
Luglio rappresenta per molti allevamenti da latte del Nord Italia il momento in cui iniziano a comparire i primi effetti concreti dello stress da caldo. Spesso, però, il problema viene sottovalutato perché si tende ad associare il disagio delle bovine esclusivamente alle giornate più torride di agosto.
In realtà, come dimostrano numerosi studi internazionali, le bovine da latte ad elevata produzione iniziano a manifestare difficoltà molto prima di quanto percepiamo noi esseri umani. La produzione metabolica di calore di una vacca che produce 40 o 50 kg di latte al giorno è infatti estremamente elevata e rende questi animali particolarmente sensibili all’aumento della temperatura ambientale.
Per valutare il rischio si utilizza normalmente il THI (Temperature Humidity Index), un indice che combina temperatura e umidità relativa. Già a partire da valori considerati moderati è possibile osservare i primi effetti negativi sul comportamento e sulle performance produttive.
Nella nostra esperienza come veterinari buiatri del Centro Veterinario San Martino, il primo errore che osserviamo frequentemente è attendere la comparsa di un evidente calo produttivo prima di intervenire. Quando la produzione di latte diminuisce, infatti, il danno è spesso già iniziato da diverse settimane.
I primi segnali da osservare sono molto più semplici:
- aumento della frequenza respiratoria;
- bovine che rimangono in piedi più a lungo;
- maggiore permanenza vicino agli abbeveratoi;
- riduzione dell’attività di ruminazione;
- minore ingestione della razione;
- aumento degli assembramenti nelle aree più ventilate della stalla.
In una stalla della provincia di Parma seguita dal nostro team, ad esempio, durante l’estate 2024 erano già evidenti importanti fenomeni di stress termico all’inizio di luglio. Le bovine trascorrevano molto tempo in piedi nelle corsie di alimentazione e la frequenza respiratoria risultava elevata nelle ore pomeridiane.
Dopo una valutazione tecnica abbiamo suggerito l’installazione di ventilatori aggiuntivi sopra la mangiatoia e nelle aree di riposo, oltre alla revisione dei cicli di raffrescamento. L’intervento è stato completato prima della stagione successiva.
Nel corso dell’estate seguente l’azienda ha registrato una maggiore stabilità produttiva durante i mesi più caldi, una riduzione dei casi clinici correlabili allo stress termico e un miglior mantenimento dell’ingestione nelle bovine ad alta produzione. Anche gli operatori riferivano una maggiore uniformità comportamentale della mandria nelle ore più calde della giornata.
Situazioni analoghe le abbiamo osservate in aziende della provincia di Reggio Emilia e Modena, dove investimenti relativamente contenuti in ventilazione e gestione dell’acqua hanno prodotto benefici significativi sul benessere animale.
L’aspetto più importante da comprendere è che lo stress da caldo non rappresenta soltanto un problema di benessere. Si tratta di un fenomeno che influenza direttamente redditività, fertilità e salute della mandria.
Nel prossimo articolo vedremo quali sono gli interventi strutturali e gestionali che offrono il miglior ritorno economico e come valutare se gli investimenti effettuati stanno realmente producendo benefici all’interno dell’allevamento.
Approfondimenti scientifici
- University of Florida – Heat Stress in Dairy Cattle
- Penn State Extension – Heat Stress and Dairy Cattle
- University of Wisconsin Dairyland Initiative – Heat Stress Abatement
- National Academies – Nutrient Requirements of Dairy Cattle
