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Clinica PET - Centro Veterinario San Martino - Page 10

La panleucopenia è una malattia del gatto spesso ad esito fatale: evitiamola con il vaccino!!
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IL GATTO NON È UN CANE!

Troppo spesso, purtroppo, arrivano dei gatti in pronto soccorso con una sintomatologia neurologica anche grave: ipereccitabilità, tremori, convulsioni. La causa? Una somministrazione errata di prodotti antiparassitari per cani nel gatto.

A che cosa è dovuta?

Ci sono delle sostanze neurotossiche, appartenenti a una classe di pesticidi, che il gatto non è in grado di tollerare bene come il cane: si tratta di piretrine e piretroidi. In particolare, alcune pipette di antiparassitari esterni a base di permetrina sono responsabili di questa intossicazione.

Le situazioni sono due: il proprietario non correttamente informato somministra il farmaco sbagliato al gatto, oppure il gatto vive con dei cani e viene in contatto con questo tossico in maniera indiretta (leccando il mantello del suo amico, ad esempio).

I sintomi

Ipersalivazione, vomito, diarrea, midriasi (dilatazione delle pupille), incapacità a mantenere la stazione quadrupedale, ipereccitabilità, tremori e convulsioni tonico-cloniche. Questa sintomatologia è tanto più grave tanto maggiore è la quantità di prodotto a cui è stato esposto il gatto. Può essere mortale!

Pronto intervento

Fondamentale agire in tempi brevi per limitare l’assorbimento di questo tossico: il veterinario provvederà a lavare la cute e a somministrare un farmaco in grado di limitare l’assorbimento. Solo in alcuni casi si rende necessario l’uso di farmaci antiepilettici.

In questo modo la maggior parte dei pazienti si riprende in tempi abbastanza rapidi con un ricovero in clinica di due o tre giorni, senza riportare ripercussioni sul lungo termine. La parola d’ordine è tempestività!

Il messaggio da portare a casa

Non somministriamo mai, per nessun motivo, dei farmaci a un animale senza aver consultato un veterinario, che è competente in materia e conosce le diverse sensibilità di specie. Infine, se abbiamo dei compagni canini e felini in casa, cerchiamo di tenerli lontani subito dopo la somministrazione delle pipette, per circa 24 ore: i rischi di intossicazione saranno molto più bassi anche se il gatto farà un’accurata pulizia del suo amico cane.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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Vi è una credenza diffusa riguardo alla tosse come sintomo preciso di problema cardiaco: al riguardo bisogna fare una precisazione, perché non è esatto.

 

Il cuore malato, dilatandosi, occupando più spazio (lo si vede tramite diverse metodiche diagnostiche come la radiografia del torace o l’ecocardiografia) può andare a spingersi fino a comprimere trachea e bronchi. Se trachea e bronchi sono soggetti a condromalacia (ovvero una degenerazione della cartilagine nel tempo) allora e solo allora l’animale manifesterà questo sintomo!

 

Quindi è ancora corretto parlare di tosse cardiaca come sintomo principale? Assolutamente no!

Può essere un sintomo che compare insieme ad altri molto più importanti (a proposito trovate tutte le informazioni necessarie QUI). Questo fenomeno a carico della cartilagine, ad ogni modo, tendenzialmente colpisce le cosiddette razze condro-distrofiche, si tratta per lo più di cani di piccola taglia. Ecco che come sintomo diventa ancora più marginale!

 

Prestate attenzione al vostro animale sotto sforzo, al suo affaticamento, piuttosto.

Se Toby non riesce più a rincorrere la pallina come una volta e si sdraia quasi subito con 2 metri di lingua di fuori, è probabile che una visita possa essergli d’aiuto per escludere o identificare una patologia cardiaca!


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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03/Lug/2020


“Salve Sig.ra Bianchi, le invio la REV via WHATSAPP sullo smartphone, così può tranquillamente comprare il farmaco per FUFI in farmacia ….. può andare direttamente in farmacia senza passare dalla clinica …..”

 

 

ed ecco generata prontamente (in file .pdf) da una apposta APP MINISTERIALE

una REV (Ricetta Elettronica Veterinaria)

che viene redatta dal veterinario dopo visita medica o per proseguimento di una terapia.

 

Ecco a VOI la PRESCRIZIONE MEDICO VETERINARIA nel 2020

 

In questo periodo particolarmente “impegnativo” per tutti,

poter inviare RAPIDAMENTE ai proprietari di animali da compagnia le Ricette Elettroniche Veterinarie tramite EMAIL e WHATSAPP,

è stato FONDAMENTALE per ridurre i contatti tra le persone ed evitare ASSEMBRAMENTI presso le cliniche veterinarie.

 

….. ANCORA una volta il mondo della VETERINARIA si è dimostrato al passo con i TEMPI

 

guarda il video informativo sulla REV

 

 

COMODA, RAPIDA e “COVID friendly”

è lei,

la REV (Ricetta Elettronica Veterinaria)

 

Se volete saperne di più, leggete le righe sotto (tanto per essere aggiornati)

…. UN POCHINO DI STORIA ..

nel 2019 in Italia viene introdotta e resa obbligatoria la REV come sistema INNOVATIVO di prescrizione del farmaco veterinario.

dopo una fase iniziale di PAURA e STRESS, la categoria veterinaria si ADATTA e mette a disposizione dei proprietari degli animali da compagnia la REV.

Da quel momento BASTA a viaggi inutili dal veterinario e CODE per ritirare una ricetta cartacea, il tutto viene inviato con un comodo CLIK dallo smartphone del VETERINARIO, sullo SMARTPHONE del cliente.

 

ecco come compare sullo smartphone del Medico Veterinario

 

 

ed ecco come compare sullo smartphone del proprietario di animali (esempio su whatsapp)

 

 

(OPPURE è possibile RICEVERLA VIA MAIL)

e con i codici GENERATI è possibile tranquillamente reperire il farmaco presso una farmacia

 

(NB per PRIVACY il numero ricetta e PIN sono stati “cancellati”)

 

SEMPLICE ….. NON CREDETE?

CHIEDETE TRANQUILLAMENTE AL VOSTRO VETERINARIO

 


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Per sua conformazione tende a conficcarsi o ad avanzare in un’unica direzione, creando anche dei tragitti fistolosi imprevedibili! Il forasacchi, una volta raggiunta una sede anatomica, generalmente si comporta come un corpo estraneo che il sistema immunitario deve combattere: il risultato è una infezione con produzione di pus. L’infezione è dovuta al fatto che la spiga è difficile da distruggere e permane per molto tempo, fino a quando la raccolta purulenta diventa tale da cercare una via d’uscita dall’organismo. A questo punto si crea una cosiddetta fistola: trovare un foro da cui esce pus sulla cute del vostro animale deve essere un campanello d’allarme che vi farà portare a visita dal veterinario per capire cosa c’è sotto.

Quali sono le sedi più frequenti?

  • naso
  • occhio
  • orecchio
  • gengive
  • sottocute (spazi interdigitali, vulva, prepuzio, regione perianale)
  • apparato respiratorio (la spiga viene inalata e arriva direttamente nell’albero respiratorio)

Quando sospettare la presenza di un forasacchi?

  • in caso di fistole o comunque neoformazioni/aree gonfie della cute che non rispondono a una terapia topica
  • in caso di scarso appetito, peggioramento delle condizioni generali, febbre persistente
  • in caso di starnuti repentini e ingravescenti
  • in caso di tosse cronica (a maggior ragione se il cane ha la possibilità di correre liberamente nei campi, come ad esempio un cane che vive in campagna o un cane da caccia)

La diversità di sede porta a sintomi estremamente variabili, se avete il dubbio perché sapete che il vostro cane è stato esposto alla presenza dei forasacchi non esitate a contattare il veterinario, nel frattempo qui troverete una panoramica della gestione clinica dei casi più tipici.


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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Un cane cardiopatico non ha una spada di Damocle che gli pende sulla testa, tuttavia non può essere trattato come un cane sano. Alcune accortezze potrebbero allungare di molto il suo passaggio sulla terra! Vediamole insieme.

 

  • moderata e costante attività fisica: senza accelerate, salti e corse, delle passeggiate brevi e frequenti lo manterranno in salute dal punto di vista sportivo; un animale che non si muove mai, che conduce uno stile di vita troppo sedentario, finirà per andare incontro a uno scompenso anche solo alzandosi per salutarvi o per saltare sul divano!
  • pesoforma: un cane obeso è soggetto a maggiori rischi: è come andare sempre in giro con uno zaino da montagna carico di cianfrusaglie: lo sforzo da fare anche solo per un giretto diventa notevole, no?! Parlate col vostro veterinario per una dieta, oppure cercate in commercio un alimento adatto in modo da razionare le sue porzioni quotidiane e rimetterlo in forma gradualmente in modo sicuro.
  • rispettate i controlli dal veterinario: se vi viene consigliata una cadenza semestrale, non saltate l’appuntamento solo perchè “lo vedete bene”, vale sempre la pena di farlo vedere da un professionista! Alcuni sintomi subdoli per il proprietario sono pane quotidiano per il medico veterinario.
  • rispettate la posologia dei farmaci: come dicevo in un altro articolo, la terapia cardiologica è come un abito su misura; se avete difficoltà a somministrare una pastiglia comunicatelo apertamente al vostro cardiologo che vi mostrerà il modo più efficace per somministrarla oppure quando possibile vi offrirà un’alternativa valida (punture, sciroppi). In questa patologia è fondamentale la costanza per non rischiare di andare incontro a un evento acuto.

Non scordate vaccinazioni e profilassi: un cardiopatico è un paziente che se si ammala (di leptospirosi, di polmonite, di laringite, di gastroenterite per fare qualche esempio) è sempre più a rischio di un soggetto sano. Preservare quando si può la sua salute almeno per quelle malattie contro le quali abbiamo delle valide cartucce è quindi fondamentale!


Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

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Posso uscire con il mio cucciolo di cane prima di averlo completamente vaccinato?

Questa domanda è tra le più frequenti durante la prima visita medica: perché, se è così importante farli socializzare, il mio veterinario mi sconsiglia di farlo? Sarà così importante questo vaccino?

Le malattie infettive sono numerosissime, molte fortunatamente non sono mortali, ma altre invece sì, in particolare nei primi mesi di vita. Contro di esse abbiamo un’unica arma veramente efficace ed è il vaccino. I cuccioli sono inizialmente protetti dal colostro della mamma, ma questa immunità  diminuisce in qualche settimana, ed espone il cucciolo che è particolarmente sensibile in particolare alla gastroenterite da parvovirus.

Dobbiamo mettere sul piatto della bilancia la salute e la socializzazione: è fondamentale, senza dubbio, preservare la loro sicurezza. Se desiderate assicurarvi una buona socializzazione, le soluzione sono molteplici:

  • adottate/comprate un cane che abbia passato il giusto tempo in compagnia della madre e dei fratelli: non prima dei 60 giorni e possibilmente anche un po’ di più
  • fatelo socializzare con adulti di cui conoscete lo stato di salute e la regolare vaccinazione/profilassi

Le informazioni hanno finalità educativa e non sostituiscono il parere del medico veterinario né una visita specialistica.

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5 COSE DA SAPERE SULLA TOXOPLASMOSI

La toxoplasmosi è una zoonosi  tra le più diffuse al mondo ed è causata da un microrganismo che può infettare molte specie animali: un vero opportunista! Questo piccolo parassita va a “incistarsi” nei vari tessuti e poi rimane lì senza fare danni per il resto della vita dell’ospite, a meno che quest’ultimo non sviluppi una grave compromissione del sistema immunitario. Dove va a “nascondersi”? Ovunque: muscoli, polmoni, cervello, fegato, tratto gastro-enterico. Viene poi disseminato nell’ambiente con le feci del gatto infetto, che rappresentano fonte di infezione per tutti gli altri animali (in particolare gli erbivori), e il suo “serbatoio ambientale”, l’animale attraverso cui continua a poter infettare il gatto, è rappresentato dal topo.

Sono incinta, devo dare via il mio gatto?

Quante volte ai veterinari viene posta questa domanda! La risposta, come capirete leggendo questi 5 punti chiave, è chiaramente negativa: con le dovute accortezze, il nostro amato felino domestico rappresenta un rischio che nel tempo, purtroppo, è sempre stato sovradimensionato.

1. IL TOXOPLASMA SI TROVA NELLA CARNE CRUDA O POCO COTTA E NELLA VERDURA CONTAMINATA NON ACCURATAMENTE LAVATA

Il toxoplasma viene trasmesso da un animale all’altro (incluso l’uomo) attraverso l’alimentazione con carne infetta, o ingestione di frutta e verdura dell’orto che non sia stava accuratamente lavata sotto l’acqua corrente (qui il rischio è rappresentato dalla possibile presenza di feci di gatto contententi il Toxoplasma). Solitamente, gli erbivori si infettano con la contaminazione del terreno e dei mangimi, mentre i carnivori mangiando la carne cruda degli animali infetti: un bel circolo vizioso!

2. PRESA UNA VOLTA, LA TOXOPLASMOSI NON SI PRENDE PIÙ

Il soggetto che contrae una toxoplasmosi resta protetto per tutta la vita, e questo vale sia per gli animali che per l’uomo. Solo negli individui con gravi carenze nelle difese immunitarie il microrganismo può tornare aggressivo. Questo significa anche che il vostro gatto, se si è ammalato di toxoplasmosi qualche anno fa, non potrà mai più trasmettervela.

3. LA TOXOPLASMOSI IN GRAVIDANZA RAPPRESENTA UN PERICOLO PER IL FETO

Le donne incinte vengono attentamente controllate, se negative al primo controllo, durante tutto il corso della gravidanza: non esiste un vaccino, bisogna quindi adottare una serie di comportamenti igienici per ridurre il rischio di ammalarsi in questo momento delicato.
I consigli sono di:

  • lavare accuratamente frutta e verdura sotto abbondante acqua corrente e se possibile cuocerla o eliminare la buccia
  • maneggiare carne cruda o poco cotta con cautela, usando dei guanti o lavandosi accuratamente le mani subito dopo
  • la carne va mangiata esclusivamente ben cotta
  • chiedere ad altri familiari di pulire le lettiere dei gatti, anche se il rischio in questo caso è presente solo se le feci rimangono in lettiera più di 2-3 giorni (necessitano di temperatura e umidità elevate per diventare pericolose); se non è possibile, usare dei guanti o lavare accuratamente le mani subito dopo
  • limitare giardinaggio nell’orto o usare delle precauzioni, ad ogni modo evitare di toccarsi viso, occhi e bocca senza essersi lavate le mani

Siamo ancora convinti che il nostro amico gatto domestico sia il nemico numero uno? E se vi dicessi che è una malattia professionale per chi lavora nell’industria della carne (macello, sezionamento), dove i gatti non entrano?

4. LA TOXOPLASMOSI È UNA MALATTIA DEL GATTO, MA… TUTTI SI AMMALANO, POCHI NE SOFFRONO

La toxoplasmosi è raramente sintomatica, per questo motivo è così diffusa fra gli animali domestici; le forme più gravi sono legate alla trasmissione madre-feto durante la gravidanza.
I gattini infettati in utero possono mostrare segni di infezione dopo la nascita e le infezioni prenatali dei gattini sono spesso fatali.

E il gatto adulto? Non è chiaro ancora, ma si presume che l’immunosoppressione da patogeni virali come FIV e FeLV possa essere un fattore chiave. I gatti in questo caso mostrano segni di infezione sistemica (febbre, anoressia, dolori addominali, dispnea, infiammazione oculare, disturbi nervosi); a volte possono avere diarrea, in concomitanza con l’eliminazione del parassita.

5. IL CANE NON TRASMETTE MAI LA TOXOPLASMOSI MA… PUÒ SOFFRIRNE

A meno che non desideriate mangiare il vostro cane, le probabilità che vi infetti con questo parassita sono pari a zero. Occasionalmente, i cani infettati possono presentare una forma acuta con segni neuromuscolari.

 

 

Per saperne di più:

Il sito dell’Istituto Superiore di Sanità
Le linee guida ESCCAP


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