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Leishmaniosi: 5 cose da sapere

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29/Set/2022

1. Come si trasmette?

La leishmaniosi è una grave malattia causata da un parassita (leishmania infantum) trasmesso con la puntura di insetti chiamati flebotomi o pappataci. Si tratta di piccoli insetti ematofagi di colore giallo-marrone, simili alle zanzare, che si attivano durante le ore serali e che si muovono silenziosamente, senza emettere ronzii, grazie alla peluria presente sul loro corpo.

Perché avvenga la trasmissione della malattia, il flebotomo deve pungere un cane infetto, assumere il parassita e iniettarlo in altri cani quando punge nuovamente.

Oltre al cane, la leishmaniosi può essere trasmessa anche all’uomo ed occasionalmente ad altri animali come gatti, bovini e cavalli.

2. Quali sono le zone a rischio?

In Italia, fino a qualche anno fa, la leishmaniosi era considerata endemica nelle aree costiere del Centro-Sud, in Liguria e nelle isole. A seguito dei recenti cambiamenti climatici e della sempre più frequente movimentazione di cani infetti tra paesi e regioni, sono comparsi focolai di malattia in tutta la penisola, comprese le zone collinari di Marche ed Emilia Romagna e le regioni del Nord Italia.

3. Quali sono i sintomi della leishmaniosi nel cane?

Il periodo di incubazione della leishmaniosi può variare da alcuni mesi fino ad anni. Fra le manifestazioni cliniche più frequenti si possono osservare: 

  • Letargia
  • Dimagrimento
  • Dermatite desquamativa e alopecia in diverse zone del corpo
  • Epistassi (perdita di sangue dal naso)
  • Onicogrifosi (crescita accelerata delle unghie)
  • Lesioni oculari
  • Dolori articolari
  • Linfoadenopatia con ingrossamento dei linfonodi

Il decorso della malattia è estremamente variabile e dipende dalla risposta immunitaria dei soggetti colpiti. Nel medio-lungo periodo, a causa di un processo infiammatorio che colpisce il glomerulo renale, i cani affetti da leishmaniosi sviluppano una insufficienza renale cronica, che rappresenta la causa più frequente di decesso. 

5. Come si può prevenire?

In assenza di una cura risolutiva della malattia, che spesso si protrae per tutta la vita dell’animale, la prevenzione della leishmaniosi rappresenta un intervento estremamente importante. 

Lo schema di profilassi della leishmaniosi prevede l’azione combinata di repellenza e vaccinazione. 

Repellenza:

la prima forma di prevenzione è la protezione del cane dalla puntura del pappatacio mediante l’utilizzo di antiparassitari (spray/collari/spot-on) che abbiano un’azione repellente nei confronti di questo insetto. I principi attivi più utilizzati sono i piretroidi (come deltametrina e permetrina). Il periodo di applicazione può essere limitato al periodo di attività dei pappataci, che in Italia inizia a maggio e termina da settembre a novembre in base del clima della regione geografica.

Vaccino:

il vaccino contro la leishmaniosi non impedisce il contagio ma protegge il cane dall’interno stimolando la risposta immunitaria e, nel caso in cui l’infezione avvenga, riduce la gravità della malattia. Il ciclo vaccinale prevede una prima singola dose di vaccino, a partire dai 6 mesi di vita, che conferirà protezione verso la malattia 4 settimane dopo la somministrazione per la durata di un anno.

 

Nella cura, ma soprattutto nella prevenzione di questa grave malattia, il confronto tra proprietario e veterinario è determinante: rivolgiti al tuo veterinario sia per consigli sulla scelta dei prodotti più adeguati che per ricevere informazioni sui progressi delle strategie di lotta alla leishmaniosi, come il vaccino.


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17/Set/2022

Siamo abituati a sentirci dire che bere tanta acqua fa bene, tanto da prestare più attenzione al fatto che il cane possa bere poco piuttosto che bere troppo…

In verità, non esistono patologie del cane caratterizzate dalla diminuzione della sete, viceversa, la polidipsia, ovvero l’eccessiva assunzione di acqua causata da una continua sensazione di sete, è un sintomo non specifico ma comune a diverse patologie. Le cause possono includere alcune malattie metaboliche come il diabete e la sindrome di Cushing, malattie renali, malattie del fegato, infezioni urinarie e, nella femmina, infezioni uterine (piometra).

All’aumento della sete spesso si associa un’aumentata produzione di urine, questo sintomo prende il nome di “poliuria-polidipsia” e richiede sempre un approccio medico accurato.

La misurazione della quantità di acqua assunta dal cane nelle 24 ore può essere effettuata direttamente a casa dal proprietario e può essere molto utile per documentare al veterinario la presenza di questo sintomo.

Il fabbisogno giornaliero di acqua per il cane è di circa 50 – 60 ml per kg di peso. Ciò significa, ad esempio, che un cane di 15 kg ha bisogno di assumere 750 – 900 ml di acqua al giorno. Si parla di polidipsia nel caso in cui, in condizioni ambientali normali, la quantità di acqua assunta sia superiore ai 100 ml per kg al giorno.

In genere, dopo un accurato esame fisico, l’iter diagnostico per individuare la causa di questo sintomo prevede l’esecuzione di esami del sangue e analisi delle urine. A seconda della situazione clinica, può essere necessario approfondire le indagini con un’ecografia addominale o con test ormonali specifici.


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13/Set/2022

In cosa consiste?

Acronimo di “Biologically Appropriate Raw Food” (cibo crudo biologicamente appropriato), ma anche di “Bones And Raw Food” (ossa e cibo crudo), la BARF è una filosofia alimentare basata sulla convinzione che l’animale carnivoro debba ricevere la stessa dieta che ha assunto nel corso della sua evoluzione.

La composizione di una dieta BARF comprende varie parti di animali (carni, organi e ossa) con l’aggiunta di frutta fresca e verdura. Nessun ingrediente viene cotto e non sono presenti fonti di amido come patate e cereali. La dieta BARF può essere preparata acquistando i singoli ingredienti, esattamente come si farebbe per una dieta casalinga, oppure, in commercio è possibile trovare miscele imbustate e congelate già più o meno “complete”, a base di carne, ossa tritate e organi.

 

Punti critici: la carne cruda

Le carni crude possono veicolare batteri patogeni e protozoi (ad es. toxoplasma) che comportano rischi sanitari sia per la persona che le maneggia che per il cane che le consuma (si tratta, spesso, di prodotti acquistati online e risulta difficile sapere con quali misure di precauzione sono stati preparati…).

Altro aspetto importante: non tutti i batteri introdotti con la dieta vengono inattivati dal passaggio attraverso il tratto gastrointestinale. Numerosi studi hanno ampiamente dimostrato la presenza di batteri ad elevato potenziale zoonotico (ovvero pericolosi anche per l’uomo) nelle feci di cani alimentati “a crudo”. Quando l’animale si lecca i batteri possono raggiungere la bocca e la cute, contaminando gli ambienti e le persone con cui interagisce.

Non è un caso che in alcuni paesi, come il Nord America, se un cane segue una dieta a crudo è soggetto a maggiori limitazioni, come il divieto di accesso a determinati edifici, anche a certi ricoveri veterinari, e proibite attività come la Pet therapy.

 

Punti critici: sottostima dei fabbisogni energetici

In questo caso, la razione giornaliera è formulata partendo dalla quantità di cibo (grammi/giorno) calcolata sulla base di una percentuale del peso corporeo, che per un soggetto adulto può variare dal 2 al 4% in base al grado di attività/sedentarietà. Il totale comprende a sua volta determinate quote di ossa, vegetali, organi e carne.

Questo calcolo rischia di sottostimare i reali fabbisogni energetici dell’animale (specialmente se di taglia medio-piccola) e rappresenta un approccio alla nutrizione completamente differente da quanto raccomandato nelle linee guida nutrizionali ufficiali.

I cani che ricevono BARF sono infatti tipicamente molto magri.

 

Perché alcuni proprietari scelgono il metodo BARF?

  • Per situazioni riconducibili a reazioni avverse al cibo (allergie/intolleranze)
  • Per un maggior entusiasmo nell’assunzione di cibo da parte del cane
  • Per scarsa fiducia nei confronti degli alimenti industriali (presenza di scarti, additivi…)

Si tratta di potenziali benefici che non dipendono strettamente dal metodo BARF, ma riconducibili al passaggio dall’industriale al “naturale”, ovvero all’utilizzo di alimenti freschi e più controllati, con la differenza che una dieta casalinga correttamente formulata si può adattare meglio ad alcune condizioni patologiche dell’animale.





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