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cane - Centro Veterinario San Martino - Page 5

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Posso uscire con il mio cucciolo di cane prima di averlo completamente vaccinato?

Questa domanda è tra le più frequenti durante la prima visita medica: perché, se è così importante farli socializzare, il mio veterinario mi sconsiglia di farlo? Sarà così importante questo vaccino?

Le malattie infettive sono numerosissime, molte fortunatamente non sono mortali, ma altre invece sì, in particolare nei primi mesi di vita. Contro di esse abbiamo un’unica arma veramente efficace ed è il vaccino. I cuccioli sono inizialmente protetti dal colostro della mamma, ma questa immunità  diminuisce in qualche settimana, ed espone il cucciolo che è particolarmente sensibile in particolare alla gastroenterite da parvovirus.

Dobbiamo mettere sul piatto della bilancia la salute e la socializzazione: è fondamentale, senza dubbio, preservare la loro sicurezza. Se desiderate assicurarvi una buona socializzazione, le soluzione sono molteplici:

  • adottate/comprate un cane che abbia passato il giusto tempo in compagnia della madre e dei fratelli: non prima dei 60 giorni e possibilmente anche un po’ di più
  • fatelo socializzare con adulti di cui conoscete lo stato di salute e la regolare vaccinazione/profilassi

Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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5 COSE DA SAPERE SULLA TOXOPLASMOSI

La toxoplasmosi è una zoonosi  tra le più diffuse al mondo ed è causata da un microrganismo che può infettare molte specie animali: un vero opportunista! Questo piccolo parassita va a “incistarsi” nei vari tessuti e poi rimane lì senza fare danni per il resto della vita dell’ospite, a meno che quest’ultimo non sviluppi una grave compromissione del sistema immunitario. Dove va a “nascondersi”? Ovunque: muscoli, polmoni, cervello, fegato, tratto gastro-enterico. Viene poi disseminato nell’ambiente con le feci del gatto infetto, che rappresentano fonte di infezione per tutti gli altri animali (in particolare gli erbivori), e il suo “serbatoio ambientale”, l’animale attraverso cui continua a poter infettare il gatto, è rappresentato dal topo.

Sono incinta, devo dare via il mio gatto?

Quante volte ai veterinari viene posta questa domanda! La risposta, come capirete leggendo questi 5 punti chiave, è chiaramente negativa: con le dovute accortezze, il nostro amato felino domestico rappresenta un rischio che nel tempo, purtroppo, è sempre stato sovradimensionato.

1. IL TOXOPLASMA SI TROVA NELLA CARNE CRUDA O POCO COTTA E NELLA VERDURA CONTAMINATA NON ACCURATAMENTE LAVATA

Il toxoplasma viene trasmesso da un animale all’altro (incluso l’uomo) attraverso l’alimentazione con carne infetta, o ingestione di frutta e verdura dell’orto che non sia stava accuratamente lavata sotto l’acqua corrente (qui il rischio è rappresentato dalla possibile presenza di feci di gatto contententi il Toxoplasma). Solitamente, gli erbivori si infettano con la contaminazione del terreno e dei mangimi, mentre i carnivori mangiando la carne cruda degli animali infetti: un bel circolo vizioso!

2. PRESA UNA VOLTA, LA TOXOPLASMOSI NON SI PRENDE PIÙ

Il soggetto che contrae una toxoplasmosi resta protetto per tutta la vita, e questo vale sia per gli animali che per l’uomo. Solo negli individui con gravi carenze nelle difese immunitarie il microrganismo può tornare aggressivo. Questo significa anche che il vostro gatto, se si è ammalato di toxoplasmosi qualche anno fa, non potrà mai più trasmettervela.

3. LA TOXOPLASMOSI IN GRAVIDANZA RAPPRESENTA UN PERICOLO PER IL FETO

Le donne incinte vengono attentamente controllate, se negative al primo controllo, durante tutto il corso della gravidanza: non esiste un vaccino, bisogna quindi adottare una serie di comportamenti igienici per ridurre il rischio di ammalarsi in questo momento delicato.
I consigli sono di:

  • lavare accuratamente frutta e verdura sotto abbondante acqua corrente e se possibile cuocerla o eliminare la buccia
  • maneggiare carne cruda o poco cotta con cautela, usando dei guanti o lavandosi accuratamente le mani subito dopo
  • la carne va mangiata esclusivamente ben cotta
  • chiedere ad altri familiari di pulire le lettiere dei gatti, anche se il rischio in questo caso è presente solo se le feci rimangono in lettiera più di 2-3 giorni (necessitano di temperatura e umidità elevate per diventare pericolose); se non è possibile, usare dei guanti o lavare accuratamente le mani subito dopo
  • limitare giardinaggio nell’orto o usare delle precauzioni, ad ogni modo evitare di toccarsi viso, occhi e bocca senza essersi lavate le mani

Siamo ancora convinti che il nostro amico gatto domestico sia il nemico numero uno? E se vi dicessi che è una malattia professionale per chi lavora nell’industria della carne (macello, sezionamento), dove i gatti non entrano?

4. LA TOXOPLASMOSI È UNA MALATTIA DEL GATTO, MA… TUTTI SI AMMALANO, POCHI NE SOFFRONO

La toxoplasmosi è raramente sintomatica, per questo motivo è così diffusa fra gli animali domestici; le forme più gravi sono legate alla trasmissione madre-feto durante la gravidanza.
I gattini infettati in utero possono mostrare segni di infezione dopo la nascita e le infezioni prenatali dei gattini sono spesso fatali.

E il gatto adulto? Non è chiaro ancora, ma si presume che l’immunosoppressione da patogeni virali come FIV e FeLV possa essere un fattore chiave. I gatti in questo caso mostrano segni di infezione sistemica (febbre, anoressia, dolori addominali, dispnea, infiammazione oculare, disturbi nervosi); a volte possono avere diarrea, in concomitanza con l’eliminazione del parassita.

5. IL CANE NON TRASMETTE MAI LA TOXOPLASMOSI MA… PUÒ SOFFRIRNE

A meno che non desideriate mangiare il vostro cane, le probabilità che vi infetti con questo parassita sono pari a zero. Occasionalmente, i cani infettati possono presentare una forma acuta con segni neuromuscolari.

 

 

Per saperne di più:

Il sito dell’Istituto Superiore di Sanità
Le linee guida ESCCAP


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Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 



LA DERMATITE ALLERGICA DA PULCI

Il cane e il gatto con la dermatite allergica da pulci si riconoscono perché hanno un prurito molto intenso soprattutto a livello di dorso, lombi e coda. Come conseguenza possono presentare delle lesioni alopeciche (senza pelo), con papule e croste, e a furia di grattare si creano ulteriori lesioni che possono infettarsi. La gravità è data dal grado di ipersensibilità che sviluppa l’animale nei confronti di alcune componenti presenti nella saliva della pulce: alla prima puntura di pulce generalmente non succede niente, ma già alla seconda si possono sviluppare dei processi allergici notevoli.

Mentre il gatto è un animale che tende a fare molta attenzione alla pulizia, e quindi riesce a venire a capo della maggior parte delle pulci durante il processo di leccamento del pelo, il cane no, per cui è facile che presenti delle infestazioni più gravi. Ad ogni modo, anche un singolo morso di pulce, in un soggetto allergico, può risultare molto fastidioso: le zone colpite diventano rosse e gonfie, e molto pruriginose.

La terapia consiste nel prevenire qualsiasi incontro con le pulci attraverso un’attenta profilassi annuale: eh sì, perché le pulci prediligono temperature miti, che sono presenti tutto l’anno nelle nostre case. Una volta individuato un soggetto allergico, ad ogni modo, oltre ad eliminare le pulci e a disinfestare gli ambienti, il veterinario provvede a somministrare una terapia sintomatica per dare sollievo all’animale e proteggerlo da ulteriori lesioni da grattamento.


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ATTENZIONE ALLA PROCESSIONARIA

In questo periodo dell’anno c’è un insetto che se incrocia la strada del nostro animale deve farci preoccupare: la processionaria è la larva di una falena che viene chiamata così perché si sposta in fila indiana con i suoi consimili, solitamente in prossimità dei pini. Si presenta come un innocuo “bruchetto” ricoperto di peli che in fila indiana sembra un esemplare unico e infinito.

 

I peli di processionaria sono urticanti e causano una violenta infiammazione pruriginosa della cute o della mucosa con cui vengono a contatto, portandola rapidamente a necrosi: naso, labbra e lingua sono i più colpiti, mentre a volte a causa del tentativo di “liberarsi” con le zampe troviamo delle lesioni anche sugli arti. Nei soggetti predisposti, può anche portare a uno shock anafilattico.

 

L’ANIMALE VIENE A CONTATTO CON LA PROCESSIONARIA

Solitamente, quanto più le lesioni sono estese, tanto più è a rischio la vita dell’animale: l’infiammazione a livello del cavo orale può portare a difficoltà a deglutire e a respirare, e molto spesso è fondamentale l’intervento del chirurgo per rimuovere tutte le lesioni necrotiche.

 

L’ANIMALE INGERISCE LA PROCESSIONARIA

Se l’animale ingerisce i peli urticanti o la processionaria stessa può andare incontro a febbre, vomito, diarrea emorragica, perché a livello della sua mucosa intestinale ci saranno le stesse lesioni che i peli provocano sulla cute. In questo caso, purtroppo, il rischio di morte è ancora più alto.

 

PRONTO INTERVENTO

La prima cosa da fare è contattare un veterinario al più presto: innanzitutto perché l’animale rischia una necrosi più estesa se non si interviene rapidamente, inoltre il dolore è molto intenso e può essere gestito solo con la terapia farmacologica.

Il veterinario provvederà a somministrare un antidolorifico, eventualmente effettuerà una sedazione per ripulire le zone lese, somministrerà la terapia che consiste in una protezione antibiotica per le lesioni e un antinfiammatorio per tentare di contrastare la violenta cascata infiammatoria che si innesca. Spesso sarà necessario un ricovero ospedaliero per dare il tempo e l’opportunità all’animale di ristabilirsi. L’alimentazione assistita tramite sondino, in questi casi, è fondamentale per la sopravvivenza del paziente.

 

UN PERICOLO PER TUTTI

Nella mia esperienza, sono i cani, che con la loro frenesia non alzano mai il naso dal terreno, ad entrare più spesso in contatto con le larve di processionaria. Più raramente, i gatti, giocosi ma prudenti, possono essere feriti da questo insetto. Non bisogna dimenticare che può essere un pericolo anche per noi, in particolare per i bambini: se sospettate la presenza di un nido, verificate le indicazioni del vostro comune al riguardo (Parma).


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Facciamo il punto, se il vostro animale:

  • è debole, non si regge in piedi
  • respira in modo affannoso, con la lingua di fuori
  • ha le mucose cariche, color mattone

L’indicazione principale è senza dubbio di raggiungere di corsa un pronto soccorso veterinario: non si tratta di una situazione che si può gestire a casa ma è fondamentale l’aiuto di un medico veterinario e, a seconda della diagnosi, di una terapia intensiva.

Nel mentre può essere utile:

  • fare spugnature di acqua fresca su arti, orecchie e muso (sconsigliato l’uso di alcol o altre sostanze)
  • offrire da bere spesso, solo acqua a temperatura ambiente, a piccoli sorsi
  • posizionare l’animale al fresco, all’ombra, in zona ventilata o se possibile in casa con ventilatore acceso

 

Un concetto fondamentale è che il raffreddamento deve essere graduale, al fine di raggiungere la giusta temperatura in sicurezza in quanto ci sono diversi pericoli in agguato procedendo troppo rapidamente: acqua fredda e ghiaccio non sono alleati in questa situazione!


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Tutti siamo sensibili alle alte temperature: c’è chi suda tantissimo ma preferisce stare fuori all’aria aperta, chi si rintana in casa per tutta l’estate con il ventilatore e chi cerca immancabilmente di sostare nei negozi al fresco dell’aria condizionata. E i nostri amici animali come si comportano? Avrete sicuramente notato che d’estate tendono a muoversi di meno, a bere di più, a riposare all’ombra… anche fra gli animali c’è chi preferisce l’ombra dell’albero a quella del letto del proprio padrone. Ma veniamo al dunque: loro sono programmati per sopravvivere in condizioni di alte temperature per brevi periodi e questo grazie a madre natura; è abbastanza ovvio, quindi, che l’unica cosa che possiamo fare per aiutarli è fare in modo che possano sempre e comunque esprimere i loro normali comportamenti protettivi.

Il colpo di calore prende alla sprovvista, quindi? Oppure… no? Attenzione al sole diretto, alle ore più calde… sembrano indicazioni da telegiornale estivo, eppure proprio di buonsenso si tratta nella maggior parte dei casi. Ecco qualche semplice indicazione da seguire per prevenire questa problematica.

  1. l’animale non va lasciato in macchina, mai, neanche con il finestrino un po’ abbassato (la temperatura può aumentare molto rapidamente, e magari noi non ce ne accorgiamo subito;
  2. niente passeggiata alle due del pomeriggio: come per noi, le ore più calde non sono l’ideale per la passeggiata, il giro in bicicletta che costringe il cane a un trotto veloce e sfiancante, i giochi sotto il sole diretto: sull’asfalto inoltre c’è il rischio di incorrere nell’ustione dei cuscinetti; meglio prediligere orari adatti anche alle nostre uscite, in mattinata o nel tardo pomeriggio o anche verso sera;
  3. l’animale non va lasciato in un recinto senza ombra: può sembrare banale ma anche il cane più rustico ha bisogno di uno spazio abbastanza ampio e ricco che gli permetta di trovare riparo quando ne ha bisogno!
  4. l’animale deve avere sempre a disposizione dell’acqua fresca e pulita: l’idratazione è importante perché durante la termoregolazione si perdono molti liquidi, più di quanti se ne assorbono normalmente quando la temperatura esterna è mite. Il cane aumenta la frequenza respiratoria per espellere calore con la lingua; per lui come per noi è quindi fondamentale non rimanere mai senza nelle ore calde! Per quanto riguarda il gatto, è ancora meno in gamba con la termoregolazione: non troverete un gatto con la lingua a penzoloni facilmente, se succede purtroppo non sta molto bene; al contrario, per un cane è normalissimo!
  5. Queste regole e ancora maggior premura sono fondamentali nei cani di razza brachicefali come carlini, bulldog inglese e bulldog francese. I brachicefali sono un po’ sfortunati: per loro il colpo di calore è dietro l’angolo anche con le prime avvisaglie di caldo, per il semplice fatto che sono sempre “in affanno” in modo parafisiologico, e abbiamo visto quanto sia importante il respiro per la termoregolazione!

 

Per sapere cosa fare se pensate che il vostro animale sia affetto da questa problematica eccovi un link utile.


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Il forasacchi, una volta raggiunta una sede anatomica, generalmente si comporta come un corpo estraneo che il sistema immunitario deve combattere.

Ecco come ci comportiamo a seconda della sede in cui lo troviamo nel nostro paziente:

  • NASO: in anestesia si procede a una rinoscopia (tecnica endoscopica che permette di visualizzare l’interno del naso con una videocamera) e una volta trovata la spighetta viene rimossa in tutte le sue parti con una pinza apposita.
  • OCCHIO: ci si avvale di un po’ di anestetico locale e di una pinza di piccole dimensioni, se il paziente è molto buono è una procedura rapida
  • ORECCHIO: in questo caso lo strumento che utilizziamo per visualizzare il forasacchi è l’otoscopio, e l’estrazione si fa con una pinza apposita; se il paziente si agita è consigliato ricorrere a una sedazione perché si rischierebbe di lesionare un’importante struttura limitrofa: il timpano!
  • SPAZI INTERDIGITALI, MUCOSE, CUTE: se il forasacchi è visibile si procede alla rimozione, ma è sempre utile esaminare la zona con l’ausilio dell’ecografo, perché a volte alcune porzioni rimangono in superficie e altre riescono a penetrare la cute in profondità e sono quelle che poi migrano diventando un vero e proprio corpo estraneo; la rimozione sotto diretta visione ecografica è molto utile, basti pensare che prima si doveva procedere alla cieca: molto meglio, no?
  • APPARATO RESPIRATORIO: in caso di tosse cronica, febbre persistente, o quando l’animale inizia a tossire proprio dopo una bella scampagnata, l’approccio consigliato è sempre l’endoscopia in anestesia generale andando a visualizzare l’albero bronchiale (broncoscopia). Talvolta purtroppo il forasacchi penetra nel polmone e in questi casi è spesso necessario ricorrere all’esplorazione chirurgica del torace.

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COME RIMUOVERE UNA ZECCA IN MODO SICURO

 

Se individuate sulla pelle vanno rimosse il prima possibile, perché più tempo passa e più è probabile che “rigurgitino” parte del loro pasto di sangue, infettando il malcapitato ospite.

La zecca è un piccolo parassita responsabile dell’infestazione nel cane e nel gatto e può trasmettere diverse malattie infettive principalmente di origine virale e batterica (babesiosi, rickettsiosi, anaplasmosi, malattia di Lyme…), alcune delle quali sono pericolose anche per l’uomo. Le zecche non saltano come le pulci, ma si appostano sul fogliame nelle stagioni più calde, in attesa che passi un ospite. A loro non “interessa” che sia l’ospite perfetto: spesso la zecca di una specie colpisce molte altre specie, e in questo modo le troviamo un po’ ovunque ci siano delle zone verdi, soprattutto alle nostre latitudini. Nelle stagioni calde è fondamentale usare dei repellenti soprattutto se i vostri animali hanno la fortuna di passeggiare dove l’erba è alta, in campagna, o magari anche nei boschi.

 COME SI FA:

  • procuratevi una pinzetta, se possibile non traumatica (in commercio ne esistono di specifiche), e una volta ben afferrata la zecca, tirate con delicatezza cercando di ruotarla leggermente; cercate di non schiacciarla;
  • la delicatezza è la chiave: con le maniere brusche potreste indurre un rigurgito, che è esattamente quello che stiamo cercando di evitare;
  • disinfettate accuratamente la zona lesa;
  • eliminate la zecca immergendola in alcol o bruciandola;
  • il rostro (l’apparato con cui si attacca e succhia il sangue) della zecca è rimasto incastrato nella cute? Bisogna rimuoverlo per evitare possibili infezioni, aiutandosi eventualmente con un ago sterile

COSA NON SI FA:

Tutto ciò che può indurre la zecca a rigurgitare è altamente sconsigliato: ad esempio usare del cotone imbibito di alcol, acetone, olio o altro; allo stesso modo, oggetti arroventati sono da evitare.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

Avete trovato una zecca sulla vostra pelle? Consultate il sito dell’Istituto Superiore di Sanità e informate il vostro medico di base.


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LA LEISHMANIOSI CANINA

I pappataci o flebotomi trasmettono la leishmaniosi, una malattia cronica e ingravescente dalla quale l’animale fa fatica a guarire; con l’aiuto di una terapia lunga e complessa dal punto di vista gestionale è possibile mitigarne i sintomi nella maggior parte dei casi. Colpisce prevalentemente i cani, ma si tratta di una zoonosi (una malattia che colpisce anche l’uomo).

PREVENZIONE

L’ideale, se si vive in una zona a rischio, è mettere in atto tutte le misure di prevenzione a disposizione:

  • tenere il cane in casa di notte, i pappataci si nutrono all’alba e al tramonto
  • usare dei repellenti come collare o spot on, sono più efficaci degli spray
  • vaccinare il cane contro la leishmania

TRATTAMENTO

La leishmaniosi è una malattia cronica che richiede una terapia lunga, complessa, relativamente onerosa, in cui si è sempre sul “chi va là”, con numerosi controlli per verificare l’andamento e intervenire tempestivamente quando necessario. Non sempre la prima terapia che si sceglie è quella efficace: i fattori in gioco sono molti, e sarà cura del veterinario aggiustare il tiro di volta in volta anche in funzione di come risponde il soggetto.
In questo caso è senza dubbio meglio prevenire che curare, ma quando purtroppo qualcosa va storto, bisogna sapere che molti cani con la leishmaniosi conducono una vita di tutto rispetto per molti anni: è chiaro che si rende necessaria una grande collaborazione reciproca fra proprietario e veterinario per il bene del paziente, che ripone tutta la sua fiducia nelle “nostre” mani!

APPROFONDIMENTO

Per saperne di più sulla leishmaniosi umana consultate il sito dell’Istituto Superiore di Sanità.


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PREVENZIONE DELLA FILARIOSI CARDIOPOLMONARE

Le zanzare durante il pasto di sangue possono trasmettere un piccolo “verme”, la filaria, responsabile della filariosi cardiopolmonare, una malattia ben nota nel cane che colpisce il sistema cardiocircolatorio. Non tutti sanno che la filariosi può anche colpire il gatto, e spesso i nostri amici felini, cui unica colpa è quella di essere un po’ più resistenti all’infestazione, rimangono senza protezione.

Colpisce prevalentemente i cani, ma anche i gatti.

PREVENZIONE

La filariosi è particolarmente insidiosa se non si esegue una corretta profilassi: se non siete certi di aver trattato i vostri animali in maniera continuativa da aprile a novembre, prima di trattarli nuovamente è consigliato fare un test rapido presso il vostro veterinario di fiducia: in questo modo il veterinario potrà accertarsi della presenza del parassita, in quanto la profilassi può essere pericolosa negli animali che sono già infestati. A seconda del risultato, il veterinario vi potrà proporre la terapia medica o la profilassi. Basta una goccia di sangue!

Il consiglio, se si abita in una zona a rischio, è di fare questo test annualmente prima di iniziare le profilassi stagionali.

TRATTAMENTO

È fondamentale la somministrazione mensile di un prodotto in grado di uccidere gli eventuali parassiti che troviamo nel sangue in stadio larvale, in questo modo preveniamo la malattia che è data solamente dalla forma adulta. Se tendete ad essere un po’ smemorati, chiedete una soluzione alternativa al vostro veterinario: esiste un prodotto un prodotto iniettabile ad uso medico che richiede una singola dose per coprire l’intera stagione.


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