
Con l’arrivo di settembre siamo portati a pensare che molti dei problemi tipici dell’estate siano ormai alle spalle. Le temperature iniziano lentamente a diminuire, le vacanze finiscono e anche per i nostri animali ricomincia la normale routine quotidiana. Per alcuni cani e gatti, però, settembre può essere ancora un mese particolarmente delicato dal punto di vista delle allergie.
Prurito, leccamento insistente delle zampe, arrossamenti della pelle, perdita di pelo e problemi alle orecchie possono infatti persistere anche dopo la fine dei mesi più caldi. In alcuni animali è proprio in questo periodo che i proprietari si accorgono che quello che sembrava un disturbo occasionale sta continuando da diverse settimane.
Le allergie, inoltre, non sono tutte uguali e individuare ciò che provoca il problema non è sempre immediato.
Come si manifesta un’allergia nel cane?
Nel cane il sintomo che più frequentemente porta il proprietario a rivolgersi al veterinario è il prurito.
Non dobbiamo però immaginare soltanto il classico cane che si gratta con la zampa posteriore. Il prurito può manifestarsi in molti modi differenti.
Il cane può:
- leccarsi frequentemente le zampe;
- mordicchiarsi gli arti o altre parti del corpo;
- strofinare il muso contro tappeti, divani o mobili;
- grattarsi frequentemente le orecchie;
- scuotere spesso la testa;
- leccarsi insistentemente l’addome;
- presentare arrossamenti della cute;
- perdere pelo in alcune zone.
In alcuni soggetti il primo segnale di una problematica allergica può addirittura essere rappresentato da otiti che tendono a ripresentarsi nel tempo.
Le zone maggiormente interessate possono essere muso, zampe e spazi interdigitali, ascelle, inguine, addome e orecchie.
E nel gatto?
Nel gatto le manifestazioni possono essere meno evidenti.
Il gatto trascorre normalmente molto tempo a pulire il proprio mantello e per questo può essere difficile capire quando il leccamento diventa eccessivo.
A volte il proprietario non vede mai il gatto grattarsi, ma nota semplicemente che il pelo sull’addome, sulle zampe o sui fianchi è diventato molto corto o diradato.
Possono inoltre comparire piccole croste, arrossamenti o lesioni della cute.
Per questo motivo una perdita di pelo apparentemente inspiegabile non dovrebbe essere automaticamente attribuita alla muta stagionale.
Quali possono essere le cause?
Quando parliamo genericamente di “allergia” stiamo in realtà comprendendo condizioni differenti.
Tra le possibili cause troviamo le reazioni verso allergeni ambientali, come pollini o acari, la dermatite allergica provocata dalla puntura delle pulci e le reazioni avverse agli alimenti.
Esiste inoltre la dermatite atopica, una condizione complessa nella quale entrano in gioco predisposizione individuale, alterazioni della barriera cutanea e risposta immunitaria verso determinati allergeni.
Non sempre, quindi, è possibile individuare immediatamente un unico responsabile.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui nei problemi allergici è importante evitare diagnosi “fai da te”.
Perché settembre può essere ancora problematico?
La fine dell’estate sul calendario non corrisponde necessariamente alla fine dell’esposizione agli allergeni.
In molte zone d’Italia settembre presenta ancora temperature elevate e giornate molto miti. Cani e gatti continuano a trascorrere tempo all’aperto e diversi allergeni ambientali possono essere ancora presenti.
Anche le pulci meritano particolare attenzione.
Uno degli errori più frequenti è pensare che, terminata l’estate, si possa automaticamente interrompere la prevenzione antiparassitaria. In realtà la presenza dei parassiti dipende dalle condizioni ambientali e climatiche e non semplicemente dal mese indicato sul calendario.
Inoltre, gli ambienti domestici riscaldati possono creare condizioni favorevoli alla sopravvivenza di alcuni parassiti anche durante i mesi più freddi.
La strategia antiparassitaria dovrebbe quindi essere valutata insieme al veterinario sulla base dello stile di vita e del rischio del singolo animale.
Quando il prurito provoca altri problemi
Il problema non è soltanto il fastidio provocato dall’allergia.
Quando un animale si gratta, si lecca o si mordicchia continuamente, la barriera naturale della cute può danneggiarsi.
La pelle diventa più irritata e possono svilupparsi infezioni secondarie, per esempio sostenute da batteri o lieviti normalmente presenti sulla cute.
Si può così creare un vero e proprio circolo vizioso:
allergia → prurito → lesione della cute → infezione → ulteriore prurito.
A quel punto il quadro può diventare molto più evidente: cattivo odore della cute, arrossamenti intensi, croste, secrezioni, perdita di pelo e aumento del prurito.
È quindi importante intervenire prima che il problema diventi esteso.
“Si gratta: avrà le pulci?”
È una delle associazioni più comuni.
Le pulci sono certamente una causa importante di prurito, ma non sono l’unica.
Allo stesso modo, non vedere pulci sul mantello non permette sempre di escludere completamente il problema.
In alcuni animali particolarmente sensibili anche poche punture possono essere sufficienti a provocare una reazione importante.
Per questo la presenza o l’assenza di parassiti rappresenta soltanto uno degli aspetti che devono essere valutati quando si cerca di comprendere l’origine di un problema dermatologico.
Cosa possiamo controllare a casa?
Settembre può essere un buon momento per osservare con maggiore attenzione la pelle del nostro animale, soprattutto dopo un’estate trascorsa tra passeggiate, viaggi, mare, montagna e attività all’aperto.
Durante la spazzolatura o i momenti di coccole possiamo controllare:
- spazi tra le dita;
- ascelle;
- addome;
- inguine;
- base della coda;
- padiglioni auricolari;
- muso e zona intorno agli occhi;
- eventuali aree con pelo diradato.
È utile anche osservare quanto frequentemente l’animale si gratta o si lecca.
Un leccamento occasionale è normale. Un cane che interrompe frequentemente ciò che sta facendo per grattarsi o un gatto che trascorre molto più tempo del solito a leccarsi stanno invece manifestando un disagio che merita attenzione.
Perché evitare creme e farmaci senza una diagnosi?
Davanti a una zona arrossata può essere spontaneo provare ad applicare una crema che abbiamo già in casa oppure utilizzare un prodotto impiegato in passato.
È però importante ricordare che lesioni molto simili possono avere cause completamente differenti.
Un trattamento non appropriato può non solo risultare inutile, ma anche modificare temporaneamente l’aspetto delle lesioni rendendo più difficile comprendere la causa del problema.
La visita dermatologica permette invece di valutare la distribuzione delle lesioni, la presenza di parassiti e l’eventuale necessità di esami specifici.
Allergie croniche: l’obiettivo è il controllo nel tempo
Quando viene diagnosticata una problematica allergica cronica, è importante comprendere che non sempre esiste una soluzione unica e definitiva.
In molti animali l’obiettivo è costruire nel tempo una strategia personalizzata di controllo, che può comprendere prevenzione antiparassitaria, gestione delle infezioni secondarie, cura della barriera cutanea, alimentazione specifica quando indicata e terapie mirate.
Anche conoscere la stagionalità dei sintomi può essere molto utile.
Se ogni anno il nostro cane comincia a grattarsi nello stesso periodo, questa informazione può aiutare il veterinario a ricostruire la storia clinica e programmare una gestione preventiva prima che il problema raggiunga la sua massima intensità.
Quando è il momento di fare una visita?
È consigliabile rivolgersi al veterinario quando il prurito non è più occasionale, tende a ripresentarsi o è accompagnato da altri segnali, come:
- arrossamenti persistenti;
- perdita o diradamento del pelo;
- croste, escoriazioni o altre lesioni cutanee;
- cattivo odore della pelle;
- leccamento continuo delle zampe;
- otiti che tendono a ripresentarsi;
- secrezioni dalle orecchie;
- ferite provocate dal grattamento;
- irrequietezza o cambiamenti nel comportamento.
Non è necessario aspettare che le lesioni diventino molto evidenti. Un problema allergico individuato nelle sue fasi iniziali è generalmente più semplice da gestire e permette soprattutto di limitare il rischio che il continuo grattamento favorisca infiammazioni e infezioni secondarie.
Settembre: non sottovalutiamo un prurito che continua
Con la fine dell’estate è quindi utile osservare non soltanto il mantello, ma anche eventuali cambiamenti nelle abitudini del nostro animale.
Un cane che continua a leccarsi le zampe, che si gratta frequentemente o che presenta problemi ricorrenti alle orecchie, così come un gatto che si lecca più del solito o mostra zone di pelo diradato, potrebbe avere un problema che merita di essere approfondito.
Il prurito, infatti, non è una malattia ma un sintomo e può avere origini molto diverse. Capire cosa lo provoca è fondamentale per scegliere il trattamento corretto e, nei soggetti allergici, impostare una strategia che permetta di controllare il problema anche nel lungo periodo.
Se notate che il vostro cane o gatto si gratta o si lecca più del solito, non aspettate necessariamente che compaiano lesioni importanti: parlarne con il veterinario può aiutare a individuare precocemente la causa e a evitare che un piccolo fastidio diventi un problema più difficile da gestire.
