Buiatria - Centro Veterinario San Martino - Page 8

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15/Dic/2020


Streptococcus agalactiae è un batterio gram +, agente di mastite contagioso e potenziale agente di zoonosi.

La mastite catarrale contagiosa bovina sostenuta da Str. agalactiae è una malattia infettiva soggetta a obbligo di denuncia.

Tale infezione mammaria è altamente contagiosa, è associata a elevati conteggi delle cellule somatiche e ha un notevole impatto economico nell’allevamento della bovina da latte.

Per tali motivi, molte aziende partecipano volontariamente a piani di controllo della malattia con l’obiettivo di raggiungere la sua eradicazione e ottenere la qualifica di “allevamento indenne”.

Come si presenta una mastite da Streptococcus agalactiae?

Episodi di mastite clinica sono rari mentre è frequente l’infezione mammaria subclinica, associata a rialzo della SCC e tendenza a cronicizzare. Pertanto, il conteggio delle cellule somatiche individuale è spesso l’unico strumento utile per individuare le bovine potenzialmente infette.

Fonti di infezione

L’agente non sopravvive nell’ambiente esterno ed è presente esclusivamente a livello della mammella infetta. La trasmissione da bovina infetta a bovina sana avviene attraverso il latte infetto e la mungitura rappresenta il punto critico per la diffusione dell’infezione nella mandria.

Inoltre, manze che sono state alimentate con latte infetto e che tendono a succhiarsi reciprocamente possono  sviluppare l’infezione mammaria, la quale può persistere fino al parto.

L’acquisto di capi infetti rappresenta la principale modalità di introduzione dell’infezione in una mandria indenne.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi è comunemente ottenuta mediante esame batteriologico del latte prelevato in maniera sterile da bovine con sospetta infezione.

Trattamento

Se l’esito dell’esame batteriologico conferma l’infezione da Str. agalactiae c’è la possibilità di effettuare il trattamento intramammario direttamente in lattazione (Blitz Therapy) o alla messa in asciutta, con buone probabilità di rimuovere l’infezione.

Prevenzione e controllo

Il controllo e la conseguente eradicazione della mastite da Str. agalactiae possono essere conseguiti attraverso:

  • Idonee misure di biosicurezza per prevenire l’ingresso di capi infetti;
  • Rispetto dell’igiene e prassi di mungitura con idoneo sistema di post-dipping;
  • Identificazione, separazione e trattamento sistematico di tutte le bovine infette;
  • Riforma dei casi cronici e refrattari alle terapie;
  • Manutenzione dell’impianto di mungitura.

Ricapitolando…

  • Str. agalactiae è un importante agente di mastite contagiosa che diffonde rapidamente nella mandria e si trasmette soprattutto durante la mungitura.
  • L’infezione è spesso subclinica e associata a rialzo della SCC. Per cui, è necessario identificare tutti gli animali potenzialmente infetti ed eseguire l’esame batteriologico del latte.
  • La terapia antibiotica intramammaria delle bovine positive può essere effettuata in lattazione o in asciutta e presenta buone possibilità di successo.
  • Affinchè l’infezione possa essere eradicata, oltre al trattamento è necessario adottare elevati standard di biosicurezza per prevenire l’introduzione e la diffusione dell’infezione nella mandria in mungitura.

 


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19/Nov/2020

Il prelievo di latte in maniera sterile è fondamentale per la ricerca di agenti responsabili di mastite.

Perché effettuare il prelievo di latte in maniera sterile?

È necessario che tutte le operazioni di campionamento siano eseguite nella maniera più attenta e pulita possibile perché sulle piastre utilizzate per la coltura possono crescere sia batteri effettivamente presenti all’interno della mammella, sia quelli che possono contaminare il latte durante il prelievo.

La contaminazione del campione di latte da parte di batteri presenti nell’ambiente e sulle mani dell’operatore rende poco attendibile l’esito dell’esame, che potrà addirittura risultare inquinato e quindi non interpretabile.

 

Come effettuare il prelievo di latte in maniera sterile?

  1. Indossare guanti nuovi monouso e scrivere con pennarello indelebile la data, il numero identificativo della bovina e il quarto mammario su ogni provetta sterile.
  2. Immergere i capezzoli nella soluzione per pre-dipping e lasciare agire per 30 secondi.
  3. Asciugare i capezzoli con carta assorbente monouso.
  4. Eliminare i primi 3-4 getti di latte.
  5. Strofinare in maniere vigorosa per 10-15 secondi l’apice del capezzolo con garza imbevuta di alcool o salviette a base di clorexidina.
  6. Aprire la provetta solo immediatamente prima di eseguire il campionamento e non toccare con le dita o altri oggetti la parte interna del tappo e della provetta.
  7. Raccogliere il latte tenendo la provetta inclinata e chiuderla appena si conclude il prelievo.
  8. Conservare le provette in frigorifero e consegna al laboratorio entro 24 ore. Se consegnate dopo 24 ore, è necessario procedere al congelamento.


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27/Ott/2020


Gli Streptococchi ambientali sono considerati tra i principali agenti di mastite perché responsabili di alta SCC, infezioni persistenti e spesso mastiti con notevole eliminazione di batteri nel latte.

Batteri come Streptococcus uberis sono comunemente definiti Streptococchi ambientali per distinguerli da Streptococcus agalactiae, il quale è un batterio contagioso e patogeno obbligato della mammella.

Come si presenta una mastite da Streptococchi ambientali?

L’infezione mammaria può essere subclinica o clinica.

In alcuni casi, le infezioni subcliniche divengono croniche e persistono per lunghi periodi con aumento del conteggio delle cellule somatiche.

In circa metà delle bovine che sviluppano mastite subclinica si ha l’evoluzione verso l’infezione clinica lieve, moderata o grave.

Fonti di infezione

Gli Streptococchi ambientali sono ubiquitari e si assiste all’infezione mammaria quando l’esposizione dell’apice del capezzolo ai batteri eccede le capacità di difesa del sistema immunitario.

La contaminazione ambientale avviene soprattutto tramite l’eliminazione fecale e la crescita batterica è favorita dalla presenza di materiale di lettiera organico come la paglia.

La fase di asciutta rappresenta il periodo in cui c’è un altissimo rischio di contrarre l’infezione streptococcica.

Bovine che sviluppano infezione mammaria subclinica durante il periodo di asciutta di solito hanno un aumento della SCC durante il primo mese di lattazione e possono manifestare segni di mastite clinica.

Come si effettua la diagnosi?

Come per altri agenti di mastite, non si può determinare l’eziologia basandosi esclusivamente sull’osservazione dei segni clinici ma si rende necessario l’esame batteriologico di campioni di latte proveniente dai quarti interessati.

Trattamento

Casi di mastite clinica meriterebbero un appropriato trattamento antibiotico anche se in molte occasioni la sintomatologia clinica si risolve spontaneamente. Tuttavia, ciò non indica la guarigione dell’animale ma semplicemente la regressione allo stato subclinico.

La presenza di mastiti croniche subcliniche nella mandria va considerata negativamente perché facilita la trasmissione del batterio e si assiste al graduale aumento della prevalenza delle infezioni da Streptococchi ambientali.

Il trattamento di infezioni subcliniche è economicamente vantaggioso solo in due situazioni:

  • se l’infezione è cronica ed è identificata a inizio lattazione;
  • se si tratta di una mandria in cui c’è stato un controllo inappropriato della trasmissione contagiosa in mungitura.

In ogni caso, se nella mandria si hanno molte infezioni, anziché trattare in continuazione bisognerebbe mirare alla prevenzione dell’infezione iniziale.

Prevenzione delle mastiti da Streptococchi ambientali: ambiente e mungitura

Il principale obiettivo è la prevenzione dell’infezione iniziale, riducendo esposizione dei capezzoli all’ambiente contaminato: igiene ambientale!

Tale considerazione è fondamentale soprattutto per bovine in asciutta e nell’immediato post-parto perché in queste fasi si assiste alla riduzione delle difese immunitarie che rende le bovine più suscettibili. Lo stesso ragionamento è valido anche per bovine ad alta produzione e con bilancio energetico negativo.

In aggiunta al controllo ambientale, bisogna considerare l’implementazione di igiene e prassi di mungitura perché, se nella mandria sono presenti casi di mastite subclinica, il batterio può trasmettersi come un contagioso a bovine sane quando i loro capezzoli entrano in contatto con latte infetto.

Ricapitolando…

  • Gli Streptococchi ambientali sono un’importante causa di mastite clinica e subclinica.
  • È necessario prevenire l’infezione iniziale focalizzandosi sulla riduzione dell’esposizione durante il periodo di asciutta, identificando le bovine ad alto rischio e assicurando che l’esposizione al patogeno sia minimizzata.
  • Adottare una buona strategia di utilizzo degli antibiotici quando si osservano segni clinici di mastite.

 


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07/Set/2020


Gli Stafilococchi non-aureus (SNA), in passato definiti Stafilococchi coagulasi negativi (SCN), sono microrganismi tipicamente presenti sia a livello della cute della mammella e del capezzolo delle bovine, sia sulla cute dell’uomo e sono considerati patogeni opportunisti.

Spesso sono presenti in campioni di latte di manze già al momento del parto, in campioni di latte di bovine con mastite subclinica e occasionalmente in campioni di latte di bovine con mastite clinica.

Come si presenta una mastite da SNA?

Essendo patogeni minori, molto spesso l’entità dei segni clinici è relativamente lieve.

Quando si hanno infezioni subcliniche si assiste a un lieve rialzo della SCC e frequentemente molti di questi casi guariscono spontaneamente.

Tuttavia, ci sono alcune specie di SNA che determinano infezioni persistenti, riconoscibili perché la SCC si mantiene alta per diversi mesi.

Gli SNA causano anche occasionali casi di mastiti clinica che, tuttavia, sono spesso di lieve entità.

Fonti di infezione

Gli CNS sono batteri residenti sulla cute della mammella e del capezzolo di bovine sane e penetrano nell’organismo quando la disinfezione dei capezzoli non è ottimale e le difese immunitarie dell’ospite sono ridotte.

Inoltre, bisognerebbe anche considerare le mani dei mungitori come possibile veicolo di trasmissione di tali batteri.

Come si effettua la diagnosi?

Come per altri agenti di mastite, non si può giungere a una diagnosi eziologica solo mediante la valutazione dei segni clinici ma è necessario condurre un esame batteriologico del campione di latte prelevato in sterilità dai quarti interessati.

Gli CNS sono batteri gram + e per essere distinti da  Staphylococcus aureus necessitano ulteriori test di laboratorio, come il test della coagulasi.

Trattamento

In caso di mastite subclinica, il trattamento durante la lattazione non è considerato economicamente vantaggioso perché spesso si ha guarigione spontanea e non si ha un grande impatto sulla produzione lattea.

Invece, i casi di mastite clinica dovrebbero essere trattati e la durata del trattamento dovrebbe essere breve perché spesso le infezioni sostenute da SNA sono molto superficiali.

Quando si rinviene l’infezione mammaria da SNA in primipare nell’immediato post-parto non è necessario iniziare il trattamento perché nella maggior parte dei casi si ha guarigione spontanea.

Prevenzione e controllo delle mastiti da SNA

Bisogna considerare che gli Stafilococchi non-aureus sono patogeni opportunisti e hanno come reservoir principale la cute della mammella. Quindi il controllo dovrebbe principalmente basarsi su un efficace sistema di pre- e post-dipping per controllare l’esposizione a questo microrganismo e sull’impiego della terapia antibiotica in asciutta per ogni quarto di tutte le bovine in modo tale da rimuovere le infezioni subcliniche.

Ricapitolando…

  • Gli SNA considerati patogeni minori responsabili di infezioni opportunistiche che occasionalmente causano aumento di SCC e molto raramente mastite grave.
  •  Sono un gruppo di Stafilococchi differenziabili da S.aureus con test specifici.
  • Quando si instaura un’infezione, questa è spesso autolimitante e al massimo richiede una terapia di breve durata.
  • Il controllo dovrebbe basarsi su idonei pre- e post-dipping e terapia antibiotica alla messa in asciutta.

 


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20/Ago/2020

Ti è mai capitato di avere una bovina con segni di mastite clinica, prelevarne il latte, sottoporlo all’esame batteriologico e avere un risultato negativo?

Diversi studi hanno rilevato che circa il 40% dei campioni di latte, prelevati da bovine con mastite clinica, sottoposti all’esame batteriologico mostravano un esito negativo (senza crescita di microrganismi).

 

Come si spiega questa situazione?

Tra i diversi i fattori in grado di determinare l’esito negativo per campioni di latte di bovine con mastite clinica, di seguito ne sono elencati i principali:

  • Il sistema immunitario della bovina potrebbe già aver eliminato l’agente patogeno attraverso quella che viene definita “guarigione spontanea”. Infatti, alcuni batteri possono ancora causare segni clinici di infiammazione a livello mammario anche dopo essere stati uccisi, attraverso il rilascio di tossine e, di conseguenza, si assiste alla presenza di flocculazioni nel latte (stoppini);
  • Il congelamento del campione fino all’esecuzione dell’esame batteriologico può ridurre la sensibilità del test dato che alcuni batteri possono morire durante questo processo. Ciò si verifica specialmente per agenti patogeni Gram-negativi, come E. coli;
  • Presenza di agenti patogeni che non crescono sui tradizionali terreni di coltura, come Mycoplasma spp. . Tuttavia, casi di mastite da Mycoplasma spp. sono abbastanza rari e hanno manifestazioni cliniche caratteristiche;
  • Infiammazione causata da traumi fisici senza la presenza di infezione causata da agenti patogeni;

Come si interviene in questi casi?

In generale, casi di mastite clinica con coltura negativa si risolvono senza alcun trattamento antibiotico.

Tuttavia, è importante monitorare la storia clinica di questi soggetti, la ricorrenza di questo tipo di mastite clinica e consultare sempre il tuo veterinario responsabile della gestione della salute della mammella in azienda.

 


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21/Lug/2020


La media aziendale delle cellule somatiche è un utile indicatore diretto dello stato di salute della mammella e della qualità del latte da essa prodotto, nonché indicatore indiretto della gestione aziendale.

Per questo motivo il monitoraggio e l’analisi di questo parametro aziendale risultano di fondamentale importanza in aziende di bovine da latte per ridurre le perdite economiche e garantire la produzione di latte di alta qualità.

Il limite di legge è fissato a 400.000 cellule/ml e in molte realtà aziendali l’obiettivo è quello di mantenere questo parametro entro valori ben inferiori nel corso dell’anno.

L’andamento del valore  di cellule somatiche nella mandria non è statico nel tempo ma subisce variazioni a seconda dello stato di salute delle bovine.

In particolare, il valore di cellule somatiche possiede un andamento stagionale con un rialzo relativo al periodo estivo, sostanzialmente dovuto all’aumento delle nuove infezioni mammarie durante il periodo più caldo dell’anno.

Le condizioni climatiche, quali temperatura e umidità, se non contrastate in maniera ottimale impattano gravemente sullo stato di salute della bovina e di conseguenza della mammella.

Infatti, durante i mesi estivi si assiste al peggioramento della condizione della lettiera, alla rapida moltiplicazione di agenti di mastite ambientali e di conseguenza al maggior imbrattamento della mammella che facilita l’insorgenza di infezione mammaria.

Inoltre, le condizioni climatiche agiscono direttamente sulla bovina attraverso il cosiddetto “stress da caldo” che esita con il calo delle difese immunitarie, il quale rende la bovina meno resistente alle infezioni.

Come contrastare l’aumento delle cellule somatiche durante il periodo estivo?

Seppure il valore medio aziendale delle cellule somatiche sia caratterizzato dal classico rialzo estivo, quest’ultimo può essere contrastato agendo su management e igiene ambientale, prassi di mungitura, diagnosi e prevenzione della mastite.

 


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23/Giu/2020

L’obiettivo di ogni mungitura è quello di ottenere l’estrazione del latte dalla mammella di ciascuna bovina nella maniera più completa, rapida e delicata possibile.

La preparazione della mammella è indispensabile nel processo di mungitura e ha una doppia funzione: da un lato permette di pulire i capezzoli da materiale organico e batteri; dall’altro lato stimola il rilascio del latte.

Nonostante la meccanizzazione della mungitura, il processo di emissione di latte da parte della bovina continua a seguire il suo naturale meccanismo fisiologico.

Al momento della mungitura, solo una piccola parte del latte (circa il 20%) è immagazzinata nella cisterna della mammella ed è pronta per essere raccolta immediatamente. Il restante 80% del latte, invece, è immagazzinato nel tessuto alveolare della mammella e richiede l’azione dell’ormone ossitocina affinchè possa essere rilasciato con la mungitura.

Un’adeguata preparazione della mammella garantisce che l’ossitocina venga rilasciata dall’ipotalamo della bovina e passi attraverso il flusso sanguigno alla mammella. Sono richiesti circa 90 secondi, a partire dalla stimolazione dei capezzoli, affinché l’ossitocina raggiunga il tessuto mammario e la bovina rilasci il latte.

Pertanto, occorre un intervallo di 90 – 120 secondi dall’inizio della stimolazione dei capezzoli all’attacco del gruppo di mungitura per assistere a un’eiezione di latte rapida e completa.

Cosa succede se non si effettua una buona preparazione pre-mungitura?

Bovine che non sono state preparate in maniera corretta presentano una curva di emissione del latte definita “bimodale”.

Nel grafico è possibile notare come la bovina liberi immediatamente il latte dalla cisterna della mammella, ma subito dopo il flusso diminuisce perchè l’ossitocina non è ancora stata in grado di agire a livello della mammella. Successivamente, con l’azione dell’ossitocina il flusso torna a salire ma viene impiegato più tempo affinchè la bovina sia completamente munta.

L’assenza di un’idonea preparazione pre-mungitura esita in perdite economiche dovute a sovramungitura, aumento del tempo di mungitura, alterazioni a carico dei capezzoli (ipercheratosi) e aumento del rischio di mastite.

 

Solo attraverso la conoscenza del riflesso di eiezione lattea e l’applicazione sistematica di una corretta routine di mungitura è possibile ottimizzare la produttività, il tempo, la salute della mammella e la qualità del latte.

 

 





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