Aprile, 2026 - Centro Veterinario San Martino

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15/Apr/2026


La protezione antiparassitaria rappresenta uno degli aspetti fondamentali della medicina preventiva nel gatto. Pulci, zecche e parassiti interni non sono soltanto un fastidio, ma possono compromettere seriamente il benessere dell’animale, causare patologie anche importanti e, in alcuni casi, rappresentare un rischio per l’uomo.

Per questo motivo, impostare un corretto piano antiparassitario è una scelta di responsabilità che dovrebbe accompagnare il gatto durante tutto l’arco della sua vita, adattandosi alle sue abitudini e al contesto in cui vive.

Perché è importante proteggere il gatto dai parassiti

I parassiti esterni e interni possono avere conseguenze molto diverse, che vanno dal semplice prurito a problemi clinici più complessi. Le pulci, ad esempio, possono provocare dermatiti allergiche, anemia (soprattutto nei gattini) e fungere da veicolo per alcuni parassiti intestinali. Le zecche, sebbene meno frequenti nel gatto rispetto al cane, possono trasmettere agenti patogeni e causare infiammazioni locali.

I parassiti intestinali, invece, possono rimanere silenti per lungo tempo oppure manifestarsi con sintomi come diarrea, vomito, dimagrimento e pelo opaco. In alcuni casi, soprattutto nei soggetti giovani, anziani o debilitati, possono incidere in modo significativo sulla salute generale.

Il gatto che vive in casa è davvero al sicuro?

Uno dei dubbi più frequenti riguarda i gatti che vivono esclusivamente in appartamento. È importante sapere che vivere in casa non equivale a rischio zero.
Le pulci possono essere trasportate all’interno dell’abitazione attraverso scarpe, vestiti, borse o altri animali. Inoltre, balconi, terrazzi, giardini condominiali o semplici contatti occasionali con l’esterno possono rappresentare una fonte di esposizione.

Il livello di rischio è sicuramente inferiore rispetto a un gatto che esce regolarmente, ma questo non significa che la prevenzione possa essere trascurata. La strategia antiparassitaria va quindi modulata in base allo stile di vita reale del gatto.

I principali parassiti del gatto

Parassiti esterni

Tra i più comuni troviamo:

  • Pulci, responsabili di prurito, lesioni cutanee e dermatite allergica
  • Zecche, più presenti nei gatti che frequentano aree verdi
  • Acari, che possono causare problemi cutanei e auricolari

Anche quando non sono visibili a occhio nudo, questi parassiti possono essere presenti e causare disturbi progressivi.

Parassiti interni

I più frequenti sono i vermi intestinali, che il gatto può contrarre ingerendo pulci, cibo contaminato o piccole prede. In molti casi l’infestazione non dà sintomi evidenti, ma può comunque influire negativamente sulla salute dell’animale.

Quali antiparassitari esistono per il gatto

In commercio sono disponibili diverse tipologie di antiparassitari, ciascuna con indicazioni specifiche.

Spot-on (pipette)

Sono tra i prodotti più utilizzati. Si applicano direttamente sulla cute, in genere una volta al mese.
Sono pratici, ben tollerati dalla maggior parte dei gatti e garantiscono una protezione efficace se applicati correttamente.

Collari antiparassitari

Offrono una protezione di lunga durata e possono essere utili nei gatti che vivono all’esterno. È importante però valutare la tollerabilità del singolo gatto e scegliere prodotti specifici per la specie felina, dotati di sistemi di sicurezza.

Spray e shampoo

Vengono usati in situazioni particolari, come infestazioni importanti o su indicazione del veterinario. Possono risultare meno pratici nella gestione quotidiana.

Trattamenti combinati

Alcuni prodotti consentono di proteggere contemporaneamente da parassiti esterni e interni. La scelta di questi protocolli deve sempre essere personalizzata.

Come scegliere l’antiparassitario più adatto

La scelta dell’antiparassitario non dovrebbe mai essere casuale. Il veterinario valuta diversi fattori, tra cui:

  • stile di vita (gatto indoor o outdoor)
  • presenza di altri animali in casa
  • età e peso
  • stato di salute generale
  • eventuali precedenti reazioni a farmaci

⚠️ Un aspetto fondamentale riguarda la sicurezza:
i prodotti antiparassitari per cani non devono mai essere utilizzati sui gatti. Alcuni principi attivi, come la permetrina, sono estremamente tossici per la specie felina e possono provocare gravi sintomi neurologici anche in seguito a semplice contatto.

Ogni quanto va applicato l’antiparassitario

La frequenza di somministrazione dipende dal prodotto utilizzato e dal rischio a cui è esposto il gatto.
Nella maggior parte dei casi, i trattamenti hanno una durata mensile, ma la continuità è essenziale per mantenere la protezione nel tempo.

Interrompere o dimenticare le applicazioni può favorire nuove infestazioni, soprattutto nei periodi più a rischio o in ambienti già contaminati.

Non solo il gatto: l’importanza dell’ambiente

Nel caso delle pulci, l’animale rappresenta solo una parte del problema. Uova e larve possono essere presenti nell’ambiente domestico, rendendo inefficace il solo trattamento del gatto.

Per una prevenzione completa è utile:

  • lavare regolarmente cucce, coperte e tessuti
  • aspirare tappeti, divani e angoli della casa
  • trattare tutti gli animali conviventi secondo le indicazioni veterinarie

Effetti collaterali: cosa è normale e quando preoccuparsi

Gli antiparassitari moderni sono generalmente sicuri, ma come tutti i prodotti farmacologici possono causare effetti indesiderati, fortunatamente rari.

I più comuni sono:

  • lieve arrossamento o prurito nella zona di applicazione
  • temporanea perdita di pelo localizzata

Sintomi più gravi, come abbattimento, vomito persistente, tremori o difficoltà di coordinazione, richiedono invece un intervento veterinario immediato.

Conclusione

La prevenzione antiparassitaria è un pilastro fondamentale della salute del gatto. Un piano personalizzato, costruito insieme al veterinario, permette di proteggere efficacemente l’animale, riducendo il rischio di malattie e migliorando la sua qualità di vita.

Prendersi cura del proprio gatto significa anche prevenire, con scelte consapevoli e sicure, problemi che possono essere evitati con semplici ma fondamentali accorgimenti.

Per qualsiasi informazione contattaci allo 0521 841900.


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08/Apr/2026


La filariosi nel cane è una malattia parassitaria grave ma prevenibile, ancora molto diffusa in Italia. È causata da parassiti trasmessi dalle zanzare e può colpire organi vitali come cuore e polmoni. Spesso evolve in modo silenzioso e viene scoperta solo quando i danni sono già avanzati. Per questo informazione e prevenzione sono fondamentali.

In questo articolo spieghiamo cos’è la filariosi, come si manifesta, come viene diagnosticata e perché la prevenzione resta la strategia più efficace.

Che cos’è la filariosi nel cane

La filariosi (o dirofilariosi) è una malattia infettiva causata da nematodi (vermi) del genere Dirofilaria. Nel cane si distinguono due forme principali, diverse per localizzazione e gravità.

Filariosi cardiopolmonare (Dirofilaria immitis)

È la forma più pericolosa. I parassiti adulti vivono nel cuore e nelle arterie polmonari, dove possono raggiungere dimensioni importanti. La loro presenza provoca infiammazione, ostruzione del flusso sanguigno e sovraccarico cardiaco.

Se non trattata, la filariosi cardiopolmonare può portare a:

  • insufficienza cardiaca
  • ipertensione polmonare
  • danni irreversibili agli organi
  • nei casi gravi, morte dell’animale

Filariosi sottocutanea (Dirofilaria repens)

In questo caso i parassiti si localizzano nel tessuto sottocutaneo. Può manifestarsi con noduli o gonfiori sotto la pelle, spesso non dolorosi. È generalmente meno grave, ma va comunque diagnosticata e trattata correttamente.

Come si trasmette la filariosi

La filariosi non è contagiosa direttamente tra cani. La trasmissione avviene esclusivamente tramite la puntura di zanzare infette.

Il ciclo è questo:

  1. la zanzara punge un cane infetto e ingerisce le larve (microfilarie);
  2. le larve maturano all’interno della zanzara;
  3. con una nuova puntura, la zanzara trasmette le larve a un altro cane;
  4. nel tempo, le larve diventano parassiti adulti.

Per questo motivo:

  • il rischio aumenta nei mesi caldi;
  • anche i cani che vivono in casa non sono al sicuro;
  • la diffusione è favorita dai cambiamenti climatici.

Sintomi della filariosi nel cane

Uno degli aspetti più insidiosi della filariosi è che nelle fasi iniziali può non dare sintomi evidenti. Il cane può sembrare in salute per mesi o anni.

Sintomi iniziali

  • affaticamento dopo sforzi lievi
  • minore voglia di giocare
  • tosse occasionale

Sintomi avanzati (soprattutto nella forma cardiopolmonare)

  • tosse persistente
  • difficoltà respiratoria
  • dimagrimento
  • svenimenti
  • gonfiore dell’addome
  • debolezza marcata

👉 Quando compaiono questi segni, la malattia è spesso già in fase avanzata.

Come si diagnostica la filariosi

La diagnosi è di competenza veterinaria e si basa su più strumenti.

Test del sangue

Sono test rapidi e specifici che permettono di individuare:

  • antigeni dei parassiti adulti
  • presenza di microfilarie nel sangue

Esami di approfondimento

Nei casi positivi o sospetti possono essere indicati:

  • radiografie toraciche
  • ecocardiografia
  • esami ematochimici

Questi esami aiutano a valutare la gravità della malattia e a pianificare il trattamento più sicuro.

Cura della filariosi nel cane

Il trattamento varia in base alla forma e allo stadio della malattia.

Trattamento della filariosi cardiopolmonare

È un percorso complesso e delicato, che deve essere gestito esclusivamente dal veterinario. Può includere:

  • farmaci specifici per eliminare i parassiti adulti
  • terapia per le microfilarie
  • farmaci di supporto per cuore e polmoni
  • riposo rigoroso per settimane o mesi

In alcuni casi è necessario il ricovero o un monitoraggio frequente.

Trattamento della filariosi sottocutanea

Generalmente più semplice, ma comunque personalizzato in base al cane e alla localizzazione dei parassiti.

Prevenzione della filariosi: perché è fondamentale

La prevenzione è il vero punto di forza contro la filariosi. Evita la malattia e i trattamenti complessi.

Come si fa prevenzione

Oggi esistono diverse opzioni:

  • compresse orali mensili
  • prodotti spot-on
  • iniezioni a lunga durata

Il veterinario sceglie il protocollo più adatto considerando:

  • età e peso del cane
  • stile di vita
  • zona geografica
  • eventuali viaggi

👉 Prima di iniziare la prevenzione è importante eseguire un test diagnostico, soprattutto nei cani adulti.

Filariosi e viaggi: attenzione alle zone a rischio

Portare il cane in vacanza può aumentare il rischio di esposizione, soprattutto in:

  • zone umide
  • aree fluviali
  • regioni del Centro e Nord Italia

Conclusioni:

Se hai in programma un viaggio nelle zone a rischio o necessiti di maggiori informazioni contattaci allo 0521 841900.


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01/Apr/2026


L’intossicazione alimentare rappresenta una delle emergenze veterinarie più frequenti nella pratica clinica quotidiana. Molti proprietari, spesso in buona fede, offrono ai propri animali alimenti destinati al consumo umano, ignorando che alcuni cibi comuni possono essere estremamente pericolosi o addirittura letali per cani e gatti.

In questo articolo vogliamo fornire una guida veterinaria completa, aggiornata e affidabile, utile a riconoscere gli alimenti tossici, prevenirne l’ingestione accidentale e sapere come intervenire tempestivamente.

🧠 Perché alcuni alimenti sono tossici per cani e gatti?

Cani e gatti presentano meccanismi metabolici diversi da quelli umani. Il loro fegato, i reni e il sistema nervoso non sono sempre in grado di metabolizzare correttamente determinate sostanze presenti negli alimenti.

Alcuni cibi contengono:

  • principi attivi tossici
  • sostanze stimolanti
  • composti ossidativi
  • componenti irritanti per l’apparato gastrointestinale
  • zuccheri o grassi in eccesso

Anche quantità apparentemente minime possono causare sintomi gravi, soprattutto nei soggetti di piccola taglia, anziani o con patologie preesistenti .

🚨 Sintomi di possibile intossicazione alimentare

I segni clinici possono variare in base alla sostanza ingerita, alla quantità e alla sensibilità individuale dell’animale. I sintomi più comuni includono:

  • vomito e diarrea
  • ipersalivazione
  • dolore addominale
  • letargia o abbattimento
  • tremori muscolari
  • convulsioni
  • difficoltà respiratorie
  • alterazioni del ritmo cardiaco
  • insufficienza renale o epatica

📌 In presenza di uno o più di questi sintomi è fondamentale rivolgersi immediatamente al veterinario, senza tentare rimedi casalinghi .

🍽️ Alimenti assolutamente vietati per cani e gatti

🍫 Cioccolato e cacao

Il cioccolato contiene teobromina e caffeina, sostanze che cani e gatti metabolizzano molto lentamente. Il rischio aumenta con:

  • cioccolato fondente
  • cacao in polvere
  • dolci da forno

I sintomi includono iperattività, tachicardia, tremori, convulsioni e morte nei casi più gravi.

🍇 Uva e uvetta

L’ingestione anche di piccole quantità può provocare insufficienza renale acuta nel cane. Il meccanismo tossico non è ancora completamente chiarito, ma l’effetto è imprevedibile e potenzialmente fatale.

🧅 Cipolla, aglio, porro e scalogno

Tutti gli alimenti appartenenti alla famiglia delle Alliaceae contengono composti solforati che danneggiano i globuli rossi, causando anemia emolitica. Sono tossici:

  • crudi
  • cotti
  • disidratati
  • in polvere

L’intossicazione può manifestarsi anche diversi giorni dopo l’ingestione .

🍬 Xilitolo

Dolcificante artificiale presente in:

  • chewing-gum
  • caramelle
  • prodotti “senza zucchero”
  • dentifrici

Nel cane provoca un rilascio massivo di insulina, con grave ipoglicemia e possibile insufficienza epatica acuta. È una delle intossicazioni più pericolose e rapide.

Caffeina, caffè, tè e bevande energetiche

La caffeina agisce come potente stimolante sul sistema nervoso e cardiovascolare, causando:

  • agitazione
  • aritmie
  • tremori
  • collasso

Anche fondi di caffè e capsule esauste sono potenzialmente tossici.

🍺 Alcol e luppolo

L’alcol deprime il sistema nervoso centrale e può causare ipotermia, ipoglicemia e coma. Il luppolo, invece, è responsabile di ipertermia maligna nei cani, una condizione potenzialmente fatale .

🥜 Noci di macadamia

Specificamente tossiche per il cane, possono causare:

  • debolezza
  • tremori
  • rigidità muscolare
  • ipertermia

I sintomi compaiono generalmente entro 12 ore dall’ingestione .

🐱 Altri alimenti e sostanze da evitare

  • Latte e latticini: frequente intolleranza al lattosio
  • Ossa cotte: rischio di perforazioni e occlusioni intestinali
  • Alimenti grassi e fritti: predisposizione a pancreatite
  • Pesce e carne crudi: rischio microbiologico e parassitario
  • Funghi selvatici: elevata variabilità di tossicità
  • Patate crude e germogli: contengono solanina
  • Avocado: presenza di persina, tossica soprattutto per alcune specie .

🛡️ Prevenzione: il ruolo fondamentale del proprietario

La prevenzione resta l’arma più efficace contro le intossicazioni alimentari:

✔️ Non somministrare avanzi della tavola
✔️ Conservare cibi pericolosi fuori dalla portata degli animali
✔️ Educare tutta la famiglia (bambini compresi)
✔️ Seguire un’alimentazione bilanciata consigliata dal veterinario
✔️ In caso di dubbio, non offrire l’alimento

🩺 Cosa fare in caso di ingestione accidentale?

  1. Non indurre il vomito senza indicazione veterinaria
  2. Non somministrare farmaci “fai da te”
  3. Contattare immediatamente il veterinario
  4. Fornire informazioni precise su:
    • alimento ingerito
    • quantità
    • ora dell’ingestione
    • peso dell’animale

La tempestività dell’intervento può fare la differenza tra una semplice osservazione e una situazione critica.

🐾 Conclusione

Se sospetti che il tuo peloso abbia ingerito un alimento tossico o necessiti di maggiori informazioni contattaci telefonicamente allo 0521 841900.





DA SEMPRE, CON VOI




+39 331 9145483 CLINICA

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Direttore Sanitario Dr. Giacomo Riva iscritto all’Ordine dei Veterinari di Parma al n° 487




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