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vaccino - Centro Veterinario San Martino

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06/Mag/2026


La leishmaniosi è una malattia infettiva seria e spesso cronica. In Italia è presente in molte aree, e la prevenzione resta il modo più efficace per ridurre il rischio. Conoscere come si trasmette e quali segnali osservare aiuta a intervenire in tempo.

Cos’è la leishmaniosi canina

La leishmaniosi è causata da un protozoo (un parassita microscopico) del genere Leishmania. Nel bacino del Mediterraneo la specie più coinvolta è spesso Leishmania infantum. Il cane è un ospite molto suscettibile e può avere un ruolo importante come serbatoio dell’infezione (cioè può contribuire a mantenere il parassita in circolo tramite il vettore).

Perché viene definita “cronica”

In molti cani l’infezione può rimanere “silenziosa” a lungo. I segni clinici (cioè i sintomi visibili) possono comparire dopo mesi o anche anni, e la malattia può alternare fasi di miglioramento e ricadute.

Come si trasmette: il ruolo dei pappataci

La leishmania non si trasmette direttamente da cane a cane come un raffreddore. La via principale è la puntura dei flebotomi (detti anche pappataci o “moscerini della sabbia”).

Quando pungono di più

I pappataci sono spesso più attivi al crepuscolo e di notte. In molte zone italiane l’attività aumenta nei mesi caldi (spesso tra maggio e ottobre), anche se clima e micro-ambiente possono anticipare o prolungare il periodo di rischio.

Il rischio non è “solo al Sud”

Storicamente il rischio era maggiore in alcune aree del Centro-Sud, ma oggi la presenza di flebotomi e casi autoctoni (cioè “locali”) è segnalata anche in altre zone. Per questo, ragionare solo per “latitudine” può essere fuorviante: conta dove vive il cane, dove viaggia e che tipo di prevenzione fa.

Quali cani sono più esposti

Non esiste il “cane immune”. Il rischio aumenta però se:

  • il cane vive molto all’aperto, soprattutto la sera/notte;
  • frequenta aree con vegetazione, muretti, ricoveri, zone umide o riparate (ambienti favorevoli ai flebotomi);
  • viaggia in aree endemiche (vacanze, seconde case, trasferimenti);
  • ha difese immunitarie più fragili (per età, altre malattie, terapie: qui serve sempre il consiglio del veterinario).

Sintomi: quali segnali possono far sospettare la leishmaniosi

La leishmaniosi può dare segni molto diversi tra un cane e l’altro. Alcuni sintomi sono generici e possono assomigliare ad altre patologie. Per questo è importante non “autodiagnosticare”, ma fare una visita se qualcosa non torna.

Segnali iniziali, spesso sottovalutati

  • stanchezza e ridotta voglia di muoversi
  • dimagrimento o appetito “capriccioso”
  • linfonodi aumentati (ghiandole palpabili)

Sintomi cutanei (pelle e pelo)

Sono molto frequenti e possono includere:

  • forfora, pelo opaco, perdita di pelo
  • lesioni, ulcere, croste
  • ispessimento della pelle in alcune zone (per esempio su naso o cuscinetti)

Occhi, naso, articolazioni e organi interni

In alcuni casi si possono osservare:

  • problemi oculari (arrossamento, infiammazioni)
  • epistassi (sangue dal naso)
  • dolori articolari o zoppia
  • segni legati ai reni (che a volte emergono dagli esami prima che “si vedano”).

Diagnosi: come si fa a sapere se un cane è positivo

La diagnosi non si basa solo sui sintomi. In genere si usano:

  • test sierologici (ricerca di anticorpi nel sangue)
  • esami del sangue e delle urine per valutare lo stato generale e possibili complicazioni
  • in alcuni casi test più specifici (su indicazione del veterinario).

Un punto importante: dopo la puntura infettante può servire tempo prima che alcuni test risultino affidabili. Per questo i controlli vanno programmati con criterio, soprattutto dopo soggiorni in aree a rischio.

Prevenzione: cosa funziona davvero

Qui vale una regola semplice: la prevenzione è più facile della gestione di una malattia cronica.

1) Protezione contro i flebotomi

Le misure più usate sono prodotti veterinari con azione repellente/insetticida (per ridurre le punture). In base allo stile di vita del cane, il veterinario può valutare:

  • spot-on (pipette) con durata limitata e applicazioni regolari
  • collari con durata più lunga
    (la scelta dipende da età, peso, ambiente, altri animali in casa, abitudini).

2) Vaccinazione: utile, ma non “magica”

Esistono vaccini che possono far parte della strategia preventiva in cani idonei. Ma la vaccinazione non sostituisce la protezione contro i pappataci: le due cose, di solito, si ragionano insieme.

3) Comportamenti che riducono il rischio

Soprattutto nei periodi caldi e nelle zone a rischio:

  • limitare le uscite nelle ore serali/notturne
  • evitare che il cane dorma fuori di notte
  • ridurre la presenza di rifugi umidi e bui vicino a casa (quando possibile).

4) Screening e controlli programmati

Per cani che vivono in aree a rischio o viaggiano spesso, i controlli periodici aiutano a intercettare precocemente eventuali segnali. La frequenza va personalizzata dal veterinario.

La leishmaniosi si può curare?

Oggi esistono terapie che possono controllare i sintomi e ridurre la carica parassitaria, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita. In molti casi la gestione è a lungo termine e richiede monitoraggi regolari (per esempio per valutare reni e risposta alle cure). La “guarigione completa” può essere difficile e dipende da molti fattori individuali.

Quando contattare il veterinario

Prenota una visita se il tuo cane:

  • perde peso senza motivo, è stanco da giorni o “non è lui”
  • ha lesioni cutanee persistenti o perdita di pelo anomala
  • ha sanguinamento dal naso, problemi agli occhi o zoppia senza spiegazione
  • ha soggiornato in zone a rischio e vuoi impostare un piano di prevenzione personalizzato.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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07/Ott/2022

1. Come si trasmette?

La leishmaniosi è una grave malattia causata da un parassita (leishmania infantum) trasmesso con la puntura di insetti chiamati flebotomi o pappataci. Si tratta di piccoli insetti ematofagi di colore giallo-marrone, simili alle zanzare, che si attivano durante le ore serali e che si muovono silenziosamente, senza emettere ronzii, grazie alla peluria presente sul loro corpo.

Perché avvenga la trasmissione della malattia, il flebotomo deve pungere un cane infetto, assumere il parassita e iniettarlo in altri cani quando punge nuovamente.

Oltre al cane, la leishmaniosi può essere trasmessa anche all’uomo ed occasionalmente ad altri animali come gatti, bovini e cavalli.

2. Quali sono le zone a rischio?

In Italia, fino a qualche anno fa, la leishmaniosi era considerata endemica nelle aree costiere del Centro-Sud, in Liguria e nelle isole. A seguito dei recenti cambiamenti climatici e della sempre più frequente movimentazione di cani infetti tra paesi e regioni, sono comparsi focolai di malattia in tutta la penisola, comprese le zone collinari di Marche ed Emilia Romagna e le regioni del Nord Italia.

3. Quali sono i sintomi della leishmaniosi nel cane?

Il periodo di incubazione della leishmaniosi può variare da alcuni mesi fino ad anni. Fra le manifestazioni cliniche più frequenti si possono osservare: 

  • Letargia
  • Dimagrimento
  • Dermatite desquamativa e alopecia in diverse zone del corpo
  • Epistassi (perdita di sangue dal naso)
  • Onicogrifosi (crescita accelerata delle unghie)
  • Lesioni oculari
  • Dolori articolari
  • Linfoadenopatia con ingrossamento dei linfonodi

Il decorso della malattia è estremamente variabile e dipende dalla risposta immunitaria dei soggetti colpiti. Nel medio-lungo periodo, a causa di un processo infiammatorio che colpisce il glomerulo renale, i cani affetti da leishmaniosi sviluppano una insufficienza renale cronica, che rappresenta la causa più frequente di decesso. 

5. Come si può prevenire?

In assenza di una cura risolutiva della malattia, che spesso si protrae per tutta la vita dell’animale, la prevenzione della leishmaniosi rappresenta un intervento estremamente importante. 

Lo schema di profilassi della leishmaniosi prevede l’azione combinata di repellenza e vaccinazione. 

Repellenza:

la prima forma di prevenzione è la protezione del cane dalla puntura del pappatacio mediante l’utilizzo di antiparassitari (spray/collari/spot-on) che abbiano un’azione repellente nei confronti di questo insetto. I principi attivi più utilizzati sono i piretroidi (come deltametrina e permetrina). Il periodo di applicazione può essere limitato al periodo di attività dei pappataci, che in Italia inizia a maggio e termina da settembre a novembre in base del clima della regione geografica.

Vaccino:

il vaccino contro la leishmaniosi non impedisce il contagio ma protegge il cane dall’interno stimolando la risposta immunitaria e, nel caso in cui l’infezione avvenga, riduce la gravità della malattia. Il ciclo vaccinale prevede una prima singola dose di vaccino, a partire dai 6 mesi di vita, che conferirà protezione verso la malattia 4 settimane dopo la somministrazione per la durata di un anno.

 

Nella cura, ma soprattutto nella prevenzione di questa grave malattia, il confronto tra proprietario e veterinario è determinante: rivolgiti al tuo veterinario sia per consigli sulla scelta dei prodotti più adeguati che per ricevere informazioni sui progressi delle strategie di lotta alla leishmaniosi, come il vaccino.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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10/Mar/2022

La “Rinotracheite infettiva del bovino”, nota con l’acronimo IBR, è una malattia dei bovini causata da un virus (BoHV-1)

Chi colpisce l’IBR?

Non solo il bovino!

Anche bufali, bisonti, ovini, caprini, suini e diversi selvatici.

Non è pericoloso per l’uomo.

Perché è pericoloso?

Il virus che causa questa malattia ha una caratteristica particolare: si “annida” nell’organismo, e “viene fuori” quando l’animale è stressato o immunodepresso. 

Questa peculiarità si chiama latenza

In pratica, il comportamento è simile alla varicella umana, che in particolari condizioni, può manifestarsi come Fuoco di Sant’Antonio.

Le condizioni che favoriscono la ricomparsa dei sintomi possono essere, ad esempio, la concomitanza con altre patologie, il trasporto, cambi di alimentazione.

Perché è nell’interesse dell’allevatore controllare l’infezione?

Questa malattia può causare ingenti perdite economiche, dovute a mortalità, grave affezione dello stato generale dell’animale, aborti.

Come riconosco l’IBR?

Vi sono due forme cliniche principali: una respiratoria, ed una genitale.

  • Per la respiratoria si rilevano febbre, tosse, scolo nasale, congiuntivite, brusco calo della produzione lattea, aborto o infertilità.
  • Per la forma genitale, invece, causa la comparsa di pustole biancastre sulla vulva o sul pene, a seconda del sesso.

Generalmente, l’aborto avviene tra il quinto ed il settimo mese di gravidanza.

Come faccio a sapere se c’è nella mia stalla?

Per prima cosa, è indispensabile il parere del veterinario di fiducia.

Si può cercare direttamente il virus su animali sintomatici o sul feto abortito, oppure si può provare il “passaggio” del virus attraverso la ricerca di anticorpi specifici.

Saranno positivi alla ricerca di anticorpi gli animali che sono stati infettati, i vaccinati, e i vitelli fino ai 6 mesi di età che hanno assunto il colostro della madre positiva o vaccinata.

Con alcuni vaccini si può distinguere tra animali che sono stati infettati e vaccinati.

Come faccio a sconfiggere l’IBR?

Prevenire è meglio che curare. 

Limitare al minimo indispensabile gli acquisti e le movimentazioni di animali. Meglio evitare del tutto di “portare” il virus in stalla.

Se non c’è circolazione virale in stalla, quindi è sieronegativa, attenersi a più rigorosi standard di biosicurezza (non comprare animali se non necessario, e se capita di doverne comprare, preferire animali provenienti da stalle di allevatori sieronegative a basso rischio o indenni). 

Se la stalla è sieropositiva, controllare e minimizzare sempre l’acquisto di animali, vaccinare (meglio con vaccino marker) a tappeto (NOTA BENE: leggere con MOLTA ATTENZIONE il libretto illustrativo dei vaccini. Fare affidamento al veterinario di fiducia). 

Mettere come criterio di decisione di riforma la sieropositività (da virus e non da vaccino) per la riforma (es: devo scegliere chi riformare tra due animali, se uno è positivo a virus o anticorpi contro lo stesso non derivanti da vaccino, gli do la priorità).

Riassumendo:

Hai comprato animali, hai problemi di fertilità, e sono presenti casi di positività a prove antigeniche (virus) o sierologiche (anticorpi)?

  • Controllo sierologico (Sieroneutralizzazione virale / test ELISA) su tutti gli animali di nuova introduzione ed isolamento/eliminazione dei soggetti infetti
  • Quarantena per i soggetti di nuova introduzione con due controlli sierologici a distanza almeno di 3 settimane
  • Impiego di vaccini marker (deleti gE negativi), inattivati o vivi attenuati, sulla base dello stato sanitario dell’allevamento 
  • Controllo dei maschi adibiti alla fecondazione (toro se presente in mandria)
  • Profilassi igienico-sanitaria ed applicazione di adeguate misure di biosicurezza per ridurre il rischio di introduzione/persistenza/diffusione del virus in allevamento

 

Se ancora hai dei dubbi a riguardo, guarda il video qui sotto!


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12/Apr/2021

Cos’è la BVD?

La diarrea virale bovina (BVD) è una malattia infettiva causata da un virus a RNA identificato con l’acronimo BVDV.

Perché conoscerla?

Influisce negativamente su diversi apparati/sistemi, con particolare riferimento alla sfera riproduttiva ed a quella immunitaria.

Come agisce la BVD?

Il virus BVDV infetta tipicamente il bovino, e ha il suo “serbatoio” in soggetti immunotolleranti, infetti in modo persistente, soggetti che rilasciano grandi quantità di virus e possono essere pericolosi per la redditività aziendale.

Se l’infezione avviene tra i 30 e i 120 giorni di gestazione il virus arriva al feto, e non viene riconosciuto come estraneo, e quindi non sviluppa una reazione immunitaria; questo comporta la nascita di un vitello normale, ma persistentemente infetto dal virus BVDV, che può essere asintomatico.

Nel mio allevamento c’è la BVD?

Per accorgersi della presenza di questo temibile virus si possono analizzare:

  • A) Sintomi clinici:
    • apparato digerente: diarrea, lesioni erosive a livello orale, evidente interessamento delle strutture linfatiche.
    • apparato riproduttivo: aborto, riduzione del tasso di concepimento, aumento dei riassorbimenti e nascita di soggetti malformati.
    • sistema immunitario: aumento di patologie infettive in allevamento, quali forme respiratorie, mastiti, forme enteriche.
    • negli immunotolleranti, dove la manifestazione clinica con maggiori ripercussioni sulla salute dell’animale è identificata come “malattia delle mucose” (MD), l’esito è invariabilmente letale.

 

  • B) Analisi di laboratorio
    • Diagnosi indiretta, rivolta alla ricerca di anticorpi specifici per BVDV nel siero di sangue e/o nel latte;
    • Diagnosi diretta, tendente alla ricerca della presenza del virus in sé o, con alcune metodiche, del RNA virale.

L’ esame virologico eseguito a partire da un campione di tessuto sembra essere una delle strategie più efficaci per identificare ed eliminare tempestivamente i vitelli immunotolleranti. Questo tipo di analisi può cominciare poco dopo la nascita, effettuando il prelievo di una piccola porzione di tessuto cartilagineo dall’orecchio.

Ti invito a guardare questo video, se ancora hai dei dubbi.

https://www.youtube.com/watch?v=FDiRPIplSmE

 


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Nel cane le vaccinazioni non sono obbligatorie a meno che non si esca dal paese o non si partecipi a monte o esposizioni, in quel caso il vaccino per la rabbia, una malattia mortale che può colpire anche l’uomo e diverse specie, diventa obbligatorio.

Attenzione, informati per tempo prima della partenza presso il tuo veterinario di fiducia!

Invece per quanto riguarda le vaccinazioni di base esse non sono obbligatorie ma caldamente consigliate su tutto il territorio italiano.

Si tratta di:

  • cimurro
  • epatite infettiva
  • parvovirosi
  • leptospirosi

Si tratta di patologie purtroppo ancora frequenti nei non vaccinati che possono anche portare al decesso del cane.

Se un cane è particolarmente esposto ad ambienti in cui transitano tanti cani (pensioni, canili, corsi di addestramenti, allevamenti) allora può essere indicato aggiungere il vaccino contro la tracheobronchite infettiva.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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Posso uscire con il mio cucciolo di cane prima di averlo completamente vaccinato?

Questa domanda è tra le più frequenti durante la prima visita medica: perché, se è così importante farli socializzare, il mio veterinario mi sconsiglia di farlo? Sarà così importante questo vaccino?

Le malattie infettive sono numerosissime, molte fortunatamente non sono mortali, ma altre invece sì, in particolare nei primi mesi di vita. Contro di esse abbiamo un’unica arma veramente efficace ed è il vaccino. I cuccioli sono inizialmente protetti dal colostro della mamma, ma questa immunità  diminuisce in qualche settimana, ed espone il cucciolo che è particolarmente sensibile in particolare alla gastroenterite da parvovirus.

Dobbiamo mettere sul piatto della bilancia la salute e la socializzazione: è fondamentale, senza dubbio, preservare la loro sicurezza. Se desiderate assicurarvi una buona socializzazione, le soluzione sono molteplici:

  • adottate/comprate un cane che abbia passato il giusto tempo in compagnia della madre e dei fratelli: non prima dei 60 giorni e possibilmente anche un po’ di più
  • fatelo socializzare con adulti di cui conoscete lo stato di salute e la regolare vaccinazione/profilassi

Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

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LA LEISHMANIOSI CANINA

I pappataci o flebotomi trasmettono la leishmaniosi, una malattia cronica e ingravescente dalla quale l’animale fa fatica a guarire; con l’aiuto di una terapia lunga e complessa dal punto di vista gestionale è possibile mitigarne i sintomi nella maggior parte dei casi. Colpisce prevalentemente i cani, ma si tratta di una zoonosi (una malattia che colpisce anche l’uomo).

PREVENZIONE

L’ideale, se si vive in una zona a rischio, è mettere in atto tutte le misure di prevenzione a disposizione:

  • tenere il cane in casa di notte, i pappataci si nutrono all’alba e al tramonto
  • usare dei repellenti come collare o spot on, sono più efficaci degli spray
  • vaccinare il cane contro la leishmania

TRATTAMENTO

La leishmaniosi è una malattia cronica che richiede una terapia lunga, complessa, relativamente onerosa, in cui si è sempre sul “chi va là”, con numerosi controlli per verificare l’andamento e intervenire tempestivamente quando necessario. Non sempre la prima terapia che si sceglie è quella efficace: i fattori in gioco sono molti, e sarà cura del veterinario aggiustare il tiro di volta in volta anche in funzione di come risponde il soggetto.
In questo caso è senza dubbio meglio prevenire che curare, ma quando purtroppo qualcosa va storto, bisogna sapere che molti cani con la leishmaniosi conducono una vita di tutto rispetto per molti anni: è chiaro che si rende necessaria una grande collaborazione reciproca fra proprietario e veterinario per il bene del paziente, che ripone tutta la sua fiducia nelle “nostre” mani!

APPROFONDIMENTO

Per saperne di più sulla leishmaniosi umana consultate il sito dell’Istituto Superiore di Sanità.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

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