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Luglio, 2026 - Centro Veterinario San Martino

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29/Lug/2026


Quando pensiamo ai rischi dell’estate per il nostro cane, spesso ci vengono in mente il colpo di calore, la disidratazione o i parassiti. Esiste però una parte del corpo particolarmente esposta alle alte temperature e spesso sottovalutata: i cuscinetti plantari.

I polpastrelli del cane sono strutture resistenti, progettate per consentire il movimento su terreni differenti. Nonostante ciò, non sono indistruttibili. Durante i mesi più caldi, asfalto, cemento, sabbia e superfici sintetiche possono raggiungere temperature elevate e provocare ustioni, irritazioni e lesioni anche gravi.

Conoscere i rischi e adottare alcune semplici precauzioni permette di proteggere il benessere del cane e rendere più sicure le passeggiate estive.

A cosa servono i cuscinetti del cane?

I cuscinetti plantari svolgono numerose funzioni fondamentali:

  • proteggono ossa, articolazioni e tessuti profondi dagli urti;
  • migliorano l’aderenza durante il movimento;
  • contribuiscono all’equilibrio;
  • isolano parzialmente il piede dalle superfici esterne;
  • permettono una corretta distribuzione del peso corporeo.

Nonostante il loro spessore e la loro resistenza, il contatto prolungato con superfici molto calde può causare danni importanti.

Quanto può diventare caldo l’asfalto?

Molti proprietari valutano la temperatura dell’aria senza considerare quella del terreno.

Nelle giornate estive l’asfalto esposto al sole può superare facilmente i 50-60°C, raggiungendo temperature in grado di provocare ustioni in pochi minuti.

Anche marciapiedi, pavimentazioni in pietra, piastrelle, sabbia delle spiagge e superfici sintetiche dei parchi possono diventare estremamente caldi.

Se una superficie è troppo calda per la nostra mano, probabilmente lo è anche per le zampe del cane.

Come capire se il terreno è troppo caldo?

Un metodo semplice consiste nel cosiddetto “test dei 5 secondi”.

Appoggiate il dorso della mano sul terreno per almeno cinque secondi:

  • se riuscite a mantenerla senza fastidio, la superficie è generalmente sicura;
  • se percepite una sensazione di bruciore o disagio, è opportuno evitare il passaggio del cane.

Questo controllo richiede pochi secondi e può prevenire lesioni dolorose.

Quali sono i segnali di un problema ai cuscinetti?

Dopo una passeggiata estiva è utile osservare attentamente le zampe del proprio cane.

I segnali più frequenti includono:

  • zoppia o riluttanza a camminare;
  • leccamento insistente delle zampe;
  • arrossamento dei polpastrelli;
  • comparsa di abrasioni o tagli;
  • presenza di vesciche;
  • cuscinetti particolarmente secchi o screpolati;
  • dolore quando si toccano le zampe.

Nei casi più gravi possono verificarsi vere e proprie ustioni con distacco dello strato superficiale della cute.

Come proteggere le zampe durante l’estate

1. Scegliere gli orari giusti

La prevenzione inizia dall’organizzazione delle passeggiate.

Durante l’estate è preferibile uscire:

  • nelle prime ore del mattino;
  • in tarda serata;
  • evitando le fasce centrali della giornata.

Oltre a ridurre il rischio di colpo di calore, questa semplice abitudine limita l’esposizione delle zampe alle superfici surriscaldate.

2. Preferire percorsi naturali

Quando possibile, è consigliabile scegliere:

  • prati;
  • sentieri sterrati;
  • zone boschive;
  • aree ombreggiate.

Queste superfici tendono a mantenere temperature inferiori rispetto all’asfalto urbano.

3. Controllare regolarmente i cuscinetti

L’ispezione delle zampe dovrebbe diventare parte della routine estiva.

Dopo ogni passeggiata è utile verificare:

  • presenza di arrossamenti;
  • piccole ferite;
  • corpi estranei;
  • screpolature;
  • accumuli di sporco tra le dita.

Individuare precocemente un problema consente di intervenire prima che peggiori.

4. Mantenere i cuscinetti idratati

Polpastrelli secchi e screpolati risultano più vulnerabili alle aggressioni esterne.

Esistono prodotti specifici formulati per il cane che aiutano a mantenere elasticità e idratazione della cute.

È importante utilizzare esclusivamente prodotti veterinari o specificamente destinati agli animali, evitando creme per uso umano che potrebbero contenere sostanze irritanti o tossiche se ingerite attraverso il leccamento.

5. Abituare gradualmente le zampe all’attività

Un cane che cammina regolarmente durante tutto l’anno sviluppa generalmente cuscinetti più robusti rispetto a un soggetto sedentario.

L’attività fisica costante e progressiva contribuisce a mantenere i polpastrelli più resistenti alle sollecitazioni ambientali.

Cosa fare se il cane si è scottato le zampe?

Se sospettate un’ustione o una lesione dei cuscinetti:

  • interrompete immediatamente la passeggiata;
  • portate il cane in un ambiente fresco;
  • sciacquate delicatamente le zampe con acqua fresca (non ghiacciata);
  • evitate disinfettanti o prodotti non prescritti;
  • impedite il leccamento eccessivo;
  • contattate il veterinario se sono presenti dolore, zoppia, vesciche o lesioni evidenti.

L’applicazione di rimedi casalinghi improvvisati può peggiorare la situazione e ritardare la guarigione.

Un piccolo controllo che può evitare un grande problema

I cuscinetti plantari rappresentano il punto di contatto diretto tra il cane e l’ambiente. Durante l’estate bastano pochi minuti su una superficie surriscaldata per causare lesioni dolorose e limitare la normale attività dell’animale.

Scegliere gli orari più freschi, controllare il terreno prima della passeggiata e monitorare regolarmente lo stato delle zampe sono accorgimenti semplici ma estremamente efficaci.

Prendersi cura dei cuscinetti significa permettere al cane di continuare a camminare, giocare ed esplorare in sicurezza anche durante le giornate più calde.

In caso di arrossamenti, zoppia, lesioni o dubbi sullo stato delle zampe del vostro cane, rivolgetevi al veterinario per una valutazione tempestiva e un trattamento adeguato.


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22/Lug/2026


Le belle giornate invitano a trascorrere più tempo all’aria aperta e molti proprietari scelgono di condividere con il proprio cane passeggiate nei boschi, escursioni in collina o vere e proprie giornate di trekking in montagna.

Camminare nella natura rappresenta un’attività estremamente positiva sia per il cane che per il proprietario: favorisce il movimento fisico, stimola i sensi, riduce lo stress e rafforza il legame uomo–animale. Tuttavia, un’escursione improvvisata può trasformarsi rapidamente in un’esperienza spiacevole se non vengono adottate alcune semplici precauzioni.

Vediamo quindi come organizzare una passeggiata o un trekking con il proprio cane in modo sicuro e responsabile.

Perché portare il cane in natura fa bene

I cani sono animali esploratori per natura. Nuovi odori, terreni differenti, suoni e stimoli ambientali rappresentano una vera palestra fisica e mentale.

Tra i principali benefici troviamo:

  • miglioramento della forma fisica;
  • controllo del peso corporeo;
  • stimolazione mentale e olfattiva;
  • riduzione della noia e dello stress;
  • rafforzamento del rapporto con il proprietario;
  • miglioramento della socializzazione e dell’autocontrollo.

Anche il proprietario beneficia dell’attività fisica, del contatto con la natura e del tempo trascorso insieme al proprio animale.

Non tutti i cani sono adatti a qualsiasi escursione

Uno degli errori più frequenti è scegliere il percorso in base alle proprie capacità senza considerare quelle del cane.

Prima di programmare un’uscita è importante valutare:

  • età del cane;
  • stato di salute generale;
  • livello di allenamento;
  • peso corporeo;
  • eventuali problemi ortopedici;
  • condizioni cardiache o respiratorie;
  • caratteristiche della razza.

Un giovane Border Collie allenato potrà affrontare percorsi impegnativi molto diversi rispetto a un Bulldog Francese, a un Carlino o a un cane anziano con artrosi.

Se avete dubbi, una visita veterinaria preventiva può aiutare a capire quali attività siano realmente adatte al vostro amico a quattro zampe.

Come scegliere il sentiero giusto

Quando si organizza un trekking è fondamentale informarsi preventivamente sul percorso.

Valutate:

  • lunghezza del tragitto;
  • dislivello;
  • tipologia del terreno;
  • presenza di acqua lungo il percorso;
  • esposizione al sole;
  • condizioni meteorologiche;
  • eventuali divieti o limitazioni per i cani.

Per i soggetti poco allenati è sempre consigliabile iniziare con percorsi semplici e aumentare gradualmente difficoltà e durata.

Cosa portare nello zaino

Proprio come per gli esseri umani, anche il cane necessita di un equipaggiamento adeguato.

Non dovrebbero mai mancare:

  • acqua fresca in abbondanza;
  • ciotola pieghevole;
  • snack o premi energetici;
  • sacchetti per le deiezioni;
  • pettorina comoda e ben regolata;
  • guinzaglio;
  • museruola (ove richiesta dalla normativa o dalle situazioni);
  • asciugamano;
  • kit di primo soccorso;
  • eventuale coperta termica per escursioni più impegnative.

L’idratazione è particolarmente importante durante i mesi caldi e nelle escursioni più lunghe. Le soste frequenti devono essere considerate parte integrante dell’attività.

Attenzione al caldo

Il colpo di calore rappresenta uno dei principali rischi durante le escursioni estive.

Per ridurre il pericolo:

  • evitare le ore più calde della giornata;
  • preferire partenze al mattino presto;
  • fare soste frequenti all’ombra;
  • offrire acqua regolarmente;
  • evitare sforzi eccessivi;
  • interrompere immediatamente l’attività in presenza di segni di affaticamento.

I cani brachicefali (Carlino, Bulldog Francese, Bulldog Inglese, Boston Terrier) sono particolarmente sensibili alle alte temperature.

Imparare a riconoscere i segnali di stanchezza

Durante l’escursione osservate sempre il vostro cane.

Alcuni segnali che indicano la necessità di fermarsi sono:

  • rallentamento improvviso;
  • ansimazione intensa;
  • frequenti soste spontanee;
  • riluttanza a proseguire;
  • andatura rigida;
  • ricerca continua di ombra;
  • sdraiarsi durante il percorso.

Forzare un cane stanco può aumentare il rischio di lesioni muscolari, disidratazione e colpi di calore.

I pericoli nascosti di boschi e sentieri

La natura offre meravigliose opportunità ma anche alcuni rischi spesso sottovalutati.

Zecche e parassiti

Boschi, prati e aree umide rappresentano l’habitat ideale per le zecche.

Al termine della passeggiata controllate accuratamente:

  • testa;
  • orecchie;
  • collo;
  • ascelle;
  • spazi interdigitali;
  • inguine.

Una corretta profilassi antiparassitaria è fondamentale durante tutta la stagione.

Forasacchi

In primavera ed estate i forasacchi possono penetrare:

  • nelle orecchie;
  • nel naso;
  • negli occhi;
  • tra le dita.

Un controllo accurato dopo ogni escursione può evitare problemi anche molto seri.

Vipere

Nelle zone collinari e montane è possibile incontrare vipere.

È consigliabile mantenere il cane sul sentiero, evitando che esplori zone con erba alta, pietraie o cumuli di legna.

Fauna selvatica

Caprioli, cervi, cinghiali e altri animali selvatici devono essere osservati a distanza.

Lasciare il cane libero in queste situazioni può causare inseguimenti, incidenti o situazioni di pericolo.

Guinzaglio sì o no?

Molti proprietari ritengono che la montagna sia il luogo ideale per lasciare il cane completamente libero.

In realtà la scelta dipende da numerosi fattori:

  • normativa locale;
  • presenza di fauna selvatica;
  • presenza di altri escursionisti;
  • affidabilità del richiamo;
  • difficoltà del sentiero.

Una lunghina può rappresentare spesso il miglior compromesso tra sicurezza e libertà di movimento.

Al ritorno a casa

Una volta conclusa l’escursione è utile dedicare qualche minuto a un controllo generale.

Verificate:

  • zampe e cuscinetti plantari;
  • presenza di ferite o abrasioni;
  • eventuali zecche;
  • occhi e orecchie;
  • stato di idratazione;
  • eventuale zoppia o rigidità muscolare.

Nelle ore successive lasciate che il cane riposi e recuperi le energie.

Il consiglio del Centro Veterinario San Martino

Le passeggiate nella natura rappresentano una splendida opportunità per migliorare il benessere del cane e vivere momenti di qualità insieme. La chiave per un’esperienza positiva è la preparazione: scegliere percorsi adeguati, rispettare i limiti dell’animale, portare l’attrezzatura necessaria e non sottovalutare i rischi ambientali.

Con un po’ di organizzazione, boschi, colline e montagne possono trasformarsi in luoghi straordinari da esplorare insieme al proprio compagno a quattro zampe.

Buone passeggiate e buona natura a tutti!


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15/Lug/2026


L’estate è una stagione che molti attendono con piacere, ma le alte temperature possono rappresentare una sfida anche per i nostri animali domestici. Se è vero che il gatto discende da specie originarie di aree calde e aride, è altrettanto vero che il caldo intenso, soprattutto quando associato ad elevata umidità e scarsa ventilazione, può mettere a rischio il suo benessere e, nei casi più gravi, la sua stessa vita.

Molti proprietari pensano che il gatto sia in grado di gestire autonomamente il caldo grazie alla sua natura indipendente. In realtà, durante le ondate di calore è importante adottare alcune semplici precauzioni per evitare disidratazione, stress termico e colpi di calore.

Come percepisce il caldo il gatto?

A differenza dell’uomo, il gatto non dispone di un sistema efficiente di sudorazione. Le ghiandole sudoripare sono presenti principalmente nei cuscinetti plantari e contribuiscono in modo molto limitato alla dispersione del calore.

Per mantenere una temperatura corporea adeguata, il gatto utilizza principalmente altri meccanismi:

  • ricerca spontanea di zone fresche e ombreggiate;
  • riduzione dell’attività fisica durante le ore più calde;
  • aumento delle ore di riposo;
  • leccamento del mantello, che favorisce l’evaporazione e la dispersione del calore.

Quando però la temperatura ambientale diventa troppo elevata o il gatto non riesce a trovare condizioni adeguate per raffreddarsi, possono comparire segni di sofferenza termica.

Quali gatti sono più a rischio?

Alcuni soggetti tollerano meno il caldo rispetto ad altri.

Tra i più sensibili troviamo:

  • gattini molto giovani;
  • gatti anziani;
  • gatti obesi;
  • soggetti con patologie cardiache o respiratorie;
  • gatti con malattie croniche;
  • razze brachicefale come Persiano ed Exotic Shorthair;
  • gatti dal mantello molto lungo o particolarmente folto.

Anche i gatti che vivono esclusivamente in appartamento possono essere a rischio se l’ambiente domestico diventa troppo caldo e poco ventilato.

Come aiutare il gatto a sopportare il caldo

Fortunatamente esistono molte strategie semplici ed efficaci per migliorare il comfort del gatto durante l’estate.

Garantire sempre acqua fresca

L’idratazione rappresenta il principale alleato contro il caldo.

È consigliabile:

  • mettere a disposizione più ciotole in diversi punti della casa;
  • cambiare frequentemente l’acqua;
  • utilizzare contenitori ampi e puliti;
  • valutare l’utilizzo di fontanelle per incentivare il consumo di acqua.

Alcuni gatti gradiscono anche l’aggiunta occasionale di qualche cubetto di ghiaccio.

Favorire ambienti freschi

Durante le ore più calde della giornata è utile:

  • abbassare tapparelle e persiane;
  • chiudere le finestre esposte direttamente al sole;
  • garantire il ricambio d’aria nelle ore più fresche;
  • utilizzare ventilatori o climatizzatori senza dirigere il flusso direttamente sull’animale.

Mettere a disposizione superfici fresche

Molti gatti cercano spontaneamente pavimenti in ceramica, marmo o altre superfici fresche.

Si possono inoltre utilizzare:

  • tappetini refrigeranti specifici per animali;
  • asciugamani leggermente umidi;
  • aree ombreggiate sul balcone o in giardino.

Curare il mantello

Una regolare spazzolatura aiuta a rimuovere il pelo morto e il sottopelo in eccesso, migliorando la dispersione del calore.

Attenzione però: rasare completamente il gatto nella maggior parte dei casi non è consigliato, perché il mantello svolge anche una funzione protettiva nei confronti del sole e del calore.

Modificare leggermente la routine

Nelle giornate particolarmente afose è preferibile:

  • proporre giochi e attività nelle prime ore del mattino o alla sera;
  • evitare situazioni di stress;
  • lasciare che il gatto scelga autonomamente dove riposare.

Il colpo di calore nel gatto: una vera emergenza veterinaria

Il colpo di calore è la conseguenza più grave dell’esposizione a temperature elevate.

Si verifica quando l’organismo non riesce più a dissipare il calore accumulato e la temperatura corporea aumenta rapidamente oltre i limiti di sicurezza.

In queste condizioni possono verificarsi danni a diversi organi, tra cui cervello, cuore, reni e fegato.

Si tratta di una situazione che richiede un intervento veterinario immediato.

Quali sono i sintomi del colpo di calore?

I segni possono comparire rapidamente e peggiorare nell’arco di pochi minuti.

Tra i sintomi più frequenti troviamo:

  • forte agitazione o irrequietezza;
  • respirazione accelerata;
  • bocca aperta e affanno;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • abbattimento e debolezza;
  • salivazione eccessiva;
  • mucose molto rosse o congestionate;
  • vomito;
  • diarrea;
  • perdita di equilibrio;
  • tremori;
  • collasso;
  • perdita di coscienza.

Un gatto che respira a bocca aperta senza aver svolto attività intensa deve sempre destare particolare attenzione.

Cosa fare in caso di sospetto colpo di calore?

Se si sospetta un colpo di calore è fondamentale agire rapidamente.

Occorre:

  1. spostare immediatamente il gatto in un ambiente fresco e ventilato;
  2. contattare il veterinario senza perdere tempo;
  3. iniziare un raffreddamento graduale utilizzando acqua fresca (non ghiacciata);
  4. bagnare zampe, addome e ascelle;
  5. utilizzare ventilazione indiretta per favorire l’evaporazione.

È importante evitare:

  • immersioni in acqua ghiacciata;
  • impacchi molto freddi;
  • raffreddamenti bruschi e improvvisi.

Anche se il gatto sembra migliorare, la visita veterinaria rimane indispensabile perché possono svilupparsi complicazioni nelle ore successive.

Attenzione ai trasportini e alle automobili

Una delle situazioni più pericolose durante l’estate riguarda il trasporto degli animali.

L’interno di un’automobile può raggiungere temperature estremamente elevate in pochi minuti, anche con i finestrini leggermente aperti.

Per questo motivo:

  • non bisogna mai lasciare il gatto in auto;
  • i viaggi vanno programmati nelle ore più fresche;
  • il trasportino deve essere ben ventilato;
  • è importante prevedere soste e disponibilità di acqua.

Un’estate sicura per il tuo gatto

La maggior parte dei gatti riesce ad affrontare l’estate senza particolari problemi, purché abbia accesso ad acqua fresca, ambienti adeguati e la possibilità di scegliere dove riposare.

Conoscere i segnali di sofferenza da caldo e riconoscere tempestivamente i sintomi del colpo di calore può fare una grande differenza e permettere di intervenire prima che la situazione diventi critica.

Se hai dubbi sul comportamento del tuo gatto durante le giornate più calde o noti sintomi insoliti, contatta il tuo veterinario di fiducia.

La prevenzione rimane sempre la migliore forma di protezione per il benessere dei nostri amici felini.

Prendersi cura degli animali significa anche aiutarli ad affrontare in sicurezza le sfide della stagione estiva.


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08/Lug/2026


Una visita veterinaria, una passeggiata fuori porta, una vacanza o semplicemente una commissione quotidiana: per molti animali l’automobile fa ormai parte della routine.

Eppure il trasporto in auto è spesso sottovalutato. Cani lasciati liberi sui sedili, gatti trasportati in braccio o animali che affrontano il viaggio in condizioni di forte stress sono situazioni ancora molto frequenti.

Viaggiare in sicurezza non significa soltanto rispettare la normativa, ma soprattutto proteggere il benessere dell’animale e la sicurezza di tutte le persone presenti nel veicolo.

Vediamo quindi quali sono le buone pratiche consigliate dai veterinari per affrontare qualsiasi spostamento in modo sereno.

Perché il trasporto in auto è così importante?

Per molti animali il viaggio rappresenta un evento insolito che può generare ansia, paura o agitazione.

Un cane molto eccitato può distrarre il conducente, mentre un gatto spaventato può cercare di nascondersi nell’abitacolo o tentare la fuga appena viene aperta una portiera.

Inoltre, durante una frenata improvvisa, anche un animale di piccola taglia può subire traumi importanti.

Per questo motivo ogni viaggio dovrebbe essere pianificato con la stessa attenzione che riserviamo alla sicurezza dei nostri familiari.

Il trasportino non è una punizione

Uno degli errori più frequenti riguarda il gatto.

Molti proprietari utilizzano il trasportino esclusivamente per andare dal veterinario. Il risultato è che il gatto lo associa immediatamente a un’esperienza negativa.

Per evitare questo problema è utile lasciare il trasportino aperto in casa durante tutto l’anno, trasformandolo in una cuccia o in un rifugio familiare.

Qualche coperta morbida, un piccolo cuscino o un gioco possono contribuire a creare un’associazione positiva.

Quando arriverà il momento di partire, il gatto vivrà il viaggio con minore stress.

Cane in auto: libero o assicurato?

Molti cani amano guardare fuori dal finestrino e seguire i movimenti della famiglia durante il viaggio.

Tuttavia lasciarli completamente liberi nell’abitacolo non è la scelta più sicura.

Le soluzioni consigliate sono:

  • trasportino o kennel;
  • cintura di sicurezza agganciata a una pettorina;
  • vano posteriore separato da una rete divisoria.

La soluzione migliore dipende dalla taglia del cane, dal tipo di veicolo e dalla durata del viaggio.

L’obiettivo rimane sempre lo stesso: evitare che l’animale possa spostarsi liberamente durante la marcia.

Abituare gradualmente cuccioli e gattini all’automobile

L’errore più comune è utilizzare l’auto soltanto quando è necessario andare dal veterinario.

In questo modo il cane o il gatto finiscono per associare il viaggio esclusivamente a situazioni poco piacevoli.

Nei primi mesi di vita può essere utile effettuare piccoli tragitti:

  • pochi minuti alla volta;
  • destinazioni piacevoli;
  • premi e rinforzi positivi al termine del viaggio.

Questa semplice strategia aiuta molti animali a sviluppare una relazione positiva con l’automobile.

Attenzione ai finestrini aperti

Vedere un cane con la testa fuori dal finestrino è una scena molto comune, ma non sempre rappresenta una buona idea.

Durante la marcia possono infatti colpire gli occhi:

  • polvere;
  • piccoli detriti;
  • insetti;
  • semi vegetali come i forasacchi.

Inoltre le brusche frenate o le improvvise manovre possono provocare movimenti pericolosi.

Meglio garantire una corretta ventilazione dell’abitacolo mantenendo il cane in una posizione sicura.

Mai lasciare l’animale da solo in auto

Questo consiglio merita un capitolo a parte.

Anche nelle giornate apparentemente miti, la temperatura all’interno di un veicolo parcheggiato può aumentare rapidamente.

In estate bastano pochi minuti perché si raggiungano temperature incompatibili con il benessere dell’animale.

Il colpo di calore rappresenta una delle emergenze veterinarie più gravi e può evolvere rapidamente verso conseguenze molto serie.

Se dovete scendere dall’auto, il consiglio è semplice: portate con voi il vostro animale.

Viaggi lunghi: come organizzarli al meglio

Quando il tragitto supera alcune ore è opportuno programmare il viaggio.

Prima della partenza è consigliabile:

  • evitare pasti abbondanti nelle ore immediatamente precedenti;
  • portare acqua fresca;
  • prevedere soste regolari per i cani;
  • mantenere una temperatura adeguata nell’abitacolo;
  • verificare che trasportino o sistemi di sicurezza siano correttamente fissati.

Per i gatti, generalmente, è preferibile limitare il numero di uscite dal trasportino durante il viaggio per evitare fughe accidentali.

E se il mio animale soffre il mal d’auto?

Alcuni cani e gatti manifestano:

  • salivazione abbondante;
  • nausea;
  • vomito;
  • agitazione;
  • vocalizzazioni continue.

In questi casi è opportuno parlarne con il veterinario.

Oggi esistono diverse strategie che possono aiutare a rendere il viaggio più confortevole, dalla gestione comportamentale fino a prodotti specifici da utilizzare nei casi più problematici.

Non dimentichiamo il benessere emotivo

Quando pensiamo alla sicurezza spesso immaginiamo soltanto incidenti o traumi.

In realtà anche lo stress rappresenta un fattore importante.

Un animale che viaggia serenamente affronta meglio gli spostamenti, le visite veterinarie, le vacanze e tutte le nuove esperienze.

Preparare correttamente il viaggio significa quindi prendersi cura non solo della sua sicurezza fisica, ma anche del suo equilibrio emotivo.

In conclusione

Trasportare correttamente un cane o un gatto in automobile è un gesto di responsabilità e di amore.

Pochi accorgimenti possono ridurre notevolmente i rischi e trasformare ogni viaggio in un’esperienza più sicura e piacevole.

Se il vostro animale manifesta paura, nausea o forte stress durante gli spostamenti, il team del Centro Veterinario San Martino può aiutarvi a individuare la soluzione più adatta alle sue esigenze.

Perché ogni viaggio dovrebbe iniziare e terminare con la stessa serenità con cui è iniziato.


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02/Lug/2026

Luglio rappresenta per molti allevamenti da latte del Nord Italia il momento in cui iniziano a comparire i primi effetti concreti dello stress da caldo. Spesso, però, il problema viene sottovalutato perché si tende ad associare il disagio delle bovine esclusivamente alle giornate più torride di agosto.

In realtà, come dimostrano numerosi studi internazionali, le bovine da latte ad elevata produzione iniziano a manifestare difficoltà molto prima di quanto percepiamo noi esseri umani. La produzione metabolica di calore di una vacca che produce 40 o 50 kg di latte al giorno è infatti estremamente elevata e rende questi animali particolarmente sensibili all’aumento della temperatura ambientale.

Per valutare il rischio si utilizza normalmente il THI (Temperature Humidity Index), un indice che combina temperatura e umidità relativa. Già a partire da valori considerati moderati è possibile osservare i primi effetti negativi sul comportamento e sulle performance produttive.

Nella nostra esperienza come veterinari buiatri del Centro Veterinario San Martino, il primo errore che osserviamo frequentemente è attendere la comparsa di un evidente calo produttivo prima di intervenire. Quando la produzione di latte diminuisce, infatti, il danno è spesso già iniziato da diverse settimane.

I primi segnali da osservare sono molto più semplici:

  • aumento della frequenza respiratoria;
  • bovine che rimangono in piedi più a lungo;
  • maggiore permanenza vicino agli abbeveratoi;
  • riduzione dell’attività di ruminazione;
  • minore ingestione della razione;
  • aumento degli assembramenti nelle aree più ventilate della stalla.

In una stalla della provincia di Parma seguita dal nostro team, ad esempio, durante l’estate 2024 erano già evidenti importanti fenomeni di stress termico all’inizio di luglio. Le bovine trascorrevano molto tempo in piedi nelle corsie di alimentazione e la frequenza respiratoria risultava elevata nelle ore pomeridiane.

Dopo una valutazione tecnica abbiamo suggerito l’installazione di ventilatori aggiuntivi sopra la mangiatoia e nelle aree di riposo, oltre alla revisione dei cicli di raffrescamento. L’intervento è stato completato prima della stagione successiva.

Nel corso dell’estate seguente l’azienda ha registrato una maggiore stabilità produttiva durante i mesi più caldi, una riduzione dei casi clinici correlabili allo stress termico e un miglior mantenimento dell’ingestione nelle bovine ad alta produzione. Anche gli operatori riferivano una maggiore uniformità comportamentale della mandria nelle ore più calde della giornata.

Situazioni analoghe le abbiamo osservate in aziende della provincia di Reggio Emilia e Modena, dove investimenti relativamente contenuti in ventilazione e gestione dell’acqua hanno prodotto benefici significativi sul benessere animale.

L’aspetto più importante da comprendere è che lo stress da caldo non rappresenta soltanto un problema di benessere. Si tratta di un fenomeno che influenza direttamente redditività, fertilità e salute della mandria.

Nel prossimo articolo vedremo quali sono gli interventi strutturali e gestionali che offrono il miglior ritorno economico e come valutare se gli investimenti effettuati stanno realmente producendo benefici all’interno dell’allevamento.

Approfondimenti scientifici

  • University of Florida – Heat Stress in Dairy Cattle
  • Penn State Extension – Heat Stress and Dairy Cattle
  • University of Wisconsin Dairyland Initiative – Heat Stress Abatement
  • National Academies – Nutrient Requirements of Dairy Cattle

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01/Lug/2026


Chi vive con un cane o un gatto sa quanto possa essere preoccupante scoprire improvvisamente una zona della pelle arrossata, umida e molto dolorosa.

Spesso il proprietario riferisce che il problema “è comparso da un giorno all’altro”: la sera precedente la cute appariva normale e il giorno dopo è presente una lesione estesa, infiammata e continuamente leccata dall’animale.

Questa condizione è comunemente chiamata Hot Spot, ma il suo nome corretto è dermatite piotraumatica o dermatite umida acuta.

Si tratta di una problematica dermatologica molto frequente nel cane e meno comune, ma comunque possibile, nel gatto.

Che cos’è un Hot Spot?

L’Hot Spot è una lesione cutanea infiammatoria che si sviluppa molto rapidamente.

Tutto inizia da una causa che provoca prurito, fastidio o dolore. L’animale inizia quindi a leccarsi, mordicchiarsi o grattarsi insistentemente una determinata area del corpo.

Questo comportamento danneggia la barriera protettiva della pelle e crea un ambiente caldo e umido ideale per la proliferazione dei batteri normalmente presenti sulla cute.

Si instaura così un vero e proprio circolo vizioso:

  • prurito o dolore iniziale;
  • leccamento e grattamento;
  • infiammazione della pelle;
  • proliferazione batterica;
  • aumento del prurito;
  • ulteriore traumatismo della zona.

Nel giro di poche ore la lesione può aumentare notevolmente di dimensioni e diventare estremamente dolorosa.

Come si presenta?

L’aspetto dell’Hot Spot è spesso caratteristico.

Il proprietario può osservare:

  • area arrossata e molto infiammata;
  • cute umida e lucida;
  • perdita di pelo localizzata;
  • essudato sieroso o purulento;
  • cattivo odore;
  • dolore alla palpazione;
  • continuo leccamento o grattamento;
  • agitazione e nervosismo.

In alcuni casi l’animale può lamentarsi quando viene toccato oppure mostrarsi particolarmente irritabile a causa del dolore.

Le zone maggiormente colpite sono:

Nel cane

  • collo;
  • guance;
  • base delle orecchie;
  • torace;
  • fianchi;
  • groppa;
  • arti.

Nel gatto

Le lesioni sono meno frequenti ma possono comparire soprattutto:

  • sul collo;
  • sulla testa;
  • lungo il dorso;
  • alla base della coda.

Perché si sviluppa un Hot Spot?

L’Hot Spot non rappresenta una malattia primaria, ma la conseguenza di un problema sottostante che provoca prurito o dolore.

Tra le cause più comuni troviamo:

Parassiti esterni

Le punture di pulci rappresentano una delle principali cause.

Anche una singola puntura può provocare un intenso prurito nei soggetti allergici.

Possono inoltre essere coinvolti:

  • zecche;
  • acari;
  • pidocchi;
  • punture di insetti.

Allergie

Le allergie sono tra le cause più frequenti di recidiva.

Possono essere:

  • allergie ambientali;
  • dermatite atopica;
  • allergie alimentari;
  • dermatiti da contatto.

Otiti

Molti Hot Spot localizzati vicino alle orecchie derivano da un’otite non diagnosticata.

Il cane cerca sollievo grattandosi o sfregando continuamente la testa.

Problemi del mantello

Il pelo lungo, fitto o poco curato può trattenere umidità e favorire la macerazione della pelle.

Per questo motivo alcune razze risultano maggiormente predisposte, tra cui:

  • Golden Retriever;
  • Labrador Retriever;
  • Pastore Tedesco;
  • Terranova;
  • Bovaro del Bernese;
  • Rottweiler.

Piccole ferite o traumi

Anche una lesione apparentemente banale può trasformarsi rapidamente in un Hot Spot se viene continuamente leccata.

Stress e noia

In alcuni soggetti il leccamento compulsivo può essere favorito da:

  • stress;
  • ansia;
  • noia;
  • alterazioni comportamentali.

È più frequente in estate?

Sì.

La stagione estiva rappresenta il periodo di maggiore incidenza.

Le temperature elevate, l’umidità ambientale e i bagni frequenti in mare, lago o piscina favoriscono infatti la permanenza dell’umidità a contatto con la pelle.

Anche il sottopelo particolarmente folto può contribuire alla comparsa del problema.

Cosa fare se compare un Hot Spot?

La prima regola è evitare il fai-da-te.

Molti prodotti utilizzati senza una corretta diagnosi possono peggiorare l’irritazione o ritardare la guarigione.

È consigliabile prenotare una visita veterinaria il prima possibile.

Durante la visita il medico veterinario valuterà:

  • estensione della lesione;
  • presenza di infezioni batteriche;
  • eventuali parassiti;
  • allergie sottostanti;
  • presenza di otiti o altre patologie associate.

Come si cura?

La terapia dipende dalla gravità del caso e dalla causa scatenante.

Generalmente comprende:

  • tosatura dell’area interessata;
  • pulizia e disinfezione della cute;
  • prodotti antisettici specifici;
  • farmaci antinfiammatori;
  • controllo del prurito;
  • eventuale terapia antibiotica nei casi indicati;
  • collare elisabettiano per impedire il leccamento.

Parallelamente è fondamentale individuare e correggere la causa primaria, altrimenti il problema potrebbe ripresentarsi.

Si può prevenire?

Nella maggior parte dei casi sì.

Alcune semplici attenzioni possono ridurre significativamente il rischio:

  • utilizzare regolarmente antiparassitari efficaci;
  • mantenere il mantello pulito e ben spazzolato;
  • asciugare accuratamente il pelo dopo il bagno;
  • controllare regolarmente orecchie e cute;
  • intervenire tempestivamente in caso di prurito persistente;
  • effettuare controlli dermatologici nei soggetti allergici.

Quando è necessario contattare il veterinario?

È consigliabile richiedere una visita quando:

  • compare una lesione umida e arrossata;
  • il cane o il gatto si lecca continuamente;
  • è presente cattivo odore;
  • si osserva perdita di pelo improvvisa;
  • la lesione aumenta rapidamente di dimensioni;
  • l’animale manifesta dolore.

Un intervento precoce permette generalmente una guarigione più rapida e riduce il rischio di complicazioni.

Conclusioni

L’Hot Spot è una delle problematiche dermatologiche più comuni nel cane e può comparire anche nel gatto. Sebbene possa sembrare una semplice irritazione cutanea, si tratta di una condizione dolorosa che tende a peggiorare rapidamente.

Riconoscere i primi segnali e rivolgersi tempestivamente al veterinario consente di alleviare il disagio dell’animale, favorire una rapida guarigione e soprattutto individuare la causa che ha scatenato il problema.

Se il tuo cane o gatto presenta una zona della pelle arrossata, umida o molto pruriginosa, non aspettare che il problema si risolva da solo: una visita veterinaria può fare la differenza.





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