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gatto - Centro Veterinario San Martino - Page 3

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1. I vaccini non danno una protezione 100% ma proteggono contro le forme gravi di malattia

I vaccini non vanno intesi come una protezione perfettamente efficace: non impediscono l’infezione ma proteggono dalla malattia e dalle forme più gravi. L’animale che incontra il patogeno se è stato vaccinato avrà una risposta immunitaria più rapida ed efficace. Sono piuttosto uno scudo, che sarebbe meglio avere…!

2. Bisogna essere precisi nel rispettare lo schema vaccinale altrimenti perdono di efficacia

Se non viene rispettato lo schema iniziale di richiamo, le vaccinazioni successive non sono efficaci; in questo caso è opportuno ricominciare dall’inizio. Tardare invece il richiamo annuale di qualche non è un problema.

3. Le reazioni avverse sono rare ma esistono: è importante sostare presso il vostro veterinario una mezz’oretta dopo la vaccinazione.

Purtroppo capitano le reazioni avverse: si tratta generalmente di reazioni simil-anafilattiche. Restare presso il vostro veterinario dopo la vaccinazione per una mezz’oretta scongiura la maggior parte di questi episodi (il medico veterinario ha a disposizione farmaci d’urgenza che permettono di intervenire in queste situazioni).

4. Non tutti gli animali possono essere vaccinati: è fondamentale vaccinare gli animali sani per proteggere anche questi soggetti.

Animali anziani, troppo giovani o debilitati o che seguono una terapia immunosoppressiva non possono essere vaccinati: idealmente vivono in casa e non hanno contatti con l’esterno (se non con animali vaccinati).

5. Non è detto che dopo il primo ciclo vaccinale sia necessario i successivi richiami, si può valutare il titolo anticorpale

Prima di effettuare il richiamo in un cane o gatto adulto si può richiedere il titolo anticorpale per determinati patogeni: a volte non è necessario vaccinarli nuovamente. Tuttavia è necessario avere il titolo, non è una supposizione che si può fare clinicamente e se non è possibile richiederlo allora è sempre meglio ricorrere alla vaccinazione piuttosto che lasciare l’animale scoperto.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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Quando il cuore, che è l’organo fondamentale per l’ossigenazione dei tessuti, non funziona a dovere, il risultato è sinonimo di ipossia: anche il minimo movimento rappresenta un aumento eccessivo del fabbisogno in ossigeno e il cuore deve fare un “super lavoro” per cercare di compensare la sua situazione deficitaria.

 

Non c’è un’età media per problemi cardiaci in generale, si tratta di patologie diverse tra loro che possono colpire animali giovani (congenite) oppure animali adulti-anziani (acquisite).

Per questo motivo è utile conoscere i seguenti sintomi per poterli riconoscere:

 

  1. STANCHEZZA/DEBOLEZZA CRONICA: l’animale evita il movimento se può, appare debole, si affatica con poco, fa qualche passo o le scale e ha già il fiatone.
  2. AFFATICAMENTO SOTTO SFORZO: l’animale riesce a fare le solite cose di routine, ma se prova a fare una corsa per rincorrere la pallina o se gioca al parco con altri cani si stanca notevolmente e deve fermarsi spesso per recuperare energie.
  3. EPISODI DI SVENIMENTO: l’animale sembra “svenire” in particolare se sta facendo una qualche attività fisica (salutare i padroni che tornano a casa, andare in passeggiata, correre), salvo poi riprendere conoscenza dopo pochi secondi (attenzione, è fondamentale confrontarsi con un veterinario perché è una sintomatologia che può essere confusa con un quadro neurologico).
  4. DIFFICOLTA’ RESPIRATORIE (DISPNEA ACUTA): in questo caso vi è uno scompenso cardiaco del cuore di sinistra tale da portare a una grave conseguenza conosciuta come edema polmonare (urgenza clinica); in questo caso l’animale tiene la testa estesa sul collo, nella posizione che gli consente di respirare meglio, e si concentra unicamente sul suo respiro perché è molto difficoltoso; si tratta di una raccolta di liquido a livello del polmone che quindi non può più funzionare a dovere e necessita di una terapia farmacologica d’urto.
  5. ADDOME GONFIO (ASCITE): si tratta invece di uno scompenso cardiaco del cuore di destra, si raccoglie del liquido nella cavità addominale, non è una situazione urgente ma crea molto fastidio all’animale e quindi è importante non trascurarla.

 

Molte situazioni croniche possono essere tenute sotto controllo a lungo nel tempo, con l’aiuto di monitoraggi e di terapie farmacologiche che vanno aggiustate in modo preciso come un abito su misura per il singolo paziente.

 

E la tosse cardiaca? Ne parliamo QUI.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

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IL GATTO NON È UN CANE!

Troppo spesso, purtroppo, arrivano dei gatti in pronto soccorso con una sintomatologia neurologica anche grave: ipereccitabilità, tremori, convulsioni. La causa? Una somministrazione errata di prodotti antiparassitari per cani nel gatto.

A che cosa è dovuta?

Ci sono delle sostanze neurotossiche, appartenenti a una classe di pesticidi, che il gatto non è in grado di tollerare bene come il cane: si tratta di piretrine e piretroidi. In particolare, alcune pipette di antiparassitari esterni a base di permetrina sono responsabili di questa intossicazione.

Le situazioni sono due: il proprietario non correttamente informato somministra il farmaco sbagliato al gatto, oppure il gatto vive con dei cani e viene in contatto con questo tossico in maniera indiretta (leccando il mantello del suo amico, ad esempio).

I sintomi

Ipersalivazione, vomito, diarrea, midriasi (dilatazione delle pupille), incapacità a mantenere la stazione quadrupedale, ipereccitabilità, tremori e convulsioni tonico-cloniche. Questa sintomatologia è tanto più grave tanto maggiore è la quantità di prodotto a cui è stato esposto il gatto. Può essere mortale!

Pronto intervento

Fondamentale agire in tempi brevi per limitare l’assorbimento di questo tossico: il veterinario provvederà a lavare la cute e a somministrare un farmaco in grado di limitare l’assorbimento. Solo in alcuni casi si rende necessario l’uso di farmaci antiepilettici.

In questo modo la maggior parte dei pazienti si riprende in tempi abbastanza rapidi con un ricovero in clinica di due o tre giorni, senza riportare ripercussioni sul lungo termine. La parola d’ordine è tempestività!

Il messaggio da portare a casa

Non somministriamo mai, per nessun motivo, dei farmaci a un animale senza aver consultato un veterinario, che è competente in materia e conosce le diverse sensibilità di specie. Infine, se abbiamo dei compagni canini e felini in casa, cerchiamo di tenerli lontani subito dopo la somministrazione delle pipette, per circa 24 ore: i rischi di intossicazione saranno molto più bassi anche se il gatto farà un’accurata pulizia del suo amico cane.


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Vi è una credenza diffusa riguardo alla tosse come sintomo preciso di problema cardiaco: al riguardo bisogna fare una precisazione, perché non è esatto.

 

Il cuore malato, dilatandosi, occupando più spazio (lo si vede tramite diverse metodiche diagnostiche come la radiografia del torace o l’ecocardiografia) può andare a spingersi fino a comprimere trachea e bronchi. Se trachea e bronchi sono soggetti a condromalacia (ovvero una degenerazione della cartilagine nel tempo) allora e solo allora l’animale manifesterà questo sintomo!

 

Quindi è ancora corretto parlare di tosse cardiaca come sintomo principale? Assolutamente no!

Può essere un sintomo che compare insieme ad altri molto più importanti (a proposito trovate tutte le informazioni necessarie QUI). Questo fenomeno a carico della cartilagine, ad ogni modo, tendenzialmente colpisce le cosiddette razze condro-distrofiche, si tratta per lo più di cani di piccola taglia. Ecco che come sintomo diventa ancora più marginale!

 

Prestate attenzione al vostro animale sotto sforzo, al suo affaticamento, piuttosto.

Se Toby non riesce più a rincorrere la pallina come una volta e si sdraia quasi subito con 2 metri di lingua di fuori, è probabile che una visita possa essergli d’aiuto per escludere o identificare una patologia cardiaca!


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In questa stagione è molto frequente purtroppo il colpo di calore: colpisce sia cani che gatti, anche se di solito è più comune riscontrarlo nel cane che, in quanto “migliore amico” dell’uomo, tende a seguirlo ovunque e quindi a partecipare a gite che possono metterlo in condizioni di pericolo: passeggiate lunghe sotto il sole, viaggi in macchina senza aria condizionata, stazionamento in auto al sole il tempo di fare quattro passi, giri in bicicletta al guinzaglio senza la possibilità di fare una pausa e un’abbeverata e molto altro ancora.

Il colpo di calore è un’emergenza medica che se non viene trattata tempestivamente può portare rapidamente a morte il nostro amico a quattro zampe: conoscerne l’esistenza significa fare la differenza nel momento del bisogno!

Come riconoscere il colpo di calore

  • il cane è stato esposto a temperature elevate, non ha avuto acqua a disposizione, ombra e refrigerio a sufficienza per compensare l’aumento della temperatura corporea, o è un cane particolarmente sensibile a questa problematica (predisposizione di razza)
  • respira con affanno, bocca aperta e lingua a penzoloni
  • le mucose (occhio, gengiva) sono rosso scuro, color mattone, congeste
  • non riesce ad alzarsi, è molto debole, può perdere conoscenza

Predisposizioni individuali

Anche se può colpire tutte le taglie e tutte le razze, ci sono dei fattori che entrano in gioco oltre alla temperatura esterna: alcuni animali presentano delle predisposizioni individuali che li rendono più vulnerabili degli altri al colpo di calore ed è bene che ogni proprietario conosca le particolarità del suo amico peloso. Si parla in particolare di:

  • pazienti cardiopatici o con problemi respiratori, molto sensibili al calore
  • pazienti obesi e intolleranti all’esercizio fisico
  • pazienti con una situazione di dispnea parafisiologica come i cani brachicefali (razza bulldog, carlino)

Abbiamo a nostra disposizione una serie di accortezze che ci permettono di prevenire questa problematica: armatevi di buonsenso, acqua a volontà, ombra e tappetini refrigeranti… che l’estate abbia inizio per noi come per i nostri amici animali!


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Per saperne di più:

5 modi per prevenire il colpo di calore

Sospetto un colpo di calore: cosa faccio?


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Il forasacchi o spiga è una parte dell’infiorescenza delle graminacee (ad esempio il grano), diffuse ovunque sul nostro territorio: lo troviamo in campagna e in città, nei campi, in bordo strada, può anche viaggiare con il vento… nella bella stagione diventa bello secco e decisamente più insidioso.

 

Rappresenta un rischio per i nostri animali in quanto la sua conformazione gli permette di infilarsi nel pelo e nella cute, e di risalire in una direzione unica: vanno sempre avanti! Per questo motivo è importante evitare che vadano a infilarsi nei vari pertugi, prima che determinino dei problemi più seri.

Solitamente si rinviene a livello di naso (cane di taglia medio-grande), occhi, sottocute, spazi interdigitali, orecchie, prepuzio, vulva, regione perianale: può rimanere “incastrato” in sede e dare infezione (ascesso con eventuale fistola), oppure spostarsi, da qui la definizione più conosciuta di “corpo estraneo migrante”. In alcuni casi, purtroppo, può essere inalato, e andare direttamente dalla trachea ai bronchi polmonari: un bel problema!

A questo LINK trovate un breve video esplicativo.


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saperne di più:


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Attenzione ai sintomi

Il vostro cane presenta starnuti, sanguinamento o scolo purulento dalle narici (solitamente unilaterale), scuotimento della testa (fastidio all’orecchio), tossisce (anche espettorando del muco sanguinolento o purulento), può avere l’occhio gonfio, può zoppicare, può anche solo stare male, avere febbre, non mangiare con appetito. Prestategli sempre un occhio di riguardo!

E il gatto? anche il nostro amico felino può avere qualche problema con le spighette, in particolare spesso le troviamo a livello dell’occhio e dell’orecchio.

Cosa fare se trovo un forasacco?

Eliminate esclusivamente quelli superficiali che trovate sul pelo, se si trovano nelle orecchie o nel naso nel tentativo di rimuoverli è possibile farli avanzare ancora più in profondità: a questo punto diventa molto rischioso intervenire ed è meglio se entra in gioco il veterinario.

Come prevenire questo rischio?

Se potete evitate le zone in cui non viene tagliata l’erba regolarmente durante la bella stagione, anche se sappiamo come i prati a perdita d’occhio siano invitanti per noi e per i nostri animali. Tagliate regolarmente l’erba del giardino se lo possedete, soprattutto se tende a seccarsi d’estate. Spazzolate regolarmente il pelo dopo i giretti in modo da individuare i forasacchi prima possibile.

Pelo lungo, orecchie lunghe: insidie in agguato?

Sono effettivamente delle predisposizioni che favoriscono la risalita del forasacchi: il pelo lungo va toelettato minuziosamente, mentre per le orecchie può essere utile utilizzare una fascia apposita in modo che non tocchino a terra (si trovano in commercio sotto il termine di paraorecchie).

E se il cane inizia a tossire subito dopo una corsa sfrenata in campagna?

Spesso questa problematica insorge nei cani da caccia: correndo a perdifiato, il cane inala i forasacchi anche dalla bocca e passano direttamente in trachea. In questo caso si esegue una broncoscopia prima possibile per rimuovere prontamente il corpo estraneo ed evitare ulteriori danni.


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Troverete maggiori informazioni sul forasacchi qui.


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Per sua conformazione tende a conficcarsi o ad avanzare in un’unica direzione, creando anche dei tragitti fistolosi imprevedibili! Il forasacchi, una volta raggiunta una sede anatomica, generalmente si comporta come un corpo estraneo che il sistema immunitario deve combattere: il risultato è una infezione con produzione di pus. L’infezione è dovuta al fatto che la spiga è difficile da distruggere e permane per molto tempo, fino a quando la raccolta purulenta diventa tale da cercare una via d’uscita dall’organismo. A questo punto si crea una cosiddetta fistola: trovare un foro da cui esce pus sulla cute del vostro animale deve essere un campanello d’allarme che vi farà portare a visita dal veterinario per capire cosa c’è sotto.

Quali sono le sedi più frequenti?

  • naso
  • occhio
  • orecchio
  • gengive
  • sottocute (spazi interdigitali, vulva, prepuzio, regione perianale)
  • apparato respiratorio (la spiga viene inalata e arriva direttamente nell’albero respiratorio)

Quando sospettare la presenza di un forasacchi?

  • in caso di fistole o comunque neoformazioni/aree gonfie della cute che non rispondono a una terapia topica
  • in caso di scarso appetito, peggioramento delle condizioni generali, febbre persistente
  • in caso di starnuti repentini e ingravescenti
  • in caso di tosse cronica (a maggior ragione se il cane ha la possibilità di correre liberamente nei campi, come ad esempio un cane che vive in campagna o un cane da caccia)

La diversità di sede porta a sintomi estremamente variabili, se avete il dubbio perché sapete che il vostro cane è stato esposto alla presenza dei forasacchi non esitate a contattare il veterinario, nel frattempo qui troverete una panoramica della gestione clinica dei casi più tipici.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

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