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Sofia Coruzzi - Centro Veterinario San Martino

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16/Set/2026


Con l’arrivo di settembre siamo portati a pensare che molti dei problemi tipici dell’estate siano ormai alle spalle. Le temperature iniziano lentamente a diminuire, le vacanze finiscono e anche per i nostri animali ricomincia la normale routine quotidiana. Per alcuni cani e gatti, però, settembre può essere ancora un mese particolarmente delicato dal punto di vista delle allergie.

Prurito, leccamento insistente delle zampe, arrossamenti della pelle, perdita di pelo e problemi alle orecchie possono infatti persistere anche dopo la fine dei mesi più caldi. In alcuni animali è proprio in questo periodo che i proprietari si accorgono che quello che sembrava un disturbo occasionale sta continuando da diverse settimane.

Le allergie, inoltre, non sono tutte uguali e individuare ciò che provoca il problema non è sempre immediato.

Come si manifesta un’allergia nel cane?

Nel cane il sintomo che più frequentemente porta il proprietario a rivolgersi al veterinario è il prurito.

Non dobbiamo però immaginare soltanto il classico cane che si gratta con la zampa posteriore. Il prurito può manifestarsi in molti modi differenti.

Il cane può:

  • leccarsi frequentemente le zampe;
  • mordicchiarsi gli arti o altre parti del corpo;
  • strofinare il muso contro tappeti, divani o mobili;
  • grattarsi frequentemente le orecchie;
  • scuotere spesso la testa;
  • leccarsi insistentemente l’addome;
  • presentare arrossamenti della cute;
  • perdere pelo in alcune zone.

In alcuni soggetti il primo segnale di una problematica allergica può addirittura essere rappresentato da otiti che tendono a ripresentarsi nel tempo.

Le zone maggiormente interessate possono essere muso, zampe e spazi interdigitali, ascelle, inguine, addome e orecchie.

E nel gatto?

Nel gatto le manifestazioni possono essere meno evidenti.

Il gatto trascorre normalmente molto tempo a pulire il proprio mantello e per questo può essere difficile capire quando il leccamento diventa eccessivo.

A volte il proprietario non vede mai il gatto grattarsi, ma nota semplicemente che il pelo sull’addome, sulle zampe o sui fianchi è diventato molto corto o diradato.

Possono inoltre comparire piccole croste, arrossamenti o lesioni della cute.

Per questo motivo una perdita di pelo apparentemente inspiegabile non dovrebbe essere automaticamente attribuita alla muta stagionale.

Quali possono essere le cause?

Quando parliamo genericamente di “allergia” stiamo in realtà comprendendo condizioni differenti.

Tra le possibili cause troviamo le reazioni verso allergeni ambientali, come pollini o acari, la dermatite allergica provocata dalla puntura delle pulci e le reazioni avverse agli alimenti.

Esiste inoltre la dermatite atopica, una condizione complessa nella quale entrano in gioco predisposizione individuale, alterazioni della barriera cutanea e risposta immunitaria verso determinati allergeni.

Non sempre, quindi, è possibile individuare immediatamente un unico responsabile.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui nei problemi allergici è importante evitare diagnosi “fai da te”.

Perché settembre può essere ancora problematico?

La fine dell’estate sul calendario non corrisponde necessariamente alla fine dell’esposizione agli allergeni.

In molte zone d’Italia settembre presenta ancora temperature elevate e giornate molto miti. Cani e gatti continuano a trascorrere tempo all’aperto e diversi allergeni ambientali possono essere ancora presenti.

Anche le pulci meritano particolare attenzione.

Uno degli errori più frequenti è pensare che, terminata l’estate, si possa automaticamente interrompere la prevenzione antiparassitaria. In realtà la presenza dei parassiti dipende dalle condizioni ambientali e climatiche e non semplicemente dal mese indicato sul calendario.

Inoltre, gli ambienti domestici riscaldati possono creare condizioni favorevoli alla sopravvivenza di alcuni parassiti anche durante i mesi più freddi.

La strategia antiparassitaria dovrebbe quindi essere valutata insieme al veterinario sulla base dello stile di vita e del rischio del singolo animale.

Quando il prurito provoca altri problemi

Il problema non è soltanto il fastidio provocato dall’allergia.

Quando un animale si gratta, si lecca o si mordicchia continuamente, la barriera naturale della cute può danneggiarsi.

La pelle diventa più irritata e possono svilupparsi infezioni secondarie, per esempio sostenute da batteri o lieviti normalmente presenti sulla cute.

Si può così creare un vero e proprio circolo vizioso:

allergia → prurito → lesione della cute → infezione → ulteriore prurito.

A quel punto il quadro può diventare molto più evidente: cattivo odore della cute, arrossamenti intensi, croste, secrezioni, perdita di pelo e aumento del prurito.

È quindi importante intervenire prima che il problema diventi esteso.

“Si gratta: avrà le pulci?”

È una delle associazioni più comuni.

Le pulci sono certamente una causa importante di prurito, ma non sono l’unica.

Allo stesso modo, non vedere pulci sul mantello non permette sempre di escludere completamente il problema.

In alcuni animali particolarmente sensibili anche poche punture possono essere sufficienti a provocare una reazione importante.

Per questo la presenza o l’assenza di parassiti rappresenta soltanto uno degli aspetti che devono essere valutati quando si cerca di comprendere l’origine di un problema dermatologico.

Cosa possiamo controllare a casa?

Settembre può essere un buon momento per osservare con maggiore attenzione la pelle del nostro animale, soprattutto dopo un’estate trascorsa tra passeggiate, viaggi, mare, montagna e attività all’aperto.

Durante la spazzolatura o i momenti di coccole possiamo controllare:

  • spazi tra le dita;
  • ascelle;
  • addome;
  • inguine;
  • base della coda;
  • padiglioni auricolari;
  • muso e zona intorno agli occhi;
  • eventuali aree con pelo diradato.

È utile anche osservare quanto frequentemente l’animale si gratta o si lecca.

Un leccamento occasionale è normale. Un cane che interrompe frequentemente ciò che sta facendo per grattarsi o un gatto che trascorre molto più tempo del solito a leccarsi stanno invece manifestando un disagio che merita attenzione.

Perché evitare creme e farmaci senza una diagnosi?

Davanti a una zona arrossata può essere spontaneo provare ad applicare una crema che abbiamo già in casa oppure utilizzare un prodotto impiegato in passato.

È però importante ricordare che lesioni molto simili possono avere cause completamente differenti.

Un trattamento non appropriato può non solo risultare inutile, ma anche modificare temporaneamente l’aspetto delle lesioni rendendo più difficile comprendere la causa del problema.

La visita dermatologica permette invece di valutare la distribuzione delle lesioni, la presenza di parassiti e l’eventuale necessità di esami specifici.

Allergie croniche: l’obiettivo è il controllo nel tempo

Quando viene diagnosticata una problematica allergica cronica, è importante comprendere che non sempre esiste una soluzione unica e definitiva.

In molti animali l’obiettivo è costruire nel tempo una strategia personalizzata di controllo, che può comprendere prevenzione antiparassitaria, gestione delle infezioni secondarie, cura della barriera cutanea, alimentazione specifica quando indicata e terapie mirate.

Anche conoscere la stagionalità dei sintomi può essere molto utile.

Se ogni anno il nostro cane comincia a grattarsi nello stesso periodo, questa informazione può aiutare il veterinario a ricostruire la storia clinica e programmare una gestione preventiva prima che il problema raggiunga la sua massima intensità.

Quando è il momento di fare una visita?

È consigliabile rivolgersi al veterinario quando il prurito non è più occasionale, tende a ripresentarsi o è accompagnato da altri segnali, come:

  • arrossamenti persistenti;
  • perdita o diradamento del pelo;
  • croste, escoriazioni o altre lesioni cutanee;
  • cattivo odore della pelle;
  • leccamento continuo delle zampe;
  • otiti che tendono a ripresentarsi;
  • secrezioni dalle orecchie;
  • ferite provocate dal grattamento;
  • irrequietezza o cambiamenti nel comportamento.

Non è necessario aspettare che le lesioni diventino molto evidenti. Un problema allergico individuato nelle sue fasi iniziali è generalmente più semplice da gestire e permette soprattutto di limitare il rischio che il continuo grattamento favorisca infiammazioni e infezioni secondarie.

Settembre: non sottovalutiamo un prurito che continua

Con la fine dell’estate è quindi utile osservare non soltanto il mantello, ma anche eventuali cambiamenti nelle abitudini del nostro animale.

Un cane che continua a leccarsi le zampe, che si gratta frequentemente o che presenta problemi ricorrenti alle orecchie, così come un gatto che si lecca più del solito o mostra zone di pelo diradato, potrebbe avere un problema che merita di essere approfondito.

Il prurito, infatti, non è una malattia ma un sintomo e può avere origini molto diverse. Capire cosa lo provoca è fondamentale per scegliere il trattamento corretto e, nei soggetti allergici, impostare una strategia che permetta di controllare il problema anche nel lungo periodo.

Se notate che il vostro cane o gatto si gratta o si lecca più del solito, non aspettate necessariamente che compaiano lesioni importanti: parlarne con il veterinario può aiutare a individuare precocemente la causa e a evitare che un piccolo fastidio diventi un problema più difficile da gestire.


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09/Set/2026


La fine dell’estate è un buon momento per controllare con particolare attenzione la pelle dei nostri animali. Dopo settimane trascorse tra caldo, umidità, passeggiate, bagni al mare o nei laghi e maggiore permanenza all’aperto, può capitare di notare arrossamenti, perdita di pelo, croste, piccole ferite o zone della cute che il cane o il gatto continua a leccare.

Con il termine “dermatite” indichiamo genericamente un’infiammazione della pelle, ma dietro a manifestazioni apparentemente molto simili possono nascondersi problemi differenti.

Proprio per questo non è sempre possibile capire semplicemente osservando una lesione quale sia la sua origine.

Come riconoscere una dermatite?

La cute sana dovrebbe apparire integra, senza arrossamenti evidenti, croste, secrezioni o cattivo odore. Anche il mantello può fornirci informazioni importanti: normalmente dovrebbe essere uniforme e non presentare improvvise aree di diradamento.

Tra i segnali che possono indicare la presenza di un problema dermatologico troviamo:

  • arrossamento della pelle;
  • prurito;
  • leccamento o mordicchiamento insistente;
  • perdita o diradamento del pelo;
  • croste;
  • piccole pustole;
  • desquamazione;
  • cute particolarmente untuosa;
  • cattivo odore;
  • zone umide o essudative;
  • piccole ferite provocate dal grattamento.

Non tutti questi sintomi devono necessariamente essere presenti contemporaneamente. A volte il problema inizia semplicemente con una piccola zona arrossata che l’animale continua a leccare.

Perché le dermatiti possono essere frequenti alla fine dell’estate?

Durante i mesi estivi la pelle di cane e gatto viene sottoposta a numerosi stimoli.

Caldo e umidità possono modificare il microambiente cutaneo, mentre bagni frequenti, acqua salata, sabbia, vegetazione e maggiore permanenza all’aperto possono contribuire a irritare la cute di alcuni soggetti.

A questo si aggiungono parassiti e allergeni ambientali ancora presenti nel mese di settembre.

Non bisogna però pensare che esista una singola “dermatite estiva”. Le cause possono essere numerose e spesso più fattori possono essere presenti contemporaneamente.

Le principali cause di dermatite

Una dermatite può avere origine parassitaria, allergica, infettiva o irritativa, ma esistono anche altre patologie che possono manifestarsi attraverso alterazioni della pelle e del mantello.

Pulci e altri parassiti rappresentano una delle possibili cause. In alcuni animali anche un numero limitato di punture può provocare un prurito intenso.

Le allergie ambientali o alimentari possono invece determinare infiammazione e prurito persistente, favorendo il continuo leccamento della cute.

In altri casi possono essere presenti infezioni sostenute da batteri o lieviti.

Esistono poi dermatiti conseguenti al contatto con sostanze irritanti, piccoli traumi o condizioni che alterano la normale barriera protettiva della pelle.

Per questo motivo l’aspetto della lesione da solo non è sempre sufficiente per formulare una diagnosi.

Quando la pelle perde la sua funzione di barriera

La cute non è semplicemente il rivestimento esterno del corpo. È un vero e proprio organo che svolge una funzione fondamentale di protezione.

Quando questa barriera viene danneggiata dal prurito, dal leccamento continuo o da un processo infiammatorio, microrganismi normalmente presenti sulla superficie cutanea possono trovare condizioni favorevoli per proliferare.

Possono così comparire infezioni secondarie batteriche o da lieviti, che aumentano ulteriormente infiammazione e prurito.

Il risultato può essere un circolo vizioso: più la pelle è irritata, più l’animale si gratta o si lecca; più si gratta, maggiore è il danno cutaneo.

Attenzione alle dermatiti umide

Durante e subito dopo i mesi caldi può capitare soprattutto nel cane di osservare zone della pelle che diventano rapidamente rosse, umide, dolenti e prive di pelo.

Sono lesioni che possono comparire e aumentare di dimensioni anche in poco tempo perché il cane continua a leccarle o grattarle.

Il mantello folto, l’umidità persistente, i bagni frequenti e la presenza di una causa di prurito possono favorirne lo sviluppo.

In questi casi è importante intervenire rapidamente: sotto il pelo una lesione apparentemente piccola può essere più estesa di quanto sembri.

E nel gatto?

Nel gatto i problemi dermatologici possono essere più difficili da riconoscere.

Il gatto tende infatti a leccarsi frequentemente e spesso lo fa lontano dallo sguardo del proprietario. Il primo segnale può quindi essere semplicemente una zona in cui il pelo appare più corto o diradato.

Altre volte si possono percepire piccole croste durante le carezze oppure osservare lesioni sulla testa, sul collo o in altre parti del corpo.

Anche nel gatto, quindi, un cambiamento del mantello può essere il primo segnale di un problema cutaneo e non dovrebbe essere automaticamente attribuito alla muta.

Controllare la cute anche sotto il pelo

Uno dei problemi è che molte lesioni rimangono nascoste dal mantello, soprattutto nei cani e nei gatti a pelo lungo.

Durante la spazzolatura possiamo approfittarne per osservare alcune zone particolarmente importanti:

  • addome;
  • ascelle;
  • inguine;
  • base della coda;
  • interno delle cosce;
  • spazi tra le dita;
  • collo;
  • zona dietro le orecchie.

Passando delicatamente le mani sul mantello possiamo inoltre percepire croste, piccoli noduli o zone doloranti che altrimenti potrebbero sfuggire.

Il cattivo odore della pelle non è normale

Un segnale spesso sottovalutato è il cambiamento dell’odore della cute.

Se il mantello o alcune zone del corpo iniziano ad avere un odore intenso o insolito, soprattutto in presenza di arrossamento, secrezioni o pelle untuosa, è opportuno approfondire.

Il cattivo odore può infatti essere associato alla proliferazione di batteri o lieviti e non dovrebbe essere semplicemente mascherato con shampoo profumati o altri prodotti cosmetici.

Perché è meglio evitare il fai-da-te?

Davanti a una piccola dermatite può essere spontaneo utilizzare una crema che abbiamo in casa, un disinfettante o un prodotto che aveva funzionato in occasione di un problema precedente.

Il rischio è però quello di trattare soltanto ciò che vediamo senza sapere perché la lesione si è sviluppata.

Una dermatite causata da parassiti, una problematica allergica e un’infezione cutanea possono richiedere approcci molto differenti.

Anche prodotti apparentemente innocui possono irritare ulteriormente la pelle oppure essere leccati e ingeriti dall’animale.

È quindi preferibile evitare l’applicazione di farmaci o prodotti non specificamente indicati dal veterinario.

Cosa può fare il veterinario?

La visita dermatologica parte dall’osservazione della cute e dalla raccolta della storia clinica dell’animale.

È importante sapere quando è comparso il problema, se provoca prurito, se si è già verificato in passato, quali trattamenti antiparassitari vengono utilizzati e se esiste una particolare stagionalità.

Quando necessario, il veterinario può ricorrere a esami specifici per valutare la presenza di parassiti, batteri, lieviti o altre alterazioni.

L’obiettivo non è soltanto far scomparire la lesione visibile, ma individuare e controllare la causa che l’ha provocata.

Questo diventa particolarmente importante quando le dermatiti tendono a ripresentarsi.

Quando è opportuno far controllare la pelle?

È consigliabile richiedere una valutazione quando compaiono:

  • zone molto arrossate;
  • perdita di pelo improvvisa o localizzata;
  • lesioni umide;
  • croste diffuse;
  • secrezioni;
  • cattivo odore;
  • prurito intenso;
  • ferite provocate dal grattamento;
  • dolore al contatto;
  • lesioni che aumentano rapidamente di dimensioni;
  • problemi che migliorano e poi ritornano.

Particolare attenzione va riservata alle lesioni che l’animale continua a leccare o mordicchiare, perché il continuo traumatismo può far peggiorare rapidamente una situazione inizialmente limitata.

La fine dell’estate è un buon momento per controllare la pelle

Settembre può quindi diventare l’occasione per osservare con maggiore attenzione cute e mantello dopo i mesi estivi.

Durante una spazzolatura controlliamo ciò che normalmente rimane nascosto dal pelo e prestiamo attenzione a cambiamenti di colore, odore, consistenza della pelle o comportamento dell’animale.

Una piccola zona arrossata non rappresenta necessariamente un problema importante, ma una lesione che persiste, si estende o provoca prurito merita di essere valutata.

Intervenire precocemente permette spesso di evitare che il continuo leccamento o grattamento favorisca infezioni secondarie e renda il problema più fastidioso e difficile da risolvere.

La salute della pelle è parte integrante del benessere del nostro animale: imparare a osservarla è un semplice gesto di prevenzione che possiamo fare anche a casa.


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02/Set/2026


Con la fine dell’estate e il ritorno alla normale routine può capitare di accorgersi che il nostro cane scuote frequentemente la testa, si gratta un orecchio oppure non gradisce più essere accarezzato vicino alla testa. In altri casi ciò che attira la nostra attenzione è un odore insolito proveniente dall’orecchio o la presenza di secrezioni.

Potrebbe trattarsi di un’otite, un problema piuttosto frequente soprattutto nel cane, ma che può interessare anche il gatto.

Settembre è un periodo nel quale vale la pena prestare particolare attenzione alle orecchie dei nostri animali: bagni al mare, nei laghi o in piscina, caldo, umidità, allergie e maggiore attività all’aperto possono infatti contribuire alla comparsa o alla riacutizzazione di problemi auricolari.

È però importante ricordare che non tutte le otiti sono uguali e che dietro a un orecchio infiammato possono esserci cause molto diverse.

Cos’è l’otite?

Con il termine otite si indica un’infiammazione dell’orecchio.

Nel cane e nel gatto la forma che osserviamo più frequentemente è l’otite esterna, che interessa il condotto uditivo esterno. Se il problema viene trascurato o in determinate condizioni, l’infiammazione può però coinvolgere anche strutture più profonde dell’orecchio.

Il condotto uditivo del cane, inoltre, presenta una particolare conformazione anatomica: non è un canale semplicemente diritto verso il timpano, ma possiede una porzione verticale e una orizzontale. Questa caratteristica può favorire, soprattutto nei soggetti predisposti, il ristagno di secrezioni e umidità.

Come possiamo accorgerci che qualcosa non va?

I segnali possono essere abbastanza evidenti, ma nelle fasi iniziali anche molto discreti.

È utile prestare attenzione se il nostro animale:

  • scuote frequentemente la testa;
  • si gratta insistentemente una o entrambe le orecchie;
  • tiene la testa inclinata;
  • presenta arrossamento del padiglione auricolare;
  • ha secrezioni all’interno dell’orecchio;
  • presenta un odore intenso o insolito;
  • manifesta dolore quando tocchiamo l’orecchio;
  • non vuole essere accarezzato sulla testa;
  • sfrega la testa contro mobili, tappeti o divani.

In alcuni casi il cane può diventare improvvisamente insofferente quando proviamo a controllare l’orecchio. Non è necessariamente un cambiamento di carattere: un’otite può essere molto dolorosa.

Perché le otiti possono comparire dopo l’estate?

Durante i mesi estivi molti cani fanno più frequentemente il bagno.

Mare, laghi, fiumi e piscine fanno parte delle vacanze di numerose famiglie e spesso anche i nostri animali partecipano volentieri.

L’acqua che entra nel condotto uditivo e l’umidità che può permanere al suo interno possono contribuire a creare un ambiente favorevole alla proliferazione di microrganismi.

Questo non significa che ogni cane che nuota svilupperà un’otite. Alcuni soggetti, però, sono decisamente più predisposti di altri.

Anche caldo e umidità ambientale possono contribuire a modificare le condizioni del condotto auricolare.

Settembre diventa quindi un buon momento per controllare le orecchie, soprattutto nei cani che durante l’estate hanno trascorso molto tempo in acqua.

Non è sempre colpa dell’acqua

Attribuire automaticamente un’otite ai bagni estivi può però essere fuorviante.

Le cause e i fattori predisponenti possono essere numerosi.

Tra questi troviamo:

  • allergie;
  • parassiti;
  • corpi estranei;
  • eccessiva produzione di cerume;
  • conformazione del condotto uditivo;
  • presenza di molto pelo nella zona auricolare;
  • alterazioni della normale ventilazione del condotto;
  • proliferazione di batteri o lieviti.

In alcuni animali possono essere presenti contemporaneamente più fattori.

Per questo motivo curare semplicemente l’infiammazione senza cercare di comprenderne l’origine può portare a una temporanea risoluzione seguita dalla comparsa di nuovi episodi.

Otiti e allergie: un legame da non sottovalutare

Un aspetto particolarmente importante riguarda il rapporto tra otiti e malattie allergiche.

In alcuni cani l’infiammazione delle orecchie può rappresentare una delle manifestazioni di una problematica allergica e, talvolta, può comparire prima che siano evidenti lesioni cutanee in altre parti del corpo.

Un cane che presenta frequentemente otiti, soprattutto se associate a leccamento delle zampe, arrossamenti della pelle o prurito, potrebbe quindi avere un problema di base che merita di essere approfondito.

In questi casi limitarsi a trattare ogni episodio senza indagare la causa può significare ritrovarsi periodicamente con lo stesso problema.

Attenzione ai corpi estranei

Durante l’estate e nelle passeggiate in campagna un’altra possibile causa di improvviso fastidio auricolare è rappresentata dai corpi estranei vegetali, come le spighe e i forasacchi.

Il segnale tipico può essere uno scuotimento molto improvviso e insistente della testa, spesso comparso durante o subito dopo una passeggiata.

Il cane può grattarsi violentemente un solo orecchio e manifestare evidente fastidio.

In queste situazioni è importante non tentare di raggiungere o estrarre il corpo estraneo con pinzette, cotton fioc o altri strumenti: si rischia di spingerlo più profondamente nel condotto o provocare lesioni.

Batteri e lieviti: perché possono proliferare?

Il condotto uditivo ospita normalmente una propria popolazione microbica. Quando però le condizioni locali cambiano a causa di infiammazione, umidità, allergie o altri fattori, alcuni microrganismi possono proliferare eccessivamente.

Tra questi possono esserci batteri e lieviti, che contribuiscono a mantenere l’infiammazione.

La presenza di materiale scuro, giallastro o particolarmente abbondante, insieme a cattivo odore e arrossamento, può essere un segnale.

L’aspetto delle secrezioni, tuttavia, non permette da solo di stabilire con certezza quale microrganismo sia coinvolto.

Perché la visita è importante?

Quando si sospetta un’otite, il veterinario può esaminare il condotto auricolare e valutare le condizioni dell’orecchio.

L’esame con l’otoscopio consente, quando possibile, di osservare il condotto e il timpano e verificare la presenza di materiale, infiammazione o eventuali corpi estranei.

In molti casi può essere utile anche l’esame citologico del materiale auricolare, che permette di ottenere informazioni sulla presenza di lieviti, batteri e cellule infiammatorie.

Queste informazioni aiutano a scegliere il trattamento più appropriato.

Non tutte le otiti, infatti, richiedono la stessa terapia.

Perché non utilizzare le vecchie gocce?

È una situazione piuttosto comune: il cane ha già avuto un’otite, nell’armadietto è rimasto un flacone di gocce e, quando ricompaiono i sintomi, viene spontaneo utilizzarlo nuovamente.

È però una pratica da evitare.

L’otite attuale potrebbe avere una causa diversa dalla precedente e il prodotto potrebbe non essere indicato. Inoltre, prima di applicare determinati farmaci è importante conoscere le condizioni del condotto uditivo e del timpano.

Anche utilizzare un antibiotico locale senza sapere se esiste realmente un’infezione batterica e quale sia la situazione dell’orecchio non rappresenta una buona strategia.

Un’otite nuova richiede una nuova valutazione.

E i cotton fioc?

Il cotton fioc è uno degli strumenti che associamo maggiormente alla pulizia delle orecchie, ma nel cane e nel gatto non dovrebbe essere introdotto nel condotto uditivo.

Oltre al rischio di provocare piccoli traumi, può spingere cerume e secrezioni più in profondità.

La pulizia delle orecchie deve essere effettuata con prodotti e modalità appropriate e soprattutto non tutti gli animali hanno bisogno della stessa frequenza di pulizia.

Pulire troppo spesso un orecchio sano può irritarlo, mentre nei soggetti predisposti può essere utile un programma specifico indicato dal veterinario.

Come possiamo controllare le orecchie a casa?

Una buona abitudine è osservare periodicamente il padiglione auricolare e la parte visibile dell’ingresso del condotto.

Possiamo controllare:

  • presenza di arrossamento;
  • quantità e colore del cerume;
  • eventuali secrezioni;
  • odore;
  • sensibilità al contatto.

È utile anche conoscere ciò che è normale per il nostro animale. Se controlliamo regolarmente le orecchie sarà più semplice accorgerci di un cambiamento.

Nei cani che amano nuotare o che vengono lavati frequentemente, può essere utile prestare ancora maggiore attenzione dopo il bagno, seguendo le indicazioni del veterinario per la corretta gestione delle orecchie.

E nel gatto?

Le otiti sono generalmente meno frequenti nel gatto rispetto al cane, ma possono comunque verificarsi.

Anche nel gatto possiamo osservare scuotimento della testa, prurito, secrezioni, arrossamento o fastidio quando tocchiamo le orecchie.

Tra le possibili cause possono esserci anche parassiti auricolari, soprattutto in determinati contesti e nei soggetti giovani.

Un gatto che improvvisamente si gratta molto le orecchie o presenta abbondante materiale scuro nel condotto dovrebbe quindi essere controllato.

Quando bisogna rivolgersi rapidamente al veterinario?

Alcuni segnali meritano particolare attenzione.

È consigliabile far controllare l’animale se:

  • scuote continuamente la testa;
  • manifesta dolore evidente;
  • compare improvvisamente un forte fastidio dopo una passeggiata;
  • sono presenti secrezioni abbondanti;
  • l’orecchio emana cattivo odore;
  • il padiglione è molto arrossato o gonfio;
  • l’animale tiene persistentemente la testa inclinata;
  • perde equilibrio o appare disorientato;
  • l’otite continua a ripresentarsi.

I disturbi dell’equilibrio o altri segni neurologici richiedono una valutazione particolarmente tempestiva perché possono indicare il coinvolgimento di strutture più profonde dell’orecchio.

Prevenire significa soprattutto conoscere il proprio animale

Non esiste una routine di pulizia universale adatta a tutti i cani e a tutti i gatti.

Alcuni animali hanno orecchie sane per tutta la vita con pochissimi interventi, mentre altri presentano caratteristiche anatomiche o problemi di base che richiedono controlli più frequenti.

Nei soggetti predisposti è quindi importante concordare con il veterinario come e quando controllare e pulire le orecchie, evitando sia di trascurarle sia di intervenire eccessivamente.

Particolare attenzione deve essere riservata agli animali che hanno già avuto più episodi di otite: la prevenzione delle recidive passa soprattutto dall’identificazione dei fattori che favoriscono il problema.

Dopo l’estate, diamo un’occhiata anche alle orecchie

Settembre è quindi un buon momento per inserire anche le orecchie nel nostro piccolo controllo di fine estate.

Osserviamole, impariamo a riconoscere il loro aspetto e odore normali e facciamo attenzione ai cambiamenti nel comportamento del nostro animale.

Scuotere frequentemente la testa, grattarsi le orecchie o avere un cattivo odore auricolare non sono comportamenti normali da aspettare che passino da soli.

Intervenire precocemente può evitare che una semplice infiammazione diventi più dolorosa e difficile da gestire. E quando le otiti tendono a tornare, il passo più importante non è soltanto curare l’orecchio, ma capire perché quel problema continua a ripresentarsi.


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26/Ago/2026


Per molti di noi l’estate è sinonimo di passeggiate, vacanze e giornate all’aria aperta. Per un cane o un gatto affetto da una malattia cardiaca, invece, le alte temperature possono rappresentare una vera sfida.

Il caldo costringe infatti l’organismo a lavorare di più per mantenere una temperatura corporea adeguata. Nei soggetti sani questo meccanismo viene generalmente compensato senza difficoltà, ma negli animali con patologie cardiache il cuore potrebbe non riuscire a sostenere lo sforzo richiesto.

Per questo motivo i mesi estivi richiedono qualche attenzione in più, soprattutto negli animali anziani e in quelli già seguiti dal veterinario per insufficienza cardiaca o altre malattie del cuore.

Perché il caldo mette sotto stress il cuore?

A differenza dell’uomo, cani e gatti non sudano attraverso la pelle per disperdere il calore.

Il cane utilizza principalmente l’ansimare, mentre il gatto tende a cercare ambienti più freschi e a ridurre spontaneamente l’attività fisica.

Quando la temperatura esterna aumenta:

  • il cuore deve pompare più sangue verso la superficie del corpo per favorire la dispersione del calore;
  • aumenta la frequenza respiratoria;
  • cresce il consumo di energie;
  • aumenta il rischio di disidratazione.

In presenza di una cardiopatia questi meccanismi possono diventare più faticosi e favorire la comparsa di sintomi.

Quali animali sono più a rischio?

Meritano particolare attenzione:

  • cani con insufficienza cardiaca;
  • cani affetti da malattia degenerativa della valvola mitrale;
  • soggetti con cardiomiopatie;
  • gatti con cardiomiopatia ipertrofica;
  • animali anziani;
  • razze brachicefale (Bulldog Francese, Carlino, Bulldog Inglese, Boxer);
  • animali in sovrappeso.

Anche un animale con una cardiopatia ben compensata può andare maggiormente in difficoltà durante una giornata particolarmente calda e umida.

I sintomi da non sottovalutare

Durante l’estate è importante osservare attentamente il comportamento del proprio animale.

Tra i segnali che meritano una valutazione veterinaria troviamo:

  • affaticamento dopo una breve passeggiata;
  • ansimare più del normale anche a riposo;
  • tosse persistente (soprattutto nel cane);
  • difficoltà respiratoria;
  • riduzione dell’appetito;
  • debolezza;
  • episodi di svenimento o collasso;
  • gengive molto pallide o bluastre.

Questi sintomi non indicano necessariamente un peggioramento della malattia cardiaca, ma richiedono sempre un approfondimento.

Le passeggiate vanno organizzate con attenzione

L’attività fisica non deve essere eliminata, ma adattata alle condizioni climatiche.

Durante l’estate è consigliabile:

  • uscire al mattino presto o dopo il tramonto;
  • evitare le ore centrali della giornata;
  • scegliere percorsi ombreggiati;
  • fare passeggiate più brevi ma frequenti;
  • portare sempre acqua fresca.

Se il cane mostra segni di stanchezza è importante interrompere immediatamente l’attività e lasciarlo riposare.

L’importanza dell’idratazione

L’acqua rappresenta un elemento fondamentale anche per gli animali cardiopatici.

Una corretta idratazione aiuta l’organismo a regolare la temperatura corporea e contribuisce al benessere generale.

L’acqua deve essere sempre:

  • fresca;
  • facilmente accessibile;
  • disponibile in più punti della casa, soprattutto durante i periodi di maggiore caldo.

È importante non modificare autonomamente la quantità di acqua o la terapia prescritta, anche se il cane o il gatto assume farmaci diuretici. Ogni eventuale variazione deve essere concordata con il veterinario curante.

Attenzione anche agli spostamenti in auto

L’abitacolo di un’automobile può raggiungere temperature molto elevate in pochi minuti.

Per un animale con problemi cardiaci questo rappresenta un rischio ancora maggiore.

Durante i viaggi è consigliabile:

  • utilizzare l’aria condizionata in modo graduale;
  • programmare soste frequenti;
  • offrire acqua durante il tragitto;
  • evitare di lasciare il cane o il gatto in auto, anche per pochi minuti.

Cinque errori da evitare

  • Portare il cane a passeggio nelle ore più calde.
  • Interrompere o modificare la terapia senza consultare il veterinario.
  • Pensare che un maggiore affanno sia “normale” perché fa caldo.
  • Ridurre l’acqua per paura che l’animale beva troppo.
  • Rimandare una visita di controllo in presenza di nuovi sintomi.

Quando è necessario contattare subito il veterinario?

È consigliabile richiedere una visita il prima possibile se il cane o il gatto:

  • respira con difficoltà anche a riposo;
  • presenta tosse improvvisa o persistente;
  • appare molto debole;
  • sviene o collassa;
  • mostra un peggioramento evidente rispetto ai giorni precedenti.

Un intervento tempestivo permette spesso di stabilizzare rapidamente la situazione ed evitare complicazioni.

Conclusioni

Le alte temperature rappresentano un impegno aggiuntivo per l’organismo di tutti gli animali, ma nei soggetti affetti da malattie cardiache richiedono qualche attenzione in più.

Con semplici accorgimenti, come evitare il caldo nelle ore centrali, mantenere una corretta idratazione, rispettare la terapia e programmare controlli periodici, è possibile aiutare il proprio cane o gatto a vivere l’estate in sicurezza.

Se noti cambiamenti nel comportamento, nella respirazione o nella tolleranza allo sforzo del tuo animale, non aspettare che i sintomi peggiorino: una visita veterinaria può fare la differenza e consentire di affrontare tempestivamente eventuali complicazioni.


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19/Ago/2026


Con l’arrivo dell’estate aumenta la voglia di trascorrere giornate all’aria aperta insieme al proprio cane. Una passeggiata sulla spiaggia, un tuffo nel lago o qualche ora in piscina rappresentano momenti di divertimento che molti animali adorano.

Ma fare il bagno tutti i giorni è davvero salutare? Oppure potrebbe causare problemi alla pelle e alle orecchie?

La risposta è meno scontata di quanto si possa pensare. L’acqua, infatti, non è sempre un problema: molto dipende dalla sua qualità, dalla frequenza dei bagni, dal tipo di mantello e dalle attenzioni che dedichiamo al nostro cane una volta terminata la nuotata.

Vediamo insieme quali accorgimenti adottare per vivere l’estate in sicurezza.

Il nuoto è un’attività benefica

Per la maggior parte dei cani il nuoto rappresenta un eccellente esercizio fisico.

Permette di:

  • mantenere una buona forma muscolare;
  • ridurre il carico sulle articolazioni;
  • migliorare la resistenza fisica;
  • favorire il benessere mentale.

È particolarmente indicato nei soggetti anziani o con problemi articolari, purché l’attività venga svolta in sicurezza e dopo aver ricevuto il parere del veterinario.

Naturalmente non tutti i cani sono grandi nuotatori. Razze brachicefale come Bulldog Francese, Carlino e Bulldog Inglese possono andare incontro a maggiore affaticamento respiratorio e necessitano di particolare attenzione.

Mare, lago o piscina: quali differenze?

Mare

L’acqua di mare è generalmente pulita, ma il sale può irritare pelle e mucose.

Inoltre molti cani, giocando tra le onde, ingeriscono acqua salata che può provocare:

  • vomito;
  • diarrea;
  • dolori addominali;
  • nei casi più gravi alterazioni degli elettroliti.

Dopo il bagno è sempre consigliabile risciacquare il mantello con acqua dolce.

Lago

Il lago può rappresentare un ambiente piacevole, ma richiede qualche attenzione in più.

È bene evitare:

  • acque stagnanti;
  • zone con cattivo odore;
  • presenza di alghe;
  • aree molto fangose.

In estate alcune alghe possono produrre tossine pericolose anche per gli animali domestici. Se l’acqua appare torbida, verdastra o presenta una patina superficiale, è preferibile evitare il bagno.

Piscina

Sempre più strutture ricettive mettono a disposizione piscine dedicate ai cani.

L’acqua clorata, se ben mantenuta, non rappresenta generalmente un problema. Tuttavia è consigliabile evitare che il cane ne ingerisca grandi quantità e risciacquare sempre il mantello al termine del bagno.

Il bagno quotidiano può creare problemi?

In linea generale un cane sano può fare il bagno anche frequentemente durante l’estate.

I problemi non derivano tanto dall’acqua, quanto dalla mancata asciugatura e dall’umidità che rimane intrappolata nel mantello o all’interno del condotto uditivo.

I soggetti più predisposti sono:

  • cani con orecchie pendenti;
  • razze dal pelo molto fitto;
  • cani con dermatiti allergiche;
  • soggetti con precedenti episodi di otite.

Otiti: uno dei problemi più frequenti

Le orecchie rappresentano una delle zone più delicate durante il periodo estivo.

L’umidità favorisce la proliferazione di batteri e lieviti, aumentando il rischio di infiammazione.

I primi segnali sono spesso:

  • scuotimento della testa;
  • prurito;
  • cattivo odore;
  • arrossamento;
  • secrezioni.

Intervenire rapidamente permette spesso di evitare che un’infiammazione lieve evolva in un’otite più importante.

Anche la pelle merita attenzione

Bagni ripetuti, sabbia, salsedine e sfregamento possono alterare la barriera protettiva della cute.

Alcuni cani possono sviluppare:

  • arrossamenti;
  • prurito;
  • dermatiti;
  • hot spot;
  • irritazioni tra le dita.

Asciugare accuratamente il mantello e risciacquare il cane dopo il bagno aiuta a ridurre notevolmente questi rischi.

Come asciugare correttamente il cane

Una buona asciugatura è probabilmente il gesto più importante dopo ogni bagno.

È consigliabile:

  • utilizzare un asciugamano assorbente;
  • asciugare con particolare cura le orecchie;
  • non lasciare il cane bagnato per molte ore;
  • spazzolare il mantello se particolarmente fitto.

Nei cani a pelo lungo può essere utile anche l’utilizzo di un phon a temperatura moderata, evitando getti d’aria troppo caldi.

Cinque errori da evitare

  • Lasciare il cane bagnato dopo il bagno.
  • Permettere di bere grandi quantità di acqua di mare.
  • Fare il bagno in acque sporche o stagnanti.
  • Trascurare i primi sintomi di un’otite.
  • Utilizzare detergenti o shampoo dopo ogni bagno senza indicazione veterinaria.

Quando è consigliabile una visita veterinaria?

Contatta il veterinario se il cane presenta:

  • prurito persistente;
  • scuotimento continuo della testa;
  • cattivo odore proveniente dalle orecchie;
  • arrossamenti della pelle;
  • vomito o diarrea dopo il bagno;
  • abbattimento o perdita dell’appetito.

Una visita tempestiva permette spesso di risolvere rapidamente il problema ed evitare trattamenti più lunghi.

Conclusioni

Il bagno rappresenta uno dei momenti più piacevoli dell’estate per molti cani e, nella maggior parte dei casi, non deve essere evitato.

La differenza la fanno le attenzioni successive: scegliere acque pulite, evitare eccessive ingestioni di acqua, risciacquare il mantello, asciugare accuratamente il cane e osservare eventuali cambiamenti nel comportamento o nella pelle.

Con queste semplici precauzioni sarà possibile vivere una stagione estiva ricca di divertimento, riducendo al minimo il rischio di problemi dermatologici o alle orecchie.


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12/Ago/2026


Quando si avvicinano le vacanze estive, una delle domande che i proprietari di gatti ci pongono più spesso è: “È meglio portarlo con noi oppure lasciarlo a casa?”

A differenza del cane, che generalmente vive con entusiasmo nuove esperienze e ambienti diversi, il gatto è un animale fortemente legato al proprio territorio e alle sue abitudini. Cambiare improvvisamente ambiente può rappresentare una fonte di stress importante.

Non esiste però una risposta valida per tutti. Molto dipende dal carattere del gatto, dalla durata della vacanza e dalla destinazione.

Vediamo insieme quali aspetti valutare per prendere la decisione migliore.

Il gatto ama la routine

I gatti sono animali estremamente abitudinari.

Conoscono perfettamente ogni angolo della casa, gli odori, i rumori e i luoghi dove riposare. Anche piccoli cambiamenti possono modificare il loro equilibrio.

Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, un gatto adulto che vive esclusivamente in appartamento affronta meglio l’assenza temporanea dei proprietari che un viaggio lungo verso un ambiente completamente nuovo.

Quando è meglio lasciarlo a casa?

Se la vacanza dura pochi giorni e il gatto è sano, la soluzione più indicata è spesso lasciarlo nel suo ambiente abituale.

Naturalmente non significa lasciarlo da solo.

È importante che una persona di fiducia o un cat sitter lo visiti quotidianamente per:

  • rinnovare acqua e cibo;
  • pulire la lettiera;
  • controllare il suo stato di salute;
  • dedicargli qualche momento di gioco o di compagnia.

Molti gatti vivono questa situazione con molta più serenità rispetto a un viaggio.

Quando può essere utile portarlo con sé?

Esistono però alcune situazioni nelle quali il viaggio può rappresentare una scelta valida.

Ad esempio:

  • soggiorni molto lunghi;
  • trasferimenti di diverse settimane;
  • gatti già abituati agli spostamenti;
  • seconde case frequentate abitualmente;
  • gatti particolarmente legati ai proprietari e poco stressati dai cambiamenti.

In questi casi è comunque importante organizzare il viaggio con attenzione.

Come preparare il viaggio

Se si decide di portare il gatto in vacanza è fondamentale evitare improvvisazioni.

Il trasportino deve essere percepito come un luogo sicuro e non come qualcosa da utilizzare solo quando si va dal veterinario.

Nei giorni precedenti è utile lasciarlo aperto in casa, inserendo una coperta familiare o qualche premio.

Durante il viaggio:

  • il trasportino deve essere ben fissato;
  • evitare di lasciare libero il gatto nell’abitacolo;
  • mantenere una temperatura confortevole;
  • evitare soste troppo lunghe sotto il sole.

La nuova casa deve essere “a misura di gatto”

Una volta arrivati a destinazione è consigliabile permettere al gatto di ambientarsi gradualmente.

Nei primi giorni è preferibile limitarne gli spazi, lasciandolo inizialmente in una stanza tranquilla con:

  • lettiera;
  • acqua;
  • cibo;
  • tiragraffi;
  • coperta o cuscino con il suo odore.

Forzarlo a esplorare immediatamente tutta la casa potrebbe aumentare il livello di stress.

Attenzione alle fughe

Uno dei rischi maggiori durante le vacanze riguarda le fughe accidentali.

Un gatto spaventato che si trova in un ambiente sconosciuto può cercare rapidamente una via di fuga.

Per questo motivo è importante:

  • verificare che porte e finestre siano ben chiuse;
  • utilizzare sempre un trasportino durante gli spostamenti;
  • controllare che il microchip sia registrato e i dati siano aggiornati;
  • applicare, se possibile, una medaglietta con recapito telefonico.

E se scegliamo una pensione?

Le pensioni per gatti rappresentano un’alternativa valida quando non è possibile affidarsi a parenti o cat sitter.

Prima della prenotazione è consigliabile verificare:

  • condizioni igieniche;
  • spazi disponibili;
  • presenza di personale qualificato;
  • possibilità di isolamento in caso di malattia;
  • richiesta delle vaccinazioni aggiornate.

Una buona struttura dedica tempo anche all’interazione con il gatto e non solo alla gestione dell’alimentazione.

Cinque errori da evitare

  • Lasciare il gatto completamente solo per più giorni.
  • Cambiare improvvisamente alimentazione durante il viaggio.
  • Aprire il trasportino in luoghi non sicuri.
  • Dimenticare acqua fresca durante gli spostamenti.
  • Pensare che tutti i gatti reagiscano allo stesso modo.

Quando è consigliabile una visita veterinaria prima della partenza?

È opportuno programmare un controllo se il gatto:

  • è anziano;
  • soffre di patologie croniche;
  • assume farmaci;
  • non viaggia da molto tempo;
  • deve soggiornare in pensione.

La visita permette di verificare lo stato di salute generale e di affrontare il viaggio con maggiore tranquillità.

Conclusioni

Per la maggior parte dei gatti la casa rimane il luogo dove si sentono più sicuri.

Quando è possibile organizzare visite quotidiane da parte di una persona fidata, questa rappresenta spesso la soluzione meno stressante.

Se invece il viaggio è inevitabile o il gatto è già abituato agli spostamenti, una buona organizzazione e qualche semplice precauzione permettono di vivere la vacanza in serenità.

L’importante è ricordare che ogni gatto è un individuo con esigenze diverse: osservare il suo comportamento e rispettare i suoi tempi è il primo passo per garantirgli benessere anche durante le ferie.


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05/Ago/2026


L’estate è sinonimo di giornate all’aria aperta, giardini in fiore, terrazzi ricchi di piante ornamentali e vacanze nella natura. È un periodo che invita a trascorrere più tempo insieme ai nostri animali, ma che nasconde anche alcuni pericoli spesso poco conosciuti.

Tra questi ci sono le piante tossiche, responsabili ogni anno di numerosi episodi di intossicazione in cani e gatti. Nella maggior parte dei casi si tratta di ingestione accidentale di foglie, fiori, bacche o semi, soprattutto da parte di cuccioli e animali particolarmente curiosi.

Molti proprietari sono convinti che il proprio animale riesca istintivamente a distinguere ciò che è pericoloso da ciò che non lo è. In realtà non è così. Un cane può mordicchiare una foglia mentre gioca in giardino, mentre un gatto può essere attirato da una pianta presente sul balcone o all’interno dell’abitazione.

Conoscere le specie più pericolose e sapere come comportarsi è il modo migliore per prevenire situazioni di emergenza.

Perché alcune piante sono tossiche?

Le piante producono naturalmente sostanze chimiche che servono a difendersi dagli insetti e dagli animali erbivori. Alcune di queste molecole, come alcaloidi, glicosidi cardiaci, saponine o cristalli di ossalato di calcio, possono risultare tossiche anche per i nostri animali domestici.

La gravità dell’intossicazione dipende da diversi fattori:

  • la specie della pianta; 
  • la quantità ingerita; 
  • la parte della pianta consumata (foglie, fiori, semi, bacche o radici); 
  • la taglia dell’animale; 
  • l’età e lo stato di salute. 

È importante ricordare che non tutte le piante provocano gli stessi sintomi e che alcune possono causare danni anche dopo l’ingestione di quantità molto ridotte.

Le piante più tossiche durante l’estate

Oleandro

L’oleandro è una delle piante ornamentali più diffuse nei giardini italiani, ma anche una delle più pericolose.

Foglie, fiori, rami e persino l’acqua presente nei sottovasi contengono sostanze in grado di alterare il normale funzionamento del cuore.

L’ingestione può provocare:

  • vomito; 
  • diarrea; 
  • abbondante salivazione; 
  • debolezza; 
  • alterazioni del battito cardiaco; 
  • collasso nei casi più gravi. 

Giglio

Chi possiede un gatto dovrebbe conoscere molto bene questa pianta.

Tutte le specie appartenenti al genere Lilium rappresentano infatti una vera emergenza veterinaria per il gatto. È sufficiente ingerire una piccola parte della pianta o anche solo leccare il polline depositato sul mantello per sviluppare una grave insufficienza renale acuta.

Nel cane il rischio è decisamente inferiore, ma nel gatto è fondamentale intervenire nelle primissime ore.

Cycas

Sempre più presente nei giardini e nei terrazzi, la Cycas revoluta è particolarmente tossica, soprattutto per il cane.

La parte più pericolosa sono i semi, ma tutta la pianta contiene sostanze capaci di provocare danni al fegato.

I sintomi possono includere:

  • vomito intenso; 
  • diarrea; 
  • abbattimento; 
  • tremori; 
  • insufficienza epatica. 

Ortensia

Molto comune nei giardini italiani, contiene sostanze che possono provocare soprattutto disturbi gastrointestinali.

Generalmente l’intossicazione è meno grave rispetto ad altre specie, ma è comunque consigliabile contattare il veterinario se si sospetta un’ingestione.

Azalea e Rododendro

Queste splendide piante ornamentali contengono sostanze chiamate grayanotossine, responsabili di alterazioni a carico del sistema nervoso e cardiovascolare.

Tra i sintomi più frequenti troviamo:

  • vomito; 
  • diarrea; 
  • debolezza; 
  • tremori; 
  • alterazioni del ritmo cardiaco. 

Dieffenbachia

Molto diffusa nelle abitazioni, durante l’estate viene spesso spostata all’esterno.

Il contatto con le foglie provoca una forte irritazione della bocca e della lingua a causa della presenza di cristalli di ossalato di calcio.

L’animale può manifestare:

  • salivazione intensa; 
  • dolore orale; 
  • difficoltà nella deglutizione; 
  • gonfiore della lingua. 

Quali sintomi devono far sospettare un’intossicazione?

I sintomi possono comparire rapidamente oppure manifestarsi diverse ore dopo l’ingestione.

È importante prestare attenzione se il cane o il gatto presenta:

  • vomito improvviso; 
  • diarrea; 
  • abbondante salivazione; 
  • perdita dell’appetito; 
  • forte abbattimento; 
  • tremori; 
  • difficoltà respiratoria; 
  • convulsioni; 
  • alterazioni del battito cardiaco. 

Non tutti gli animali manifestano gli stessi sintomi e la loro gravità dipende dalla pianta ingerita e dalla quantità consumata.

Cosa fare se il tuo animale mangia una pianta?

La prima regola è non aspettare che compaiano i sintomi.

Se ti accorgi che il tuo cane o il tuo gatto ha ingerito una pianta potenzialmente tossica:

  • allontanalo immediatamente dalla pianta; 
  • cerca di identificare la specie oppure fotografala; 
  • rimuovi eventuali residui dalla bocca solo se è possibile farlo in sicurezza; 
  • non provocare il vomito senza indicazione veterinaria; 
  • non somministrare latte, olio o altri rimedi casalinghi. 

Contatta il veterinario il prima possibile, fornendo tutte le informazioni disponibili. In molti casi intervenire precocemente permette di evitare complicazioni anche importanti.

Come prevenire le intossicazioni?

La prevenzione rimane la strategia più efficace.

Ecco alcuni semplici consigli:

  • verifica sempre che una pianta sia sicura prima di introdurla in casa o in giardino; 
  • evita di lasciare piante tossiche alla portata degli animali; 
  • controlla il cane durante le passeggiate nei parchi e nelle aree verdi; 
  • osserva con attenzione i gatti che hanno accesso a balconi e terrazzi; 
  • in caso di dubbio, chiedi consiglio al tuo veterinario. 

Conclusioni

Le piante ornamentali rendono più belli giardini, balconi e terrazzi, ma alcune di esse possono rappresentare un serio pericolo per cani e gatti.

Conoscere le specie più tossiche, riconoscere i primi sintomi e intervenire tempestivamente sono gli strumenti più efficaci per evitare conseguenze anche gravi.

Se sospetti che il tuo animale abbia ingerito una pianta potenzialmente tossica, non aspettare che la situazione peggiori. Un consulto veterinario tempestivo può fare la differenza e consentire di iniziare rapidamente il trattamento più appropriato.


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29/Lug/2026


Quando pensiamo ai rischi dell’estate per il nostro cane, spesso ci vengono in mente il colpo di calore, la disidratazione o i parassiti. Esiste però una parte del corpo particolarmente esposta alle alte temperature e spesso sottovalutata: i cuscinetti plantari.

I polpastrelli del cane sono strutture resistenti, progettate per consentire il movimento su terreni differenti. Nonostante ciò, non sono indistruttibili. Durante i mesi più caldi, asfalto, cemento, sabbia e superfici sintetiche possono raggiungere temperature elevate e provocare ustioni, irritazioni e lesioni anche gravi.

Conoscere i rischi e adottare alcune semplici precauzioni permette di proteggere il benessere del cane e rendere più sicure le passeggiate estive.

A cosa servono i cuscinetti del cane?

I cuscinetti plantari svolgono numerose funzioni fondamentali:

  • proteggono ossa, articolazioni e tessuti profondi dagli urti;
  • migliorano l’aderenza durante il movimento;
  • contribuiscono all’equilibrio;
  • isolano parzialmente il piede dalle superfici esterne;
  • permettono una corretta distribuzione del peso corporeo.

Nonostante il loro spessore e la loro resistenza, il contatto prolungato con superfici molto calde può causare danni importanti.

Quanto può diventare caldo l’asfalto?

Molti proprietari valutano la temperatura dell’aria senza considerare quella del terreno.

Nelle giornate estive l’asfalto esposto al sole può superare facilmente i 50-60°C, raggiungendo temperature in grado di provocare ustioni in pochi minuti.

Anche marciapiedi, pavimentazioni in pietra, piastrelle, sabbia delle spiagge e superfici sintetiche dei parchi possono diventare estremamente caldi.

Se una superficie è troppo calda per la nostra mano, probabilmente lo è anche per le zampe del cane.

Come capire se il terreno è troppo caldo?

Un metodo semplice consiste nel cosiddetto “test dei 5 secondi”.

Appoggiate il dorso della mano sul terreno per almeno cinque secondi:

  • se riuscite a mantenerla senza fastidio, la superficie è generalmente sicura;
  • se percepite una sensazione di bruciore o disagio, è opportuno evitare il passaggio del cane.

Questo controllo richiede pochi secondi e può prevenire lesioni dolorose.

Quali sono i segnali di un problema ai cuscinetti?

Dopo una passeggiata estiva è utile osservare attentamente le zampe del proprio cane.

I segnali più frequenti includono:

  • zoppia o riluttanza a camminare;
  • leccamento insistente delle zampe;
  • arrossamento dei polpastrelli;
  • comparsa di abrasioni o tagli;
  • presenza di vesciche;
  • cuscinetti particolarmente secchi o screpolati;
  • dolore quando si toccano le zampe.

Nei casi più gravi possono verificarsi vere e proprie ustioni con distacco dello strato superficiale della cute.

Come proteggere le zampe durante l’estate

1. Scegliere gli orari giusti

La prevenzione inizia dall’organizzazione delle passeggiate.

Durante l’estate è preferibile uscire:

  • nelle prime ore del mattino;
  • in tarda serata;
  • evitando le fasce centrali della giornata.

Oltre a ridurre il rischio di colpo di calore, questa semplice abitudine limita l’esposizione delle zampe alle superfici surriscaldate.

2. Preferire percorsi naturali

Quando possibile, è consigliabile scegliere:

  • prati;
  • sentieri sterrati;
  • zone boschive;
  • aree ombreggiate.

Queste superfici tendono a mantenere temperature inferiori rispetto all’asfalto urbano.

3. Controllare regolarmente i cuscinetti

L’ispezione delle zampe dovrebbe diventare parte della routine estiva.

Dopo ogni passeggiata è utile verificare:

  • presenza di arrossamenti;
  • piccole ferite;
  • corpi estranei;
  • screpolature;
  • accumuli di sporco tra le dita.

Individuare precocemente un problema consente di intervenire prima che peggiori.

4. Mantenere i cuscinetti idratati

Polpastrelli secchi e screpolati risultano più vulnerabili alle aggressioni esterne.

Esistono prodotti specifici formulati per il cane che aiutano a mantenere elasticità e idratazione della cute.

È importante utilizzare esclusivamente prodotti veterinari o specificamente destinati agli animali, evitando creme per uso umano che potrebbero contenere sostanze irritanti o tossiche se ingerite attraverso il leccamento.

5. Abituare gradualmente le zampe all’attività

Un cane che cammina regolarmente durante tutto l’anno sviluppa generalmente cuscinetti più robusti rispetto a un soggetto sedentario.

L’attività fisica costante e progressiva contribuisce a mantenere i polpastrelli più resistenti alle sollecitazioni ambientali.

Cosa fare se il cane si è scottato le zampe?

Se sospettate un’ustione o una lesione dei cuscinetti:

  • interrompete immediatamente la passeggiata;
  • portate il cane in un ambiente fresco;
  • sciacquate delicatamente le zampe con acqua fresca (non ghiacciata);
  • evitate disinfettanti o prodotti non prescritti;
  • impedite il leccamento eccessivo;
  • contattate il veterinario se sono presenti dolore, zoppia, vesciche o lesioni evidenti.

L’applicazione di rimedi casalinghi improvvisati può peggiorare la situazione e ritardare la guarigione.

Un piccolo controllo che può evitare un grande problema

I cuscinetti plantari rappresentano il punto di contatto diretto tra il cane e l’ambiente. Durante l’estate bastano pochi minuti su una superficie surriscaldata per causare lesioni dolorose e limitare la normale attività dell’animale.

Scegliere gli orari più freschi, controllare il terreno prima della passeggiata e monitorare regolarmente lo stato delle zampe sono accorgimenti semplici ma estremamente efficaci.

Prendersi cura dei cuscinetti significa permettere al cane di continuare a camminare, giocare ed esplorare in sicurezza anche durante le giornate più calde.

In caso di arrossamenti, zoppia, lesioni o dubbi sullo stato delle zampe del vostro cane, rivolgetevi al veterinario per una valutazione tempestiva e un trattamento adeguato.


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22/Lug/2026


Le belle giornate invitano a trascorrere più tempo all’aria aperta e molti proprietari scelgono di condividere con il proprio cane passeggiate nei boschi, escursioni in collina o vere e proprie giornate di trekking in montagna.

Camminare nella natura rappresenta un’attività estremamente positiva sia per il cane che per il proprietario: favorisce il movimento fisico, stimola i sensi, riduce lo stress e rafforza il legame uomo–animale. Tuttavia, un’escursione improvvisata può trasformarsi rapidamente in un’esperienza spiacevole se non vengono adottate alcune semplici precauzioni.

Vediamo quindi come organizzare una passeggiata o un trekking con il proprio cane in modo sicuro e responsabile.

Perché portare il cane in natura fa bene

I cani sono animali esploratori per natura. Nuovi odori, terreni differenti, suoni e stimoli ambientali rappresentano una vera palestra fisica e mentale.

Tra i principali benefici troviamo:

  • miglioramento della forma fisica;
  • controllo del peso corporeo;
  • stimolazione mentale e olfattiva;
  • riduzione della noia e dello stress;
  • rafforzamento del rapporto con il proprietario;
  • miglioramento della socializzazione e dell’autocontrollo.

Anche il proprietario beneficia dell’attività fisica, del contatto con la natura e del tempo trascorso insieme al proprio animale.

Non tutti i cani sono adatti a qualsiasi escursione

Uno degli errori più frequenti è scegliere il percorso in base alle proprie capacità senza considerare quelle del cane.

Prima di programmare un’uscita è importante valutare:

  • età del cane;
  • stato di salute generale;
  • livello di allenamento;
  • peso corporeo;
  • eventuali problemi ortopedici;
  • condizioni cardiache o respiratorie;
  • caratteristiche della razza.

Un giovane Border Collie allenato potrà affrontare percorsi impegnativi molto diversi rispetto a un Bulldog Francese, a un Carlino o a un cane anziano con artrosi.

Se avete dubbi, una visita veterinaria preventiva può aiutare a capire quali attività siano realmente adatte al vostro amico a quattro zampe.

Come scegliere il sentiero giusto

Quando si organizza un trekking è fondamentale informarsi preventivamente sul percorso.

Valutate:

  • lunghezza del tragitto;
  • dislivello;
  • tipologia del terreno;
  • presenza di acqua lungo il percorso;
  • esposizione al sole;
  • condizioni meteorologiche;
  • eventuali divieti o limitazioni per i cani.

Per i soggetti poco allenati è sempre consigliabile iniziare con percorsi semplici e aumentare gradualmente difficoltà e durata.

Cosa portare nello zaino

Proprio come per gli esseri umani, anche il cane necessita di un equipaggiamento adeguato.

Non dovrebbero mai mancare:

  • acqua fresca in abbondanza;
  • ciotola pieghevole;
  • snack o premi energetici;
  • sacchetti per le deiezioni;
  • pettorina comoda e ben regolata;
  • guinzaglio;
  • museruola (ove richiesta dalla normativa o dalle situazioni);
  • asciugamano;
  • kit di primo soccorso;
  • eventuale coperta termica per escursioni più impegnative.

L’idratazione è particolarmente importante durante i mesi caldi e nelle escursioni più lunghe. Le soste frequenti devono essere considerate parte integrante dell’attività.

Attenzione al caldo

Il colpo di calore rappresenta uno dei principali rischi durante le escursioni estive.

Per ridurre il pericolo:

  • evitare le ore più calde della giornata;
  • preferire partenze al mattino presto;
  • fare soste frequenti all’ombra;
  • offrire acqua regolarmente;
  • evitare sforzi eccessivi;
  • interrompere immediatamente l’attività in presenza di segni di affaticamento.

I cani brachicefali (Carlino, Bulldog Francese, Bulldog Inglese, Boston Terrier) sono particolarmente sensibili alle alte temperature.

Imparare a riconoscere i segnali di stanchezza

Durante l’escursione osservate sempre il vostro cane.

Alcuni segnali che indicano la necessità di fermarsi sono:

  • rallentamento improvviso;
  • ansimazione intensa;
  • frequenti soste spontanee;
  • riluttanza a proseguire;
  • andatura rigida;
  • ricerca continua di ombra;
  • sdraiarsi durante il percorso.

Forzare un cane stanco può aumentare il rischio di lesioni muscolari, disidratazione e colpi di calore.

I pericoli nascosti di boschi e sentieri

La natura offre meravigliose opportunità ma anche alcuni rischi spesso sottovalutati.

Zecche e parassiti

Boschi, prati e aree umide rappresentano l’habitat ideale per le zecche.

Al termine della passeggiata controllate accuratamente:

  • testa;
  • orecchie;
  • collo;
  • ascelle;
  • spazi interdigitali;
  • inguine.

Una corretta profilassi antiparassitaria è fondamentale durante tutta la stagione.

Forasacchi

In primavera ed estate i forasacchi possono penetrare:

  • nelle orecchie;
  • nel naso;
  • negli occhi;
  • tra le dita.

Un controllo accurato dopo ogni escursione può evitare problemi anche molto seri.

Vipere

Nelle zone collinari e montane è possibile incontrare vipere.

È consigliabile mantenere il cane sul sentiero, evitando che esplori zone con erba alta, pietraie o cumuli di legna.

Fauna selvatica

Caprioli, cervi, cinghiali e altri animali selvatici devono essere osservati a distanza.

Lasciare il cane libero in queste situazioni può causare inseguimenti, incidenti o situazioni di pericolo.

Guinzaglio sì o no?

Molti proprietari ritengono che la montagna sia il luogo ideale per lasciare il cane completamente libero.

In realtà la scelta dipende da numerosi fattori:

  • normativa locale;
  • presenza di fauna selvatica;
  • presenza di altri escursionisti;
  • affidabilità del richiamo;
  • difficoltà del sentiero.

Una lunghina può rappresentare spesso il miglior compromesso tra sicurezza e libertà di movimento.

Al ritorno a casa

Una volta conclusa l’escursione è utile dedicare qualche minuto a un controllo generale.

Verificate:

  • zampe e cuscinetti plantari;
  • presenza di ferite o abrasioni;
  • eventuali zecche;
  • occhi e orecchie;
  • stato di idratazione;
  • eventuale zoppia o rigidità muscolare.

Nelle ore successive lasciate che il cane riposi e recuperi le energie.

Il consiglio del Centro Veterinario San Martino

Le passeggiate nella natura rappresentano una splendida opportunità per migliorare il benessere del cane e vivere momenti di qualità insieme. La chiave per un’esperienza positiva è la preparazione: scegliere percorsi adeguati, rispettare i limiti dell’animale, portare l’attrezzatura necessaria e non sottovalutare i rischi ambientali.

Con un po’ di organizzazione, boschi, colline e montagne possono trasformarsi in luoghi straordinari da esplorare insieme al proprio compagno a quattro zampe.

Buone passeggiate e buona natura a tutti!


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15/Lug/2026


L’estate è una stagione che molti attendono con piacere, ma le alte temperature possono rappresentare una sfida anche per i nostri animali domestici. Se è vero che il gatto discende da specie originarie di aree calde e aride, è altrettanto vero che il caldo intenso, soprattutto quando associato ad elevata umidità e scarsa ventilazione, può mettere a rischio il suo benessere e, nei casi più gravi, la sua stessa vita.

Molti proprietari pensano che il gatto sia in grado di gestire autonomamente il caldo grazie alla sua natura indipendente. In realtà, durante le ondate di calore è importante adottare alcune semplici precauzioni per evitare disidratazione, stress termico e colpi di calore.

Come percepisce il caldo il gatto?

A differenza dell’uomo, il gatto non dispone di un sistema efficiente di sudorazione. Le ghiandole sudoripare sono presenti principalmente nei cuscinetti plantari e contribuiscono in modo molto limitato alla dispersione del calore.

Per mantenere una temperatura corporea adeguata, il gatto utilizza principalmente altri meccanismi:

  • ricerca spontanea di zone fresche e ombreggiate;
  • riduzione dell’attività fisica durante le ore più calde;
  • aumento delle ore di riposo;
  • leccamento del mantello, che favorisce l’evaporazione e la dispersione del calore.

Quando però la temperatura ambientale diventa troppo elevata o il gatto non riesce a trovare condizioni adeguate per raffreddarsi, possono comparire segni di sofferenza termica.

Quali gatti sono più a rischio?

Alcuni soggetti tollerano meno il caldo rispetto ad altri.

Tra i più sensibili troviamo:

  • gattini molto giovani;
  • gatti anziani;
  • gatti obesi;
  • soggetti con patologie cardiache o respiratorie;
  • gatti con malattie croniche;
  • razze brachicefale come Persiano ed Exotic Shorthair;
  • gatti dal mantello molto lungo o particolarmente folto.

Anche i gatti che vivono esclusivamente in appartamento possono essere a rischio se l’ambiente domestico diventa troppo caldo e poco ventilato.

Come aiutare il gatto a sopportare il caldo

Fortunatamente esistono molte strategie semplici ed efficaci per migliorare il comfort del gatto durante l’estate.

Garantire sempre acqua fresca

L’idratazione rappresenta il principale alleato contro il caldo.

È consigliabile:

  • mettere a disposizione più ciotole in diversi punti della casa;
  • cambiare frequentemente l’acqua;
  • utilizzare contenitori ampi e puliti;
  • valutare l’utilizzo di fontanelle per incentivare il consumo di acqua.

Alcuni gatti gradiscono anche l’aggiunta occasionale di qualche cubetto di ghiaccio.

Favorire ambienti freschi

Durante le ore più calde della giornata è utile:

  • abbassare tapparelle e persiane;
  • chiudere le finestre esposte direttamente al sole;
  • garantire il ricambio d’aria nelle ore più fresche;
  • utilizzare ventilatori o climatizzatori senza dirigere il flusso direttamente sull’animale.

Mettere a disposizione superfici fresche

Molti gatti cercano spontaneamente pavimenti in ceramica, marmo o altre superfici fresche.

Si possono inoltre utilizzare:

  • tappetini refrigeranti specifici per animali;
  • asciugamani leggermente umidi;
  • aree ombreggiate sul balcone o in giardino.

Curare il mantello

Una regolare spazzolatura aiuta a rimuovere il pelo morto e il sottopelo in eccesso, migliorando la dispersione del calore.

Attenzione però: rasare completamente il gatto nella maggior parte dei casi non è consigliato, perché il mantello svolge anche una funzione protettiva nei confronti del sole e del calore.

Modificare leggermente la routine

Nelle giornate particolarmente afose è preferibile:

  • proporre giochi e attività nelle prime ore del mattino o alla sera;
  • evitare situazioni di stress;
  • lasciare che il gatto scelga autonomamente dove riposare.

Il colpo di calore nel gatto: una vera emergenza veterinaria

Il colpo di calore è la conseguenza più grave dell’esposizione a temperature elevate.

Si verifica quando l’organismo non riesce più a dissipare il calore accumulato e la temperatura corporea aumenta rapidamente oltre i limiti di sicurezza.

In queste condizioni possono verificarsi danni a diversi organi, tra cui cervello, cuore, reni e fegato.

Si tratta di una situazione che richiede un intervento veterinario immediato.

Quali sono i sintomi del colpo di calore?

I segni possono comparire rapidamente e peggiorare nell’arco di pochi minuti.

Tra i sintomi più frequenti troviamo:

  • forte agitazione o irrequietezza;
  • respirazione accelerata;
  • bocca aperta e affanno;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • abbattimento e debolezza;
  • salivazione eccessiva;
  • mucose molto rosse o congestionate;
  • vomito;
  • diarrea;
  • perdita di equilibrio;
  • tremori;
  • collasso;
  • perdita di coscienza.

Un gatto che respira a bocca aperta senza aver svolto attività intensa deve sempre destare particolare attenzione.

Cosa fare in caso di sospetto colpo di calore?

Se si sospetta un colpo di calore è fondamentale agire rapidamente.

Occorre:

  1. spostare immediatamente il gatto in un ambiente fresco e ventilato;
  2. contattare il veterinario senza perdere tempo;
  3. iniziare un raffreddamento graduale utilizzando acqua fresca (non ghiacciata);
  4. bagnare zampe, addome e ascelle;
  5. utilizzare ventilazione indiretta per favorire l’evaporazione.

È importante evitare:

  • immersioni in acqua ghiacciata;
  • impacchi molto freddi;
  • raffreddamenti bruschi e improvvisi.

Anche se il gatto sembra migliorare, la visita veterinaria rimane indispensabile perché possono svilupparsi complicazioni nelle ore successive.

Attenzione ai trasportini e alle automobili

Una delle situazioni più pericolose durante l’estate riguarda il trasporto degli animali.

L’interno di un’automobile può raggiungere temperature estremamente elevate in pochi minuti, anche con i finestrini leggermente aperti.

Per questo motivo:

  • non bisogna mai lasciare il gatto in auto;
  • i viaggi vanno programmati nelle ore più fresche;
  • il trasportino deve essere ben ventilato;
  • è importante prevedere soste e disponibilità di acqua.

Un’estate sicura per il tuo gatto

La maggior parte dei gatti riesce ad affrontare l’estate senza particolari problemi, purché abbia accesso ad acqua fresca, ambienti adeguati e la possibilità di scegliere dove riposare.

Conoscere i segnali di sofferenza da caldo e riconoscere tempestivamente i sintomi del colpo di calore può fare una grande differenza e permettere di intervenire prima che la situazione diventi critica.

Se hai dubbi sul comportamento del tuo gatto durante le giornate più calde o noti sintomi insoliti, contatta il tuo veterinario di fiducia.

La prevenzione rimane sempre la migliore forma di protezione per il benessere dei nostri amici felini.

Prendersi cura degli animali significa anche aiutarli ad affrontare in sicurezza le sfide della stagione estiva.





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