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Sono piccoli problemi di cuore…

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Sulla linea di pensiero del “prevenire è meglio che curare”, vi invito ad affacciarvi al mondo della medicina preventiva. Si tratta di essere proattivi, e non passivi, nei confronti della salute. Salva tutti i pazienti? Assolutamente no. E allora che senso ha? A me, medico veterinario, basta che ne salvi qualcuno.

Lo sappiamo bene: non abbiamo la capacità divina di impedire la diffusione e l’evoluzione degli stati morbosi, eppure qualche strumento ce l’abbiamo. E ve lo proponiamo, nero su bianco: far controllare periodicamente il vostro amico a quattro zampe permette di mettere in evidenza eventuali sintomi che magari a voi sfuggono: che si tratti di un esame del sangue o di un dettaglio messo in luce durante la raccolta dell’anamnesi (“ultimamente beve come un matto, ho pensato che magari ha solamente tanta sete?”), potrebbe essere un’informazione chiave che se raccolta dal medico veterinario allunga l’aspettativa di vita dell’animale.

Ci sono una serie di controlli periodici che si rivelano utili in questo senso: il primo di tutti è una visita clinica normale, eventualmente corredata di esami ematobiochimici di base.

Ci sono poi fattori come età, predisposizione di razza, presenza di sintomi clinici compatibili con un cane dall’aspetto sano, che concorrono a identificare il paziente che necessita di uno studio più approfondito.

Quando diventa importante richiedere, ad esempio, una visita cardiologica?

Trovate qualche informazione in più a questi link:


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Quando il cuore, che è l’organo fondamentale per l’ossigenazione dei tessuti, non funziona a dovere, il risultato è sinonimo di ipossia: anche il minimo movimento rappresenta un aumento eccessivo del fabbisogno in ossigeno e il cuore deve fare un “super lavoro” per cercare di compensare la sua situazione deficitaria.

 

Non c’è un’età media per problemi cardiaci in generale, si tratta di patologie diverse tra loro che possono colpire animali giovani (congenite) oppure animali adulti-anziani (acquisite).

Per questo motivo è utile conoscere i seguenti sintomi per poterli riconoscere:

 

  1. STANCHEZZA/DEBOLEZZA CRONICA: l’animale evita il movimento se può, appare debole, si affatica con poco, fa qualche passo o le scale e ha già il fiatone.
  2. AFFATICAMENTO SOTTO SFORZO: l’animale riesce a fare le solite cose di routine, ma se prova a fare una corsa per rincorrere la pallina o se gioca al parco con altri cani si stanca notevolmente e deve fermarsi spesso per recuperare energie.
  3. EPISODI DI SVENIMENTO: l’animale sembra “svenire” in particolare se sta facendo una qualche attività fisica (salutare i padroni che tornano a casa, andare in passeggiata, correre), salvo poi riprendere conoscenza dopo pochi secondi (attenzione, è fondamentale confrontarsi con un veterinario perché è una sintomatologia che può essere confusa con un quadro neurologico).
  4. DIFFICOLTA’ RESPIRATORIE (DISPNEA ACUTA): in questo caso vi è uno scompenso cardiaco del cuore di sinistra tale da portare a una grave conseguenza conosciuta come edema polmonare (urgenza clinica); in questo caso l’animale tiene la testa estesa sul collo, nella posizione che gli consente di respirare meglio, e si concentra unicamente sul suo respiro perché è molto difficoltoso; si tratta di una raccolta di liquido a livello del polmone che quindi non può più funzionare a dovere e necessita di una terapia farmacologica d’urto.
  5. ADDOME GONFIO (ASCITE): si tratta invece di uno scompenso cardiaco del cuore di destra, si raccoglie del liquido nella cavità addominale, non è una situazione urgente ma crea molto fastidio all’animale e quindi è importante non trascurarla.

 

Molte situazioni croniche possono essere tenute sotto controllo a lungo nel tempo, con l’aiuto di monitoraggi e di terapie farmacologiche che vanno aggiustate in modo preciso come un abito su misura per il singolo paziente.

 

E la tosse cardiaca? Ne parliamo QUI.


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Portare a casa un animale sembra la cosa più semplice del mondo: incrociano per caso la nostra strada in un momento particolare della nostra vita, li troviamo in un cassonetto, tramite annuncio, oppure scegliamo accuratamente un cucciolo di razza nella speranza che porti un po’ di allegria alla nonna o che sia un ottimo amico per i bambini. Una volta in casa però, è fatta? Siamo a posto così? Di cosa hanno veramente bisogno?

In realtà è semplice occuparsi di un cane, hanno soprattutto bisogno di uno spazio confortevole al riparo dalle intemperie, cibo e acqua a sufficienza, salute e non ultima una discreta dose di coccole.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che rappresentano una responsabilità dal loro ingresso in casa fino al giorno in cui se ne andranno: l’alimentazione, la prevenzione delle malattie e le cure mediche sono dei costi che possono anche diventare particolarmente ingenti ed è bene tenerlo a mente prima di fare questo grande passo.

 

Per approfondire:


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Profilassi stagionale: è tempo di proteggerli

Siamo ormai a maggio inoltrato! Le giornate luminose sui prati verdeggianti e queste temperature più miti ci devono ricordare che è il momento di iniziare la profilassi per tutti quei parassiti che rappresentano un pericolo stagionale per i nostri amici animali, in modo da poter passare del tempo in compagnia all’aperto in totale sicurezza.

Quali? I principali sono pulci, zecche, acari, zanzare e pappataci (conosciuti anche come flebotomi). Sono tutti vettori di malattie infettive per i nostri animali domestici. Proteggere i vostri animali significa anche proteggere indirettamente quelli degli altri, e le persone! Nell’ambito di una visione “unica” della nostra salute e di quella dei nostri animali, l’ideale sarebbe prevenire l’incontro fra il parassita e il malcapitato ospite in modo da spezzare la catena: a questo fine, si associa spesso ai vari principi attivi “parassiticidi” un effetto repellente. La sua efficacia è davvero importante nella lotta alle malattie trasmesse dai parassiti!

Se volete saperne di più:

  1. Pulci, zecche, acari
  2. Zanzare (filariosi cardiopolmonare)
  3. Pappataci (leishmaniosi canina)

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06/Apr/2020


La mastite da E. coli può causare la morte di una bovina in meno di 24 ore.

Per saperne di più…

dedica 2 minuti alla lettura di questo articolo.

 

Escherichia coli è un batterio coliforme gram – che vive a livello intestinale ed è considerato un agente di mastite ambientale.

Come tutti i batteri gram negativi possiede una parete cellulare costituita da lipopolisaccaridi (LPS) che, in seguito alla lisi del batterio, vengono liberati e innescano una forte reazione immunitaria responsabile della sintomatologia clinica.

Come si presenta una mastite da E. coli?

La mastite da E. coli può presentarsi con diversa gravità e generalmente è di durata limitata perché spesso il sistema immunitario della bovina è in grado di eliminare con successo l’infezione. Per cui, episodi di mastite cronica sono eventi molto rari.

Nel caso di mastite clinica grave si può assistere a febbre, notevole calo della produzione lattea, anoressia e shock endotossico con la bovina a terra gravemente debilitata.

Come si effettua la diagnosi?

Così come altri patogeni, E. coli non si può identificare con la sola osservazione dei segni clinici ed è necessario eseguire l’esame batteriologico su campioni di latte prelevati in sterilità dai quarti interessati.

In che modo avviene l’infezione?

Essendo E. coli presente nell’ambiente in cui vivono le bovine, causa mastite quando i capezzoli sono esposti a un livello di carica batterica ambientale sufficientemente alto da causare infezione.

Trattamento

In caso di mastite lieve o moderata sarebbe necessario consultare il proprio veterinario per decidere se iniziare un trattamento, mentre in caso di mastite grave sarebbe opportuno adottare uno specifico protocollo terapeutico sviluppato con la collaborazione del veterinario.

Prevenzione delle mastiti da E.coli: occhio all’ambiente

L’obiettivo è la riduzione della carica batterica ambientale a cui sono esposti i capezzoli.

Per ottenere ciò è necessario garantire luoghi di riposo confortevoli e puliti ed evitare il sovraffollamento, soprattutto durante i periodi in cui le bovine sono esposte a stress termico.

Le bovine a maggiore rischio sono quelle fresche, quelle ad alta produzione e quelle in asciutta.

Infine, si potrebbe considerare l’impiego della vaccinazione in quanto consente di ridurre l’incidenza e la gravità delle mastiti causate da E. coli.

Ricapitolando…

  • E. coli è responsabile di mastiti di origine ambientale quando i capezzoli sono esposti a umidità, fango e letame.
  • La maggior parte delle mastiti da E. coli ha una durata breve e in molti casi si assiste a guarigione spontanea.
  • La decisione se trattare o meno mastiti cliniche lievi e moderate richiede il parere del proprio veterinario, mentre sarebbe opportuno adottare uno specifico protocollo terapeutico nel caso di mastiti cliniche gravi.
  • Per il controllo dell’infezione bisogna considerare semplicemente il principio di allevare le bovine in un ambiente asciutto, pulito e privo di stress.
  • La vaccinazione contribuisce alla riduzione dell’incidenza  e della gravità delle mastiti causate da E. coli.

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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Vi è una credenza diffusa riguardo alla tosse come sintomo preciso di problema cardiaco: al riguardo bisogna fare una precisazione, perché non è esatto.

 

Il cuore malato, dilatandosi, occupando più spazio (lo si vede tramite diverse metodiche diagnostiche come la radiografia del torace o l’ecocardiografia) può andare a spingersi fino a comprimere trachea e bronchi. Se trachea e bronchi sono soggetti a condromalacia (ovvero una degenerazione della cartilagine nel tempo) allora e solo allora l’animale manifesterà questo sintomo!

 

Quindi è ancora corretto parlare di tosse cardiaca come sintomo principale? Assolutamente no!

Può essere un sintomo che compare insieme ad altri molto più importanti (a proposito trovate tutte le informazioni necessarie QUI). Questo fenomeno a carico della cartilagine, ad ogni modo, tendenzialmente colpisce le cosiddette razze condro-distrofiche, si tratta per lo più di cani di piccola taglia. Ecco che come sintomo diventa ancora più marginale!

 

Prestate attenzione al vostro animale sotto sforzo, al suo affaticamento, piuttosto.

Se Toby non riesce più a rincorrere la pallina come una volta e si sdraia quasi subito con 2 metri di lingua di fuori, è probabile che una visita possa essergli d’aiuto per escludere o identificare una patologia cardiaca!


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Un cane cardiopatico non ha una spada di Damocle che gli pende sulla testa, tuttavia non può essere trattato come un cane sano. Alcune accortezze potrebbero allungare di molto il suo passaggio sulla terra! Vediamole insieme.

 

  • moderata e costante attività fisica: senza accelerate, salti e corse, delle passeggiate brevi e frequenti lo manterranno in salute dal punto di vista sportivo; un animale che non si muove mai, che conduce uno stile di vita troppo sedentario, finirà per andare incontro a uno scompenso anche solo alzandosi per salutarvi o per saltare sul divano!
  • pesoforma: un cane obeso è soggetto a maggiori rischi: è come andare sempre in giro con uno zaino da montagna carico di cianfrusaglie: lo sforzo da fare anche solo per un giretto diventa notevole, no?! Parlate col vostro veterinario per una dieta, oppure cercate in commercio un alimento adatto in modo da razionare le sue porzioni quotidiane e rimetterlo in forma gradualmente in modo sicuro.
  • rispettate i controlli dal veterinario: se vi viene consigliata una cadenza semestrale, non saltate l’appuntamento solo perchè “lo vedete bene”, vale sempre la pena di farlo vedere da un professionista! Alcuni sintomi subdoli per il proprietario sono pane quotidiano per il medico veterinario.
  • rispettate la posologia dei farmaci: come dicevo in un altro articolo, la terapia cardiologica è come un abito su misura; se avete difficoltà a somministrare una pastiglia comunicatelo apertamente al vostro cardiologo che vi mostrerà il modo più efficace per somministrarla oppure quando possibile vi offrirà un’alternativa valida (punture, sciroppi). In questa patologia è fondamentale la costanza per non rischiare di andare incontro a un evento acuto.

Non scordate vaccinazioni e profilassi: un cardiopatico è un paziente che se si ammala (di leptospirosi, di polmonite, di laringite, di gastroenterite per fare qualche esempio) è sempre più a rischio di un soggetto sano. Preservare quando si può la sua salute almeno per quelle malattie contro le quali abbiamo delle valide cartucce è quindi fondamentale!


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Posso uscire con il mio cucciolo di cane prima di averlo completamente vaccinato?

Questa domanda è tra le più frequenti durante la prima visita medica: perché, se è così importante farli socializzare, il mio veterinario mi sconsiglia di farlo? Sarà così importante questo vaccino?

Le malattie infettive sono numerosissime, molte fortunatamente non sono mortali, ma altre invece sì, in particolare nei primi mesi di vita. Contro di esse abbiamo un’unica arma veramente efficace ed è il vaccino. I cuccioli sono inizialmente protetti dal colostro della mamma, ma questa immunità  diminuisce in qualche settimana, ed espone il cucciolo che è particolarmente sensibile in particolare alla gastroenterite da parvovirus.

Dobbiamo mettere sul piatto della bilancia la salute e la socializzazione: è fondamentale, senza dubbio, preservare la loro sicurezza. Se desiderate assicurarvi una buona socializzazione, le soluzione sono molteplici:

  • adottate/comprate un cane che abbia passato il giusto tempo in compagnia della madre e dei fratelli: non prima dei 60 giorni e possibilmente anche un po’ di più
  • fatelo socializzare con adulti di cui conoscete lo stato di salute e la regolare vaccinazione/profilassi

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Tutti siamo sensibili alle alte temperature: c’è chi suda tantissimo ma preferisce stare fuori all’aria aperta, chi si rintana in casa per tutta l’estate con il ventilatore e chi cerca immancabilmente di sostare nei negozi al fresco dell’aria condizionata. E i nostri amici animali come si comportano? Avrete sicuramente notato che d’estate tendono a muoversi di meno, a bere di più, a riposare all’ombra… anche fra gli animali c’è chi preferisce l’ombra dell’albero a quella del letto del proprio padrone. Ma veniamo al dunque: loro sono programmati per sopravvivere in condizioni di alte temperature per brevi periodi e questo grazie a madre natura; è abbastanza ovvio, quindi, che l’unica cosa che possiamo fare per aiutarli è fare in modo che possano sempre e comunque esprimere i loro normali comportamenti protettivi.

Il colpo di calore prende alla sprovvista, quindi? Oppure… no? Attenzione al sole diretto, alle ore più calde… sembrano indicazioni da telegiornale estivo, eppure proprio di buonsenso si tratta nella maggior parte dei casi. Ecco qualche semplice indicazione da seguire per prevenire questa problematica.

  1. l’animale non va lasciato in macchina, mai, neanche con il finestrino un po’ abbassato (la temperatura può aumentare molto rapidamente, e magari noi non ce ne accorgiamo subito;
  2. niente passeggiata alle due del pomeriggio: come per noi, le ore più calde non sono l’ideale per la passeggiata, il giro in bicicletta che costringe il cane a un trotto veloce e sfiancante, i giochi sotto il sole diretto: sull’asfalto inoltre c’è il rischio di incorrere nell’ustione dei cuscinetti; meglio prediligere orari adatti anche alle nostre uscite, in mattinata o nel tardo pomeriggio o anche verso sera;
  3. l’animale non va lasciato in un recinto senza ombra: può sembrare banale ma anche il cane più rustico ha bisogno di uno spazio abbastanza ampio e ricco che gli permetta di trovare riparo quando ne ha bisogno!
  4. l’animale deve avere sempre a disposizione dell’acqua fresca e pulita: l’idratazione è importante perché durante la termoregolazione si perdono molti liquidi, più di quanti se ne assorbono normalmente quando la temperatura esterna è mite. Il cane aumenta la frequenza respiratoria per espellere calore con la lingua; per lui come per noi è quindi fondamentale non rimanere mai senza nelle ore calde! Per quanto riguarda il gatto, è ancora meno in gamba con la termoregolazione: non troverete un gatto con la lingua a penzoloni facilmente, se succede purtroppo non sta molto bene; al contrario, per un cane è normalissimo!
  5. Queste regole e ancora maggior premura sono fondamentali nei cani di razza brachicefali come carlini, bulldog inglese e bulldog francese. I brachicefali sono un po’ sfortunati: per loro il colpo di calore è dietro l’angolo anche con le prime avvisaglie di caldo, per il semplice fatto che sono sempre “in affanno” in modo parafisiologico, e abbiamo visto quanto sia importante il respiro per la termoregolazione!

 

Per sapere cosa fare se pensate che il vostro animale sia affetto da questa problematica eccovi un link utile.





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