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Sospetto un colpo di calore: cosa faccio?

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Facciamo il punto, se il vostro animale:

  • è debole, non si regge in piedi
  • respira in modo affannoso, con la lingua di fuori
  • ha le mucose cariche, color mattone

L’indicazione principale è senza dubbio di raggiungere di corsa un pronto soccorso veterinario: non si tratta di una situazione che si può gestire a casa ma è fondamentale l’aiuto di un medico veterinario e, a seconda della diagnosi, di una terapia intensiva.

Nel mentre può essere utile:

  • fare spugnature di acqua fresca su arti, orecchie e muso (sconsigliato l’uso di alcol o altre sostanze)
  • offrire da bere spesso, solo acqua a temperatura ambiente, a piccoli sorsi
  • posizionare l’animale al fresco, all’ombra, in zona ventilata o se possibile in casa con ventilatore acceso

 

Un concetto fondamentale è che il raffreddamento deve essere graduale, al fine di raggiungere la giusta temperatura in sicurezza in quanto ci sono diversi pericoli in agguato procedendo troppo rapidamente: acqua fredda e ghiaccio non sono alleati in questa situazione!

Per sapere come prevenire il colpo di calore, ecco un link utile.


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Tutti siamo sensibili alle alte temperature: c’è chi suda tantissimo ma preferisce stare fuori all’aria aperta, chi si rintana in casa per tutta l’estate con il ventilatore e chi cerca immancabilmente di sostare nei negozi al fresco dell’aria condizionata. E i nostri amici animali come si comportano? Avrete sicuramente notato che d’estate tendono a muoversi di meno, a bere di più, a riposare all’ombra… anche fra gli animali c’è chi preferisce l’ombra dell’albero a quella del letto del proprio padrone. Ma veniamo al dunque: loro sono programmati per sopravvivere in condizioni di alte temperature per brevi periodi e questo grazie a madre natura; è abbastanza ovvio, quindi, che l’unica cosa che possiamo fare per aiutarli è fare in modo che possano sempre e comunque esprimere i loro normali comportamenti protettivi.

Il colpo di calore prende alla sprovvista, quindi? Oppure… no? Attenzione al sole diretto, alle ore più calde… sembrano indicazioni da telegiornale estivo, eppure proprio di buonsenso si tratta nella maggior parte dei casi. Ecco qualche semplice indicazione da seguire per prevenire questa problematica.

  1. l’animale non va lasciato in macchina, mai, neanche con il finestrino un po’ abbassato (la temperatura può aumentare molto rapidamente, e magari noi non ce ne accorgiamo subito;
  2. niente passeggiata alle due del pomeriggio: come per noi, le ore più calde non sono l’ideale per la passeggiata, il giro in bicicletta che costringe il cane a un trotto veloce e sfiancante, i giochi sotto il sole diretto: sull’asfalto inoltre c’è il rischio di incorrere nell’ustione dei cuscinetti; meglio prediligere orari adatti anche alle nostre uscite, in mattinata o nel tardo pomeriggio o anche verso sera;
  3. l’animale non va lasciato in un recinto senza ombra: può sembrare banale ma anche il cane più rustico ha bisogno di uno spazio abbastanza ampio e ricco che gli permetta di trovare riparo quando ne ha bisogno!
  4. l’animale deve avere sempre a disposizione dell’acqua fresca e pulita: l’idratazione è importante perché durante la termoregolazione si perdono molti liquidi, più di quanti se ne assorbono normalmente quando la temperatura esterna è mite. Il cane aumenta la frequenza respiratoria per espellere calore con la lingua; per lui come per noi è quindi fondamentale non rimanere mai senza nelle ore calde! Per quanto riguarda il gatto, è ancora meno in gamba con la termoregolazione: non troverete un gatto con la lingua a penzoloni facilmente, se succede purtroppo non sta molto bene; al contrario, per un cane è normalissimo!
  5. Queste regole e ancora maggior premura sono fondamentali nei cani di razza brachicefali come carlini, bulldog inglese e bulldog francese. I brachicefali sono un po’ sfortunati: per loro il colpo di calore è dietro l’angolo anche con le prime avvisaglie di caldo, per il semplice fatto che sono sempre “in affanno” in modo parafisiologico, e abbiamo visto quanto sia importante il respiro per la termoregolazione!

 

Per sapere cosa fare se pensate che il vostro animale sia affetto da questa problematica eccovi un link utile.



LA DERMATITE ALLERGICA DA PULCI

Il cane e il gatto con la dermatite allergica da pulci si riconoscono perché hanno un prurito molto intenso soprattutto a livello di dorso, lombi e coda. Come conseguenza possono presentare delle lesioni alopeciche (senza pelo), con papule e croste, e a furia di grattare si creano ulteriori lesioni che possono infettarsi. La gravità è data dal grado di ipersensibilità che sviluppa l’animale nei confronti di alcune componenti presenti nella saliva della pulce: alla prima puntura di pulce generalmente non succede niente, ma già alla seconda si possono sviluppare dei processi allergici notevoli.

Mentre il gatto è un animale che tende a fare molta attenzione alla pulizia, e quindi riesce a venire a capo della maggior parte delle pulci durante il processo di leccamento del pelo, il cane no, per cui è facile che presenti delle infestazioni più gravi. Ad ogni modo, anche un singolo morso di pulce, in un soggetto allergico, può risultare molto fastidioso: le zone colpite diventano rosse e gonfie, e molto pruriginose.

La terapia consiste nel prevenire qualsiasi incontro con le pulci attraverso un’attenta profilassi annuale: eh sì, perché le pulci prediligono temperature miti, che sono presenti tutto l’anno nelle nostre case. Una volta individuato un soggetto allergico, ad ogni modo, oltre ad eliminare le pulci e a disinfestare gli ambienti, il veterinario provvede a somministrare una terapia sintomatica per dare sollievo all’animale e proteggerlo da ulteriori lesioni da grattamento.

 


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Il forasacchi, una volta raggiunta una sede anatomica, generalmente si comporta come un corpo estraneo che il sistema immunitario deve combattere.

Ecco come ci comportiamo a seconda della sede in cui lo troviamo nel nostro paziente:

  • NASO: in anestesia si procede a una rinoscopia (tecnica endoscopica che permette di visualizzare l’interno del naso con una videocamera) e una volta trovata la spighetta viene rimossa in tutte le sue parti con una pinza apposita.
  • OCCHIO: ci si avvale di un po’ di anestetico locale e di una pinza di piccole dimensioni, se il paziente è molto buono è una procedura rapida
  • ORECCHIO: in questo caso lo strumento che utilizziamo per visualizzare il forasacchi è l’otoscopio, e l’estrazione si fa con una pinza apposita; se il paziente si agita è consigliato ricorrere a una sedazione perché si rischierebbe di lesionare un’importante struttura limitrofa: il timpano!
  • SPAZI INTERDIGITALI, MUCOSE, CUTE: se il forasacchi è visibile si procede alla rimozione, ma è sempre utile esaminare la zona con l’ausilio dell’ecografo, perché a volte alcune porzioni rimangono in superficie e altre riescono a penetrare la cute in profondità e sono quelle che poi migrano diventando un vero e proprio corpo estraneo; la rimozione sotto diretta visione ecografica è molto utile, basti pensare che prima si doveva procedere alla cieca: molto meglio, no?
  • APPARATO RESPIRATORIO: in caso di tosse cronica, febbre persistente, o quando l’animale inizia a tossire proprio dopo una bella scampagnata, l’approccio consigliato è sempre l’endoscopia in anestesia generale andando a visualizzare l’albero bronchiale (broncoscopia). Talvolta purtroppo il forasacchi penetra nel polmone e in questi casi è spesso necessario ricorrere all’esplorazione chirurgica del torace.

 





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