Un cane cardiopatico non ha una spada di Damocle che gli pende sulla testa, tuttavia non può essere trattato come un cane sano. Alcune accortezze potrebbero allungare di molto il suo passaggio sulla terra! Vediamole insieme.
Non scordate vaccinazioni e profilassi: un cardiopatico è un paziente che se si ammala (di leptospirosi, di polmonite, di laringite, di gastroenterite per fare qualche esempio) è sempre più a rischio di un soggetto sano. Preservare quando si può la sua salute almeno per quelle malattie contro le quali abbiamo delle valide cartucce è quindi fondamentale!
Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.
Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900.
Posso uscire con il mio cucciolo di cane prima di averlo completamente vaccinato?
Le malattie infettive sono numerosissime, molte fortunatamente non sono mortali, ma altre invece sì, in particolare nei primi mesi di vita. Contro di esse abbiamo un’unica arma veramente efficace ed è il vaccino. I cuccioli sono inizialmente protetti dal colostro della mamma, ma questa immunità diminuisce in qualche settimana, ed espone il cucciolo che è particolarmente sensibile in particolare alla gastroenterite da parvovirus.
Dobbiamo mettere sul piatto della bilancia la salute e la socializzazione: è fondamentale, senza dubbio, preservare la loro sicurezza. Se desiderate assicurarvi una buona socializzazione, le soluzione sono molteplici:
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Sono incinta, devo dare via il mio gatto?
Quante volte ai veterinari viene posta questa domanda! La risposta, come capirete leggendo questi 5 punti chiave, è chiaramente negativa: con le dovute accortezze, il nostro amato felino domestico rappresenta un rischio che nel tempo, purtroppo, è sempre stato sovradimensionato.
Il toxoplasma viene trasmesso da un animale all’altro (incluso l’uomo) attraverso l’alimentazione con carne infetta, o ingestione di frutta e verdura dell’orto che non sia stava accuratamente lavata sotto l’acqua corrente (qui il rischio è rappresentato dalla possibile presenza di feci di gatto contententi il Toxoplasma). Solitamente, gli erbivori si infettano con la contaminazione del terreno e dei mangimi, mentre i carnivori mangiando la carne cruda degli animali infetti: un bel circolo vizioso!
Il soggetto che contrae una toxoplasmosi resta protetto per tutta la vita, e questo vale sia per gli animali che per l’uomo. Solo negli individui con gravi carenze nelle difese immunitarie il microrganismo può tornare aggressivo. Questo significa anche che il vostro gatto, se si è ammalato di toxoplasmosi qualche anno fa, non potrà mai più trasmettervela.
Le donne incinte vengono attentamente controllate, se negative al primo controllo, durante tutto il corso della gravidanza: non esiste un vaccino, bisogna quindi adottare una serie di comportamenti igienici per ridurre il rischio di ammalarsi in questo momento delicato.
I consigli sono di:
Siamo ancora convinti che il nostro amico gatto domestico sia il nemico numero uno? E se vi dicessi che è una malattia professionale per chi lavora nell’industria della carne (macello, sezionamento), dove i gatti non entrano?
4. LA TOXOPLASMOSI È UNA MALATTIA DEL GATTO, MA… TUTTI SI AMMALANO, POCHI NE SOFFRONO
La toxoplasmosi è raramente sintomatica, per questo motivo è così diffusa fra gli animali domestici; le forme più gravi sono legate alla trasmissione madre-feto durante la gravidanza.
I gattini infettati in utero possono mostrare segni di infezione dopo la nascita e le infezioni prenatali dei gattini sono spesso fatali.
E il gatto adulto? Non è chiaro ancora, ma si presume che l’immunosoppressione da patogeni virali come FIV e FeLV possa essere un fattore chiave. I gatti in questo caso mostrano segni di infezione sistemica (febbre, anoressia, dolori addominali, dispnea, infiammazione oculare, disturbi nervosi); a volte possono avere diarrea, in concomitanza con l’eliminazione del parassita.
A meno che non desideriate mangiare il vostro cane, le probabilità che vi infetti con questo parassita sono pari a zero. Occasionalmente, i cani infettati possono presentare una forma acuta con segni neuromuscolari.
Per saperne di più:
Il sito dell’Istituto Superiore di Sanità
Le linee guida ESCCAP
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Il cane e il gatto con la dermatite allergica da pulci si riconoscono perché hanno un prurito molto intenso soprattutto a livello di dorso, lombi e coda. Come conseguenza possono presentare delle lesioni alopeciche (senza pelo), con papule e croste, e a furia di grattare si creano ulteriori lesioni che possono infettarsi. La gravità è data dal grado di ipersensibilità che sviluppa l’animale nei confronti di alcune componenti presenti nella saliva della pulce: alla prima puntura di pulce generalmente non succede niente, ma già alla seconda si possono sviluppare dei processi allergici notevoli.
Mentre il gatto è un animale che tende a fare molta attenzione alla pulizia, e quindi riesce a venire a capo della maggior parte delle pulci durante il processo di leccamento del pelo, il cane no, per cui è facile che presenti delle infestazioni più gravi. Ad ogni modo, anche un singolo morso di pulce, in un soggetto allergico, può risultare molto fastidioso: le zone colpite diventano rosse e gonfie, e molto pruriginose.
La terapia consiste nel prevenire qualsiasi incontro con le pulci attraverso un’attenta profilassi annuale: eh sì, perché le pulci prediligono temperature miti, che sono presenti tutto l’anno nelle nostre case. Una volta individuato un soggetto allergico, ad ogni modo, oltre ad eliminare le pulci e a disinfestare gli ambienti, il veterinario provvede a somministrare una terapia sintomatica per dare sollievo all’animale e proteggerlo da ulteriori lesioni da grattamento.
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