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News - Centro Veterinario San Martino

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01/Lug/2026


Chi vive con un cane o un gatto sa quanto possa essere preoccupante scoprire improvvisamente una zona della pelle arrossata, umida e molto dolorosa.

Spesso il proprietario riferisce che il problema “è comparso da un giorno all’altro”: la sera precedente la cute appariva normale e il giorno dopo è presente una lesione estesa, infiammata e continuamente leccata dall’animale.

Questa condizione è comunemente chiamata Hot Spot, ma il suo nome corretto è dermatite piotraumatica o dermatite umida acuta.

Si tratta di una problematica dermatologica molto frequente nel cane e meno comune, ma comunque possibile, nel gatto.

Che cos’è un Hot Spot?

L’Hot Spot è una lesione cutanea infiammatoria che si sviluppa molto rapidamente.

Tutto inizia da una causa che provoca prurito, fastidio o dolore. L’animale inizia quindi a leccarsi, mordicchiarsi o grattarsi insistentemente una determinata area del corpo.

Questo comportamento danneggia la barriera protettiva della pelle e crea un ambiente caldo e umido ideale per la proliferazione dei batteri normalmente presenti sulla cute.

Si instaura così un vero e proprio circolo vizioso:

  • prurito o dolore iniziale;
  • leccamento e grattamento;
  • infiammazione della pelle;
  • proliferazione batterica;
  • aumento del prurito;
  • ulteriore traumatismo della zona.

Nel giro di poche ore la lesione può aumentare notevolmente di dimensioni e diventare estremamente dolorosa.

Come si presenta?

L’aspetto dell’Hot Spot è spesso caratteristico.

Il proprietario può osservare:

  • area arrossata e molto infiammata;
  • cute umida e lucida;
  • perdita di pelo localizzata;
  • essudato sieroso o purulento;
  • cattivo odore;
  • dolore alla palpazione;
  • continuo leccamento o grattamento;
  • agitazione e nervosismo.

In alcuni casi l’animale può lamentarsi quando viene toccato oppure mostrarsi particolarmente irritabile a causa del dolore.

Le zone maggiormente colpite sono:

Nel cane

  • collo;
  • guance;
  • base delle orecchie;
  • torace;
  • fianchi;
  • groppa;
  • arti.

Nel gatto

Le lesioni sono meno frequenti ma possono comparire soprattutto:

  • sul collo;
  • sulla testa;
  • lungo il dorso;
  • alla base della coda.

Perché si sviluppa un Hot Spot?

L’Hot Spot non rappresenta una malattia primaria, ma la conseguenza di un problema sottostante che provoca prurito o dolore.

Tra le cause più comuni troviamo:

Parassiti esterni

Le punture di pulci rappresentano una delle principali cause.

Anche una singola puntura può provocare un intenso prurito nei soggetti allergici.

Possono inoltre essere coinvolti:

  • zecche;
  • acari;
  • pidocchi;
  • punture di insetti.

Allergie

Le allergie sono tra le cause più frequenti di recidiva.

Possono essere:

  • allergie ambientali;
  • dermatite atopica;
  • allergie alimentari;
  • dermatiti da contatto.

Otiti

Molti Hot Spot localizzati vicino alle orecchie derivano da un’otite non diagnosticata.

Il cane cerca sollievo grattandosi o sfregando continuamente la testa.

Problemi del mantello

Il pelo lungo, fitto o poco curato può trattenere umidità e favorire la macerazione della pelle.

Per questo motivo alcune razze risultano maggiormente predisposte, tra cui:

  • Golden Retriever;
  • Labrador Retriever;
  • Pastore Tedesco;
  • Terranova;
  • Bovaro del Bernese;
  • Rottweiler.

Piccole ferite o traumi

Anche una lesione apparentemente banale può trasformarsi rapidamente in un Hot Spot se viene continuamente leccata.

Stress e noia

In alcuni soggetti il leccamento compulsivo può essere favorito da:

  • stress;
  • ansia;
  • noia;
  • alterazioni comportamentali.

È più frequente in estate?

Sì.

La stagione estiva rappresenta il periodo di maggiore incidenza.

Le temperature elevate, l’umidità ambientale e i bagni frequenti in mare, lago o piscina favoriscono infatti la permanenza dell’umidità a contatto con la pelle.

Anche il sottopelo particolarmente folto può contribuire alla comparsa del problema.

Cosa fare se compare un Hot Spot?

La prima regola è evitare il fai-da-te.

Molti prodotti utilizzati senza una corretta diagnosi possono peggiorare l’irritazione o ritardare la guarigione.

È consigliabile prenotare una visita veterinaria il prima possibile.

Durante la visita il medico veterinario valuterà:

  • estensione della lesione;
  • presenza di infezioni batteriche;
  • eventuali parassiti;
  • allergie sottostanti;
  • presenza di otiti o altre patologie associate.

Come si cura?

La terapia dipende dalla gravità del caso e dalla causa scatenante.

Generalmente comprende:

  • tosatura dell’area interessata;
  • pulizia e disinfezione della cute;
  • prodotti antisettici specifici;
  • farmaci antinfiammatori;
  • controllo del prurito;
  • eventuale terapia antibiotica nei casi indicati;
  • collare elisabettiano per impedire il leccamento.

Parallelamente è fondamentale individuare e correggere la causa primaria, altrimenti il problema potrebbe ripresentarsi.

Si può prevenire?

Nella maggior parte dei casi sì.

Alcune semplici attenzioni possono ridurre significativamente il rischio:

  • utilizzare regolarmente antiparassitari efficaci;
  • mantenere il mantello pulito e ben spazzolato;
  • asciugare accuratamente il pelo dopo il bagno;
  • controllare regolarmente orecchie e cute;
  • intervenire tempestivamente in caso di prurito persistente;
  • effettuare controlli dermatologici nei soggetti allergici.

Quando è necessario contattare il veterinario?

È consigliabile richiedere una visita quando:

  • compare una lesione umida e arrossata;
  • il cane o il gatto si lecca continuamente;
  • è presente cattivo odore;
  • si osserva perdita di pelo improvvisa;
  • la lesione aumenta rapidamente di dimensioni;
  • l’animale manifesta dolore.

Un intervento precoce permette generalmente una guarigione più rapida e riduce il rischio di complicazioni.

Conclusioni

L’Hot Spot è una delle problematiche dermatologiche più comuni nel cane e può comparire anche nel gatto. Sebbene possa sembrare una semplice irritazione cutanea, si tratta di una condizione dolorosa che tende a peggiorare rapidamente.

Riconoscere i primi segnali e rivolgersi tempestivamente al veterinario consente di alleviare il disagio dell’animale, favorire una rapida guarigione e soprattutto individuare la causa che ha scatenato il problema.

Se il tuo cane o gatto presenta una zona della pelle arrossata, umida o molto pruriginosa, non aspettare che il problema si risolva da solo: una visita veterinaria può fare la differenza.


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24/Giu/2026


Sempre più famiglie scelgono di partire in vacanza con il proprio cane o gatto. Con la giusta organizzazione, viaggiare insieme è possibile e gratificante, ma è fondamentale prepararsi per tempo per tutelare la salute dell’animale e rispettare le normative.

In questa guida completa trovi tutto ciò che serve sapere prima di partire: documenti, vaccini, antiparassitari, consigli di viaggio e buone pratiche per una vacanza senza imprevisti.

Prima di partire: la visita veterinaria è fondamentale

Prenotare una visita di controllo pre-viaggio è il primo passo per partire tranquilli.
Il veterinario potrà:

  • Valutare lo stato di salute generale
  • Aggiornare vaccini e antiparassitari
  • Verificare l’idoneità al viaggio
  • Fornire consigli personalizzati in base a destinazione e durata della vacanza

Documenti indispensabili per viaggiare con cani e gatti

🪪 Microchip e registrazione

Cani e gatti devono essere identificati con microchip e correttamente registrati all’anagrafe.
È obbligatorio per i viaggi all’estero e fondamentale in caso di smarrimento.

📘 Passaporto europeo per animali da compagnia

Per viaggiare all’interno dell’Unione Europea è necessario il passaporto europeo, rilasciato dal veterinario autorizzato.
Contiene:

  • Dati del proprietario
  • Identificazione dell’animale
  • Vaccinazioni
  • Trattamenti sanitari

Per i viaggi extra-UE possono essere richiesti certificati sanitari aggiuntivi: è importante informarsi con largo anticipo.

Vaccini necessari e consigliati

💉 Vaccinazione antirabbica (obbligatoria)

È obbligatoria per viaggiare all’estero con cani e gatti.

  • Deve essere eseguita dopo l’applicazione del microchip
  • È valida 21 giorni dopo la prima somministrazione
  • Deve essere in corso di validità durante tutto il viaggio

🐶 Vaccini consigliati per il cane

Si raccomanda che il cane sia protetto contro:

  • Cimurro
  • Parvovirosi
  • Epatite infettiva
  • Leptospirosi
  • Tosse dei canili (importante in hotel, campeggi e pensioni)

🐱 Vaccini consigliati per il gatto

Per il gatto sono consigliati:

  • Panleucopenia
  • Rinotracheite
  • Calicivirosi

Una copertura vaccinale completa è particolarmente importante se il gatto viaggia o soggiorna in ambienti condivisi.

Antiparassitari: protezione indispensabile in vacanza

Durante il viaggio e la permanenza in località nuove, cani e gatti possono essere esposti a parassiti esterni e malattie trasmesse da insetti.

🦟 Perché sono fondamentali

Proteggono da:

  • Pulci e zecche
  • Zanzare (filariosi, leishmaniosi)
  • Acari e altri parassiti

In alcune aree geografiche il rischio è maggiore, soprattutto nei mesi estivi.

🧴 Quale antiparassitario scegliere

Il veterinario consiglierà la soluzione più adatta:

  • Spot-on
  • Collari antiparassitari
  • Compresse orali

In alcuni Paesi è obbligatorio anche un trattamento contro l’echinococco da effettuare prima dell’ingresso.

Come viaggiare: consigli pratici per ogni mezzo

🚗 Viaggio in auto

  • Usa cinture di sicurezza, trasportini o divisori omologati
  • Fai soste regolari per acqua e bisogni
  • Non lasciare mai l’animale solo in auto
  • Evita pasti abbondanti prima della partenza

🚆 Treno, nave e aereo

  • Informati in anticipo sulle regole della compagnia
  • Abitua l’animale al trasportino
  • Porta sempre documenti e libretto sanitario
  • Evita sedativi senza indicazione veterinaria

In vacanza: benessere e sicurezza

🏖️ Durante il soggiorno

  • Mantieni routine di pasti e passeggiate
  • Offri sempre acqua fresca
  • Evita l’esposizione al caldo nelle ore centrali
  • Proteggi le zampe da superfici molto calde
  • Controlla regolarmente pelo e cute

Cosa portare in valigia per il tuo animale

Documenti e passaporto
Libretto sanitario
Antiparassitari e farmaci abituali
Cibo abituale
Ciotole, guinzaglio e pettorina
Trasportino o tappetino
Giochi e oggetti familiari

Viaggiare preparati significa viaggiare sereni

Organizzare una vacanza con il proprio cane o gatto richiede attenzione, ma con la giusta preparazione è possibile vivere un’esperienza positiva e sicura per tutta la famiglia.

🐾 Rivolgiti sempre al tuo veterinario prima di partire: una consulenza mirata è il modo migliore per garantire salute, comfort e tranquillità durante il viaggio. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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17/Giu/2026


Il colpo di calore è una delle emergenze veterinarie più gravi e frequenti durante i mesi caldi. Non si tratta di un semplice “malessere estivo”, ma di una condizione clinica acuta e potenzialmente fatale, che può provocare danni sistemici anche irreversibili se non trattata tempestivamente.

Cani e gatti sono particolarmente vulnerabili alle alte temperature perché possiedono meccanismi di termoregolazione limitati rispetto all’uomo. Per questo è fondamentale che i proprietari conoscano cause, sintomi, primo intervento e strategie di prevenzione.

Cos’è il colpo di calore e perché è così pericoloso

Il colpo di calore è una forma di ipertermia non pirogena, cioè non legata a infezioni o infiammazioni, ma all’incapacità dell’organismo di disperdere il calore. La temperatura corporea può superare rapidamente i 40–41 °C, innescando una cascata di eventi patologici.

L’aumento incontrollato della temperatura provoca:

  • danno diretto alle cellule e alle proteine
  • disidratazione e riduzione della perfusione degli organi
  • alterazioni della coagulazione
  • compromissione della barriera intestinale con risposta infiammatoria sistemica

Nei casi più gravi può evolvere in shock, insufficienza multiorgano e morte.

Perché cani e gatti sono a rischio

I cani dissipano calore quasi esclusivamente attraverso l’ansimare, mentre i gatti tendono a mascherare i sintomi fino a fasi più avanzate.
In presenza di elevata umidità, questi meccanismi diventano ancora meno efficaci, aumentando notevolmente il rischio.

Cause più comuni

Il colpo di calore può verificarsi in diverse situazioni, spesso sottovalutate:

🔥 Ambientali

  • permanenza in auto parcheggiate, anche per pochi minuti
  • ambienti chiusi e poco ventilati
  • esposizione prolungata al sole

🏃 Da sforzo

  • attività fisica intensa nelle ore più calde
  • giochi ripetuti senza pause
  • sforzi in animali non allenati o non acclimatati

Animali più predisposti

Alcuni soggetti sono particolarmente vulnerabili:

  • razze brachicefale (Bulldog, Carlino, Bouledogue francese, Boxer; Persiano ed Exotic nei gatti)
  • animali obesi
  • cuccioli e anziani
  • animali con patologie cardiache o respiratorie
  • soggetti con mantello molto folto o scuro

Sintomi: come riconoscerlo

I segni clinici possono comparire rapidamente e peggiorare nel giro di minuti.

Segni iniziali

  • ansimare intenso e persistente
  • salivazione abbondante
  • gengive molto rosse
  • irrequietezza o apatia

Segni più gravi

  • debolezza e difficoltà a camminare
  • vomito e diarrea
  • disorientamento, tremori o convulsioni
  • collasso o perdita di coscienza

⚠️ Nei gatti, i sintomi possono essere più discreti e quindi facilmente sottovalutati.

Cosa fare subito in caso di sospetto colpo di calore

Il colpo di calore è un’emergenza veterinaria. È fondamentale agire immediatamente:

  1. spostare l’animale in un ambiente fresco e ventilato
  2. iniziare un raffreddamento graduale con acqua fresca (non ghiacciata)
  3. bagnare addome, collo, ascelle e zampe
  4. offrire piccole quantità di acqua solo se l’animale è cosciente
  5. contattare immediatamente il veterinario e raggiungere la clinica

🚫 Da evitare:

  • immersioni in acqua ghiacciata
  • impacchi di ghiaccio
  • forzare l’assunzione di acqua

Trattamento veterinario e possibili complicanze

In clinica, il trattamento prevede:

  • raffreddamento controllato
  • fluidoterapia endovenosa
  • ossigenoterapia se necessaria
  • monitoraggio di reni, fegato, coagulazione e sistema nervoso

Spesso è consigliato il ricovero e il monitoraggio per 24–48 ore, poiché alcune complicanze (insufficienza renale, epatica o disturbi della coagulazione) possono comparire anche a distanza di ore.

Prognosi

La prognosi dipende da:

  • rapidità dell’intervento
  • gravità dei sintomi neurologici
  • durata dell’ipertermia
  • presenza di complicanze sistemiche

Un trattamento tempestivo migliora significativamente le probabilità di sopravvivenza, ma nei casi gravi possono rimanere danni permanenti.

Prevenzione: la miglior terapia

La prevenzione è l’arma più efficace contro il colpo di calore:

  • passeggiate solo al mattino presto o la sera
  • acqua fresca sempre disponibile
  • mai lasciare l’animale in auto
  • evitare attività fisica intensa con caldo e umidità
  • garantire ombra e ventilazione
  • particolare attenzione ai soggetti a rischio

Conclusione

Il colpo di calore è una patologia grave, rapida e potenzialmente fatale, ma nella maggior parte dei casi prevenibile. Riconoscere tempestivamente i segnali e intervenire correttamente può salvare la vita del nostro animale.

📞 In caso di dubbio o sospetta emergenza, contattaci immediatamente allo 0521 841900.


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10/Giu/2026


La prevenzione antiparassitaria nel cane non è un semplice atto di routine, ma un intervento medico fondamentale per la tutela della salute individuale dell’animale e, indirettamente, della salute pubblica.
Pulci, zecche, zanzare e altri parassiti rappresentano un rischio costante e spesso sottovalutato, capace di causare patologie dermatologiche, sistemiche e potenzialmente letali.

Una corretta strategia antiparassitaria deve essere continuativa, mirata e costruita su misura, sempre sotto la supervisione del medico veterinario.

I parassiti nel cane: una minaccia reale, spesso invisibile

I parassiti non sono tutti uguali e non provocano solo disturbi evidenti. In molti casi l’infestazione è inizialmente silente, ma può evolvere in malattia conclamata nel tempo.

Ectoparassiti più comuni nel cane

  • Pulci
    Provocano prurito, dermatiti allergiche, perdita di pelo e possono trasmettere parassiti intestinali. Nei cuccioli possono causare anemia anche grave.
  • Zecche
    Si nutrono di sangue e sono tra i principali vettori di malattie infettive sistemiche come ehrlichiosi, babesiosi e anaplasmosi.
  • Acari
    Responsabili di diverse forme di rogna, con quadri clinici che vanno dal prurito lieve a lesioni cutanee severe.
  • Insetti vettori (zanzare e flebotomi)
    Trasmettono patologie molto gravi come filariosi cardiopolmonare e leishmaniosi.

👉 È fondamentale capire che l’assenza di sintomi non equivale all’assenza di rischio.

Malattie trasmesse da parassiti: perché la prevenzione salva la vita

Filariosi cardiopolmonare

Trasmesse dalle zanzare, le larve si localizzano nel cuore e nei polmoni, causando:

  • insufficienza cardiaca;
  • difficoltà respiratoria;
  • intolleranza allo sforzo;
  • morte nei casi avanzati.

Leishmaniosi

Malattia cronica trasmessa dai flebotomi, molto diffusa in alcune aree. Può colpire:

  • pelle;
  • reni;
  • articolazioni;
  • sistema immunitario.

È una patologia non guaribile, ma gestibile solo se diagnosticata e prevenuta correttamente.

Malattie da zecche

Spesso subdole, con sintomi iniziali vaghi:

  • febbre;
  • abbattimento;
  • zoppie;
  • anemia.

Una diagnosi tardiva può compromettere gravemente la prognosi.

Antiparassitari: cosa sono davvero

Gli antiparassitari non sono semplici prodotti di igiene, ma farmaci veri e propri, con principi attivi specifici, indicazioni, controindicazioni e modalità di utilizzo precise.

La loro funzione può essere:

  • repellente (impedire al parassita di pungere);
  • insetticida/acaricida (uccidere il parassita dopo il contatto);
  • sistemica (agire tramite il sangue dell’animale).

Spesso un singolo prodotto combina più meccanismi d’azione.

Le principali tipologie di antiparassitari per il cane

Spot-on (pipette)

Vengono applicate direttamente sulla cute e si distribuiscono attraverso il film lipidico cutaneo.

Indicazioni

  • cani di ogni taglia;
  • buona protezione contro più parassiti;
  • utili nei programmi di prevenzione integrata.

Criticità

  • applicazione errata riduce l’efficacia;
  • bagni frequenti o uso di shampoo aggressivi possono interferire;
  • necessitano di regolarità rigorosa.

Collari antiparassitari

Rilasciano gradualmente il principio attivo nel tempo.

Indicazioni

  • cani che vivono all’aperto;
  • famiglie che desiderano una protezione a lungo termine;
  • prevenzione costante senza applicazioni mensili.

Criticità

  • vanno controllati periodicamente;
  • possibile irritazione locale;
  • non sempre coprono tutti i parassiti di interesse clinico.

Antiparassitari orali

Agiscono sistemicamente dopo l’assorbimento.

Indicazioni

  • cani che fanno bagni frequenti;
  • soggetti che non tollerano prodotti topici;
  • infestazioni già in atto.

Criticità

  • non hanno effetto repellente;
  • necessitano di valutazione clinica preventiva;
  • vanno sempre prescritti dal veterinario.

Quando iniziare la prevenzione antiparassitaria

Un concetto fondamentale: la prevenzione non è stagionale.

Negli ultimi anni:

  • l’aumento delle temperature ha prolungato l’attività dei parassiti;
  • molte specie sono attive anche in inverno;
  • la distribuzione geografica delle malattie è cambiata.

👉 Oggi la prevenzione antiparassitaria va programmata tutto l’anno, modulando prodotti e frequenze in base al rischio reale.

Il fattore geografico: perché conta (e molto)

Ogni zona presenta un rischio diverso:

  • aree endemiche per la leishmaniosi;
  • zone umide ricche di zanzare;
  • campagne e boschi ad alta presenza di zecche.

Un cane che viaggia o va in vacanza può essere esposto a rischi completamente diversi rispetto alla routine quotidiana.

Cuccioli, cani anziani e soggetti con patologie

Cuccioli

  • metabolismo diverso;
  • peso in rapida variazione;
  • limitazioni sui principi attivi utilizzabili.

Cani anziani

  • possibile compromissione epatica o renale;
  • terapie farmacologiche concomitanti;
  • maggiore sensibilità agli effetti collaterali.

Cani con patologie croniche

  • necessità di protocolli su misura;
  • monitoraggio costante;
  • scelta accurata del principio attivo.

Errori più comuni nella gestione antiparassitaria

Usare prodotti senza consulto veterinario
Cambiare prodotto solo per comodità o prezzo
Dimenticare le applicazioni programmate
Sottovalutare la prevenzione nei mesi freddi
Pensare che un cane in casa sia al sicuro

⚠️ Ogni errore può ridurre drasticamente l’efficacia della protezione.

Il ruolo centrale del medico veterinario

Il veterinario non si limita a “consigliare un prodotto”, ma:

  • valuta il rischio individuale;
  • costruisce un piano personalizzato;
  • monitora l’efficacia nel tempo;
  • interviene tempestivamente in caso di reazioni avverse.

La prevenzione antiparassitaria corretta riduce l’incidenza di malattie gravi e migliora la qualità di vita del cane.

Conclusione: prevenire è un atto di responsabilità

Proteggere il cane dai parassiti significa:

  • prevenire malattie spesso irreversibili;
  • evitare sofferenza inutile;
  • garantire una vita più lunga e sana;
  • tutelare anche l’ambiente familiare.

📍 Presso la nostra clinica veterinaria elaboriamo piani antiparassitari personalizzati, studiati sulle reali esigenze di ogni cane.

👉 Contattaci allo 0521 841900 per una consulenza: la prevenzione inizia da una scelta consapevole.


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27/Mag/2026


Il gatto è uno degli animali da compagnia più diffusi, ma anche uno dei più fraintesi.
Il suo comportamento indipendente, il linguaggio corporeo sottile e una lunga tradizione di credenze popolari hanno contribuito alla nascita di numerosi falsi miti, alcuni dei quali possono portare a errori nella gestione quotidiana e nella prevenzione sanitaria.

Sfatare questi luoghi comuni non è solo una questione di curiosità: significa migliorare il benessere fisico ed emotivo del gatto, rafforzare la relazione con il proprietario e prevenire problemi di salute spesso sottovalutati.
Vediamo quindi i miti più diffusi e cosa dice realmente la scienza veterinaria.

🧠 Mito n.1 – “Il gatto è un animale solitario”

È uno dei falsi miti più radicati.
In realtà, il gatto è un animale socialmente flessibile: può vivere bene da solo, ma è anche capace di instaurare legami affettivi profondi con le persone e, in alcuni casi, con altri gatti.

Quando un gatto vive in un ambiente povero di stimoli o trascorre molto tempo senza interazione, può sviluppare:

  • stress cronico
  • apatia
  • disturbi comportamentali (aggressività, eliminazioni inappropriate)

👉 Dal punto di vista veterinario, il benessere emotivo è parte integrante della salute. Il gioco quotidiano, l’arricchimento ambientale e l’interazione positiva sono fondamentali.

🏠 Mito n.2 – “Il gatto si affeziona solo alla casa”

Anche questo è falso.
Il gatto riconosce le persone di riferimento, sviluppa preferenze individuali e può manifestare attaccamento attraverso comportamenti come:

  • seguire il proprietario
  • dormire vicino
  • vocalizzare in sua assenza
  • cercare il contatto fisico

L’ambiente è importante, ma la relazione lo è altrettanto. I cambiamenti improvvisi (traslochi, nuove persone, assenze prolungate) possono infatti causare stress, dimostrando quanto il legame emotivo sia reale.

🎓 Mito n.3 – “I gatti non si possono educare”

I gatti imparano eccome, ma in modo diverso rispetto ai cani.
Sono animali molto intelligenti, capaci di apprendere associazioni, routine e regole, soprattutto se motivate da:

  • cibo
  • gioco
  • sicurezza
  • prevedibilità

Punizioni e rimproveri sono inutili e dannosi.
Il rinforzo positivo e la gestione corretta dell’ambiente sono le strategie più efficaci per prevenire comportamenti indesiderati.

 

🩺 Mito n.4 – “Se vive in casa, il gatto non ha bisogno del veterinario”

Uno dei miti più pericolosi.
Il gatto indoor è spesso percepito come “al sicuro”, ma può comunque sviluppare:

  • parassitosi interne ed esterne
  • obesità
  • problemi urinari
  • patologie dentali
  • malattie croniche silenziose

Inoltre, pulci e parassiti possono essere introdotti in casa tramite scarpe, vestiti o altri animali.

👉 Le visite veterinarie regolari permettono di individuare precocemente problemi che il gatto, per natura, tende a nascondere.

🐾 Mito n.5 – “I gatti atterrano sempre in piedi”

È vero che il gatto possiede il riflesso raddrizzante, ma questo non lo rende invulnerabile.
Le cadute da balconi e finestre (la cosiddetta sindrome del gatto paracadutista) possono causare:

  • fratture
  • traumi toracici
  • lesioni interne

👉 Zanzariere e protezioni non limitano la libertà del gatto: la rendono sicura.

🥛 Mito n.6 – “Il latte fa bene ai gatti”

Un classico intramontabile, ma completamente falso.
La maggior parte dei gatti adulti è intollerante al lattosio: il latte può provocare diarrea, dolore addominale e disturbi digestivi.

💧 L’unica bevanda davvero adatta è l’acqua fresca e sempre disponibile.

💧 Mito n.7 – “I gatti odiano l’acqua”

Non tutti i gatti odiano l’acqua: alcuni la tollerano, altri la ignorano, pochi la apprezzano.
Ciò che è vero è che raramente necessitano del bagno, perché sono eccellenti toelettatori.

Il bagno può essere indicato solo in casi specifici:

  • pelo molto sporco
  • sostanze tossiche sul mantello
  • problemi dermatologici (su indicazione veterinaria)

 

😺 Mito n.8 – “Le fusa significano sempre felicità”

Le fusa sono un mezzo di comunicazione complesso.
Possono indicare benessere, ma anche:

  • stress
  • dolore
  • bisogno di rassicurazione

👉 È fondamentale osservare il contesto e il linguaggio corporeo nel suo insieme.

🧶 Mito n.9 – “Il gatto graffia per dispetto”

Il graffiare è un comportamento naturale e necessario:

  • mantiene le unghie sane
  • serve a marcare il territorio
  • ha una funzione emotiva

Punire il gatto non serve.
La soluzione è fornire tiragraffi adeguati, posizionati nei punti giusti della casa.

🐈 Mito n.10 – “Il gatto è testardo e non comunica”

Il gatto comunica costantemente, ma con un linguaggio più sottile rispetto ad altri animali.
Orecchie, coda, postura, vocalizzazioni e persino lo sguardo sono segnali fondamentali.

👉 Imparare a interpretarli permette di:

  • prevenire aggressioni
  • riconoscere il dolore
  • migliorare la convivenza

🩺 Conclusione: conoscere il gatto per prendersene cura meglio

Molti falsi miti nascono dall’osservazione superficiale del comportamento felino.
La medicina veterinaria moderna ci insegna che il gatto è un animale complesso, sensibile e profondamente legato al suo ambiente e alle persone che lo circondano.

📌 Una corretta informazione è il primo passo per la prevenzione.
Per dubbi su comportamento, alimentazione, prevenzione o salute del tuo gatto, rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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20/Mag/2026


La salute delle orecchie rappresenta un aspetto fondamentale del benessere di cani e gatti, ma è spesso sottovalutata fino alla comparsa di sintomi evidenti. Il condotto uditivo è una struttura delicata, facilmente soggetta ad accumulo di cerume, umidità e microrganismi, fattori che possono predisporre a infiammazioni e infezioni anche dolorose.

Una corretta igiene auricolare, associata a controlli veterinari regolari, consente non solo di mantenere le orecchie pulite, ma soprattutto di prevenire molte patologie, tra cui le otiti, che rappresentano uno dei problemi più frequenti nella pratica clinica veterinaria.

Questo articolo ha l’obiettivo di fornire ai proprietari una guida completa e affidabile per comprendere come funziona l’orecchio, quando e come pulirlo, quali segnali non ignorare e quando è necessario rivolgersi al veterinario.

Anatomia dell’Orecchio: Perché è Così Facile che si Ammali

L’orecchio di cane e gatto è suddiviso in tre parti:

  • orecchio esterno (padiglione auricolare e condotto uditivo)
  • orecchio medio
  • orecchio interno

La maggior parte delle patologie interessa l’orecchio esterno, in particolare il condotto uditivo, che nel cane ha una conformazione a “L”. Questa forma rende più difficile la fuoriuscita naturale del cerume e favorisce il ristagno di materiale organico, soprattutto in presenza di umidità o infiammazione.

Il cerume è una secrezione fisiologica con funzione protettiva: intrappola sporco e microrganismi e contribuisce alla difesa dell’orecchio. Tuttavia, quando viene prodotto in eccesso o non viene eliminato correttamente, può diventare un terreno ideale per la proliferazione di batteri, lieviti e parassiti.

Quali Animali Sono Più Predisposti ai Problemi Auricolari

Alcuni soggetti richiedono un’attenzione particolare:

Nei cani

  • razze con orecchie pendenti
  • cani con condotto uditivo stretto o molto peloso
  • soggetti allergici o con dermatiti
  • cani che nuotano spesso
  • animali con episodi ricorrenti di otite

Nei gatti

  • gatti colpiti da parassiti auricolari
  • soggetti con sistema immunitario compromesso
  • gatti anziani
  • animali che mal tollerano la manipolazione delle orecchie

In questi casi, la prevenzione e il monitoraggio sono fondamentali.

Igiene Auricolare: Quando è Necessaria e Quando Va Evitata

Uno degli errori più comuni è pensare che le orecchie vadano pulite frequentemente in modo automatico.

È indicato pulire le orecchie quando:

  • è presente cerume visibile
  • si percepisce un lieve odore
  • il veterinario ha consigliato una routine preventiva
  • l’animale è predisposto a otiti

È invece sconsigliato pulire le orecchie quando:

  • sono arrossate, gonfie o dolenti
  • sono presenti secrezioni dense o purulente
  • l’animale manifesta dolore alla manipolazione
  • si sospetta un’otite in atto

In questi casi la pulizia domestica può peggiorare l’infiammazione e ritardare una diagnosi corretta.

Ogni Quanto Pulire le Orecchie

Non esiste una frequenza valida per tutti gli animali. Indicativamente:

  • cani senza problemi: ogni 3–4 settimane
  • cani predisposti: secondo indicazione veterinaria
  • gatti: solo se necessario
  • periodi caldi o umidi (primavera-estate): controlli più frequenti

Una pulizia eccessiva può alterare l’equilibrio del condotto uditivo tanto quanto una scarsa igiene.

Prodotti per la Pulizia: Cosa Usare e Cosa Evitare

Prodotti consigliati

  • detergenti auricolari specifici veterinari
  • soluzioni con pH controllato
  • prodotti ceruminolitici o lenitivi, se indicati

Ogni prodotto ha una funzione diversa e va scelto in base al singolo animale.

Prodotti da evitare

  • acqua
  • alcool
  • aceto
  • oli essenziali
  • rimedi “naturali” non prescritti

Queste sostanze possono irritare il condotto uditivo e favorire infezioni.

Come Pulire le Orecchie in Sicurezza a Casa

Procedura corretta:

  1. scegliere un momento tranquillo
  2. sollevare delicatamente il padiglione auricolare
  3. instillare il detergente secondo le dosi consigliate
  4. massaggiare la base dell’orecchio per alcuni secondi
  5. lasciare che l’animale scuota la testa
  6. rimuovere il materiale visibile con una garza morbida
  7. premiare l’animale per rendere l’esperienza positiva

⚠️ Mai usare cotton-fioc, perché spingono il cerume in profondità e possono causare lesioni.

Le Principali Patologie Auricolari

Otite Esterna

È la patologia auricolare più frequente. Si tratta di un’infiammazione del condotto uditivo esterno, spesso multifattoriale.

Cause comuni:

  • batteri
  • lieviti (come Malassezia)
  • parassiti auricolari
  • allergie
  • corpi estranei
  • eccesso di cerume

Se non trattata correttamente, può diventare cronica.

Otite Media e Interna

Si verificano quando l’infiammazione supera il timpano. Sono forme più gravi e possono causare:

  • dolore intenso
  • perdita dell’equilibrio
  • testa inclinata
  • riduzione dell’udito

Richiedono sempre una valutazione veterinaria approfondita.

Otite da Malassezia

Causata da una proliferazione anomala di lieviti normalmente presenti sulla cute.

Segni tipici:

  • cerume scuro
  • odore intenso e rancido
  • prurito marcato

È spesso associata ad allergie o dermatiti croniche.

Otoacariasi (Parassiti Auricolari)

Causata da acari, è molto contagiosa, soprattutto nei gatti.

Sintomi:

  • prurito intenso
  • cerume scuro “a fondo di caffè”
  • escoriazioni da grattamento

Richiede una terapia antiparassitaria specifica.

Otite e Allergie

Molte otiti sono la manifestazione di una patologia più ampia, come allergie alimentari o ambientali. In questi casi la sola terapia auricolare non è sufficiente: è necessario trattare la causa primaria.

Segnali di Allarme da Non Ignorare

Contatta il veterinario se noti:

  • cattivo odore persistente
  • secrezioni abbondanti o purulente
  • dolore alla manipolazione
  • grattamento continuo
  • testa inclinata
  • perdita di equilibrio

Diagnosi Veterinaria

La diagnosi corretta si basa su:

  • visita clinica e otoscopia
  • esame microscopico del cerume
  • eventuali tamponi o esami colturali
  • indagini diagnostiche avanzate nei casi complessi

Solo una diagnosi accurata consente di impostare una terapia efficace e prevenire le recidive.

Prevenzione: Il Ruolo Chiave dell’Igiene

Una corretta igiene auricolare, associata a controlli regolari, è uno degli strumenti più efficaci per prevenire le patologie auricolari, ridurre il rischio di otiti croniche e migliorare la qualità di vita dell’animale.

Conclusioni

Le orecchie di cani e gatti sono strutture delicate che meritano attenzione e cura. La prevenzione passa da:

  • informazione corretta
  • igiene eseguita nel modo giusto
  • collaborazione costante con il veterinario

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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13/Mag/2026

Approccio clinico, prevenzione e gestione nutrizionale

Negli ultimi anni l’obesità è diventata una delle patologie nutrizionali più frequentemente riscontrate nella pratica veterinaria. Cani e gatti in sovrappeso sono sempre più comuni e, nonostante ciò, questa condizione viene spesso sottovalutata o percepita come un problema secondario.

In realtà, l’obesità rappresenta una vera e propria malattia cronica, complessa e multifattoriale, che influisce negativamente su numerosi sistemi dell’organismo e riduce in modo significativo la qualità e l’aspettativa di vita dei nostri animali.

Obesità: una patologia, non un semplice “chilo di troppo”

Dal punto di vista medico, l’obesità non è definita solo dall’aumento del peso corporeo, ma dall’accumulo eccessivo di tessuto adiposo tale da compromettere il normale equilibrio metabolico.

È importante distinguere tra:

  • sovrappeso, una condizione iniziale e spesso reversibile;
  • obesità, uno stato patologico più avanzato, caratterizzato da alterazioni metaboliche e infiammatorie.

Il grasso corporeo non è un tessuto passivo: produce mediatori che influenzano il metabolismo, la risposta infiammatoria e il funzionamento di numerosi organi. Quando è presente in eccesso, diventa un fattore di rischio per molte patologie croniche.

La valutazione clinica: oltre il numero sulla bilancia

Il peso corporeo, da solo, non è sufficiente per stabilire se un animale è obeso. In clinica veterinaria si utilizza la valutazione della Condizione Corporea (Body Condition Score – BCS), un metodo standardizzato che tiene conto della distribuzione del grasso e della conformazione dell’animale.

Attraverso l’osservazione e la palpazione (costole, addome, regione lombare), il veterinario può stimare in modo affidabile se l’animale si trova:

  • in condizione corporea ideale,
  • in sovrappeso,
  • in obesità.

Questa valutazione è fondamentale non solo per la diagnosi, ma anche per monitorare l’andamento di un programma di controllo del peso nel tempo.

Le conseguenze dell’obesità sulla salute

L’obesità influisce negativamente su numerosi apparati e sistemi:

Apparato muscolo-scheletrico

L’eccesso di peso aumenta lo stress sulle articolazioni, favorendo lo sviluppo di:

  • artrosi,
  • dolore cronico,
  • riduzione della mobilità,
  • peggioramento di patologie ortopediche preesistenti.

Metabolismo ed endocrinologia

Il tessuto adiposo in eccesso altera il metabolismo:

  • aumenta il rischio di diabete mellito, soprattutto nel gatto;
  • peggiora il controllo glicemico negli animali già diabetici;
  • contribuisce a uno stato infiammatorio cronico.

Apparato cardiovascolare e respiratorio

Gli animali obesi possono manifestare:

  • minore tolleranza allo sforzo,
  • affaticamento precoce,
  • difficoltà respiratorie, soprattutto in soggetti brachicefali.

Altri aspetti clinici

L’obesità è associata anche a:

  • maggior rischio anestesiologico,
  • ridotta efficacia di alcune terapie,
  • maggiore difficoltà nella gestione di patologie croniche,
  • riduzione dell’aspettativa di vita.

Perché i nostri animali ingrassano?

Nella maggior parte dei casi, l’obesità è il risultato di un bilancio energetico positivo cronico, cioè di un apporto calorico superiore al consumo.

Tra i fattori più comuni troviamo:

  • porzioni eccessive o non adeguate allo stile di vita;
  • snack e premi frequenti, spesso non considerati “cibo vero”;
  • alimenti molto calorici;
  • riduzione dell’attività fisica, soprattutto negli animali che vivono in appartamento;
  • cambiamenti ormonali dopo la sterilizzazione;
  • età adulta o avanzata;
  • abitudini familiari e routine quotidiane.

Spesso l’aumento di peso è graduale e passa inosservato fino a quando la condizione è già ben instaurata.

Riconoscere precocemente il sovrappeso

Individuare il problema nelle fasi iniziali è fondamentale. Alcuni segnali che possono suggerire un aumento di peso sono:

  • difficoltà a palpare le costole;
  • perdita della “vita” vista dall’alto;
  • addome più arrotondato;
  • riduzione dell’attività spontanea;
  • affaticamento durante il movimento;
  • nei gatti, ridotta capacità di curare il mantello.

In presenza di questi segnali, una visita veterinaria permette di valutare la situazione in modo oggettivo e impostare eventuali correzioni prima che il problema diventi più serio.

Nutrizione: il pilastro della gestione del peso

La gestione nutrizionale è l’elemento centrale nel controllo dell’obesità. Un errore molto comune è ridurre drasticamente la quantità dell’alimento abituale, senza considerare l’equilibrio nutrizionale complessivo.

Una restrizione calorica non controllata può portare a:

  • carenze nutrizionali;
  • perdita di massa muscolare;
  • aumento della sensazione di fame;
  • scarsa adesione del proprietario al programma.

Un corretto piano nutrizionale deve invece:

  • garantire tutti i nutrienti essenziali;
  • ridurre l’apporto calorico in modo controllato;
  • favorire la sazietà;
  • preservare la massa magra;
  • essere sostenibile nel lungo periodo.

Il ruolo delle diete veterinarie e dei piani personalizzati

Le diete formulate per il controllo del peso sono progettate per:

  • avere una densità energetica ridotta;
  • fornire un adeguato apporto proteico;
  • contenere fibre utili al senso di sazietà;
  • supportare il metabolismo durante la perdita di peso.

La scelta dell’alimento deve sempre essere personalizzata, tenendo conto di:

  • età,
  • specie e taglia,
  • livello di attività,
  • eventuali patologie concomitanti.

Snack e premi: un dettaglio che fa la differenza

Gli snack rappresentano spesso una quota importante delle calorie giornaliere, anche se vengono percepiti come “trascurabili”.
In un programma di controllo del peso è fondamentale:

  • limitarne la quantità;
  • contabilizzarli nel bilancio calorico giornaliero;
  • scegliere premi adeguati o utilizzare parte della razione quotidiana come ricompensa.

Educare il proprietario su questo aspetto è spesso decisivo per il successo del percorso.

Attività fisica: complemento indispensabile

L’attività fisica contribuisce al consumo energetico e al mantenimento della massa muscolare, ma deve essere sempre adattata alle condizioni dell’animale.

  • Nei cani: passeggiate regolari, graduali e costanti, giochi controllati, attività olfattive.
  • Nei gatti: brevi sessioni di gioco quotidiane, arricchimento ambientale, giochi interattivi.

L’obiettivo non è “stancare”, ma muovere in modo corretto e costante, evitando sovraccarichi o stress.

L’importanza del monitoraggio veterinario

Il controllo dell’obesità non è un intervento una tantum, ma un percorso nel tempo. Il supporto del veterinario consente di:

  • definire obiettivi realistici;
  • monitorare peso e condizione corporea;
  • adattare dieta e attività;
  • individuare eventuali difficoltà;
  • mantenere i risultati nel lungo periodo.

Questo approccio aumenta significativamente le probabilità di successo e riduce il rischio di ricadute.

Prevenzione: il miglior trattamento

Prevenire l’obesità è sempre più semplice che trattarla. Alcune buone pratiche includono:

  • pesare regolarmente le razioni;
  • evitare l’alimentazione “a occhio”;
  • limitare i premi;
  • monitorare peso e BCS durante i controlli;
  • rivedere l’alimentazione in caso di sterilizzazione o cambi di stile di vita.

Conclusioni

L’obesità nel cane e nel gatto è una patologia cronica, seria ma gestibile. Affrontarla con consapevolezza, attraverso una corretta nutrizione, un’adeguata attività fisica e il supporto del medico veterinario, permette di migliorare in modo significativo la salute e il benessere degli animali.

Una valutazione tempestiva e un piano personalizzato possono fare la differenza tra una vita limitata dal peso e una vita più attiva, sana e longeva.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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06/Mag/2026


La leishmaniosi è una malattia infettiva seria e spesso cronica. In Italia è presente in molte aree, e la prevenzione resta il modo più efficace per ridurre il rischio. Conoscere come si trasmette e quali segnali osservare aiuta a intervenire in tempo.

Cos’è la leishmaniosi canina

La leishmaniosi è causata da un protozoo (un parassita microscopico) del genere Leishmania. Nel bacino del Mediterraneo la specie più coinvolta è spesso Leishmania infantum. Il cane è un ospite molto suscettibile e può avere un ruolo importante come serbatoio dell’infezione (cioè può contribuire a mantenere il parassita in circolo tramite il vettore).

Perché viene definita “cronica”

In molti cani l’infezione può rimanere “silenziosa” a lungo. I segni clinici (cioè i sintomi visibili) possono comparire dopo mesi o anche anni, e la malattia può alternare fasi di miglioramento e ricadute.

Come si trasmette: il ruolo dei pappataci

La leishmania non si trasmette direttamente da cane a cane come un raffreddore. La via principale è la puntura dei flebotomi (detti anche pappataci o “moscerini della sabbia”).

Quando pungono di più

I pappataci sono spesso più attivi al crepuscolo e di notte. In molte zone italiane l’attività aumenta nei mesi caldi (spesso tra maggio e ottobre), anche se clima e micro-ambiente possono anticipare o prolungare il periodo di rischio.

Il rischio non è “solo al Sud”

Storicamente il rischio era maggiore in alcune aree del Centro-Sud, ma oggi la presenza di flebotomi e casi autoctoni (cioè “locali”) è segnalata anche in altre zone. Per questo, ragionare solo per “latitudine” può essere fuorviante: conta dove vive il cane, dove viaggia e che tipo di prevenzione fa.

Quali cani sono più esposti

Non esiste il “cane immune”. Il rischio aumenta però se:

  • il cane vive molto all’aperto, soprattutto la sera/notte;
  • frequenta aree con vegetazione, muretti, ricoveri, zone umide o riparate (ambienti favorevoli ai flebotomi);
  • viaggia in aree endemiche (vacanze, seconde case, trasferimenti);
  • ha difese immunitarie più fragili (per età, altre malattie, terapie: qui serve sempre il consiglio del veterinario).

Sintomi: quali segnali possono far sospettare la leishmaniosi

La leishmaniosi può dare segni molto diversi tra un cane e l’altro. Alcuni sintomi sono generici e possono assomigliare ad altre patologie. Per questo è importante non “autodiagnosticare”, ma fare una visita se qualcosa non torna.

Segnali iniziali, spesso sottovalutati

  • stanchezza e ridotta voglia di muoversi
  • dimagrimento o appetito “capriccioso”
  • linfonodi aumentati (ghiandole palpabili)

Sintomi cutanei (pelle e pelo)

Sono molto frequenti e possono includere:

  • forfora, pelo opaco, perdita di pelo
  • lesioni, ulcere, croste
  • ispessimento della pelle in alcune zone (per esempio su naso o cuscinetti)

Occhi, naso, articolazioni e organi interni

In alcuni casi si possono osservare:

  • problemi oculari (arrossamento, infiammazioni)
  • epistassi (sangue dal naso)
  • dolori articolari o zoppia
  • segni legati ai reni (che a volte emergono dagli esami prima che “si vedano”).

Diagnosi: come si fa a sapere se un cane è positivo

La diagnosi non si basa solo sui sintomi. In genere si usano:

  • test sierologici (ricerca di anticorpi nel sangue)
  • esami del sangue e delle urine per valutare lo stato generale e possibili complicazioni
  • in alcuni casi test più specifici (su indicazione del veterinario).

Un punto importante: dopo la puntura infettante può servire tempo prima che alcuni test risultino affidabili. Per questo i controlli vanno programmati con criterio, soprattutto dopo soggiorni in aree a rischio.

Prevenzione: cosa funziona davvero

Qui vale una regola semplice: la prevenzione è più facile della gestione di una malattia cronica.

1) Protezione contro i flebotomi

Le misure più usate sono prodotti veterinari con azione repellente/insetticida (per ridurre le punture). In base allo stile di vita del cane, il veterinario può valutare:

  • spot-on (pipette) con durata limitata e applicazioni regolari
  • collari con durata più lunga
    (la scelta dipende da età, peso, ambiente, altri animali in casa, abitudini).

2) Vaccinazione: utile, ma non “magica”

Esistono vaccini che possono far parte della strategia preventiva in cani idonei. Ma la vaccinazione non sostituisce la protezione contro i pappataci: le due cose, di solito, si ragionano insieme.

3) Comportamenti che riducono il rischio

Soprattutto nei periodi caldi e nelle zone a rischio:

  • limitare le uscite nelle ore serali/notturne
  • evitare che il cane dorma fuori di notte
  • ridurre la presenza di rifugi umidi e bui vicino a casa (quando possibile).

4) Screening e controlli programmati

Per cani che vivono in aree a rischio o viaggiano spesso, i controlli periodici aiutano a intercettare precocemente eventuali segnali. La frequenza va personalizzata dal veterinario.

La leishmaniosi si può curare?

Oggi esistono terapie che possono controllare i sintomi e ridurre la carica parassitaria, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita. In molti casi la gestione è a lungo termine e richiede monitoraggi regolari (per esempio per valutare reni e risposta alle cure). La “guarigione completa” può essere difficile e dipende da molti fattori individuali.

Quando contattare il veterinario

Prenota una visita se il tuo cane:

  • perde peso senza motivo, è stanco da giorni o “non è lui”
  • ha lesioni cutanee persistenti o perdita di pelo anomala
  • ha sanguinamento dal naso, problemi agli occhi o zoppia senza spiegazione
  • ha soggiornato in zone a rischio e vuoi impostare un piano di prevenzione personalizzato.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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29/Apr/2026


In primavera, con l’aumento delle temperature, torna uno dei pericoli più sottovalutati nelle passeggiate in parchi e pinete: la processionaria. Per i cani (e, più raramente, per i gatti) il contatto può trasformarsi in un’urgenza veterinaria nel giro di minuti, soprattutto quando l’animale annusa o lecca i bruchi. 

Cos’è la processionaria e perché “si chiama così”

Con il termine “processionaria” si indicano larve (bruchi) di lepidotteri del genere Thaumetopoea. In Italia le più note sono:

  • Processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa)
  • Processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea

Il nome deriva dal comportamento tipico: le larve si spostano in fila indiana, formando una vera e propria “processione”, soprattutto quando scendono dagli alberi e attraversano il terreno. 

Dove si trova e quando è più pericolosa

Dove: aree con pini e querce, ma non solo: il rischio può esserci anche lungo viali alberati e strade alberate, non esclusivamente nei boschi. 

Quando: il periodo critico per i cani è spesso la primavera, quando le larve sono sviluppate, si muovono a terra e sono più facili da incontrare durante le uscite. 

Perché è pericolosa: i peli urticanti (setole) e cosa fanno

Il problema non è un “morso” o una “puntura”: la processionaria è ricoperta da moltissimi peli urticanti che contengono sostanze irritanti (nelle fonti divulgative veterinarie italiane viene citato l’acido formico). Questi peli:

  • si staccano facilmente
  • si “attaccano” a cute e mucose
  • possono colpire anche occhi e vie respiratorie
  • scatenano reazioni che vanno da irritazione locale a quadri molto gravi 

Il cane è particolarmente esposto perché ha l’abitudine di annusare il terreno e “conoscere il mondo con la bocca”. 

Cani e gatti: quali contatti sono più rischiosi

1) Bocca e lingua (caso più frequente e più grave)

È la situazione tipica: cane che annusa/lecca o prova ad afferrare il bruco. Qui il rischio è elevato perché le setole agiscono come un’ustione chimico-irritativa sulle mucose con possibile edema importante e necrosi della lingua

2) Naso, occhi, vie respiratorie

Possibili irritazioni severe, con dolore, starnuti, scolo, congiuntivite, blefarospasmo; in soggetti sensibili può comparire difficoltà respiratoria. 

3) Zampe e cute

Più spesso si manifesta come dermatite/irritazione (polpastrelli, arti), a volte intensa ma di solito meno drammatica rispetto al coinvolgimento delle mucose orali. 

E il gatto?

Il gatto è in genere più cauto nel manipolare oggetti a terra, ma può comunque entrare in contatto (soprattutto gatti che escono in giardini con pini/querce). Se coinvolta la bocca, vale la stessa regola: urgenza

Sintomi: come capire se l’animale è entrato in contatto

I segni possono comparire in modo molto rapido (minuti) e peggiorare velocemente.

Segni “campanello d’allarme” più tipici

  • ipersalivazione improvvisa (scialorrea)
  • gonfiore di lingua e muso
  • dolore, agitazione, tentativi di strofinare la bocca
  • difficoltà a deglutire, conati, vomito
  • in casi importanti: difficoltà respiratoria 

Segni sistemici (possibili)

  • febbre, abbattimento, debolezza
  • disturbi gastrointestinali (vomito/diarrea) 

Complicanza temuta: necrosi della lingua

Nelle ore successive (spesso entro 24–48 ore) può diventare evidente la necrosi con perdita di porzioni di tessuto: è uno dei motivi per cui la rapidità d’intervento è cruciale. 

Cosa fare SUBITO a casa (primo soccorso ragionato)

L’obiettivo è ridurre quanto possibile la permanenza dei peli urticanti sulle mucose e arrivare in fretta dal veterinario.

  1. Allontana l’animale dalla zona (e impedisci che continui ad annusare/lecchiare). 
  2. Proteggi te stesso: non toccare il bruco a mani nude; se puoi usa guanti. 
  3. Lava abbondantemente la bocca con acqua (senza strofinare).
    • Se disponibile, usa una siringa senza ago per irrigare delicatamente. 
  4. Vai subito dal veterinario / pronto soccorso veterinario. Non aspettare “che passi”. 

Cosa NON fare

  • Non strofinare lingua/muso: rischi di far penetrare più setole.
  • Non perdere tempo con rimedi fai-da-te (bicarbonato, “antidoti”, cortisone a casa): la priorità è la tempestività e la gestione corretta in clinica. 

Cosa farà il veterinario in clinica (e perché spesso serve agire in urgenza)

La gestione dipende da gravità, sede del contatto e tempo trascorso. In generale, il veterinario può:

  • valutare vie aeree e rischio di edema che compromette la respirazione
  • effettuare lavaggi/bonifica più efficaci in sicurezza (talvolta con sedazione)
  • impostare terapia antinfiammatoria, analgesica, e supporto (fluidi, gastroprotezione, ecc.)
  • in alcuni casi usare antibiotici se indicato e monitorare complicanze 

Quando serve ricovero

  • edema orale importante
  • segni respiratori
  • dolore intenso, disidratazione, vomito
  • sospetta lesione estesa delle mucose 

Possibile chirurgia

Nei casi più gravi, se si sviluppa necrosi significativa, può rendersi necessaria l’asportazione di porzioni di lingua. È un’eventualità che spaventa molto i proprietari, ma va ricordato che molti cani, anche con perdite parziali, possono recuperare una buona qualità di vita con gestione adeguata. 

Prognosi: da cosa dipende

I fattori principali sono:

  • rapidità d’intervento
  • quantità di peli urticanti coinvolti
  • sede (bocca/lingua più critica)
  • eventuale compromissione respiratoria o reazione sistemica 

Prevenzione: la strategia migliore (e più semplice)

In passeggiata

  • in primavera, guinzaglio corto nelle aree a rischio (pinete, viali alberati con pini/querce) 
  • evita che il cane annusi “gruppetti” di bruchi in fila
  • se noti processioni o nidi, cambia percorso: pochi metri possono fare la differenza

In giardino / aree condominiali

  • controlla la presenza di nidi dall’aspetto cotonoso sui rami (spesso ben visibili) 
  • non improvvisare rimozioni: segnala e affidati a personale competente/servizi indicati dal Comune (rischio anche per le persone)

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 





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