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prevenzione - Centro Veterinario San Martino

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30/Set/2026


Ogni anno, il 28 settembre si celebra la Giornata Mondiale della Rabbia (World Rabies Day), un appuntamento internazionale dedicato alla sensibilizzazione e alla prevenzione di una delle malattie infettive più conosciute e, allo stesso tempo, più temute.

Per chi vive in Italia la rabbia può sembrare una malattia lontana, appartenente al passato o limitata ad altre parti del mondo. In realtà continua a rappresentare un importante problema di sanità pubblica a livello internazionale e la sua prevenzione rimane fondamentale, soprattutto in un’epoca in cui persone e animali viaggiano sempre più frequentemente da un Paese all’altro.

La Giornata Mondiale della Rabbia diventa quindi una buona occasione per ricordare cos’è questa malattia, come si trasmette, perché è così pericolosa e soprattutto quale ruolo hanno vaccinazione e corretta gestione degli spostamenti degli animali.

Che cos’è la rabbia?

La rabbia è una malattia virale che colpisce il sistema nervoso centrale dei mammiferi, compreso l’uomo.

Può interessare numerose specie animali, domestiche e selvatiche.

Il virus responsabile appartiene al genere Lyssavirus e, dopo essere entrato nell’organismo, può raggiungere progressivamente il sistema nervoso centrale.

Uno degli aspetti che rende questa malattia particolarmente grave è il fatto che, una volta comparsi i sintomi clinici, l’evoluzione è quasi sempre fatale.

Per questo motivo, quando si parla di rabbia, la parola fondamentale è una sola: prevenzione.

Come si trasmette?

Il virus della rabbia è presente soprattutto nella saliva degli animali infetti.

La modalità di trasmissione più conosciuta è il morso, attraverso il quale la saliva contenente il virus entra nei tessuti.

La trasmissione può avvenire anche quando saliva infetta entra in contatto con una ferita o con le mucose.

Il semplice contatto con un animale non significa quindi automaticamente essere stati esposti alla rabbia: ciò che conta è la modalità con cui è avvenuto il contatto.

In caso di morso o contatto sospetto con un animale, soprattutto durante un viaggio in un Paese nel quale la rabbia è presente, è però fondamentale rivolgersi immediatamente ai servizi sanitari, senza attendere la comparsa di sintomi.

Quali animali possono trasmetterla?

La situazione varia notevolmente nelle diverse aree del mondo.

In molti Paesi il cane rappresenta ancora il principale responsabile della trasmissione della rabbia all’uomo. In altre aree possono avere un ruolo importante anche animali selvatici.

Volpi, pipistrelli e altri mammiferi possono essere coinvolti nel mantenimento e nella diffusione del virus a seconda dell’area geografica.

Questo è uno dei motivi per cui, quando viaggiamo con il nostro animale, è importante evitare contatti con cani e gatti randagi o con animali selvatici di cui non conosciamo lo stato sanitario.

La situazione in Italia

L’Italia è attualmente considerata indenne dalla rabbia, un risultato raggiunto grazie a sorveglianza, prevenzione e campagne di controllo.

Questo dato non deve però portarci a considerare la malattia definitivamente scomparsa o irrilevante.

La rabbia continua infatti a circolare in diverse parti del mondo e la movimentazione internazionale di persone e animali rende necessaria una costante attenzione.

Anche in Europa la situazione epidemiologica non è identica in tutti i Paesi e può cambiare nel tempo.

Per questo, prima di viaggiare, è sempre opportuno verificare le informazioni aggiornate relative alla destinazione.

Perché è ancora importante parlarne?

Oggi è molto comune portare il proprio cane in vacanza all’estero e, anche se meno frequentemente, viaggiare con il gatto.

Automobile, camper, traghetto e aereo hanno reso gli spostamenti con gli animali sempre più semplici.

Ma attraversare una frontiera con un animale significa anche rispettare precisi requisiti sanitari.

La vaccinazione contro la rabbia è uno degli strumenti fondamentali utilizzati per ridurre il rischio di diffusione della malattia attraverso gli spostamenti internazionali.

La vaccinazione antirabbica

La vaccinazione rappresenta uno dei più efficaci strumenti di prevenzione della rabbia.

Per i cani e i gatti che rimangono in Italia l’obbligatorietà può dipendere da specifiche situazioni o disposizioni, mentre per gli spostamenti internazionali la vaccinazione antirabbica assume un ruolo fondamentale.

Per viaggiare all’interno dell’Unione Europea con cane, gatto o furetto devono essere rispettati determinati requisiti.

Tra questi rientrano generalmente:

  • corretta identificazione dell’animale tramite microchip;
  • passaporto europeo per animali da compagnia;
  • vaccinazione antirabbica valida;
  • rispetto delle tempistiche previste dalla normativa.

È importante sottolineare proprio quest’ultimo punto.

Non vacciniamo il giorno prima di partire

Uno degli errori che possono creare problemi è iniziare a informarsi sui documenti necessari pochi giorni prima della partenza.

Nel caso della prima vaccinazione antirabbica, infatti, è necessario rispettare un periodo di attesa prima che la vaccinazione sia considerata valida ai fini dello spostamento internazionale.

Per questo motivo, se sappiamo già che nei prossimi mesi porteremo il nostro cane o gatto all’estero, è bene organizzarsi con anticipo.

Il veterinario potrà controllare identificazione, documentazione e stato vaccinale dell’animale e indicare le tempistiche da rispettare.

Il passaporto europeo per gli animali

Per molti proprietari la parola “passaporto” fa pensare esclusivamente ai documenti necessari per le persone, ma anche i nostri animali possono avere un proprio documento sanitario per gli spostamenti internazionali.

Il passaporto europeo per animali da compagnia contiene informazioni relative all’identificazione dell’animale e alla vaccinazione antirabbica, oltre agli altri dati previsti.

Non va confuso con il semplice libretto sanitario.

Se quindi stiamo programmando una vacanza all’estero con il nostro animale, è opportuno verificare per tempo di possedere tutta la documentazione necessaria.

E se viaggiamo fuori dall’Unione Europea?

Qui la situazione può diventare più complessa.

Ogni Paese può stabilire specifici requisiti per l’ingresso degli animali e, in alcuni casi, possono essere richiesti ulteriori certificati, esami o particolari procedure sanitarie.

Per alcune destinazioni può essere necessaria anche la titolazione degli anticorpi contro il virus della rabbia.

Inoltre, non bisogna pensare soltanto all’ingresso nel Paese di destinazione: è importante conoscere anche le condizioni necessarie per rientrare successivamente in Italia o nell’Unione Europea.

Organizzare un viaggio internazionale con il proprio animale dovrebbe quindi iniziare diverse settimane, e in alcuni casi mesi, prima della partenza.

Cosa fare se un animale viene morso all’estero?

Durante una vacanza può capitare che il nostro cane entri in contatto con un animale randagio o selvatico.

Un morso non dovrebbe essere sottovalutato.

Oltre ai normali rischi legati alle ferite e alle infezioni batteriche, in determinate aree geografiche deve essere considerato anche il rischio rabbia.

In caso di morso o contatto sospetto è quindi importante rivolgersi rapidamente a un veterinario locale, comunicando anche lo stato vaccinale dell’animale.

Evitare il contatto con animali selvatici o randagi rimane comunque una delle più semplici misure di prevenzione durante i viaggi.

Rabbia e comportamento degli animali

Nell’immaginario collettivo l’animale con rabbia viene spesso rappresentato come estremamente aggressivo.

In realtà le manifestazioni cliniche possono essere diverse.

Le alterazioni del comportamento possono comprendere aggressività, agitazione o reazioni anomale, ma possono comparire anche debolezza, difficoltà nella deglutizione, paralisi e altri segni neurologici.

Per questo non bisogna basarsi sull’aspetto di un animale per stabilire se possa rappresentare o meno un rischio.

Un animale selvatico che mostra un comportamento insolitamente confidente o un animale normalmente docile che manifesta improvvise alterazioni neurologiche non dovrebbe essere avvicinato o manipolato senza precauzioni.

Una malattia che riguarda animali e persone

La rabbia rappresenta uno degli esempi più chiari del concetto di One Health, secondo il quale salute umana, salute animale e ambiente sono strettamente collegati.

Proteggere gli animali attraverso la vaccinazione significa contribuire anche alla protezione delle persone.

È proprio la vaccinazione dei cani, insieme alla sorveglianza sanitaria e alle campagne di controllo, ad aver permesso di ridurre enormemente la diffusione della malattia in molti Paesi.

La prevenzione veterinaria assume quindi un valore che va oltre la protezione del singolo animale.

28 settembre: un’occasione per ricordare l’importanza della prevenzione

La Giornata Mondiale della Rabbia non deve creare allarmismo, soprattutto in un Paese come l’Italia dove la situazione epidemiologica è favorevole.

Serve invece a ricordarci che una malattia può essere tenuta sotto controllo proprio perché esistono prevenzione, vaccinazione e sorveglianza.

Per chi vive con un cane o un gatto il messaggio pratico è semplice: se abbiamo in programma un viaggio all’estero, informiamoci con largo anticipo.

Destinazione, durata del viaggio e Paesi attraversati possono determinare requisiti differenti.

Prima di partire è quindi opportuno verificare microchip, passaporto, vaccinazione antirabbica e validità della documentazione, chiedendo al veterinario quali siano gli adempimenti necessari per il nostro animale e consultando le disposizioni ufficiali aggiornate del Paese di destinazione.

La rabbia oggi può sembrarci lontana. Continuare a prevenirla è il modo migliore per far sì che rimanga tale.


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23/Set/2026


Settembre è il mese del rientro. Finiscono le vacanze, riprendono il lavoro e la scuola e, poco alla volta, anche cani e gatti tornano alle loro normali abitudini quotidiane.

L’estate, però, può aver modificato diversi aspetti della loro routine: viaggi, soggiorni al mare o in montagna, giornate trascorse maggiormente all’aperto, caldo intenso, cambiamenti nell’alimentazione e nell’attività fisica. Per alcuni animali ci sono stati anche soggiorni in pensione o spostamenti in ambienti completamente diversi da quelli abituali.

Proprio per questo settembre può essere un buon momento per fare il punto sulla salute del nostro animale.

Non significa necessariamente sottoporlo a una lunga serie di esami. Un check-up parte innanzitutto dall’osservazione: peso, appetito, sete, cute, orecchie, bocca, movimento e comportamento sono tutti elementi che possono raccontarci qualcosa sul suo stato di salute.

Il primo controllo possiamo iniziarlo a casa

Chi vive ogni giorno con un animale è spesso la persona più adatta ad accorgersi che qualcosa è cambiato.

Allo stesso tempo, proprio perché lo vediamo quotidianamente, alcuni cambiamenti molto graduali possono passare inosservati.

Un cane che aumenta lentamente di peso, un gatto che comincia a bere un po’ più del solito o un animale anziano che progressivamente riduce la propria attività possono modificare le proprie abitudini in modo così graduale da farci considerare normale una situazione che prima era diversa.

Al rientro dalle vacanze possiamo quindi porci alcune semplici domande:

  • il peso è rimasto stabile?
  • mangia con il solito appetito?
  • beve più o meno rispetto a qualche mese fa?
  • urina e defeca normalmente?
  • cute e mantello sono in buone condizioni?
  • si gratta o si lecca più frequentemente?
  • le orecchie hanno un aspetto e un odore normali?
  • denti e gengive sono in buone condizioni?
  • si muove e gioca come prima?
  • si stanca maggiormente durante le passeggiate?
  • abbiamo notato qualche cambiamento nel comportamento?

Una singola variazione non significa necessariamente che ci sia una malattia. Un cambiamento persistente rispetto alle normali abitudini del nostro animale, però, merita attenzione.

Partiamo dal peso

Il peso è uno dei parametri più semplici da controllare e allo stesso tempo uno dei più importanti.

Durante le vacanze le abitudini possono cambiare parecchio.

Ci sono cani che in montagna camminano molto più del solito e altri che, a causa del caldo, trascorrono gran parte della giornata in casa. Anche l’alimentazione può cambiare: qualche premio in più, piccoli assaggi dalla tavola, orari differenti o più persone che si occupano dei pasti.

Al rientro può quindi essere utile pesare il nostro animale e confrontare il dato con quello precedente.

Questo è particolarmente importante nei soggetti di piccola taglia, nei quali anche variazioni apparentemente modeste possono rappresentare una percentuale significativa del peso corporeo.

Il sovrappeso non è soltanto una questione estetica: nel tempo può avere conseguenze sulla mobilità e sulla salute generale.

Allo stesso modo, una perdita di peso non intenzionale non dovrebbe essere sottovalutata, soprattutto nel gatto e negli animali anziani.

Non conta soltanto quello che dice la bilancia

Il peso, da solo, non racconta tutta la storia.

Due animali che pesano esattamente gli stessi chilogrammi possono avere condizioni corporee molto differenti.

Per questo durante la visita veterinaria può essere valutato anche il Body Condition Score (BCS), un sistema che permette di stimare la condizione corporea osservando e palpando determinate zone dell’animale.

Possiamo comunque iniziare anche a casa osservando la silhouette del nostro cane o gatto e verificando se negli ultimi mesi sia cambiata.

Controllare periodicamente il peso e annotarlo può diventare una semplice ma utile abitudine di prevenzione.

Cute e mantello dopo l’estate

Mare, montagna, prati, caldo, umidità e maggiore vita all’aperto possono lasciare qualche traccia anche sulla pelle.

Settembre è quindi un buon momento per controllare con attenzione cute e mantello.

Durante la spazzolatura possiamo cercare eventuali:

  • arrossamenti;
  • croste;
  • zone con pelo diradato;
  • piccole ferite;
  • aree che l’animale continua a leccare;
  • noduli o rigonfiamenti;
  • presenza di parassiti;
  • cambiamenti nell’odore della cute.

Nei cani e nei gatti con molto pelo, alcune alterazioni possono rimanere nascoste a lungo.

Passare delicatamente le mani su tutto il corpo durante le coccole o la spazzolatura è quindi un ottimo modo per conoscere ciò che è normale per il nostro animale e accorgerci più facilmente di eventuali cambiamenti.

Controlliamo anche le orecchie

Per molti cani estate significa mare, lago, piscina e frequenti bagni.

L’umidità nel condotto auricolare, insieme ad altri fattori predisponenti, può favorire la comparsa di problemi alle orecchie.

Al rientro possiamo quindi controllare la parte visibile del padiglione auricolare e prestare attenzione a:

  • arrossamento;
  • secrezioni;
  • aumento del cerume;
  • cattivo odore;
  • grattamento;
  • frequente scuotimento della testa.

Se il cane continua a grattarsi o mostra dolore quando tocchiamo l’orecchio, è meglio evitare pulizie aggressive o l’utilizzo di vecchie gocce rimaste da precedenti terapie e far valutare il problema.

Diamo un’occhiata alla bocca

La salute orale è uno degli aspetti più facilmente dimenticati durante un controllo domestico.

Eppure bocca e denti meritano attenzione durante tutta la vita dell’animale.

Quando cane o gatto lo consentono senza forzature, possiamo osservare denti e gengive e prestare attenzione alla presenza di:

  • tartaro evidente;
  • gengive arrossate;
  • alito particolarmente cattivo;
  • difficoltà nella masticazione;
  • perdita di cibo dalla bocca;
  • salivazione insolita;
  • fastidio quando l’animale mangia.

L’alitosi persistente non dovrebbe essere considerata automaticamente normale, neppure negli animali anziani.

Può infatti essere uno dei segnali di una problematica del cavo orale che necessita di una valutazione.

Quanto beve il nostro animale?

Un altro parametro molto importante è la sete.

Non è necessario misurare continuamente l’acqua bevuta da un animale sano, ma è utile conoscere le sue normali abitudini.

Durante l’estate è fisiologico che il consumo di acqua possa cambiare in relazione alle temperature, all’attività e al tipo di alimentazione. Con il ritorno a condizioni climatiche più miti, però, possiamo osservare se tutto torna alla normalità.

Se ci accorgiamo che dobbiamo riempire la ciotola molto più frequentemente rispetto al passato, che il gatto cerca acqua in posti insoliti oppure che aumenta anche la quantità di urina prodotta, è opportuno segnalarlo al veterinario.

Aumento della sete e della minzione possono essere tra i primi segnali di diverse patologie, soprattutto negli animali adulti e anziani.

Anche l’appetito ci dà informazioni

Conosciamo bene le abitudini alimentari dei nostri animali e proprio per questo possiamo accorgerci rapidamente quando qualcosa cambia.

Un cane improvvisamente meno interessato al cibo, un gatto che lascia nella ciotola parte della razione o, al contrario, un animale che sembra avere molta più fame del solito meritano attenzione se il comportamento persiste.

Nel gatto, in particolare, una marcata riduzione dell’assunzione di cibo non dovrebbe essere trascurata o aspettata per diversi giorni nella speranza che passi spontaneamente.

Appetito, peso, sete e produzione di urine sono informazioni semplici che possono fornire al veterinario indicazioni molto utili.

Come si muove?

Con settembre e temperature generalmente più gradevoli, molti cani tornano a fare passeggiate più lunghe.

È un’ottima occasione per osservare la loro mobilità.

Chiediamoci:

  • si alza facilmente dopo aver dormito?
  • cammina volentieri?
  • sale le scale come prima?
  • entra e scende dall’auto senza difficoltà?
  • zoppica occasionalmente?
  • si ferma più spesso durante la passeggiata?
  • sembra rigido nei primi passi?

Anche il gatto può manifestare problemi articolari in maniera molto discreta.

Potrebbe semplicemente smettere di saltare sul mobile preferito, scegliere superfici più basse, giocare meno oppure esitare prima di salire sul divano.

Soprattutto negli animali senior, non tutto ciò che cambia deve essere considerato automaticamente una normale conseguenza dell’età.

Osserviamo anche il comportamento

La salute non riguarda soltanto ciò che possiamo vedere o misurare.

Un cambiamento comportamentale può essere uno dei primi segnali che qualcosa non va.

Un cane che diventa improvvisamente più irritabile, un gatto che tende a nascondersi, un animale che dorme molto più del solito o che perde interesse per attività che prima amava meritano attenzione.

Il dolore, ad esempio, non sempre viene manifestato con lamenti evidenti. Molto spesso determina semplicemente una modifica delle normali abitudini.

Conoscere il comportamento abituale del nostro animale ci permette quindi di riconoscere prima questi piccoli segnali.

Facciamo il punto sulla prevenzione

Il rientro dalle vacanze può essere anche un’occasione per controllare se siamo in regola con le principali misure preventive.

Possiamo verificare:

  • stato delle vaccinazioni;
  • prevenzione antiparassitaria;
  • eventuali profilassi indicate per lo stile di vita dell’animale;
  • controllo del peso;
  • salute orale;
  • controlli periodici consigliati in relazione all’età.

Un errore piuttosto comune è pensare che con la fine dell’estate anche il rischio legato ai parassiti scompaia automaticamente.

Le temperature di settembre possono invece essere ancora favorevoli all’attività di diversi parassiti. La durata della prevenzione dovrebbe quindi essere stabilita in base al rischio reale e alle indicazioni del veterinario, non soltanto al calendario.

Il check-up cambia con l’età

Non tutti gli animali hanno bisogno degli stessi controlli.

Un giovane cane sano ha esigenze diverse rispetto a un gatto di quindici anni.

Con l’avanzare dell’età aumenta l’importanza di individuare precocemente problemi che inizialmente possono non dare sintomi evidenti.

Nel cane e nel gatto senior, in base all’età, alla storia clinica e alle condizioni generali, il veterinario può valutare l’opportunità di affiancare alla visita alcuni controlli diagnostici.

Esami del sangue, urine, pressione arteriosa o altre indagini non devono essere eseguiti automaticamente in tutti gli animali, ma possono essere consigliati sulla base delle caratteristiche del singolo paziente.

La medicina preventiva significa proprio questo: personalizzare i controlli in base all’età e ai fattori di rischio.

Quando è meglio non aspettare?

Il check-up di settembre può essere programmato con tranquillità se vogliamo semplicemente fare il punto sulla salute del nostro animale.

Ci sono però alcuni cambiamenti per i quali è meglio non aspettare il controllo periodico.

È opportuno contattare il veterinario se osserviamo:

  • perdita di peso evidente e non spiegata;
  • forte aumento della sete;
  • cambiamenti importanti nella quantità di urine;
  • riduzione persistente dell’appetito;
  • vomito o diarrea ripetuti;
  • difficoltà respiratoria;
  • dolore;
  • zoppia persistente;
  • forte prurito o lesioni cutanee;
  • secrezioni o dolore alle orecchie;
  • marcati cambiamenti del comportamento.

In questi casi è meglio valutare il problema direttamente piuttosto che attribuirlo semplicemente al caldo, allo stress delle vacanze o al cambio di stagione.

Settembre: ripartiamo anche dalla prevenzione

Il rientro dalle vacanze non deve diventare motivo di preoccupazione o trasformarsi in una ricerca continua di possibili problemi.

Può però rappresentare un buon momento per osservare con un po’ più di attenzione il nostro cane o gatto.

Peso, appetito, sete, movimento, pelle, orecchie, bocca e comportamento sono piccoli indicatori che, considerati insieme, possono darci molte informazioni.

La prevenzione nasce soprattutto dalla conoscenza: sapere come si comporta normalmente il nostro animale ci permette di riconoscere più facilmente quando qualcosa cambia.

E settembre, mentre tutta la famiglia ritorna gradualmente alla propria routine, può essere il momento giusto per verificare che anche il nostro amico a quattro zampe riparta dall’autunno nelle migliori condizioni possibili.


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10/Giu/2026


La prevenzione antiparassitaria nel cane non è un semplice atto di routine, ma un intervento medico fondamentale per la tutela della salute individuale dell’animale e, indirettamente, della salute pubblica.
Pulci, zecche, zanzare e altri parassiti rappresentano un rischio costante e spesso sottovalutato, capace di causare patologie dermatologiche, sistemiche e potenzialmente letali.

Una corretta strategia antiparassitaria deve essere continuativa, mirata e costruita su misura, sempre sotto la supervisione del medico veterinario.

I parassiti nel cane: una minaccia reale, spesso invisibile

I parassiti non sono tutti uguali e non provocano solo disturbi evidenti. In molti casi l’infestazione è inizialmente silente, ma può evolvere in malattia conclamata nel tempo.

Ectoparassiti più comuni nel cane

  • Pulci
    Provocano prurito, dermatiti allergiche, perdita di pelo e possono trasmettere parassiti intestinali. Nei cuccioli possono causare anemia anche grave.
  • Zecche
    Si nutrono di sangue e sono tra i principali vettori di malattie infettive sistemiche come ehrlichiosi, babesiosi e anaplasmosi.
  • Acari
    Responsabili di diverse forme di rogna, con quadri clinici che vanno dal prurito lieve a lesioni cutanee severe.
  • Insetti vettori (zanzare e flebotomi)
    Trasmettono patologie molto gravi come filariosi cardiopolmonare e leishmaniosi.

👉 È fondamentale capire che l’assenza di sintomi non equivale all’assenza di rischio.

Malattie trasmesse da parassiti: perché la prevenzione salva la vita

Filariosi cardiopolmonare

Trasmesse dalle zanzare, le larve si localizzano nel cuore e nei polmoni, causando:

  • insufficienza cardiaca;
  • difficoltà respiratoria;
  • intolleranza allo sforzo;
  • morte nei casi avanzati.

Leishmaniosi

Malattia cronica trasmessa dai flebotomi, molto diffusa in alcune aree. Può colpire:

  • pelle;
  • reni;
  • articolazioni;
  • sistema immunitario.

È una patologia non guaribile, ma gestibile solo se diagnosticata e prevenuta correttamente.

Malattie da zecche

Spesso subdole, con sintomi iniziali vaghi:

  • febbre;
  • abbattimento;
  • zoppie;
  • anemia.

Una diagnosi tardiva può compromettere gravemente la prognosi.

Antiparassitari: cosa sono davvero

Gli antiparassitari non sono semplici prodotti di igiene, ma farmaci veri e propri, con principi attivi specifici, indicazioni, controindicazioni e modalità di utilizzo precise.

La loro funzione può essere:

  • repellente (impedire al parassita di pungere);
  • insetticida/acaricida (uccidere il parassita dopo il contatto);
  • sistemica (agire tramite il sangue dell’animale).

Spesso un singolo prodotto combina più meccanismi d’azione.

Le principali tipologie di antiparassitari per il cane

Spot-on (pipette)

Vengono applicate direttamente sulla cute e si distribuiscono attraverso il film lipidico cutaneo.

Indicazioni

  • cani di ogni taglia;
  • buona protezione contro più parassiti;
  • utili nei programmi di prevenzione integrata.

Criticità

  • applicazione errata riduce l’efficacia;
  • bagni frequenti o uso di shampoo aggressivi possono interferire;
  • necessitano di regolarità rigorosa.

Collari antiparassitari

Rilasciano gradualmente il principio attivo nel tempo.

Indicazioni

  • cani che vivono all’aperto;
  • famiglie che desiderano una protezione a lungo termine;
  • prevenzione costante senza applicazioni mensili.

Criticità

  • vanno controllati periodicamente;
  • possibile irritazione locale;
  • non sempre coprono tutti i parassiti di interesse clinico.

Antiparassitari orali

Agiscono sistemicamente dopo l’assorbimento.

Indicazioni

  • cani che fanno bagni frequenti;
  • soggetti che non tollerano prodotti topici;
  • infestazioni già in atto.

Criticità

  • non hanno effetto repellente;
  • necessitano di valutazione clinica preventiva;
  • vanno sempre prescritti dal veterinario.

Quando iniziare la prevenzione antiparassitaria

Un concetto fondamentale: la prevenzione non è stagionale.

Negli ultimi anni:

  • l’aumento delle temperature ha prolungato l’attività dei parassiti;
  • molte specie sono attive anche in inverno;
  • la distribuzione geografica delle malattie è cambiata.

👉 Oggi la prevenzione antiparassitaria va programmata tutto l’anno, modulando prodotti e frequenze in base al rischio reale.

Il fattore geografico: perché conta (e molto)

Ogni zona presenta un rischio diverso:

  • aree endemiche per la leishmaniosi;
  • zone umide ricche di zanzare;
  • campagne e boschi ad alta presenza di zecche.

Un cane che viaggia o va in vacanza può essere esposto a rischi completamente diversi rispetto alla routine quotidiana.

Cuccioli, cani anziani e soggetti con patologie

Cuccioli

  • metabolismo diverso;
  • peso in rapida variazione;
  • limitazioni sui principi attivi utilizzabili.

Cani anziani

  • possibile compromissione epatica o renale;
  • terapie farmacologiche concomitanti;
  • maggiore sensibilità agli effetti collaterali.

Cani con patologie croniche

  • necessità di protocolli su misura;
  • monitoraggio costante;
  • scelta accurata del principio attivo.

Errori più comuni nella gestione antiparassitaria

❌ Usare prodotti senza consulto veterinario
❌ Cambiare prodotto solo per comodità o prezzo
❌ Dimenticare le applicazioni programmate
❌ Sottovalutare la prevenzione nei mesi freddi
❌ Pensare che un cane in casa sia al sicuro

⚠️ Ogni errore può ridurre drasticamente l’efficacia della protezione.

Il ruolo centrale del medico veterinario

Il veterinario non si limita a “consigliare un prodotto”, ma:

  • valuta il rischio individuale;
  • costruisce un piano personalizzato;
  • monitora l’efficacia nel tempo;
  • interviene tempestivamente in caso di reazioni avverse.

La prevenzione antiparassitaria corretta riduce l’incidenza di malattie gravi e migliora la qualità di vita del cane.

Conclusione: prevenire è un atto di responsabilità

Proteggere il cane dai parassiti significa:

  • prevenire malattie spesso irreversibili;
  • evitare sofferenza inutile;
  • garantire una vita più lunga e sana;
  • tutelare anche l’ambiente familiare.

📍 Presso la nostra clinica veterinaria elaboriamo piani antiparassitari personalizzati, studiati sulle reali esigenze di ogni cane.

👉 Contattaci allo 0521 841900 per una consulenza: la prevenzione inizia da una scelta consapevole.


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06/Mag/2026


La leishmaniosi è una malattia infettiva seria e spesso cronica. In Italia è presente in molte aree, e la prevenzione resta il modo più efficace per ridurre il rischio. Conoscere come si trasmette e quali segnali osservare aiuta a intervenire in tempo.

Cos’è la leishmaniosi canina

La leishmaniosi è causata da un protozoo (un parassita microscopico) del genere Leishmania. Nel bacino del Mediterraneo la specie più coinvolta è spesso Leishmania infantum. Il cane è un ospite molto suscettibile e può avere un ruolo importante come serbatoio dell’infezione (cioè può contribuire a mantenere il parassita in circolo tramite il vettore).

Perché viene definita “cronica”

In molti cani l’infezione può rimanere “silenziosa” a lungo. I segni clinici (cioè i sintomi visibili) possono comparire dopo mesi o anche anni, e la malattia può alternare fasi di miglioramento e ricadute.

Come si trasmette: il ruolo dei pappataci

La leishmania non si trasmette direttamente da cane a cane come un raffreddore. La via principale è la puntura dei flebotomi (detti anche pappataci o “moscerini della sabbia”).

Quando pungono di più

I pappataci sono spesso più attivi al crepuscolo e di notte. In molte zone italiane l’attività aumenta nei mesi caldi (spesso tra maggio e ottobre), anche se clima e micro-ambiente possono anticipare o prolungare il periodo di rischio.

Il rischio non è “solo al Sud”

Storicamente il rischio era maggiore in alcune aree del Centro-Sud, ma oggi la presenza di flebotomi e casi autoctoni (cioè “locali”) è segnalata anche in altre zone. Per questo, ragionare solo per “latitudine” può essere fuorviante: conta dove vive il cane, dove viaggia e che tipo di prevenzione fa.

Quali cani sono più esposti

Non esiste il “cane immune”. Il rischio aumenta però se:

  • il cane vive molto all’aperto, soprattutto la sera/notte;
  • frequenta aree con vegetazione, muretti, ricoveri, zone umide o riparate (ambienti favorevoli ai flebotomi);
  • viaggia in aree endemiche (vacanze, seconde case, trasferimenti);
  • ha difese immunitarie più fragili (per età, altre malattie, terapie: qui serve sempre il consiglio del veterinario).

Sintomi: quali segnali possono far sospettare la leishmaniosi

La leishmaniosi può dare segni molto diversi tra un cane e l’altro. Alcuni sintomi sono generici e possono assomigliare ad altre patologie. Per questo è importante non “autodiagnosticare”, ma fare una visita se qualcosa non torna.

Segnali iniziali, spesso sottovalutati

  • stanchezza e ridotta voglia di muoversi
  • dimagrimento o appetito “capriccioso”
  • linfonodi aumentati (ghiandole palpabili)

Sintomi cutanei (pelle e pelo)

Sono molto frequenti e possono includere:

  • forfora, pelo opaco, perdita di pelo
  • lesioni, ulcere, croste
  • ispessimento della pelle in alcune zone (per esempio su naso o cuscinetti)

Occhi, naso, articolazioni e organi interni

In alcuni casi si possono osservare:

  • problemi oculari (arrossamento, infiammazioni)
  • epistassi (sangue dal naso)
  • dolori articolari o zoppia
  • segni legati ai reni (che a volte emergono dagli esami prima che “si vedano”).

Diagnosi: come si fa a sapere se un cane è positivo

La diagnosi non si basa solo sui sintomi. In genere si usano:

  • test sierologici (ricerca di anticorpi nel sangue)
  • esami del sangue e delle urine per valutare lo stato generale e possibili complicazioni
  • in alcuni casi test più specifici (su indicazione del veterinario).

Un punto importante: dopo la puntura infettante può servire tempo prima che alcuni test risultino affidabili. Per questo i controlli vanno programmati con criterio, soprattutto dopo soggiorni in aree a rischio.

Prevenzione: cosa funziona davvero

Qui vale una regola semplice: la prevenzione è più facile della gestione di una malattia cronica.

1) Protezione contro i flebotomi

Le misure più usate sono prodotti veterinari con azione repellente/insetticida (per ridurre le punture). In base allo stile di vita del cane, il veterinario può valutare:

  • spot-on (pipette) con durata limitata e applicazioni regolari
  • collari con durata più lunga
    (la scelta dipende da età, peso, ambiente, altri animali in casa, abitudini).

2) Vaccinazione: utile, ma non “magica”

Esistono vaccini che possono far parte della strategia preventiva in cani idonei. Ma la vaccinazione non sostituisce la protezione contro i pappataci: le due cose, di solito, si ragionano insieme.

3) Comportamenti che riducono il rischio

Soprattutto nei periodi caldi e nelle zone a rischio:

  • limitare le uscite nelle ore serali/notturne
  • evitare che il cane dorma fuori di notte
  • ridurre la presenza di rifugi umidi e bui vicino a casa (quando possibile).

4) Screening e controlli programmati

Per cani che vivono in aree a rischio o viaggiano spesso, i controlli periodici aiutano a intercettare precocemente eventuali segnali. La frequenza va personalizzata dal veterinario.

La leishmaniosi si può curare?

Oggi esistono terapie che possono controllare i sintomi e ridurre la carica parassitaria, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita. In molti casi la gestione è a lungo termine e richiede monitoraggi regolari (per esempio per valutare reni e risposta alle cure). La “guarigione completa” può essere difficile e dipende da molti fattori individuali.

Quando contattare il veterinario

Prenota una visita se il tuo cane:

  • perde peso senza motivo, è stanco da giorni o “non è lui”
  • ha lesioni cutanee persistenti o perdita di pelo anomala
  • ha sanguinamento dal naso, problemi agli occhi o zoppia senza spiegazione
  • ha soggiornato in zone a rischio e vuoi impostare un piano di prevenzione personalizzato.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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15/Apr/2026


La protezione antiparassitaria rappresenta uno degli aspetti fondamentali della medicina preventiva nel gatto. Pulci, zecche e parassiti interni non sono soltanto un fastidio, ma possono compromettere seriamente il benessere dell’animale, causare patologie anche importanti e, in alcuni casi, rappresentare un rischio per l’uomo.

Per questo motivo, impostare un corretto piano antiparassitario è una scelta di responsabilità che dovrebbe accompagnare il gatto durante tutto l’arco della sua vita, adattandosi alle sue abitudini e al contesto in cui vive.

Perché è importante proteggere il gatto dai parassiti

I parassiti esterni e interni possono avere conseguenze molto diverse, che vanno dal semplice prurito a problemi clinici più complessi. Le pulci, ad esempio, possono provocare dermatiti allergiche, anemia (soprattutto nei gattini) e fungere da veicolo per alcuni parassiti intestinali. Le zecche, sebbene meno frequenti nel gatto rispetto al cane, possono trasmettere agenti patogeni e causare infiammazioni locali.

I parassiti intestinali, invece, possono rimanere silenti per lungo tempo oppure manifestarsi con sintomi come diarrea, vomito, dimagrimento e pelo opaco. In alcuni casi, soprattutto nei soggetti giovani, anziani o debilitati, possono incidere in modo significativo sulla salute generale.

Il gatto che vive in casa è davvero al sicuro?

Uno dei dubbi più frequenti riguarda i gatti che vivono esclusivamente in appartamento. È importante sapere che vivere in casa non equivale a rischio zero.
Le pulci possono essere trasportate all’interno dell’abitazione attraverso scarpe, vestiti, borse o altri animali. Inoltre, balconi, terrazzi, giardini condominiali o semplici contatti occasionali con l’esterno possono rappresentare una fonte di esposizione.

Il livello di rischio è sicuramente inferiore rispetto a un gatto che esce regolarmente, ma questo non significa che la prevenzione possa essere trascurata. La strategia antiparassitaria va quindi modulata in base allo stile di vita reale del gatto.

I principali parassiti del gatto

Parassiti esterni

Tra i più comuni troviamo:

  • Pulci, responsabili di prurito, lesioni cutanee e dermatite allergica
  • Zecche, più presenti nei gatti che frequentano aree verdi
  • Acari, che possono causare problemi cutanei e auricolari

Anche quando non sono visibili a occhio nudo, questi parassiti possono essere presenti e causare disturbi progressivi.

Parassiti interni

I più frequenti sono i vermi intestinali, che il gatto può contrarre ingerendo pulci, cibo contaminato o piccole prede. In molti casi l’infestazione non dà sintomi evidenti, ma può comunque influire negativamente sulla salute dell’animale.

Quali antiparassitari esistono per il gatto

In commercio sono disponibili diverse tipologie di antiparassitari, ciascuna con indicazioni specifiche.

Spot-on (pipette)

Sono tra i prodotti più utilizzati. Si applicano direttamente sulla cute, in genere una volta al mese.
Sono pratici, ben tollerati dalla maggior parte dei gatti e garantiscono una protezione efficace se applicati correttamente.

Collari antiparassitari

Offrono una protezione di lunga durata e possono essere utili nei gatti che vivono all’esterno. È importante però valutare la tollerabilità del singolo gatto e scegliere prodotti specifici per la specie felina, dotati di sistemi di sicurezza.

Spray e shampoo

Vengono usati in situazioni particolari, come infestazioni importanti o su indicazione del veterinario. Possono risultare meno pratici nella gestione quotidiana.

Trattamenti combinati

Alcuni prodotti consentono di proteggere contemporaneamente da parassiti esterni e interni. La scelta di questi protocolli deve sempre essere personalizzata.

Come scegliere l’antiparassitario più adatto

La scelta dell’antiparassitario non dovrebbe mai essere casuale. Il veterinario valuta diversi fattori, tra cui:

  • stile di vita (gatto indoor o outdoor)
  • presenza di altri animali in casa
  • età e peso
  • stato di salute generale
  • eventuali precedenti reazioni a farmaci

⚠️ Un aspetto fondamentale riguarda la sicurezza:
i prodotti antiparassitari per cani non devono mai essere utilizzati sui gatti. Alcuni principi attivi, come la permetrina, sono estremamente tossici per la specie felina e possono provocare gravi sintomi neurologici anche in seguito a semplice contatto.

Ogni quanto va applicato l’antiparassitario

La frequenza di somministrazione dipende dal prodotto utilizzato e dal rischio a cui è esposto il gatto.
Nella maggior parte dei casi, i trattamenti hanno una durata mensile, ma la continuità è essenziale per mantenere la protezione nel tempo.

Interrompere o dimenticare le applicazioni può favorire nuove infestazioni, soprattutto nei periodi più a rischio o in ambienti già contaminati.

Non solo il gatto: l’importanza dell’ambiente

Nel caso delle pulci, l’animale rappresenta solo una parte del problema. Uova e larve possono essere presenti nell’ambiente domestico, rendendo inefficace il solo trattamento del gatto.

Per una prevenzione completa è utile:

  • lavare regolarmente cucce, coperte e tessuti
  • aspirare tappeti, divani e angoli della casa
  • trattare tutti gli animali conviventi secondo le indicazioni veterinarie

Effetti collaterali: cosa è normale e quando preoccuparsi

Gli antiparassitari moderni sono generalmente sicuri, ma come tutti i prodotti farmacologici possono causare effetti indesiderati, fortunatamente rari.

I più comuni sono:

  • lieve arrossamento o prurito nella zona di applicazione
  • temporanea perdita di pelo localizzata

Sintomi più gravi, come abbattimento, vomito persistente, tremori o difficoltà di coordinazione, richiedono invece un intervento veterinario immediato.

Conclusione

La prevenzione antiparassitaria è un pilastro fondamentale della salute del gatto. Un piano personalizzato, costruito insieme al veterinario, permette di proteggere efficacemente l’animale, riducendo il rischio di malattie e migliorando la sua qualità di vita.

Prendersi cura del proprio gatto significa anche prevenire, con scelte consapevoli e sicure, problemi che possono essere evitati con semplici ma fondamentali accorgimenti.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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08/Apr/2026


La filariosi nel cane è una malattia parassitaria grave ma prevenibile, ancora molto diffusa in Italia. È causata da parassiti trasmessi dalle zanzare e può colpire organi vitali come cuore e polmoni. Spesso evolve in modo silenzioso e viene scoperta solo quando i danni sono già avanzati. Per questo informazione e prevenzione sono fondamentali.

In questo articolo spieghiamo cos’è la filariosi, come si manifesta, come viene diagnosticata e perché la prevenzione resta la strategia più efficace.

Che cos’è la filariosi nel cane

La filariosi (o dirofilariosi) è una malattia infettiva causata da nematodi (vermi) del genere Dirofilaria. Nel cane si distinguono due forme principali, diverse per localizzazione e gravità.

Filariosi cardiopolmonare (Dirofilaria immitis)

È la forma più pericolosa. I parassiti adulti vivono nel cuore e nelle arterie polmonari, dove possono raggiungere dimensioni importanti. La loro presenza provoca infiammazione, ostruzione del flusso sanguigno e sovraccarico cardiaco.

Se non trattata, la filariosi cardiopolmonare può portare a:

  • insufficienza cardiaca
  • ipertensione polmonare
  • danni irreversibili agli organi
  • nei casi gravi, morte dell’animale

Filariosi sottocutanea (Dirofilaria repens)

In questo caso i parassiti si localizzano nel tessuto sottocutaneo. Può manifestarsi con noduli o gonfiori sotto la pelle, spesso non dolorosi. È generalmente meno grave, ma va comunque diagnosticata e trattata correttamente.

Come si trasmette la filariosi

La filariosi non è contagiosa direttamente tra cani. La trasmissione avviene esclusivamente tramite la puntura di zanzare infette.

Il ciclo è questo:

  1. la zanzara punge un cane infetto e ingerisce le larve (microfilarie);
  2. le larve maturano all’interno della zanzara;
  3. con una nuova puntura, la zanzara trasmette le larve a un altro cane;
  4. nel tempo, le larve diventano parassiti adulti.

Per questo motivo:

  • il rischio aumenta nei mesi caldi;
  • anche i cani che vivono in casa non sono al sicuro;
  • la diffusione è favorita dai cambiamenti climatici.

Sintomi della filariosi nel cane

Uno degli aspetti più insidiosi della filariosi è che nelle fasi iniziali può non dare sintomi evidenti. Il cane può sembrare in salute per mesi o anni.

Sintomi iniziali

  • affaticamento dopo sforzi lievi
  • minore voglia di giocare
  • tosse occasionale

Sintomi avanzati (soprattutto nella forma cardiopolmonare)

  • tosse persistente
  • difficoltà respiratoria
  • dimagrimento
  • svenimenti
  • gonfiore dell’addome
  • debolezza marcata

👉 Quando compaiono questi segni, la malattia è spesso già in fase avanzata.

Come si diagnostica la filariosi

La diagnosi è di competenza veterinaria e si basa su più strumenti.

Test del sangue

Sono test rapidi e specifici che permettono di individuare:

  • antigeni dei parassiti adulti
  • presenza di microfilarie nel sangue

Esami di approfondimento

Nei casi positivi o sospetti possono essere indicati:

  • radiografie toraciche
  • ecocardiografia
  • esami ematochimici

Questi esami aiutano a valutare la gravità della malattia e a pianificare il trattamento più sicuro.

Cura della filariosi nel cane

Il trattamento varia in base alla forma e allo stadio della malattia.

Trattamento della filariosi cardiopolmonare

È un percorso complesso e delicato, che deve essere gestito esclusivamente dal veterinario. Può includere:

  • farmaci specifici per eliminare i parassiti adulti
  • terapia per le microfilarie
  • farmaci di supporto per cuore e polmoni
  • riposo rigoroso per settimane o mesi

In alcuni casi è necessario il ricovero o un monitoraggio frequente.

Trattamento della filariosi sottocutanea

Generalmente più semplice, ma comunque personalizzato in base al cane e alla localizzazione dei parassiti.

Prevenzione della filariosi: perché è fondamentale

La prevenzione è il vero punto di forza contro la filariosi. Evita la malattia e i trattamenti complessi.

Come si fa prevenzione

Oggi esistono diverse opzioni:

  • compresse orali mensili
  • prodotti spot-on
  • iniezioni a lunga durata

Il veterinario sceglie il protocollo più adatto considerando:

  • età e peso del cane
  • stile di vita
  • zona geografica
  • eventuali viaggi

👉 Prima di iniziare la prevenzione è importante eseguire un test diagnostico, soprattutto nei cani adulti.

Filariosi e viaggi: attenzione alle zone a rischio

Portare il cane in vacanza può aumentare il rischio di esposizione, soprattutto in:

  • zone umide
  • aree fluviali
  • regioni del Centro e Nord Italia

Conclusioni:

Se hai in programma un viaggio nelle zone a rischio o hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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11/Mar/2026


La medicina veterinaria moderna si basa sempre più su un principio chiave: prevenire è meglio che curare. In questo contesto, il check-up annuale di cani e gatti rappresenta uno degli strumenti più efficaci per tutelare la salute degli animali da compagnia, migliorare la qualità della loro vita e aumentare l’aspettativa di sopravvivenza.

Molte patologie, infatti, soprattutto nelle fasi iniziali, sono silenziose e non mostrano sintomi evidenti. Il controllo periodico consente al Medico Veterinario di individuare precocemente alterazioni cliniche e laboratoristiche, intervenendo prima che la malattia si manifesti in forma conclamata.

🩺 Che Cos’è il Check-up Annuale

Il check-up annuale non è una semplice visita di controllo, ma un percorso diagnostico strutturato, personalizzato in base a:

  • specie (cane o gatto)
  • età
  • razza
  • stile di vita (indoor, outdoor, sportivo, sedentario)
  • stato fisiologico e anamnesi clinica

L’obiettivo è ottenere una valutazione completa dello stato di salute dell’animale, creando anche uno storico clinico utile per confronti futuri.

🔍 Perché il Check-up Annuale è Così Importante

1️Diagnosi precoce

Molte malattie croniche (renali, epatiche, endocrine, cardiache) iniziano in modo subdolo. Il check-up permette di intercettarle in fase preclinica, quando le possibilità di controllo e gestione sono decisamente superiori.

2️Monitoraggio nel tempo

Ripetere regolarmente gli stessi esami consente di:

  • individuare variazioni graduali
  • distinguere cambiamenti fisiologici da quelli patologici
  • adattare precocemente alimentazione e terapie

3️Personalizzazione della prevenzione

Vaccinazioni, antiparassitari, nutrizione e integrazioni possono essere modulati sulle reali esigenze dell’animale, evitando protocolli standardizzati non sempre appropriati.

🧪 Cosa Comprende un Check-up Annuale Completo

✔️ Visita Clinica Generale

È il primo e fondamentale passaggio e include:

  • valutazione dello stato di nutrizione e della condizione corporea
  • controllo di cute e mantello
  • ispezione del cavo orale
  • palpazione addominale
  • auscultazione cardiaca e polmonare
  • valutazione locomotoria e neurologica

Spesso, già da questa fase emergono segnali precoci che guidano gli approfondimenti diagnostici.

✔️ Esami del Sangue

Gli esami emato-biochimici rappresentano uno strumento insostituibile.

Emocromo completo

  • valuta globuli rossi, globuli bianchi e piastrine
  • utile per individuare anemie, infiammazioni, infezioni o alterazioni immunitarie

Profilo biochimico

  • funzionalità renale (urea, creatinina, SDMA)
  • funzionalità epatica (ALT, AST, ALP, bilirubina)
  • metabolismo glucidico e lipidico
  • elettroliti

Questi parametri permettono di intercettare disfunzioni d’organo anche in assenza di sintomi clinici.

✔️ Esame delle Urine

Spesso sottovalutato, è invece fondamentale, soprattutto nel gatto:

  • valuta la capacità di concentrazione renale
  • evidenzia infezioni urinarie o calcolosi
  • integra e completa l’interpretazione degli esami del sangue

✔️ Test Specifici e Screening

In base al singolo paziente, possono essere consigliati:

  • profilo tiroideo (soprattutto nel gatto adulto-anziano)
  • test per malattie infettive
  • controlli endocrini
  • esami fecali
  • indagini strumentali (ecografia, radiografie, ECG)

 

👵 Il Check-up nei Cani e Gatti Anziani: Un’Attenzione Speciale

Con l’aumentare dell’età, il rischio di patologie croniche cresce in modo significativo. Per questo motivo, nei soggetti senior, il check-up assume un valore ancora più strategico.

📌 Frequenza consigliata

  • almeno una volta l’anno
  • ogni 6 mesi nei pazienti geriatrici o con patologie note

📌 Obiettivi principali

  • intercettare precocemente insufficienze d’organo
  • monitorare patologie già diagnosticate
  • valutare dolore cronico e qualità della vita
  • adattare alimentazione e supporto nutrizionale

Un approccio proattivo consente di rallentare la progressione delle malattie e migliorare il benessere quotidiano dell’animale.

🐕 Benefici del Check-up Annuale nel Cane

Nel cane, il controllo periodico consente di:

  • monitorare la salute articolare e prevenire l’artrosi
  • individuare precocemente patologie cardiache
  • controllare peso e composizione corporea
  • valutare lo stato dentale, spesso fonte di infezioni sistemiche

Il check-up è particolarmente importante nei cani di razza grande e nei soggetti sportivi.

🐈 Benefici del Check-up Annuale nel Gatto

Il gatto tende a mascherare i sintomi di malattia. Per questo, il check-up è uno strumento essenziale per:

  • diagnosticare precocemente la malattia renale cronica
  • individuare l’ipertiroidismo
  • valutare alterazioni metaboliche
  • prevenire problematiche urinarie

Nei gatti anziani, anche lievi variazioni di laboratorio possono fare la differenza.

🧑‍⚕️ Il Ruolo Attivo del Proprietario

Il successo del check-up dipende anche dalla collaborazione del proprietario. È utile:

  • osservare cambiamenti di comportamento, appetito o peso
  • segnalare variazioni nelle abitudini quotidiane
  • rispettare la frequenza dei controlli consigliati
  • non sottovalutare segnali apparentemente lievi

Il dialogo con il Medico Veterinario è parte integrante del percorso di prevenzione.

📌 Conclusione

Il check-up annuale di cani e gatti non è un semplice atto di routine, ma un investimento concreto sulla salute e sul benessere a lungo termine dell’animale. Grazie a controlli regolari e mirati, è possibile prevenire, diagnosticare e gestire molte patologie prima che compromettano seriamente la qualità della vita.

Affidarsi alla medicina preventiva significa offrire ai nostri animali più anni di vita e più vita agli anni.

Presso il Centro Veterinario San Martino vengono erogate già da tempo tutte queste prestazioni, ormai parte della routine della nostra clinica.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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17/Mag/2024


Introduzione La primavera è una stagione meravigliosa, ma può essere un incubo per gli animali domestici che soffrono di allergie stagionali. Pollen, erba e altre allergeni possono causare una serie di sintomi fastidiosi per cani e gatti. Riconoscere i segni di un’allergia e sapere come trattarla può migliorare significativamente la qualità della vita del tuo animale.

Sintomi delle Allergie Stagionali Le allergie stagionali possono manifestarsi con diversi sintomi, tra cui:

  • Prurito e graffi eccessivi
  • Rossore e irritazione della pelle
  • Lacrimazione eccessiva e occhi arrossati
  • Starnuti frequenti
  • Secrezioni nasali
  • Otiti ricorrenti
  • Perdita di pelo e dermatiti

Se noti uno o più di questi sintomi nel tuo animale durante la primavera, potrebbe trattarsi di un’allergia stagionale.

Diagnosi delle Allergie Per diagnosticare un’allergia stagionale, il veterinario può eseguire una serie di test, tra cui esami del sangue, test cutanei o prove alimentari per escludere altre cause di allergia. È importante identificare con precisione l’allergene per poter adottare le misure correttive appropriate.

Trattamenti Disponibili Esistono vari trattamenti per alleviare i sintomi delle allergie stagionali nei cani e nei gatti. Questi includono:

  • Antistaminici: Possono ridurre il prurito e l’infiammazione.
  • Corticosteroidi: Utilizzati nei casi più gravi per controllare l’infiammazione e il prurito.
  • Immunoterapia: Consiste nell’esporre gradualmente l’animale all’allergene per ridurre la sensibilità.
  • Prodotti topici: Shampoo medicati e spray possono aiutare a lenire la pelle irritata.
  • Dieta ipoallergenica: Nei casi in cui l’allergia alimentare sia sospettata, una dieta speciale può aiutare.

Prevenzione e Cura Oltre ai trattamenti medici, ci sono alcune misure preventive che puoi adottare:

  • Mantieni la casa pulita e libera da polline e polvere.
  • Lava frequentemente il tuo animale per rimuovere allergeni dal pelo.
  • Utilizza purificatori d’aria per ridurre la quantità di allergeni nell’ambiente domestico.
  • Evita le passeggiate nei periodi di alta concentrazione di polline.

Conclusione Le allergie stagionali possono essere fastidiose, ma con la giusta diagnosi e trattamento, è possibile alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita del tuo animale. Osserva attentamente il comportamento del tuo cane o gatto durante la primavera e non esitare a consultare il veterinario se sospetti un’allergia.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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18/Apr/2024


Introduzione La primavera è una stagione di rinascita e rinnovamento, non solo per noi ma anche per i nostri animali domestici. Con il cambiamento delle temperature e l’aumento dell’attività all’aperto, è importante preparare adeguatamente il tuo cane o gatto per affrontare al meglio questa stagione.

Controlli Veterinari di Primavera Prima di iniziare la stagione primaverile, è consigliabile un controllo veterinario completo. Questo permette di identificare e trattare eventuali problemi di salute che potrebbero essere stati trascurati durante l’inverno. Il veterinario può anche aggiornare le vaccinazioni e controllare la presenza di parassiti.

Prevenzione dei Parassiti Con l’arrivo della primavera, aumenta il rischio di infestazioni da pulci e zecche. Questi parassiti non solo causano disagio al tuo animale, ma possono trasmettere malattie gravi. Utilizza prodotti antiparassitari raccomandati dal veterinario e controlla regolarmente il pelo del tuo animale per individuare eventuali parassiti.

Cura del Pelo La primavera è il periodo in cui molti animali domestici perdono il pelo invernale. Spazzolare regolarmente il tuo animale aiuta a rimuovere i peli morti e ridurre la formazione di nodi. Inoltre, una buona spazzolatura stimola la circolazione sanguigna e favorisce un mantello sano e lucido.

Attività all’Aperto La primavera è il momento ideale per aumentare l’attività fisica del tuo animale. Lunghe passeggiate, giochi al parco e sessioni di addestramento all’aperto aiutano a mantenere il tuo cane in forma e felice. Anche i gatti possono beneficiare di un maggiore tempo all’aperto, purché siano supervisionati e in un ambiente sicuro.

Allergie Primaverili Come noi, anche gli animali possono soffrire di allergie stagionali. I sintomi includono prurito, starnuti, lacrimazione e problemi cutanei. Se noti questi segni nel tuo animale, consulta il veterinario per una diagnosi e un trattamento adeguato.

Conclusione Preparare il tuo animale per la primavera richiede attenzione e cura, ma i benefici sono numerosi. Un animale sano e felice può godersi appieno la stagione e tutte le attività che essa offre.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

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