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13/Apr/2021


Quando una mastite può essere definita cronica?

Nel caso di mastiti subcliniche, quando una bovina presenta mastite subclinica (SCC >200.000 cellule/ml) per due o più mesi consecutivi nel corso della stessa lattazione.

Nel caso di mastiti cliniche, quando una bovina manifesta più di due episodi di mastite clinica nel corso della stessa lattazione.

Come individuare le bovine cronicamente infette?

Per identificare le bovine con mastiti croniche subcliniche è necessario consultare i valori individuali mensili della conta delle cellule somatiche.

Per individuare i casi cronici clinici bisogna accertarsi che tutti i casi di mastite clinica siano registrati!

Solo mediante la registrazione dei valori della SCC mensile e dei casi di mastite clinica si è in grado di gestire i casi cronici perché tutto parte dall’abilità nell’identificazione delle bovine ‘problema’.

Gestione delle bovine cronicamente infette

Nella realtà ci sono solo 6 opzioni gestionali:

  • Trattamento;
  • Isolamento della bovina. Questa continua a essere munta ma separatamente rispetto alle bovine sane per evitare il contagio;
  • Messa in asciutta della bovina: per bovine in lattazione avanzata e impiegata per proteggere le altre bovine sane da infezioni;
  • Messa in asciutta del singolo quarto cronicamente infetto;
  • Mungitura separata del singolo quarto infetto con il quarter milker: evita il contatto con i capezzoli di altre bovine sane;
  • Riforma.

Conviene trattare una mastite cronica?

Il trattamento non è mai conveniente per la risoluzione di mastiti croniche perché spesso presenta una bassa percentuale di successo e per tale motivo andrebbe effettuato solo in rare occasioni, consultando il proprio veterinario.

Quando riformare?

Mastiti croniche sostenute da Staphylococcus aureus o Mycoplasma bovis che non rispondono a trattamento non guariranno spontaneamente.

Inoltre, ci sono bovine che presentano caratteristiche per cui è sconsigliato effettuare il trattamento: bovine con più quarti cronicamente infetti, bovine con episodi multipli di mastite clinica, bovine con danni allo sfintere del capezzolo.

In tutte queste situazioni la riforma sarebbe la soluzione economicamente più vantaggiosa per la gestione della mandria.

Prevenire è meglio che curare!

Sebbene ci siano diverse opzioni per la gestione delle bovine cronicamente infette, nessuna è ideale perché ciascuna di queste comporta perdite per le bovine e/o per l’allevatore.

Per cui, quando si identificano mastiti croniche bisogna ricercare i punti critici di esposizione e capire come ridurre lo sviluppo di nuove infezioni croniche.

Identificazione dei punti critici per la riduzione del rischio

Il primo punto critico su cui focalizzarsi è sicuramente la mungitura. Infatti, quando un gruppo di mungitura è rimosso da bovine cronicamente infette e viene attaccato ai capezzoli di bovine sane si rischia la trasmissione di batteri. Quindi bisogna minimizzare questa evenienza.

Un altro punto critico su cui intervenire per ridurre la trasmissione di agenti patogeni è il sistema di post-dipping. Affinchè possa ritenersi efficiente, almeno il 75% della superficie cutanea del capezzolo dovrebbe essere ricoperta dal disinfettante al termine della mungitura.

Infine, bisognerebbe considerare anche una potenziale contaminazione ambientale, minimizzando l’esposizione dei capezzoli ai batteri nella zona di riposo.

 Ricapitolando…

  • È opportuno identificare le bovine cronicamente infette al fine di decidere il corretto approccio sulla base delle caratteristiche dell’agente patogeno e della bovina stessa.
  • Per ridurre lo sviluppo di nuove mastiti croniche è opportuno agire sulla prevenzione, attuando specifici protocolli in collaborazione con il veterinario.

 


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12/Apr/2021

Cos’è la BVD?

La diarrea virale bovina (BVD) è una malattia infettiva causata da un virus a RNA identificato con l’acronimo BVDV.

Perché conoscerla?

Influisce negativamente su diversi apparati/sistemi, con particolare riferimento alla sfera riproduttiva ed a quella immunitaria.

Come agisce la BVD?

Il virus BVDV infetta tipicamente il bovino, e ha il suo “serbatoio” in soggetti immunotolleranti, infetti in modo persistente, soggetti che rilasciano grandi quantità di virus e possono essere pericolosi per la redditività aziendale.

Se l’infezione avviene tra i 30 e i 120 giorni di gestazione il virus arriva al feto, e non viene riconosciuto come estraneo, e quindi non sviluppa una reazione immunitaria; questo comporta la nascita di un vitello normale, ma persistentemente infetto dal virus BVDV, che può essere asintomatico.

Nel mio allevamento c’è la BVD?

Per accorgersi della presenza di questo temibile virus si possono analizzare:

  • A) Sintomi clinici:
    • apparato digerente: diarrea, lesioni erosive a livello orale, evidente interessamento delle strutture linfatiche.
    • apparato riproduttivo: aborto, riduzione del tasso di concepimento, aumento dei riassorbimenti e nascita di soggetti malformati.
    • sistema immunitario: aumento di patologie infettive in allevamento, quali forme respiratorie, mastiti, forme enteriche.
    • negli immunotolleranti, dove la manifestazione clinica con maggiori ripercussioni sulla salute dell’animale è identificata come “malattia delle mucose” (MD), l’esito è invariabilmente letale.

 

  • B) Analisi di laboratorio
    • Diagnosi indiretta, rivolta alla ricerca di anticorpi specifici per BVDV nel siero di sangue e/o nel latte;
    • Diagnosi diretta, tendente alla ricerca della presenza del virus in sé o, con alcune metodiche, del RNA virale.

L’ esame virologico eseguito a partire da un campione di tessuto sembra essere una delle strategie più efficaci per identificare ed eliminare tempestivamente i vitelli immunotolleranti. Questo tipo di analisi può cominciare poco dopo la nascita, effettuando il prelievo di una piccola porzione di tessuto cartilagineo dall’orecchio.

Ti invito a guardare questo video, se ancora hai dei dubbi.

https://www.youtube.com/watch?v=FDiRPIplSmE

 


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15/Dic/2020


Streptococcus agalactiae è un batterio gram +, agente di mastite contagioso e potenziale agente di zoonosi.

La mastite catarrale contagiosa bovina sostenuta da Str. agalactiae è una malattia infettiva soggetta a obbligo di denuncia.

Tale infezione mammaria è altamente contagiosa, è associata a elevati conteggi delle cellule somatiche e ha un notevole impatto economico nell’allevamento della bovina da latte.

Per tali motivi, molte aziende partecipano volontariamente a piani di controllo della malattia con l’obiettivo di raggiungere la sua eradicazione e ottenere la qualifica di “allevamento indenne”.

Come si presenta una mastite da Streptococcus agalactiae?

Episodi di mastite clinica sono rari mentre è frequente l’infezione mammaria subclinica, associata a rialzo della SCC e tendenza a cronicizzare. Pertanto, il conteggio delle cellule somatiche individuale è spesso l’unico strumento utile per individuare le bovine potenzialmente infette.

Fonti di infezione

L’agente non sopravvive nell’ambiente esterno ed è presente esclusivamente a livello della mammella infetta. La trasmissione da bovina infetta a bovina sana avviene attraverso il latte infetto e la mungitura rappresenta il punto critico per la diffusione dell’infezione nella mandria.

Inoltre, manze che sono state alimentate con latte infetto e che tendono a succhiarsi reciprocamente possono  sviluppare l’infezione mammaria, la quale può persistere fino al parto.

L’acquisto di capi infetti rappresenta la principale modalità di introduzione dell’infezione in una mandria indenne.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi è comunemente ottenuta mediante esame batteriologico del latte prelevato in maniera sterile da bovine con sospetta infezione.

Trattamento

Se l’esito dell’esame batteriologico conferma l’infezione da Str. agalactiae c’è la possibilità di effettuare il trattamento intramammario direttamente in lattazione (Blitz Therapy) o alla messa in asciutta, con buone probabilità di rimuovere l’infezione.

Prevenzione e controllo

Il controllo e la conseguente eradicazione della mastite da Str. agalactiae possono essere conseguiti attraverso:

  • Idonee misure di biosicurezza per prevenire l’ingresso di capi infetti;
  • Rispetto dell’igiene e prassi di mungitura con idoneo sistema di post-dipping;
  • Identificazione, separazione e trattamento sistematico di tutte le bovine infette;
  • Riforma dei casi cronici e refrattari alle terapie;
  • Manutenzione dell’impianto di mungitura.

Ricapitolando…

  • Str. agalactiae è un importante agente di mastite contagiosa che diffonde rapidamente nella mandria e si trasmette soprattutto durante la mungitura.
  • L’infezione è spesso subclinica e associata a rialzo della SCC. Per cui, è necessario identificare tutti gli animali potenzialmente infetti ed eseguire l’esame batteriologico del latte.
  • La terapia antibiotica intramammaria delle bovine positive può essere effettuata in lattazione o in asciutta e presenta buone possibilità di successo.
  • Affinchè l’infezione possa essere eradicata, oltre al trattamento è necessario adottare elevati standard di biosicurezza per prevenire l’introduzione e la diffusione dell’infezione nella mandria in mungitura.

 


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19/Nov/2020

Il prelievo di latte in maniera sterile è fondamentale per la ricerca di agenti responsabili di mastite.

Perché effettuare il prelievo di latte in maniera sterile?

È necessario che tutte le operazioni di campionamento siano eseguite nella maniera più attenta e pulita possibile perché sulle piastre utilizzate per la coltura possono crescere sia batteri effettivamente presenti all’interno della mammella, sia quelli che possono contaminare il latte durante il prelievo.

La contaminazione del campione di latte da parte di batteri presenti nell’ambiente e sulle mani dell’operatore rende poco attendibile l’esito dell’esame, che potrà addirittura risultare inquinato e quindi non interpretabile.

 

Come effettuare il prelievo di latte in maniera sterile?

  1. Indossare guanti nuovi monouso e scrivere con pennarello indelebile la data, il numero identificativo della bovina e il quarto mammario su ogni provetta sterile.
  2. Immergere i capezzoli nella soluzione per pre-dipping e lasciare agire per 30 secondi.
  3. Asciugare i capezzoli con carta assorbente monouso.
  4. Eliminare i primi 3-4 getti di latte.
  5. Strofinare in maniere vigorosa per 10-15 secondi l’apice del capezzolo con garza imbevuta di alcool o salviette a base di clorexidina.
  6. Aprire la provetta solo immediatamente prima di eseguire il campionamento e non toccare con le dita o altri oggetti la parte interna del tappo e della provetta.
  7. Raccogliere il latte tenendo la provetta inclinata e chiuderla appena si conclude il prelievo.
  8. Conservare le provette in frigorifero e consegna al laboratorio entro 24 ore. Se consegnate dopo 24 ore, è necessario procedere al congelamento.


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27/Ott/2020


Gli Streptococchi ambientali sono considerati tra i principali agenti di mastite perché responsabili di alta SCC, infezioni persistenti e spesso mastiti con notevole eliminazione di batteri nel latte.

Batteri come Streptococcus uberis sono comunemente definiti Streptococchi ambientali per distinguerli da Streptococcus agalactiae, il quale è un batterio contagioso e patogeno obbligato della mammella.

Come si presenta una mastite da Streptococchi ambientali?

L’infezione mammaria può essere subclinica o clinica.

In alcuni casi, le infezioni subcliniche divengono croniche e persistono per lunghi periodi con aumento del conteggio delle cellule somatiche.

In circa metà delle bovine che sviluppano mastite subclinica si ha l’evoluzione verso l’infezione clinica lieve, moderata o grave.

Fonti di infezione

Gli Streptococchi ambientali sono ubiquitari e si assiste all’infezione mammaria quando l’esposizione dell’apice del capezzolo ai batteri eccede le capacità di difesa del sistema immunitario.

La contaminazione ambientale avviene soprattutto tramite l’eliminazione fecale e la crescita batterica è favorita dalla presenza di materiale di lettiera organico come la paglia.

La fase di asciutta rappresenta il periodo in cui c’è un altissimo rischio di contrarre l’infezione streptococcica.

Bovine che sviluppano infezione mammaria subclinica durante il periodo di asciutta di solito hanno un aumento della SCC durante il primo mese di lattazione e possono manifestare segni di mastite clinica.

Come si effettua la diagnosi?

Come per altri agenti di mastite, non si può determinare l’eziologia basandosi esclusivamente sull’osservazione dei segni clinici ma si rende necessario l’esame batteriologico di campioni di latte proveniente dai quarti interessati.

Trattamento

Casi di mastite clinica meriterebbero un appropriato trattamento antibiotico anche se in molte occasioni la sintomatologia clinica si risolve spontaneamente. Tuttavia, ciò non indica la guarigione dell’animale ma semplicemente la regressione allo stato subclinico.

La presenza di mastiti croniche subcliniche nella mandria va considerata negativamente perché facilita la trasmissione del batterio e si assiste al graduale aumento della prevalenza delle infezioni da Streptococchi ambientali.

Il trattamento di infezioni subcliniche è economicamente vantaggioso solo in due situazioni:

  • se l’infezione è cronica ed è identificata a inizio lattazione;
  • se si tratta di una mandria in cui c’è stato un controllo inappropriato della trasmissione contagiosa in mungitura.

In ogni caso, se nella mandria si hanno molte infezioni, anziché trattare in continuazione bisognerebbe mirare alla prevenzione dell’infezione iniziale.

Prevenzione delle mastiti da Streptococchi ambientali: ambiente e mungitura

Il principale obiettivo è la prevenzione dell’infezione iniziale, riducendo esposizione dei capezzoli all’ambiente contaminato: igiene ambientale!

Tale considerazione è fondamentale soprattutto per bovine in asciutta e nell’immediato post-parto perché in queste fasi si assiste alla riduzione delle difese immunitarie che rende le bovine più suscettibili. Lo stesso ragionamento è valido anche per bovine ad alta produzione e con bilancio energetico negativo.

In aggiunta al controllo ambientale, bisogna considerare l’implementazione di igiene e prassi di mungitura perché, se nella mandria sono presenti casi di mastite subclinica, il batterio può trasmettersi come un contagioso a bovine sane quando i loro capezzoli entrano in contatto con latte infetto.

Ricapitolando…

  • Gli Streptococchi ambientali sono un’importante causa di mastite clinica e subclinica.
  • È necessario prevenire l’infezione iniziale focalizzandosi sulla riduzione dell’esposizione durante il periodo di asciutta, identificando le bovine ad alto rischio e assicurando che l’esposizione al patogeno sia minimizzata.
  • Adottare una buona strategia di utilizzo degli antibiotici quando si osservano segni clinici di mastite.

 


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07/Set/2020


Gli Stafilococchi non-aureus (SNA), in passato definiti Stafilococchi coagulasi negativi (SCN), sono microrganismi tipicamente presenti sia a livello della cute della mammella e del capezzolo delle bovine, sia sulla cute dell’uomo e sono considerati patogeni opportunisti.

Spesso sono presenti in campioni di latte di manze già al momento del parto, in campioni di latte di bovine con mastite subclinica e occasionalmente in campioni di latte di bovine con mastite clinica.

Come si presenta una mastite da SNA?

Essendo patogeni minori, molto spesso l’entità dei segni clinici è relativamente lieve.

Quando si hanno infezioni subcliniche si assiste a un lieve rialzo della SCC e frequentemente molti di questi casi guariscono spontaneamente.

Tuttavia, ci sono alcune specie di SNA che determinano infezioni persistenti, riconoscibili perché la SCC si mantiene alta per diversi mesi.

Gli SNA causano anche occasionali casi di mastiti clinica che, tuttavia, sono spesso di lieve entità.

Fonti di infezione

Gli CNS sono batteri residenti sulla cute della mammella e del capezzolo di bovine sane e penetrano nell’organismo quando la disinfezione dei capezzoli non è ottimale e le difese immunitarie dell’ospite sono ridotte.

Inoltre, bisognerebbe anche considerare le mani dei mungitori come possibile veicolo di trasmissione di tali batteri.

Come si effettua la diagnosi?

Come per altri agenti di mastite, non si può giungere a una diagnosi eziologica solo mediante la valutazione dei segni clinici ma è necessario condurre un esame batteriologico del campione di latte prelevato in sterilità dai quarti interessati.

Gli CNS sono batteri gram + e per essere distinti da  Staphylococcus aureus necessitano ulteriori test di laboratorio, come il test della coagulasi.

Trattamento

In caso di mastite subclinica, il trattamento durante la lattazione non è considerato economicamente vantaggioso perché spesso si ha guarigione spontanea e non si ha un grande impatto sulla produzione lattea.

Invece, i casi di mastite clinica dovrebbero essere trattati e la durata del trattamento dovrebbe essere breve perché spesso le infezioni sostenute da SNA sono molto superficiali.

Quando si rinviene l’infezione mammaria da SNA in primipare nell’immediato post-parto non è necessario iniziare il trattamento perché nella maggior parte dei casi si ha guarigione spontanea.

Prevenzione e controllo delle mastiti da SNA

Bisogna considerare che gli Stafilococchi non-aureus sono patogeni opportunisti e hanno come reservoir principale la cute della mammella. Quindi il controllo dovrebbe principalmente basarsi su un efficace sistema di pre- e post-dipping per controllare l’esposizione a questo microrganismo e sull’impiego della terapia antibiotica in asciutta per ogni quarto di tutte le bovine in modo tale da rimuovere le infezioni subcliniche.

Ricapitolando…

  • Gli SNA considerati patogeni minori responsabili di infezioni opportunistiche che occasionalmente causano aumento di SCC e molto raramente mastite grave.
  •  Sono un gruppo di Stafilococchi differenziabili da S.aureus con test specifici.
  • Quando si instaura un’infezione, questa è spesso autolimitante e al massimo richiede una terapia di breve durata.
  • Il controllo dovrebbe basarsi su idonei pre- e post-dipping e terapia antibiotica alla messa in asciutta.

 


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20/Ago/2020

Ti è mai capitato di avere una bovina con segni di mastite clinica, prelevarne il latte, sottoporlo all’esame batteriologico e avere un risultato negativo?

Diversi studi hanno rilevato che circa il 40% dei campioni di latte, prelevati da bovine con mastite clinica, sottoposti all’esame batteriologico mostravano un esito negativo (senza crescita di microrganismi).

 

Come si spiega questa situazione?

Tra i diversi i fattori in grado di determinare l’esito negativo per campioni di latte di bovine con mastite clinica, di seguito ne sono elencati i principali:

  • Il sistema immunitario della bovina potrebbe già aver eliminato l’agente patogeno attraverso quella che viene definita “guarigione spontanea”. Infatti, alcuni batteri possono ancora causare segni clinici di infiammazione a livello mammario anche dopo essere stati uccisi, attraverso il rilascio di tossine e, di conseguenza, si assiste alla presenza di flocculazioni nel latte (stoppini);
  • Il congelamento del campione fino all’esecuzione dell’esame batteriologico può ridurre la sensibilità del test dato che alcuni batteri possono morire durante questo processo. Ciò si verifica specialmente per agenti patogeni Gram-negativi, come E. coli;
  • Presenza di agenti patogeni che non crescono sui tradizionali terreni di coltura, come Mycoplasma spp. . Tuttavia, casi di mastite da Mycoplasma spp. sono abbastanza rari e hanno manifestazioni cliniche caratteristiche;
  • Infiammazione causata da traumi fisici senza la presenza di infezione causata da agenti patogeni;

Come si interviene in questi casi?

In generale, casi di mastite clinica con coltura negativa si risolvono senza alcun trattamento antibiotico.

Tuttavia, è importante monitorare la storia clinica di questi soggetti, la ricorrenza di questo tipo di mastite clinica e consultare sempre il tuo veterinario responsabile della gestione della salute della mammella in azienda.

 





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