Buiatria - Centro Veterinario San Martino - Page 2

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30/Nov/2025

Se sei un/una neolaureato/a in Medicina Veterinaria e sogni di lavorare con le bovine da latte, i primi passi nella professione possono sembrare un salto nel buio: tanta teoria, poca pratica strutturata, difficoltà a trovare qualcuno che ti prenda davvero per mano sul campo.
Il progetto TIE – Talenti Incontrano Eccellenze di Enpav nasce proprio per colmare questo gap. E al Centro Veterinario San Martino (CVSM) di Traversetolo questo progetto è attivo da molti anni, con un percorso dedicato esclusivamente alla buiatria dei bovini da latte. enpav.it+1

Di seguito trovi, in modo ordinato e chiaro, perché questo percorso può essere la svolta per la tua carriera.


Che cos’è il progetto TIE di Enpav

Il progetto TIE – Talenti Incontrano Eccellenze è un’iniziativa di welfare di Enpav che permette ai giovani laureati in Medicina Veterinaria di svolgere un tirocinio professionale di 6 mesi presso strutture e professionisti riconosciuti come “Eccellenze” nei vari ambiti della professione, inclusi gli animali da reddito. trentagiorni.it+3enpav.it+3Fnovi+3

I punti chiave del TIE:

  • Durata: 6 mesi di tirocinio formativo strutturato

  • Contributo economico: l’Enpav riconosce una borsa mensile di 500 € al tirocinante

  • Tutor dedicato: ogni giovane veterinario è affiancato da un tutor esperto che segue il percorso formativo

  • Selezione nazionale: i posti sono limitati e assegnati tramite graduatoria, con bandi annuali dedicati ai diversi settori (animali d’affezione, ippiatri, animali da reddito). enpav.it+2veterinaribrescia.it+2

In pratica, non si tratta di “andare a dare una mano in ambulatorio”, ma di intraprendere un percorso formalmente riconosciuto, pensato per trasformarti in un professionista autonomo.


Perché scegliere il TIE in buiatria al Centro Veterinario San Martino

Il Centro Veterinario San Martino è una struttura specializzata in buiatria, con sede a Traversetolo (PR), che da anni è accreditata come soggetto ospitante per il progetto TIE in ambito bovini da latte. Università degli Studi di Milano Statale+1

Ecco cosa rende questa opportunità particolarmente preziosa:

  • Solo 2 veterinari TIE all’anno
    Il CVSM forma soltanto 2 giovani veterinari all’anno tramite il progetto TIE. Questo significa:

    • massima attenzione al singolo partecipante

    • affiancamento reale, non “numero in più”

    • possibilità di seguire casi e aziende con continuità

  • Tradizione ed esperienza consolidata
    Il programma TIE è attivo da molti anni al CVSM: il modello formativo è stato rodato, migliorato e adattato sulla base dell’esperienza con diversi borsisti.

  • Alloggio gratuito presso la clinica
    Oltre alla borsa Enpav da 500 €/mese, il Centro Veterinario San Martino offre un alloggio gratuito presso la sede della clinica a Traversetolo.
    Questo riduce drasticamente le spese vive e ti permette di concentrarti sulla formazione e sul lavoro, non sul pagare affitto e bollette.

  • Ambiente 100% bovini da latte
    L’attività è focalizzata sulla clinica di mandria in aziende da latte moderne, in un territorio ad altissima densità zootecnica (provincia di Parma e aree limitrofe), con:

    • stalle strutturate in modo professionale

    • tecnologie avanzate (robot di mungitura, sistemi di monitoraggio, software gestionali)

    • casi clinici reali, quotidiani, complessi e vari. centroveterinariosanmartino.it


Obiettivo del percorso: diventare autonomo in pochi mesi

Il percorso TIE al CVSM è pensato per portarti, in sei mesi, da neolaureato insicuro a giovane buiatra in grado di lavorare in autonomia sulle principali attività di:

  • Clinica medica di campo

    • visite in stalla

    • diagnosi e trattamento delle principali patologie dei bovini da latte

    • gestione di emergenze sul campo

  • Attività chirurgiche di base

    • piccola chirurgia sul campo

    • gestione delle procedure più frequenti in stalla

  • Clinica di mandria e sanità di allevamento

    • prevenzione e controllo delle principali patologie di mandria

    • protocolli vaccinali, biosicurezza, piani sanitari

    • gestione della qualità del latte, mastiti, fertilità, vitellaia

  • Uso di dati e tecnologia

    • interpretazione di report e software aziendali

    • utilizzo di sistemi di monitoraggio (produzione, attività, salute)

    • approccio “data-driven” alle decisioni cliniche e gestionali

  • Comunicazione con l’allevatore

    • imparare a spiegare, motivare, proporre piani

    • gestire discussioni tecniche, economiche e decisionali

    • sviluppare la credibilità necessaria per diventare un consulente di riferimento

L’obiettivo dichiarato del programma è renderti indipendente nelle principali attività mediche, chirurgiche e di clinica di mandria nel giro di pochi mesi, sempre con il supporto dei veterinari senior quando necessario.


Vantaggi concreti per chi partecipa

Riassumendo, partecipare al percorso TIE in buiatria al Centro Veterinario San Martino significa:

  • Formazione strutturata di 6 mesi in una realtà specializzata in bovini da latte

  • Borsa mensile Enpav di 500 € per tutta la durata del tirocinio enpav.it+1

  • Alloggio gratuito presso la clinica a Traversetolo, messo a disposizione dal CVSM

  • Solo 2 posti l’anno, con formazione realmente personalizzata

  • Tutoraggio continuo da parte di veterinari buiatri esperti

  • Accesso a casistica ampia e varia in aziende da latte professionali

  • Percorso pensato per l’autonomia, non per farti “fare lo spettatore”

  • Possibilità di inserimento nel team al termine dei 6 mesi, in base a motivazione, crescita e necessità della struttura

Per un neolaureato che vuole davvero fare il buiatra, è una combinazione rara di: formazione, pratica, sostegno economico e prospettiva di lavoro concreto.


La settimana di prova: il modo migliore per capire se è il percorso giusto per te

Prima di presentare la domanda ufficiale per il TIE, il Centro Veterinario San Martino consiglia vivamente di svolgere una settimana di prova / sopralluogo presso la clinica.

Durante questa settimana potrai:

  • affiancare i veterinari senior nelle uscite in azienda

  • vedere da vicino il tipo di lavoro quotidiano in buiatria

  • comprendere ritmi, responsabilità, stile di lavoro e approccio del team

  • chiarirti le idee su cosa ti motivi davvero e su dove vuoi crescere

È un momento fondamentale sia per te, per capire se questo è il contesto che desideri, sia per il team CVSM, per conoscere la tua attitudine, curiosità e capacità di metterti in gioco.


Come candidarti: il prossimo passo è scrivere una mail

Se ti rivedi in questo profilo:

  • neolaureato/a in Medicina Veterinaria

  • forte interesse per la buiatria e i bovini da latte

  • voglia di imparare sul campo, sporcarti gli stivali e crescere velocemente

  • disponibilità a trasferirti per 6 mesi in un ambiente intensamente formativo

allora il prossimo passo è semplice.

👉 Scrivi una mail a:
managementcvsm@gmail.com

Nella mail ti consigliamo di includere:

  • una breve presentazione personale

  • il tuo CV aggiornato

  • una lettera motivazionale (anche breve) su perché vuoi fare buiatria e perché ti interessa il percorso TIE al CVSM

  • il periodo indicativo in cui saresti disponibile

Da lì, il team del Centro Veterinario San Martino potrà:

  1. Valutare il tuo profilo

  2. Organizzare, se possibile, una settimana di prova

  3. Accompagnarti nei passaggi necessari per presentare la domanda ufficiale al bando TIE sul sito Enpav alla successiva apertura.

Se vuoi trasformare la tua passione per i bovini da latte in una professione vera, strutturata e autonoma, questo può essere il momento giusto per iniziare.

Scrivi ora a managementcvsm@gmail.com e fai il primo passo verso la tua carriera in buiatria.


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26/Nov/2025

Negli ultimi anni la riduzione dell’uso degli antibiotici in zootecnia è diventata una priorità strategica per tutta la filiera lattiero-casearia italiana. Le normative europee, l’aumento dell’attenzione dei consumatori e i nuovi standard di qualità hanno portato gli allevamenti ad adottare approcci sempre più mirati e scientifici nel controllo delle mastiti.

Tra le tecniche più efficaci e innovative, l’On-Farm Culture (OFC) — ovvero la batteriologia di base eseguita direttamente in azienda — si sta dimostrando una delle più utili per raggiungere un uso responsabile degli antibiotici, ridurre la DDD e migliorare al tempo stesso la gestione della sanità mammaria.


Perché l’On-Farm Culture è così utile negli allevamenti da latte?

L’On-Farm Culture permette di identificare rapidamente (in 18–24 ore) se la mastite è provocata da:

  • batteri Gram-positivi

  • batteri Gram-negativi

  • o se il latte è negativo ai test batteriologici

Questa distinzione, pur semplice, è clinicamente decisiva perché:

  • Le mastiti Gram-negative spesso non richiedono antibiotico, ma solo terapia sintomatica.

  • Le mastiti negative non beneficiano di antibiotico.

  • Le mastiti Gram-positive sono quelle per cui l’antibiotico è generalmente indicato.

In pratica, l’OFC permette di curare solo quando serve davvero.

Ridurre la DDD sotto 3: un obiettivo realistico

Molti allevamenti italiani che hanno adottato sistemi di batteriologia on farm hanno ottenuto:

  • fino al 40–60% di riduzione degli antibiotici nelle mastiti cliniche

  • una drastica diminuzione dei trattamenti inutili

  • un miglioramento nella registrazione e tracciabilità dei casi

Tutto questo rende l’obiettivo di una DDD < 3 assolutamente raggiungibile, purché supportato da un percorso strutturato con veterinario aziendale e protocolli precisi.


Vantaggi per l’allevatore

1. Risparmi economici immediati

Meno antibiotici = meno costi.
In molti allevamenti la riduzione dei trattamenti ha portato a risparmi significativi su:

  • farmaci

  • tempi di sospensione del latte

  • giornate di lavoro extra

2. Meno latte scartato

Usare antibiotici solo quando serve riduce drasticamente:

  • scarti in sala di mungitura

  • errori nelle separazioni

  • penalità sul tank

3. Decisioni rapide e autonome

Entro 24 ore l’allevatore sa già:

  • se trattare o meno

  • con che protocollo

  • quali capi monitorare

Il tutto senza dover attendere il laboratorio esterno.

4. Migliore qualità del latte

La selettività delle cure porta a una gestione più mirata delle mastiti e a una riduzione delle recidive.


Vantaggi per il veterinario

1. Maggiore autorevolezza tecnica

Il veterinario diventa il coordinatore del processo diagnostico in stalla:

  • definizione dei protocolli

  • interpretazione dei risultati

  • formazione del personale

Il suo ruolo passa da “prescrittore” a consulente strategico dell’allevamento.

2. Miglioramento del lavoro e del rapporto col cliente

Con l’OFC, veterinario e allevatore parlano la stessa lingua clinica, basandosi su dati oggettivi che:

  • riducono discussioni sull’uso di farmaci

  • rendono più chiara la scelta terapeutica

  • facilitano la crescita culturale dell’azienda

3. Supporto alle decisioni complesse

Nei casi ricorrenti, negli outbreak o nelle mastiti anomale, il veterinario può:

  • intervenire con protocolli avanzati

  • proporre indagini complete (campionamenti di laboratorio ufficiali)

  • migliorare biosicurezza e routine


Una collaborazione sempre più efficace

L’On-Farm Culture non sostituisce il veterinario: lo valorizza.
È uno strumento operativo che funziona solo se inserito in un percorso condiviso e strutturato:

  1. definizione del protocollo di campionamento

  2. identificazione dei casi da testare

  3. formazione del personale sulla corretta inoculazione

  4. interpretazione congiunta dei risultati

  5. registrazione dei dati nei software aziendali

  6. revisione periodica degli esiti e aggiornamento dei protocolli

Questo processo crea una partnership solida basata sulla diagnostica, non sull’opinione.


Conclusioni: l’OFC è uno strumento moderno, semplice e potentissimo

Per un allevamento da latte italiano, introdurre la batteriologia on farm significa:

  • ridurre gli antibiotici

  • migliorare il benessere delle bovine

  • risparmiare

  • aumentare la qualità del latte

  • collaborare meglio con il veterinario

In un contesto in cui l’uso dei farmaci deve essere sempre più prudente e documentato, l’OFC è la via più pratica, economica e rapida per raggiungere standard elevati e, soprattutto, mantenerli nel tempo.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI CONTATTAMI al 3496052345

Dr. Marmiroli Mauro


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02/Nov/2025

L’obbligo formativo nasce a seguito del Regolamento (UE) 429/2016 che introduce, per gli operatori del settore zootecnico, la necessità di acquisire conoscenze adeguate in materia di sanità animale e sistema I&R. In Italia, con il Decreto Ministeriale 6 settembre 2023 si è stabilito che gli allevatori e altri soggetti del settore devono completare un percorso formativo entro il 31 dicembre 2025.
In sintesi:

  • Gli operatori già registrati nel sistema di identificazione e registrazione (I&R) devono completare il corso entro il 31/12/2025. AllevaWEB+2CIA Emilia Romagna+2

  • Chi inizia l’attività tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2025 deve completare il corso entro 12 mesi dall’avvio.

  • Dal 2026 in poi, la formazione sarà condizione necessaria per svolgere l’attività. confagricoltura.com+1

  • L’obbligo riguarda il titolare dell’allevamento (o persona fisica designata) ma è importante che l’intero team ne abbia consapevolezza. CIA Emilia Romagna+1

Perché è importante per un allevatore?

  • È un requisito normativo: il mancato adempimento può comportare sanzioni o difficoltà operative.

  • Permette di garantire che l’allevamento rispetti buone pratiche di sanità, benessere animale e biosicurezza.

  • Aumenta la qualità gestionale dell’azienda e la trasparenza verso i controlli ufficiali.


Quali corsi sono disponibili in Italia

In Italia esistono già diversi corsi accreditati per soddisfare questo obbligo formativo. Ecco i principali punti da considerare:

  • La durata minima del corso è 18 ore per gli operatori di allevamento. AllevaWEB+1

  • I corsi possono essere erogati in modalità online (FAD) o in presenza, oppure in modalità mista. CIA Emilia Romagna+1

  • Esistono corsi specifici suddivisi per specie animali allevate, modalità, e regione. confagricoltura.com+1

  • Alla fine del corso viene rilasciato un attestato che va registrato sulla piattaforma dell’ente competente. CIA Emilia Romagna+1

Esempio concreto: corsi in Emilia-Romagna

In particolare nella regione Emilia‑Romagna, l’ente Dinamica ha attivato diverse edizioni di corsi obbligatori per gli allevatori:

  • Corsi relativi alla specie bovina in collaborazione con il Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, otto edizioni previste. AllevaWEB

  • Corsi obbligatori in materia di sanità animale per allevatori, organizzati da Dinamica (per specie bovina e specie minori) in Emilia-Romagna. confagricoltura.com+1

  • Specifiche edizioni per allevatori di suini, tenute da Dinamica nella provincia di Forlì-Cesena (e altre province) con orario mattino + pomeriggio. CIA Emilia Romagna

Quindi, se sei allevatore in Emilia-Romagna, l’ente Dinamica rappresenta una opzione concreta e locale per adempiere all’obbligo formativo.


Quali contenuti formativi devono prevedere: i 3 moduli ufficiali

I corsi – come indicato dalla normativa – devono prevedere una durata minima complessiva (es. 18 ore) e la suddivisione in tre moduli principali. AllevaWEB+1

Modulo 1 – Quadro normativo generale e responsabilità

Durata indicativa: circa 8 ore.
Contenuti principali:

  • Introduzione al Reg. 429/2016: definizioni, ambito, principali obblighi.

  • Il DM 6 settembre 2023 e gli obblighi formativi per operatori, trasportatori, professionisti.

  • Responsabilità legali e amministrative del titolare dell’azienda zootecnica.

  • Buone pratiche generali: benessere animale, biosicurezza, gestione degli allevamenti.

Modulo 2 – Sistema di identificazione e registrazione (I&R)

Durata indicativa: circa 4 ore.
Contenuti principali:

  • Il sistema di identificazione e registrazione degli animali e operatori: obblighi, modalità, registri.

  • Tracciabilità degli animali: movimentazioni, notifiche, documentazione.

  • Ruolo dell’allevatore nella registrazione e compilazione dei registri.

Modulo 3 – Sorveglianza sanitaria, movimentazione, benessere animale

Durata indicativa: circa 6 ore.
Contenuti principali:

  • Sorveglianza sanitaria: malattie trasmissibili, notifica, prevenzione.

  • Gestione della movimentazione degli animali, allerta, piani di contenimento.

  • Biosicurezza applicata in allevamento, benessere animale, uso prudente dei medicinali veterinari. AllevaWEB+1


Corsi forniti da Dinamica in Emilia-Romagna (in evidenza)

Ecco cosa offre Dinamica e perché è una buona opzione:

Dettagli principali

  • Sede : varie nella regione Emilia-Romagna (Modena, Reggio Emilia, Bologna, Parma). dinamica-fp.com+1

  • Durata : ad esempio 18 ore per “Formazione per operatori (DM 6 settembre 2023)” alla specie bovina. dinamica-fp.com

  • Modalità : Online, in presenza o mista a seconda della sede e del corso. dinamica-fp.com

  • Scopo : non solo adempimento normativo ma arricchimento tecnico per l’allevatore. AllevaWEB

  • Esempio delle edizioni : La programmazione include più date in 2025 nei diversi territori provinciali (Forlì-Cesena, Reggio Emilia, Bologna) per allevamenti di suini o bovini. CIA Emilia Romagna

Perché scegliere Dinamica

  • È un ente locale con sedi in Emilia-Romagna, quindi comodo per gli allevatori della regione.

  • Offre edizioni multiple su specie diverse (bovini, suini) e modalità adeguate alle esigenze aziendali.

  • Il corso viene progettato per essere utile all’allevatore, non solo “tassa di formazione”.

  • Essendoci già una programmazione pubblicata, puoi scegliere la data più adatta.

Suggerimento pratico

  • Verifica sul sito di Dinamica la prossima edizione disponibile nella tua provincia.

  • Contatta la segreteria del corso per specie allevata (bovini, suini, ovicaprini) e modalità (online/presenza).

  • Iscriviti con anticipo per garantire il completamento entro la scadenza del 31/12/2025.

  • Considera che per aziende con più operatori, può bastare che il titolare o una persona designata partecipi e poi trasferisca le nozioni al resto dello staff. CIA Emilia Romagna


Checklist aggiornata per l’allevatore

  1. Verifica se sei soggetto all’obbligo (azienda zootecnica, trasporto, detenzione animali).

  2. Scegli il corso adatto (es. quello di Dinamica se in Emilia-Romagna) e iscriviti tempestivamente.

  3. Assicurati che il programma copra i tre moduli (Modulo 1 + Modulo 2 + Modulo 3) per almeno 18 ore.

  4. Completa il corso entro 31 dicembre 2025 se sei già operante.

  5. Conserva l’attestato e verifica che sia registrato correttamente.

  6. Trasmetti le nozioni ai collaboratori aziendali dove necessario.

  7. Mantieniti aggiornato: dal 2026 la formazione sarà requisito necessario per nuove registrazioni o autorizzazioni.


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16/Ott/2025

Ottobre è il mese cruciale per la salute delle vitelle. Con l’arrivo dei primi freddi e l’aumento dell’umidità, si intensificano le problematiche respiratorie e le enteriti neonatali. In questa fase, una corretta gestione vaccinale in vitellaia diventa la chiave per mantenere le giovani bovine sane e ridurre l’uso di antibiotici.

🔍 Perché l’autunno è un periodo critico

Il cambio di stagione comporta:

  • Escursioni termiche marcate tra giorno e notte;

  • Maggiore umidità negli ambienti di stabulazione;

  • Caldo residuo che favorisce la proliferazione batterica e virale;

  • Stress da transizione per vitelli nati da vacche a fine lattazione o in ambienti non perfettamente puliti.

Tutti questi fattori compromettono le difese immunitarie del vitello e creano il terreno ideale per le sindromi enteriche e respiratorie, le due principali cause di perdita economica nelle prime settimane di vita.


💉 Obiettivi della vaccinazione in vitellaia

L’obiettivo non è “fare più vaccini possibile”, ma pianificare in modo strategico i protocolli per:

  • Proteggere il vitello nelle prime settimane di vita;

  • Ridurre l’escrezione di patogeni nell’ambiente;

  • Creare una base immunitaria solida per la futura vacca da latte.


🧬 Vaccinazioni chiave per l’autunno

1. Vaccinazioni materne pre-parto

Fondamentali per trasferire immunità passiva attraverso il colostro.
Programmare nel terzo trimestre di gestazione:

  • Rotavirus, Coronavirus e E. coli K99: riducono incidenza e gravità delle diarree neonatali;

  • Clostridi: nei contesti a rischio, per prevenire forme enterotossiche.

💡 Ricorda: senza una corretta somministrazione del colostro (quantità, qualità, tempistica), nessun vaccino materno può funzionare.


2. Vaccinazioni dirette del vitello

Da avviare intorno ai 2–3 settimane di vita, in base al protocollo aziendale e al rischio specifico:

  • Virus respiratori (IBR, BRSV, PI3, BVD): soprattutto in allevamenti dove le vitelle sono raggruppate o spostate precocemente;

  • Mannheimia haemolytica / Pasteurella multocida: in contesti con frequenti polmoniti autunnali;

  • Rotavirus e Coronavirus (vaccini orali o intranasali): nei casi di problemi persistenti in vitellaia.


🧠 Gestione pratica: checklist per l’allevatore

  • Programmare con il veterinario aziendale un piano vaccinale personalizzato;

  • Registrare le date di vaccinazione e i lotti dei vaccini;

  • Conservare i vaccini a temperatura corretta (2–8°C);

  • Evitare vaccinazioni in animali stressati o febbrili;

  • Associare il piano vaccinale a una corretta igiene e ventilazione della vitellaia.


🌾 Conclusione

Un autunno senza problemi in vitellaia si costruisce con prevenzione, organizzazione e collaborazione.
Il Centro Veterinario San Martino supporta gli allevatori nella definizione di piani vaccinali aziendali personalizzati, integrati con il monitoraggio sanitario e l’analisi delle cause di mortalità e morbilità neonatale


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Settembre è il mese dei rientri, delle nuove partenze… e delle prime delusioni in sala latte.

“Dottore, con le piogge e l’erba più fresca mi aspettavo una ripresa… e invece niente, le vacche sono calate e non risalgono!”

Se ti riconosci in questa frase, sappi che non sei solo. Ogni anno, tra fine settembre e ottobre, molte stalle della pianura padana affrontano un calo diffuso e persistente della produzione media, senza cause apparenti. È quella che chiamo “sindrome da bassa produzione autunnale”.


🔸 Cos’è davvero questa sindrome?

Non è una malattia con un agente patogeno, ma una somma di piccoli squilibri che si accumulano tra agosto e settembre. I segni più evidenti:

  • Produzione media che scende o ristagna, anche con buone razioni

  • Condizione corporea che peggiora in modo disomogeneo

  • Fermentazioni ruminali instabili

  • Calo della fertilità nei primi calori d’autunno

È un problema multifattoriale che va affrontato con anticipo, già a settembre.


🔸 Le cause principali

  1. Postumi dello stress da caldo

    • Le vacche non si sono ancora riprese: fegato affaticato, rumine instabile, difese basse.

    • Le rimonte estive, cresciute col caldo, partoriscono deboli.

  2. Difficoltà di transizione post-asciutta

    • Partorite ad agosto in condizioni non ottimali: colostro scarso, ingestione bassa, chetosi latente.

  3. Cambi stagionali e variazioni della razione

    • Cambiano le fibre, cambia la qualità degli insilati: il rumine si deve adattare.

    • Inizio uso di foraggi più freschi o di secondo taglio, con fermentabilità diversa.

  4. Ristagni d’umidità e più tempo nelle cuccette

    • Pioggia = meno movimento, meno rumine attivo, più rischio di zoppie e mastiti subcliniche.


🔸 Come prepararsi da subito per evitarla

Ecco i 5 interventi pratici che consiglio in tutte le stalle che seguo:

1. Controlla la transizione con attenzione

  • Le vacche che partoriscono tra agosto e ottobre sono la base dell’autunno.

  • Usa glicole, tamponi ruminali, vitamine del gruppo B e controlla il BCS nei 10 giorni post-parto.

2. Rivedi la razione settimanalmente

  • Le insilature nuove, anche se di buona qualità, devono essere bilanciate bene.

  • Presta attenzione alla fibra effettiva e alla neutral detergent fiber (NDF) da foraggi.

3. Valuta l’uso di lieviti e additivi ruminali

  • I lieviti attivi (es. Saccharomyces cerevisiae) aiutano a stabilizzare il rumine e stimolare l’ingestione.

4. Monitora il latte oltre la quantità

  • Fatti aiutare dal laboratorio: guarda grasso/proteina, cellule somatiche, urea, conduttività.

  • I segnali iniziali della sindrome si vedono nei valori prima ancora che nei litri.

5. Occhio ai segnali deboli

  • Se noti vacche meno attive, fiacche, più sdraiate o con feci irregolari… agisci subito, prima che il calo diventi cronico.


🔸 Conclusione

La sindrome da bassa produzione autunnale non è inevitabile, ma va anticipata.
Settembre è il mese giusto per agire, perché ciò che fai oggi determina come andrà la tua stalla a ottobre, novembre e oltre.

Una mandria che entra sana e ben gestita in autunno è una mandria che ti fa guadagnare anche nei mesi più difficili.


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12/Ago/2025

Ad agosto, tra ferie, caldo torrido e calo generale di attenzione, c’è una categoria spesso trascurata: le vacche in asciutta.

“Dottore, la vacca ha partorito, ma il colostro è scarso… ha avuto una chetosi… zoppica già dopo pochi giorni…”
“Non ha fatto febbre da latte, ma è molle, mangia poco…”

Tutti segnali che qualcosa è andato storto in asciutta, proprio nei giorni in cui in stalla sembrava tutto tranquillo. Ecco perché, d’estate, le asciutte vanno seguite più delle lattifere.


🔸 Perché il caldo estivo colpisce anche (e soprattutto) le asciutte?

La vacca in asciutta non produce latte, è vero. Ma il suo corpo:

  • Ricostruisce tessuti mammari

  • Prepara il fegato e il metabolismo alla prossima lattazione

  • Costruisce le riserve immunitarie da trasferire al vitello

  • Aumenta naturalmente di peso (soprattutto nel periodo close-up)

Quando c’è caldo afoso, spesso accompagnato da umidità elevata, si verificano:

  • Calata dell’ingestione: la vacca si alimenta meno proprio quando dovrebbe accumulare riserve

  • Stress ossidativo: il fegato è già sotto sforzo prima ancora di cominciare la lattazione

  • Calo dell’immunità: colostro più povero, placenta più fragile, più ritenzioni

  • Aumento del rischio metabolico al parto: chetosi, febbre da latte, dislocazioni


🔸 Quali problemi vediamo nel post-parto di settembre?

Questi sono i problemi più comuni che osservo nei parti di vacche asciugate ad agosto:

  • Colostro insufficiente o di bassa qualità

  • Ritenzioni placentari e metriti

  • Febbre da latte e ipocalcemia subclinica

  • Cheto-acidosi già nelle prime 48-72h

  • Scarso avvio della lattazione

  • Maggiore incidenza di zoppie nel primo mese

  • Minor fertilità nel primo estro post-parto

Molte di queste situazioni sono difficili (e costose) da rimediare, ma possono essere prevenute.


🔸 Cosa puoi fare da subito per ridurre i danni?

Ecco le 5 misure concrete che consiglio in tutte le stalle che seguo in pianura padana:

1. Ventilazione anche per le asciutte

  • Spesso sono nel box peggiore, senza ventilatori né ombra: errore grave.

  • Installa almeno ventilatori a bassa velocità e controlla il THI.

  • Ombra e correnti d’aria naturali aiutano molto.

2. Razionalizza la razione

  • Bilancia bene l’apporto energetico, soprattutto nel close-up.

  • Evita sovraccarichi di amido e limita il potassio nella fase di far-off.

  • Integra antiossidanti (vitamina E, Se) e precursori del glucosio (propilenglicole) nel close-up.

3. Garantisci acqua sempre disponibile e pulita

  • Ogni vacca asciutta ha bisogno di più acqua di quanto immagini.

  • Pulizia giornaliera degli abbeveratoi è fondamentale.

4. Valuta la condizione corporea con attenzione

  • Una vacca troppo grassa in estate = una candidata perfetta alla steatosi post-parto.

  • Mantieni un BCS stabile intorno a 3-3.25.

5. Monitora l’ingestione e il comportamento

  • Anche se sono “ferme”, le vacche in asciutta parlano attraverso il comportamento.

  • Usa strumenti di monitoraggio o semplice osservazione: il benessere passa da lì.


L’asciutta è l’investimento invisibile della lattazione.
Trascurarla ad agosto vuol dire trovarsi in difficoltà a settembre, quando si parte con una nuova produzione e serve una mandria forte, sana, reattiva.


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03/Lug/2025

Tra fine giugno e tutto luglio, la domanda che sento più spesso è:

“Dottore, la razione è sempre la stessa, ma le vacche mangiano meno… cosa posso fare?”

È un problema più frequente e più serio di quanto sembri. La riduzione dell’ingestione, anche solo del 10-15%, porta a cali di produzione, perdita di condizione corporea, peggioramento della fertilità, zoppie e acidosi subclinica. Tutti problemi che “scoppiano” magari in settembre, ma che nascono proprio adesso, col caldo torrido.

🔸 Cosa succede davvero quando fa caldo?

Il calore e l’umidità aumentano il consumo di ossigeno e l’attivazione di meccanismi di termoregolazione. La vacca, per non surriscaldarsi, riduce l’ingestione e rallenta la fermentazione ruminale, perché è essa stessa fonte di calore. Meno ingestione = meno nutrienti = meno latte (e più rischi).

Una vacca ad alta produzione può perdere 2-3 litri al giorno solo per effetto del calo dell’ingestione.

🔸 Come intervenire concretamente

Ecco alcune misure che consiglio e applico regolarmente nei miei sopralluoghi estivi:

1. Distribuzione intelligente della razione

  • Dai il grosso del pasto nelle ore fresche (5-6 del mattino e la sera tardi).

  • Evita le ore centrali per la distribuzione: con 35°C nessuna vacca vuole mangiare.

  • Rinfresca la razione se resta esposta al sole o all’aria: se scalda, diventa repulsiva.

2. Appetibilità al massimo

  • Cura la miscelazione: ingredienti ben amalgamati evitano selezione e sprechi.

  • Usa melassi, lieviti, aromi naturali se necessario per stimolare l’ingestione.

  • Assicurati che gli insilati non fermentino in mangiatoia: controlla pH e T°.

3. Riduci lo sforzo digestivo

  • Valuta una razione più concentrata, ma ben bilanciata con fibra effettiva.

  • Inserisci grassi protetti se serve energia supplementare.

  • Evita razioni troppo ricche di amido fermentescibile: il rischio di acidosi è alto.

4. Acqua, acqua e ancora acqua

  • Una vacca che non beve abbastanza, non mangia.

  • Pulizia quotidiana degli abbeveratoi, almeno 1 punto acqua ogni 10 vacche.

  • Temperature sotto i 20°C sono ideali. Se l’acqua è tiepida, si dissetano meno.

5. Controlla il comportamento

  • Una vacca che passa troppo tempo in piedi, ansima o sbava, è già in sofferenza.

  • Usa i pedometri o osservazioni visive per valutare quanto tempo passano sdraiate, in piedi, al carro.


L’obiettivo è semplice: ogni boccone in più in estate è un litro di latte guadagnato… o una malattia evitata.
Non servono rivoluzioni, ma tanti piccoli aggiustamenti che fanno la differenza giorno dopo giorno.


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14/Giu/2025

Ogni estate, puntualmente, arrivano le prime chiamate:

“Dottore, ho notato che il latte è più liquido…”
“I grassi sono scesi, le proteine pure…”
“Ho un picco di cellule, ma le vacche sembrano stare bene…”

Nessun allarme. Queste variazioni sono normali con l’arrivo del caldo, ma non per questo vanno sottovalutate. Anzi: interpretarle bene è il primo passo per correggere l’allevamento senza perdere efficienza.

🔸 Perché cambia la composizione del latte?

Quando le temperature superano i 25°C e il tasso di umidità è alto (cioè quando il THI supera 68), le vacche cominciano a soffrire. Anche se non mostrano sintomi evidenti, modificano la loro fisiologia:

  • Mangiano meno (e in modo più disordinato)

  • Cambia la fermentazione ruminale

  • Aumentano gli ormoni dello stress

  • Si riduce il flusso ematico verso la mammella

Il risultato?

  • Grassi in calo, per ridotta attività ruminale

  • Proteine in calo, per minore sintesi epatica

  • Cellule somatiche in aumento, perché si abbassano le difese immunitarie

🔸 Cosa puoi fare in stalla

Qui entra in gioco il nostro lavoro condiviso. Ogni estate consiglio ai miei clienti di applicare alcune correzioni semplici ma efficaci:

  • Controlla i dati latte ogni 2 settimane: non guardare solo la quantità, ma la curva di grassi, proteine e cellule.

  • Se vedi un calo dei grassi senza variazioni nella razione, pensa al rumine: magari le vacche stanno fermentando peggio.
    👉 Prova a integrare lieviti vivi, che stabilizzano il pH ruminale, e tamponi se il rischio di acidosi è alto.

  • Aggiungi antiossidanti naturali (vitamina E, selenio, beta-carotene): proteggono le cellule epiteliali e aiutano il sistema immunitario della mammella.

  • Fai attenzione alla qualità degli insilati estivi: se scaldano o fermentano in mangiatoia, diventano un problema.

  • Non sottovalutare il caldo notturno: se la stalla non si raffredda nelle ore fresche, la vacca non si “resetta” fisiologicamente.

🔸 Le variazioni non sono sempre un male

A volte, un lieve calo stagionale nei solidi è fisiologico e non compromette la redditività, se la salute del gruppo è buona. Ma se grasso e proteina calano più del 15% rispetto alla media aziendale, vale la pena intervenire.


Il latte è un indicatore silenzioso del benessere della mandria.
Leggerlo con attenzione, giorno dopo giorno, ti dà una bussola preziosa per attraversare l’estate senza perdere qualità e produttività.


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22/Mag/2025

Con l’arrivo del caldo in Pianura Padana, cominciano a manifestarsi i primi segnali dello stress termico nelle bovine da latte. Ogni anno lo vediamo: animali più affaticati, ingestione ridotta, produzione in calo, cellule somatiche in aumento e una maggiore predisposizione a problemi come mastiti o zoppie.

Lo stress da caldo non è solo un disagio, ma un vero e proprio fattore di rischio produttivo ed economico. Il primo consiglio che mi sento di dare è questo: non aspettare che i sintomi si vedano. Intervenire in anticipo fa la differenza.

🔸 Ventilazione e ombra

In molte stalle vedo ancora ventilatori insufficienti o posizionati male. Un sistema efficace prevede ventilatori potenti sopra le zone di riposo e lungo la corsia di alimentazione, attivi almeno 16 ore al giorno nei periodi caldi. Se possibile, affianca nebulizzatori o doccette: aiutano ad abbassare la temperatura cutanea.

All’aperto, le zone d’ombra (naturali o artificiali) devono essere estese, non solo simboliche. Una tettoia ben progettata può evitare decine di casi clinici.

🔸 Acqua fresca e abbondante

Un errore comune? Pochi abbeveratoi o acqua stagnante. Una vacca in estate può bere oltre 100 litri al giorno. Gli abbeveratoi devono essere abbondanti, puliti e posizionati vicino alle aree di riposo e di alimentazione. È un investimento semplice ma determinante.

🔸 Alimentazione mirata

Quando fa caldo, le vacche mangiano meno. Il calo dell’ingestione compromette la produzione e aumenta i rischi metabolici. Cosa fare?

  • Fornisci razioni più concentrate e facilmente digeribili

  • Distribuisci il pasto nelle ore più fresche (mattina presto e sera)

  • Considera l’uso di lieviti vivi e antiossidanti, che supportano il microbiota e la funzione immunitaria

🔸 Monitoraggio costante

Se hai la possibilità, usa sensori ambientali o sistemi di monitoraggio per temperatura, umidità e comportamento delle vacche. Avere un THI (Indice di Temperatura e Umidità) aggiornato ti permette di intervenire prima che il danno sia fatto.


In conclusione, il caldo estivo non può essere evitato, ma può essere gestito con metodo. Ogni allevamento ha margini di miglioramento: piccoli interventi ben calibrati possono prevenire cali di produzione, problemi sanitari e perdite economiche.

Non aspettare che sia troppo tardi. Lo stress da caldo si vince giocando d’anticipo.


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02/Apr/2025

ATTENZIONE
Informazione importante per tutti gli ALLEVATORI e i loro VETERINARI di FIDUCIA AZIENDALI
Abbiamo sempre saputo che i vitelli devono venire colostrati adeguatamente.
è inutile specificare attenzioni che sono ormai note a tutti.
Occorre mettere in azione ciò che già si conosce.
Da anni spieghiamo in CORSI SPECIFICI RESIDENZIALI svolti in tutta Italia, come si colostra efficacemente un vitello.
ORA una normativa specifica introduce OBBLIGO DI CONTROLLO DA PARTE DI AUTORIT’ competente,
leggi sotto per saperne di più …
PROBABILMENTE le analisi del sangue verranno fatte presso i laboratori degli istituti zooprofilattici

Il Piano Nazionale Benessere Animale prevede controlli specifici sulla colostratura dei vitelli, effettuati dai Servizi Veterinari delle Aziende USL.

Cosa si controlla
  • Si prelevano campioni ematici da 1 a 5 vitelli di età compresa tra 1 e 10 giorni 
  • Si analizzano i livelli di IgG (immunoglobuline) e GGT (gamma glutamil transferasi) 
  • Si monitorano le condizioni dei vitelli nei centri di raccolta e durante i trasporti superiori a 200 km 

A cosa servono i controlli 

  • Verificare la qualità del colostro utilizzato
  • Verificare la corretta somministrazione del colostro
  • Valutare il benessere dei vitelli entro i primi 30 giorni di vita
Come si interpretano i risultati
  • IgG tra 18 e 25 g/L indicano una colostratura buona 
  • IgG > 25 g/L indicano una colostratura eccellente 
  • IgG insufficienti e GGT alta indicano una colostratura corretta ma di scarsa qualità 
  • IgG insufficienti e GGT bassa indicano una colostratura non corretta 




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Direttore Sanitario Dr. Giacomo Riva iscritto all’Ordine dei Veterinari di Parma al n° 487




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