero e proprio organo che svolge una funzione fondamentale di protezione.

Quando questa barriera viene danneggiata dal prurito, dal leccamento continuo o da un processo infiammatorio, microrganismi normalmente presenti sulla superficie cutanea possono trovare condizioni favorevoli per proliferare.

Possono così comparire infezioni secondarie batteriche o da lieviti, che aumentano ulteriormente infiammazione e prurito.

Il risultato può essere un circolo vizioso: più la pelle è irritata, più l’animale si gratta o si lecca; più si gratta, maggiore è il danno cutaneo.

Attenzione alle dermatiti umide

Durante e subito dopo i mesi caldi può capitare soprattutto nel cane di osservare zone della pelle che diventano rapidamente rosse, umide, dolenti e prive di pelo.

Sono lesioni che possono comparire e aumentare di dimensioni anche in poco tempo perché il cane continua a leccarle o grattarle.

Il mantello folto, l’umidità persistente, i bagni frequenti e la presenza di una causa di prurito possono favorirne lo sviluppo.

In questi casi è importante intervenire rapidamente: sotto il pelo una lesione apparentemente piccola può essere più estesa di quanto sembri.

E nel gatto?

Nel gatto i problemi dermatologici possono essere più difficili da riconoscere.

Il gatto tende infatti a leccarsi frequentemente e spesso lo fa lontano dallo sguardo del proprietario. Il primo segnale può quindi essere semplicemente una zona in cui il pelo appare più corto o diradato.

Altre volte si possono percepire piccole croste durante le carezze oppure osservare lesioni sulla testa, sul collo o in altre parti del corpo.

Anche nel gatto, quindi, un cambiamento del mantello può essere il primo segnale di un problema cutaneo e non dovrebbe essere automaticamente attribuito alla muta.

Controllare la cute anche sotto il pelo

Uno dei problemi è che molte lesioni rimangono nascoste dal mantello, soprattutto nei cani e nei gatti a pelo lungo.

Durante la spazzolatura possiamo approfittarne per osservare alcune zone particolarmente importanti:

  • addome;
  • ascelle;
  • inguine;
  • base della coda;
  • interno delle cosce;
  • spazi tra le dita;
  • collo;
  • zona dietro le orecchie.

Passando delicatamente le mani sul mantello possiamo inoltre percepire croste, piccoli noduli o zone doloranti che altrimenti potrebbero sfuggire.

Il cattivo odore della pelle non è normale

Un segnale spesso sottovalutato è il cambiamento dell’odore della cute.

Se il mantello o alcune zone del corpo iniziano ad avere un odore intenso o insolito, soprattutto in presenza di arrossamento, secrezioni o pelle untuosa, è opportuno approfondire.

Il cattivo odore può infatti essere associato alla proliferazione di batteri o lieviti e non dovrebbe essere semplicemente mascherato con shampoo profumati o altri prodotti cosmetici.

Perché è meglio evitare il fai-da-te?

Davanti a una piccola dermatite può essere spontaneo utilizzare una crema che abbiamo in casa, un disinfettante o un prodotto che aveva funzionato in occasione di un problema precedente.

Il rischio è però quello di trattare soltanto ciò che vediamo senza sapere perché la lesione si è sviluppata.

Una dermatite causata da parassiti, una problematica allergica e un’infezione cutanea possono richiedere approcci molto differenti.

Anche prodotti apparentemente innocui possono irritare ulteriormente la pelle oppure essere leccati e ingeriti dall’animale.

È quindi preferibile evitare l’applicazione di farmaci o prodotti non specificamente indicati dal veterinario.

Cosa può fare il veterinario?

La visita dermatologica parte dall’osservazione della cute e dalla raccolta della storia clinica dell’animale.

È importante sapere quando è comparso il problema, se provoca prurito, se si è già verificato in passato, quali trattamenti antiparassitari vengono utilizzati e se esiste una particolare stagionalità.

Quando necessario, il veterinario può ricorrere a esami specifici per valutare la presenza di parassiti, batteri, lieviti o altre alterazioni.

L’obiettivo non è soltanto far scomparire la lesione visibile, ma individuare e controllare la causa che l’ha provocata.

Questo diventa particolarmente importante quando le dermatiti tendono a ripresentarsi.

Quando è opportuno far controllare la pelle?

È consigliabile richiedere una valutazione quando compaiono:

  • zone molto arrossate;
  • perdita di pelo improvvisa o localizzata;
  • lesioni umide;
  • croste diffuse;
  • secrezioni;
  • cattivo odore;
  • prurito intenso;
  • ferite provocate dal grattamento;
  • dolore al contatto;
  • lesioni che aumentano rapidamente di dimensioni;
  • problemi che migliorano e poi ritornano.

Particolare attenzione va riservata alle lesioni che l’animale continua a leccare o mordicchiare, perché il continuo traumatismo può far peggiorare rapidamente una situazione inizialmente limitata.

La fine dell’estate è un buon momento per controllare la pelle

Settembre può quindi diventare l’occasione per osservare con maggiore attenzione cute e mantello dopo i mesi estivi.

Durante una spazzolatura controlliamo ciò che normalmente rimane nascosto dal pelo e prestiamo attenzione a cambiamenti di colore, odore, consistenza della pelle o comportamento dell’animale.

Una piccola zona arrossata non rappresenta necessariamente un problema importante, ma una lesione che persiste, si estende o provoca prurito merita di essere valutata.

Intervenire precocemente permette spesso di evitare che il continuo leccamento o grattamento favorisca infezioni secondarie e renda il problema più fastidioso e difficile da risolvere.

La salute della pelle è parte integrante del benessere del nostro animale: imparare a osservarla è un semplice gesto di prevenzione che possiamo fare anche a casa.


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02/Set/2026


Con la fine dell’estate e il ritorno alla normale routine può capitare di accorgersi che il nostro cane scuote frequentemente la testa, si gratta un orecchio oppure non gradisce più essere accarezzato vicino alla testa. In altri casi ciò che attira la nostra attenzione è un odore insolito proveniente dall’orecchio o la presenza di secrezioni.

Potrebbe trattarsi di un’otite, un problema piuttosto frequente soprattutto nel cane, ma che può interessare anche il gatto.

Settembre è un periodo nel quale vale la pena prestare particolare attenzione alle orecchie dei nostri animali: bagni al mare, nei laghi o in piscina, caldo, umidità, allergie e maggiore attività all’aperto possono infatti contribuire alla comparsa o alla riacutizzazione di problemi auricolari.

È però importante ricordare che non tutte le otiti sono uguali e che dietro a un orecchio infiammato possono esserci cause molto diverse.

Cos’è l’otite?

Con il termine otite si indica un’infiammazione dell’orecchio.

Nel cane e nel gatto la forma che osserviamo più frequentemente è l’otite esterna, che interessa il condotto uditivo esterno. Se il problema viene trascurato o in determinate condizioni, l’infiammazione può però coinvolgere anche strutture più profonde dell’orecchio.

Il condotto uditivo del cane, inoltre, presenta una particolare conformazione anatomica: non è un canale semplicemente diritto verso il timpano, ma possiede una porzione verticale e una orizzontale. Questa caratteristica può favorire, soprattutto nei soggetti predisposti, il ristagno di secrezioni e umidità.

Come possiamo accorgerci che qualcosa non va?

I segnali possono essere abbastanza evidenti, ma nelle fasi iniziali anche molto discreti.

È utile prestare attenzione se il nostro animale:

  • scuote frequentemente la testa;
  • si gratta insistentemente una o entrambe le orecchie;
  • tiene la testa inclinata;
  • presenta arrossamento del padiglione auricolare;
  • ha secrezioni all’interno dell’orecchio;
  • presenta un odore intenso o insolito;
  • manifesta dolore quando tocchiamo l’orecchio;
  • non vuole essere accarezzato sulla testa;
  • sfrega la testa contro mobili, tappeti o divani.

In alcuni casi il cane può diventare improvvisamente insofferente quando proviamo a controllare l’orecchio. Non è necessariamente un cambiamento di carattere: un’otite può essere molto dolorosa.

Perché le otiti possono comparire dopo l’estate?

Durante i mesi estivi molti cani fanno più frequentemente il bagno.

Mare, laghi, fiumi e piscine fanno parte delle vacanze di numerose famiglie e spesso anche i nostri animali partecipano volentieri.

L’acqua che entra nel condotto uditivo e l’umidità che può permanere al suo interno possono contribuire a creare un ambiente favorevole alla proliferazione di microrganismi.

Questo non significa che ogni cane che nuota svilupperà un’otite. Alcuni soggetti, però, sono decisamente più predisposti di altri.

Anche caldo e umidità ambientale possono contribuire a modificare le condizioni del condotto auricolare.

Settembre diventa quindi un buon momento per controllare le orecchie, soprattutto nei cani che durante l’estate hanno trascorso molto tempo in acqua.

Non è sempre colpa dell’acqua

Attribuire automaticamente un’otite ai bagni estivi può però essere fuorviante.

Le cause e i fattori predisponenti possono essere numerosi.

Tra questi troviamo:

  • allergie;
  • parassiti;
  • corpi estranei;
  • eccessiva produzione di cerume;
  • conformazione del condotto uditivo;
  • presenza di molto pelo nella zona auricolare;
  • alterazioni della normale ventilazione del condotto;
  • proliferazione di batteri o lieviti.

In alcuni animali possono essere presenti contemporaneamente più fattori.

Per questo motivo curare semplicemente l’infiammazione senza cercare di comprenderne l’origine può portare a una temporanea risoluzione seguita dalla comparsa di nuovi episodi.

Otiti e allergie: un legame da non sottovalutare

Un aspetto particolarmente importante riguarda il rapporto tra otiti e malattie allergiche.

In alcuni cani l’infiammazione delle orecchie può rappresentare una delle manifestazioni di una problematica allergica e, talvolta, può comparire prima che siano evidenti lesioni cutanee in altre parti del corpo.

Un cane che presenta frequentemente otiti, soprattutto se associate a leccamento delle zampe, arrossamenti della pelle o prurito, potrebbe quindi avere un problema di base che merita di essere approfondito.

In questi casi limitarsi a trattare ogni episodio senza indagare la causa può significare ritrovarsi periodicamente con lo stesso problema.

Attenzione ai corpi estranei

Durante l’estate e nelle passeggiate in campagna un’altra possibile causa di improvviso fastidio auricolare è rappresentata dai corpi estranei vegetali, come le spighe e i forasacchi.

Il segnale tipico può essere uno scuotimento molto improvviso e insistente della testa, spesso comparso durante o subito dopo una passeggiata.

Il cane può grattarsi violentemente un solo orecchio e manifestare evidente fastidio.

In queste situazioni è importante non tentare di raggiungere o estrarre il corpo estraneo con pinzette, cotton fioc o altri strumenti: si rischia di spingerlo più profondamente nel condotto o provocare lesioni.

Batteri e lieviti: perché possono proliferare?

Il condotto uditivo ospita normalmente una propria popolazione microbica. Quando però le condizioni locali cambiano a causa di infiammazione, umidità, allergie o altri fattori, alcuni microrganismi possono proliferare eccessivamente.

Tra questi possono esserci batteri e lieviti, che contribuiscono a mantenere l’infiammazione.

La presenza di materiale scuro, giallastro o particolarmente abbondante, insieme a cattivo odore e arrossamento, può essere un segnale.

L’aspetto delle secrezioni, tuttavia, non permette da solo di stabilire con certezza quale microrganismo sia coinvolto.

Perché la visita è importante?

Quando si sospetta un’otite, il veterinario può esaminare il condotto auricolare e valutare le condizioni dell’orecchio.

L’esame con l’otoscopio consente, quando possibile, di osservare il condotto e il timpano e verificare la presenza di materiale, infiammazione o eventuali corpi estranei.

In molti casi può essere utile anche l’esame citologico del materiale auricolare, che permette di ottenere informazioni sulla presenza di lieviti, batteri e cellule infiammatorie.

Queste informazioni aiutano a scegliere il trattamento più appropriato.

Non tutte le otiti, infatti, richiedono la stessa terapia.

Perché non utilizzare le vecchie gocce?

È una situazione piuttosto comune: il cane ha già avuto un’otite, nell’armadietto è rimasto un flacone di gocce e, quando ricompaiono i sintomi, viene spontaneo utilizzarlo nuovamente.

È però una pratica da evitare.

L’otite attuale potrebbe avere una causa diversa dalla precedente e il prodotto potrebbe non essere indicato. Inoltre, prima di applicare determinati farmaci è importante conoscere le condizioni del condotto uditivo e del timpano.

Anche utilizzare un antibiotico locale senza sapere se esiste realmente un’infezione batterica e quale sia la situazione dell’orecchio non rappresenta una buona strategia.

Un’otite nuova richiede una nuova valutazione.

E i cotton fioc?

Il cotton fioc è uno degli strumenti che associamo maggiormente alla pulizia delle orecchie, ma nel cane e nel gatto non dovrebbe essere introdotto nel condotto uditivo.

Oltre al rischio di provocare piccoli traumi, può spingere cerume e secrezioni più in profondità.

La pulizia delle orecchie deve essere effettuata con prodotti e modalità appropriate e soprattutto non tutti gli animali hanno bisogno della stessa frequenza di pulizia.

Pulire troppo spesso un orecchio sano può irritarlo, mentre nei soggetti predisposti può essere utile un programma specifico indicato dal veterinario.

Come possiamo controllare le orecchie a casa?

Una buona abitudine è osservare periodicamente il padiglione auricolare e la parte visibile dell’ingresso del condotto.

Possiamo controllare:

  • presenza di arrossamento;
  • quantità e colore del cerume;
  • eventuali secrezioni;
  • odore;
  • sensibilità al contatto.

È utile anche conoscere ciò che è normale per il nostro animale. Se controlliamo regolarmente le orecchie sarà più semplice accorgerci di un cambiamento.

Nei cani che amano nuotare o che vengono lavati frequentemente, può essere utile prestare ancora maggiore attenzione dopo il bagno, seguendo le indicazioni del veterinario per la corretta gestione delle orecchie.

E nel gatto?

Le otiti sono generalmente meno frequenti nel gatto rispetto al cane, ma possono comunque verificarsi.

Anche nel gatto possiamo osservare scuotimento della testa, prurito, secrezioni, arrossamento o fastidio quando tocchiamo le orecchie.

Tra le possibili cause possono esserci anche parassiti auricolari, soprattutto in determinati contesti e nei soggetti giovani.

Un gatto che improvvisamente si gratta molto le orecchie o presenta abbondante materiale scuro nel condotto dovrebbe quindi essere controllato.

Quando bisogna rivolgersi rapidamente al veterinario?

Alcuni segnali meritano particolare attenzione.

È consigliabile far controllare l’animale se:

  • scuote continuamente la testa;
  • manifesta dolore evidente;
  • compare improvvisamente un forte fastidio dopo una passeggiata;
  • sono presenti secrezioni abbondanti;
  • l’orecchio emana cattivo odore;
  • il padiglione è molto arrossato o gonfio;
  • l’animale tiene persistentemente la testa inclinata;
  • perde equilibrio o appare disorientato;
  • l’otite continua a ripresentarsi.

I disturbi dell’equilibrio o altri segni neurologici richiedono una valutazione particolarmente tempestiva perché possono indicare il coinvolgimento di strutture più profonde dell’orecchio.

Prevenire significa soprattutto conoscere il proprio animale

Non esiste una routine di pulizia universale adatta a tutti i cani e a tutti i gatti.

Alcuni animali hanno orecchie sane per tutta la vita con pochissimi interventi, mentre altri presentano caratteristiche anatomiche o problemi di base che richiedono controlli più frequenti.

Nei soggetti predisposti è quindi importante concordare con il veterinario come e quando controllare e pulire le orecchie, evitando sia di trascurarle sia di intervenire eccessivamente.

Particolare attenzione deve essere riservata agli animali che hanno già avuto più episodi di otite: la prevenzione delle recidive passa soprattutto dall’identificazione dei fattori che favoriscono il problema.

Dopo l’estate, diamo un’occhiata anche alle orecchie

Settembre è quindi un buon momento per inserire anche le orecchie nel nostro piccolo controllo di fine estate.

Osserviamole, impariamo a riconoscere il loro aspetto e odore normali e facciamo attenzione ai cambiamenti nel comportamento del nostro animale.

Scuotere frequentemente la testa, grattarsi le orecchie o avere un cattivo odore auricolare non sono comportamenti normali da aspettare che passino da soli.

Intervenire precocemente può evitare che una semplice infiammazione diventi più dolorosa e difficile da gestire. E quando le otiti tendono a tornare, il passo più importante non è soltanto curare l’orecchio, ma capire perché quel problema continua a ripresentarsi.


29/Ago/2026


Il Centro Veterinario San Martino è entusiasta di invitarvi a “UNO, NESSUNO, CENTO PET”, un evento speciale dedicato interamente al benessere, all’educazione e al divertimento dei nostri amati animali domestici.

Vi aspettiamo Sabato 12 e Domenica 13 Settembre nella splendida cornice del Parco Pirandello di Traversetolo per trascorrere insieme un fine settimana all’insegna della natura e dell’amore per gli animali.

Perché partecipare?

L’evento è a ingresso libero ed è pensato per coinvolgere tutta la famiglia, pelosetti compresi! Durante le due giornate troverete un’atmosfera di festa con tante attività:

  • 📸 Foto ricordo: un set per scattare una foto speciale insieme al tuo pet.
  • 🎁 Gadget e Giochi: tante sorprese e momenti ludici da condividere.
  • 📚 Materiali divulgativi: per rimanere sempre aggiornati sulle migliori pratiche per la salute del tuo animale.

Il Programma: Formazione e Consigli Pratici

Il nostro team ha organizzato una serie di incontri divulgativi (brevi e mirati) per rispondere ai dubbi più comuni dei proprietari e fornire consigli pratici sulla gestione quotidiana di cani e gatti. Ecco il calendario degli interventi:

Sabato, 12 Settembre (L’evento sarà aperto dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 19:00)

  • 10:00 | Parassiti: la strategia annuale per evitare l’80% dei problemi.
  • 17:00 | Dermatologia: occhio a questi 5 fattori.
  • 18:00 | Giochi: le migliori attività da fare con il tuo cane, sia in estate che in inverno.

Domenica, 13 Settembre (L’evento sarà aperto dalle 15:00 alle 19:00)

  • 16:00 | Gestione e Igiene: le basi per la cura quotidiana del pet.
  • 17:00 | Nutrizione animale: scopriamo il BCS (Body Condition Score), come leggere correttamente le etichette degli alimenti e calcolare le giuste quantità.
  • 18:00 | In viaggio con te: tutti i documenti e i preparativi necessari per affrontare serenamente un viaggio all’estero insieme.

Come trovarci

L’evento si terrà al Parco Pirandello di Traversetolo (PR). Per qualsiasi informazione, il nostro staff è a vostra completa disposizione.

Non perdete l’occasione di incontrare il team del Centro Veterinario San Martino fuori dall’ambulatorio, per imparare cose nuove e divertirsi insieme. Portate i vostri amici a quattro zampe, vi aspettiamo numerosi!

Contatti e Informazioni:

  • Telefono: 0521 841900
  • Clinica: Centro Veterinario San Martino – Via Pedemontana 122, Traversetolo (PR)
  • Direttore Sanitario: Dr. Giacomo Riva

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26/Ago/2026


Per molti di noi l’estate è sinonimo di passeggiate, vacanze e giornate all’aria aperta. Per un cane o un gatto affetto da una malattia cardiaca, invece, le alte temperature possono rappresentare una vera sfida.

Il caldo costringe infatti l’organismo a lavorare di più per mantenere una temperatura corporea adeguata. Nei soggetti sani questo meccanismo viene generalmente compensato senza difficoltà, ma negli animali con patologie cardiache il cuore potrebbe non riuscire a sostenere lo sforzo richiesto.

Per questo motivo i mesi estivi richiedono qualche attenzione in più, soprattutto negli animali anziani e in quelli già seguiti dal veterinario per insufficienza cardiaca o altre malattie del cuore.

Perché il caldo mette sotto stress il cuore?

A differenza dell’uomo, cani e gatti non sudano attraverso la pelle per disperdere il calore.

Il cane utilizza principalmente l’ansimare, mentre il gatto tende a cercare ambienti più freschi e a ridurre spontaneamente l’attività fisica.

Quando la temperatura esterna aumenta:

  • il cuore deve pompare più sangue verso la superficie del corpo per favorire la dispersione del calore;
  • aumenta la frequenza respiratoria;
  • cresce il consumo di energie;
  • aumenta il rischio di disidratazione.

In presenza di una cardiopatia questi meccanismi possono diventare più faticosi e favorire la comparsa di sintomi.

Quali animali sono più a rischio?

Meritano particolare attenzione:

  • cani con insufficienza cardiaca;
  • cani affetti da malattia degenerativa della valvola mitrale;
  • soggetti con cardiomiopatie;
  • gatti con cardiomiopatia ipertrofica;
  • animali anziani;
  • razze brachicefale (Bulldog Francese, Carlino, Bulldog Inglese, Boxer);
  • animali in sovrappeso.

Anche un animale con una cardiopatia ben compensata può andare maggiormente in difficoltà durante una giornata particolarmente calda e umida.

I sintomi da non sottovalutare

Durante l’estate è importante osservare attentamente il comportamento del proprio animale.

Tra i segnali che meritano una valutazione veterinaria troviamo:

  • affaticamento dopo una breve passeggiata;
  • ansimare più del normale anche a riposo;
  • tosse persistente (soprattutto nel cane);
  • difficoltà respiratoria;
  • riduzione dell’appetito;
  • debolezza;
  • episodi di svenimento o collasso;
  • gengive molto pallide o bluastre.

Questi sintomi non indicano necessariamente un peggioramento della malattia cardiaca, ma richiedono sempre un approfondimento.

Le passeggiate vanno organizzate con attenzione

L’attività fisica non deve essere eliminata, ma adattata alle condizioni climatiche.

Durante l’estate è consigliabile:

  • uscire al mattino presto o dopo il tramonto;
  • evitare le ore centrali della giornata;
  • scegliere percorsi ombreggiati;
  • fare passeggiate più brevi ma frequenti;
  • portare sempre acqua fresca.

Se il cane mostra segni di stanchezza è importante interrompere immediatamente l’attività e lasciarlo riposare.

L’importanza dell’idratazione

L’acqua rappresenta un elemento fondamentale anche per gli animali cardiopatici.

Una corretta idratazione aiuta l’organismo a regolare la temperatura corporea e contribuisce al benessere generale.

L’acqua deve essere sempre:

  • fresca;
  • facilmente accessibile;
  • disponibile in più punti della casa, soprattutto durante i periodi di maggiore caldo.

È importante non modificare autonomamente la quantità di acqua o la terapia prescritta, anche se il cane o il gatto assume farmaci diuretici. Ogni eventuale variazione deve essere concordata con il veterinario curante.

Attenzione anche agli spostamenti in auto

L’abitacolo di un’automobile può raggiungere temperature molto elevate in pochi minuti.

Per un animale con problemi cardiaci questo rappresenta un rischio ancora maggiore.

Durante i viaggi è consigliabile:

  • utilizzare l’aria condizionata in modo graduale;
  • programmare soste frequenti;
  • offrire acqua durante il tragitto;
  • evitare di lasciare il cane o il gatto in auto, anche per pochi minuti.

Cinque errori da evitare

  • Portare il cane a passeggio nelle ore più calde.
  • Interrompere o modificare la terapia senza consultare il veterinario.
  • Pensare che un maggiore affanno sia “normale” perché fa caldo.
  • Ridurre l’acqua per paura che l’animale beva troppo.
  • Rimandare una visita di controllo in presenza di nuovi sintomi.

Quando è necessario contattare subito il veterinario?

È consigliabile richiedere una visita il prima possibile se il cane o il gatto:

  • respira con difficoltà anche a riposo;
  • presenta tosse improvvisa o persistente;
  • appare molto debole;
  • sviene o collassa;
  • mostra un peggioramento evidente rispetto ai giorni precedenti.

Un intervento tempestivo permette spesso di stabilizzare rapidamente la situazione ed evitare complicazioni.

Conclusioni

Le alte temperature rappresentano un impegno aggiuntivo per l’organismo di tutti gli animali, ma nei soggetti affetti da malattie cardiache richiedono qualche attenzione in più.

Con semplici accorgimenti, come evitare il caldo nelle ore centrali, mantenere una corretta idratazione, rispettare la terapia e programmare controlli periodici, è possibile aiutare il proprio cane o gatto a vivere l’estate in sicurezza.

Se noti cambiamenti nel comportamento, nella respirazione o nella tolleranza allo sforzo del tuo animale, non aspettare che i sintomi peggiorino: una visita veterinaria può fare la differenza e consentire di affrontare tempestivamente eventuali complicazioni.


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19/Ago/2026


Con l’arrivo dell’estate aumenta la voglia di trascorrere giornate all’aria aperta insieme al proprio cane. Una passeggiata sulla spiaggia, un tuffo nel lago o qualche ora in piscina rappresentano momenti di divertimento che molti animali adorano.

Ma fare il bagno tutti i giorni è davvero salutare? Oppure potrebbe causare problemi alla pelle e alle orecchie?

La risposta è meno scontata di quanto si possa pensare. L’acqua, infatti, non è sempre un problema: molto dipende dalla sua qualità, dalla frequenza dei bagni, dal tipo di mantello e dalle attenzioni che dedichiamo al nostro cane una volta terminata la nuotata.

Vediamo insieme quali accorgimenti adottare per vivere l’estate in sicurezza.

Il nuoto è un’attività benefica

Per la maggior parte dei cani il nuoto rappresenta un eccellente esercizio fisico.

Permette di:

  • mantenere una buona forma muscolare;
  • ridurre il carico sulle articolazioni;
  • migliorare la resistenza fisica;
  • favorire il benessere mentale.

È particolarmente indicato nei soggetti anziani o con problemi articolari, purché l’attività venga svolta in sicurezza e dopo aver ricevuto il parere del veterinario.

Naturalmente non tutti i cani sono grandi nuotatori. Razze brachicefale come Bulldog Francese, Carlino e Bulldog Inglese possono andare incontro a maggiore affaticamento respiratorio e necessitano di particolare attenzione.

Mare, lago o piscina: quali differenze?

Mare

L’acqua di mare è generalmente pulita, ma il sale può irritare pelle e mucose.

Inoltre molti cani, giocando tra le onde, ingeriscono acqua salata che può provocare:

  • vomito;
  • diarrea;
  • dolori addominali;
  • nei casi più gravi alterazioni degli elettroliti.

Dopo il bagno è sempre consigliabile risciacquare il mantello con acqua dolce.

Lago

Il lago può rappresentare un ambiente piacevole, ma richiede qualche attenzione in più.

È bene evitare:

  • acque stagnanti;
  • zone con cattivo odore;
  • presenza di alghe;
  • aree molto fangose.

In estate alcune alghe possono produrre tossine pericolose anche per gli animali domestici. Se l’acqua appare torbida, verdastra o presenta una patina superficiale, è preferibile evitare il bagno.

Piscina

Sempre più strutture ricettive mettono a disposizione piscine dedicate ai cani.

L’acqua clorata, se ben mantenuta, non rappresenta generalmente un problema. Tuttavia è consigliabile evitare che il cane ne ingerisca grandi quantità e risciacquare sempre il mantello al termine del bagno.

Il bagno quotidiano può creare problemi?

In linea generale un cane sano può fare il bagno anche frequentemente durante l’estate.

I problemi non derivano tanto dall’acqua, quanto dalla mancata asciugatura e dall’umidità che rimane intrappolata nel mantello o all’interno del condotto uditivo.

I soggetti più predisposti sono:

  • cani con orecchie pendenti;
  • razze dal pelo molto fitto;
  • cani con dermatiti allergiche;
  • soggetti con precedenti episodi di otite.

Otiti: uno dei problemi più frequenti

Le orecchie rappresentano una delle zone più delicate durante il periodo estivo.

L’umidità favorisce la proliferazione di batteri e lieviti, aumentando il rischio di infiammazione.

I primi segnali sono spesso:

  • scuotimento della testa;
  • prurito;
  • cattivo odore;
  • arrossamento;
  • secrezioni.

Intervenire rapidamente permette spesso di evitare che un’infiammazione lieve evolva in un’otite più importante.

Anche la pelle merita attenzione

Bagni ripetuti, sabbia, salsedine e sfregamento possono alterare la barriera protettiva della cute.

Alcuni cani possono sviluppare:

  • arrossamenti;
  • prurito;
  • dermatiti;
  • hot spot;
  • irritazioni tra le dita.

Asciugare accuratamente il mantello e risciacquare il cane dopo il bagno aiuta a ridurre notevolmente questi rischi.

Come asciugare correttamente il cane

Una buona asciugatura è probabilmente il gesto più importante dopo ogni bagno.

È consigliabile:

  • utilizzare un asciugamano assorbente;
  • asciugare con particolare cura le orecchie;
  • non lasciare il cane bagnato per molte ore;
  • spazzolare il mantello se particolarmente fitto.

Nei cani a pelo lungo può essere utile anche l’utilizzo di un phon a temperatura moderata, evitando getti d’aria troppo caldi.

Cinque errori da evitare

  • Lasciare il cane bagnato dopo il bagno.
  • Permettere di bere grandi quantità di acqua di mare.
  • Fare il bagno in acque sporche o stagnanti.
  • Trascurare i primi sintomi di un’otite.
  • Utilizzare detergenti o shampoo dopo ogni bagno senza indicazione veterinaria.

Quando è consigliabile una visita veterinaria?

Contatta il veterinario se il cane presenta:

  • prurito persistente;
  • scuotimento continuo della testa;
  • cattivo odore proveniente dalle orecchie;
  • arrossamenti della pelle;
  • vomito o diarrea dopo il bagno;
  • abbattimento o perdita dell’appetito.

Una visita tempestiva permette spesso di risolvere rapidamente il problema ed evitare trattamenti più lunghi.

Conclusioni

Il bagno rappresenta uno dei momenti più piacevoli dell’estate per molti cani e, nella maggior parte dei casi, non deve essere evitato.

La differenza la fanno le attenzioni successive: scegliere acque pulite, evitare eccessive ingestioni di acqua, risciacquare il mantello, asciugare accuratamente il cane e osservare eventuali cambiamenti nel comportamento o nella pelle.

Con queste semplici precauzioni sarà possibile vivere una stagione estiva ricca di divertimento, riducendo al minimo il rischio di problemi dermatologici o alle orecchie.


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12/Ago/2026


Quando si avvicinano le vacanze estive, una delle domande che i proprietari di gatti ci pongono più spesso è: “È meglio portarlo con noi oppure lasciarlo a casa?”

A differenza del cane, che generalmente vive con entusiasmo nuove esperienze e ambienti diversi, il gatto è un animale fortemente legato al proprio territorio e alle sue abitudini. Cambiare improvvisamente ambiente può rappresentare una fonte di stress importante.

Non esiste però una risposta valida per tutti. Molto dipende dal carattere del gatto, dalla durata della vacanza e dalla destinazione.

Vediamo insieme quali aspetti valutare per prendere la decisione migliore.

Il gatto ama la routine

I gatti sono animali estremamente abitudinari.

Conoscono perfettamente ogni angolo della casa, gli odori, i rumori e i luoghi dove riposare. Anche piccoli cambiamenti possono modificare il loro equilibrio.

Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, un gatto adulto che vive esclusivamente in appartamento affronta meglio l’assenza temporanea dei proprietari che un viaggio lungo verso un ambiente completamente nuovo.

Quando è meglio lasciarlo a casa?

Se la vacanza dura pochi giorni e il gatto è sano, la soluzione più indicata è spesso lasciarlo nel suo ambiente abituale.

Naturalmente non significa lasciarlo da solo.

È importante che una persona di fiducia o un cat sitter lo visiti quotidianamente per:

  • rinnovare acqua e cibo;
  • pulire la lettiera;
  • controllare il suo stato di salute;
  • dedicargli qualche momento di gioco o di compagnia.

Molti gatti vivono questa situazione con molta più serenità rispetto a un viaggio.

Quando può essere utile portarlo con sé?

Esistono però alcune situazioni nelle quali il viaggio può rappresentare una scelta valida.

Ad esempio:

  • soggiorni molto lunghi;
  • trasferimenti di diverse settimane;
  • gatti già abituati agli spostamenti;
  • seconde case frequentate abitualmente;
  • gatti particolarmente legati ai proprietari e poco stressati dai cambiamenti.

In questi casi è comunque importante organizzare il viaggio con attenzione.

Come preparare il viaggio

Se si decide di portare il gatto in vacanza è fondamentale evitare improvvisazioni.

Il trasportino deve essere percepito come un luogo sicuro e non come qualcosa da utilizzare solo quando si va dal veterinario.

Nei giorni precedenti è utile lasciarlo aperto in casa, inserendo una coperta familiare o qualche premio.

Durante il viaggio:

  • il trasportino deve essere ben fissato;
  • evitare di lasciare libero il gatto nell’abitacolo;
  • mantenere una temperatura confortevole;
  • evitare soste troppo lunghe sotto il sole.

La nuova casa deve essere “a misura di gatto”

Una volta arrivati a destinazione è consigliabile permettere al gatto di ambientarsi gradualmente.

Nei primi giorni è preferibile limitarne gli spazi, lasciandolo inizialmente in una stanza tranquilla con:

  • lettiera;
  • acqua;
  • cibo;
  • tiragraffi;
  • coperta o cuscino con il suo odore.

Forzarlo a esplorare immediatamente tutta la casa potrebbe aumentare il livello di stress.

Attenzione alle fughe

Uno dei rischi maggiori durante le vacanze riguarda le fughe accidentali.

Un gatto spaventato che si trova in un ambiente sconosciuto può cercare rapidamente una via di fuga.

Per questo motivo è importante:

  • verificare che porte e finestre siano ben chiuse;
  • utilizzare sempre un trasportino durante gli spostamenti;
  • controllare che il microchip sia registrato e i dati siano aggiornati;
  • applicare, se possibile, una medaglietta con recapito telefonico.

E se scegliamo una pensione?

Le pensioni per gatti rappresentano un’alternativa valida quando non è possibile affidarsi a parenti o cat sitter.

Prima della prenotazione è consigliabile verificare:

  • condizioni igieniche;
  • spazi disponibili;
  • presenza di personale qualificato;
  • possibilità di isolamento in caso di malattia;
  • richiesta delle vaccinazioni aggiornate.

Una buona struttura dedica tempo anche all’interazione con il gatto e non solo alla gestione dell’alimentazione.

Cinque errori da evitare

  • Lasciare il gatto completamente solo per più giorni.
  • Cambiare improvvisamente alimentazione durante il viaggio.
  • Aprire il trasportino in luoghi non sicuri.
  • Dimenticare acqua fresca durante gli spostamenti.
  • Pensare che tutti i gatti reagiscano allo stesso modo.

Quando è consigliabile una visita veterinaria prima della partenza?

È opportuno programmare un controllo se il gatto:

  • è anziano;
  • soffre di patologie croniche;
  • assume farmaci;
  • non viaggia da molto tempo;
  • deve soggiornare in pensione.

La visita permette di verificare lo stato di salute generale e di affrontare il viaggio con maggiore tranquillità.

Conclusioni

Per la maggior parte dei gatti la casa rimane il luogo dove si sentono più sicuri.

Quando è possibile organizzare visite quotidiane da parte di una persona fidata, questa rappresenta spesso la soluzione meno stressante.

Se invece il viaggio è inevitabile o il gatto è già abituato agli spostamenti, una buona organizzazione e qualche semplice precauzione permettono di vivere la vacanza in serenità.

L’importante è ricordare che ogni gatto è un individuo con esigenze diverse: osservare il suo comportamento e rispettare i suoi tempi è il primo passo per garantirgli benessere anche durante le ferie.


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05/Ago/2026


L’estate è sinonimo di giornate all’aria aperta, giardini in fiore, terrazzi ricchi di piante ornamentali e vacanze nella natura. È un periodo che invita a trascorrere più tempo insieme ai nostri animali, ma che nasconde anche alcuni pericoli spesso poco conosciuti.

Tra questi ci sono le piante tossiche, responsabili ogni anno di numerosi episodi di intossicazione in cani e gatti. Nella maggior parte dei casi si tratta di ingestione accidentale di foglie, fiori, bacche o semi, soprattutto da parte di cuccioli e animali particolarmente curiosi.

Molti proprietari sono convinti che il proprio animale riesca istintivamente a distinguere ciò che è pericoloso da ciò che non lo è. In realtà non è così. Un cane può mordicchiare una foglia mentre gioca in giardino, mentre un gatto può essere attirato da una pianta presente sul balcone o all’interno dell’abitazione.

Conoscere le specie più pericolose e sapere come comportarsi è il modo migliore per prevenire situazioni di emergenza.

Perché alcune piante sono tossiche?

Le piante producono naturalmente sostanze chimiche che servono a difendersi dagli insetti e dagli animali erbivori. Alcune di queste molecole, come alcaloidi, glicosidi cardiaci, saponine o cristalli di ossalato di calcio, possono risultare tossiche anche per i nostri animali domestici.

La gravità dell’intossicazione dipende da diversi fattori:

  • la specie della pianta; 
  • la quantità ingerita; 
  • la parte della pianta consumata (foglie, fiori, semi, bacche o radici); 
  • la taglia dell’animale; 
  • l’età e lo stato di salute. 

È importante ricordare che non tutte le piante provocano gli stessi sintomi e che alcune possono causare danni anche dopo l’ingestione di quantità molto ridotte.

Le piante più tossiche durante l’estate

Oleandro

L’oleandro è una delle piante ornamentali più diffuse nei giardini italiani, ma anche una delle più pericolose.

Foglie, fiori, rami e persino l’acqua presente nei sottovasi contengono sostanze in grado di alterare il normale funzionamento del cuore.

L’ingestione può provocare:

  • vomito; 
  • diarrea; 
  • abbondante salivazione; 
  • debolezza; 
  • alterazioni del battito cardiaco; 
  • collasso nei casi più gravi. 

Giglio

Chi possiede un gatto dovrebbe conoscere molto bene questa pianta.

Tutte le specie appartenenti al genere Lilium rappresentano infatti una vera emergenza veterinaria per il gatto. È sufficiente ingerire una piccola parte della pianta o anche solo leccare il polline depositato sul mantello per sviluppare una grave insufficienza renale acuta.

Nel cane il rischio è decisamente inferiore, ma nel gatto è fondamentale intervenire nelle primissime ore.

Cycas

Sempre più presente nei giardini e nei terrazzi, la Cycas revoluta è particolarmente tossica, soprattutto per il cane.

La parte più pericolosa sono i semi, ma tutta la pianta contiene sostanze capaci di provocare danni al fegato.

I sintomi possono includere:

  • vomito intenso; 
  • diarrea; 
  • abbattimento; 
  • tremori; 
  • insufficienza epatica. 

Ortensia

Molto comune nei giardini italiani, contiene sostanze che possono provocare soprattutto disturbi gastrointestinali.

Generalmente l’intossicazione è meno grave rispetto ad altre specie, ma è comunque consigliabile contattare il veterinario se si sospetta un’ingestione.

Azalea e Rododendro

Queste splendide piante ornamentali contengono sostanze chiamate grayanotossine, responsabili di alterazioni a carico del sistema nervoso e cardiovascolare.

Tra i sintomi più frequenti troviamo:

  • vomito; 
  • diarrea; 
  • debolezza; 
  • tremori; 
  • alterazioni del ritmo cardiaco. 

Dieffenbachia

Molto diffusa nelle abitazioni, durante l’estate viene spesso spostata all’esterno.

Il contatto con le foglie provoca una forte irritazione della bocca e della lingua a causa della presenza di cristalli di ossalato di calcio.

L’animale può manifestare:

  • salivazione intensa; 
  • dolore orale; 
  • difficoltà nella deglutizione; 
  • gonfiore della lingua. 

Quali sintomi devono far sospettare un’intossicazione?

I sintomi possono comparire rapidamente oppure manifestarsi diverse ore dopo l’ingestione.

È importante prestare attenzione se il cane o il gatto presenta:

  • vomito improvviso; 
  • diarrea; 
  • abbondante salivazione; 
  • perdita dell’appetito; 
  • forte abbattimento; 
  • tremori; 
  • difficoltà respiratoria; 
  • convulsioni; 
  • alterazioni del battito cardiaco. 

Non tutti gli animali manifestano gli stessi sintomi e la loro gravità dipende dalla pianta ingerita e dalla quantità consumata.

Cosa fare se il tuo animale mangia una pianta?

La prima regola è non aspettare che compaiano i sintomi.

Se ti accorgi che il tuo cane o il tuo gatto ha ingerito una pianta potenzialmente tossica:

  • allontanalo immediatamente dalla pianta; 
  • cerca di identificare la specie oppure fotografala; 
  • rimuovi eventuali residui dalla bocca solo se è possibile farlo in sicurezza; 
  • non provocare il vomito senza indicazione veterinaria; 
  • non somministrare latte, olio o altri rimedi casalinghi. 

Contatta il veterinario il prima possibile, fornendo tutte le informazioni disponibili. In molti casi intervenire precocemente permette di evitare complicazioni anche importanti.

Come prevenire le intossicazioni?

La prevenzione rimane la strategia più efficace.

Ecco alcuni semplici consigli:

  • verifica sempre che una pianta sia sicura prima di introdurla in casa o in giardino; 
  • evita di lasciare piante tossiche alla portata degli animali; 
  • controlla il cane durante le passeggiate nei parchi e nelle aree verdi; 
  • osserva con attenzione i gatti che hanno accesso a balconi e terrazzi; 
  • in caso di dubbio, chiedi consiglio al tuo veterinario. 

Conclusioni

Le piante ornamentali rendono più belli giardini, balconi e terrazzi, ma alcune di esse possono rappresentare un serio pericolo per cani e gatti.

Conoscere le specie più tossiche, riconoscere i primi sintomi e intervenire tempestivamente sono gli strumenti più efficaci per evitare conseguenze anche gravi.

Se sospetti che il tuo animale abbia ingerito una pianta potenzialmente tossica, non aspettare che la situazione peggiori. Un consulto veterinario tempestivo può fare la differenza e consentire di iniziare rapidamente il trattamento più appropriato.





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