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20/Apr/2024


Introduzione Il benessere animale è un tema sempre più centrale nell’allevamento di bovine da latte. Garantire condizioni di vita ottimali non solo migliora la qualità della vita degli animali, ma ha anche effetti positivi sulla produttività e sulla qualità del latte. In questo articolo esploreremo le pratiche essenziali per il benessere delle bovine da latte e i vantaggi che ne derivano.

Condizioni di Alloggio Le condizioni di alloggio sono fondamentali per il benessere delle bovine. Le stalle devono essere spaziose, ben ventilate e dotate di lettiere pulite e confortevoli. La possibilità di muoversi liberamente riduce lo stress e promuove il comportamento naturale degli animali.

Alimentazione Equilibrata Una dieta bilanciata è essenziale per la salute e la produttività delle bovine da latte. Gli alimenti devono essere di alta qualità e fornire tutti i nutrienti necessari per soddisfare le esigenze nutrizionali degli animali in diverse fasi della loro vita e della produzione.

Gestione della Salute La prevenzione delle malattie e una gestione sanitaria efficace sono cruciali. Programmi di vaccinazione, monitoraggio regolare della salute e cure veterinarie tempestive aiutano a prevenire e gestire le malattie, riducendo la necessità di trattamenti antibiotici e migliorando il benessere generale degli animali.

Benessere Psicologico Oltre alla salute fisica, è importante considerare il benessere psicologico delle bovine. Attività che stimolano l’interazione sociale e riducono la noia, come l’accesso a pascoli o aree di riposo comuni, contribuiscono a ridurre lo stress.

Conclusione Il benessere animale è una componente fondamentale di un allevamento sostenibile e produttivo. Migliorare le condizioni di vita delle bovine da latte porta a una maggiore produttività e qualità del latte, oltre a rispondere alle crescenti richieste dei consumatori per prodotti etici e sostenibili.

Per ulteriori informazioni su come migliorare il benessere delle tue bovine da latte, contatta il nostro team di esperti del Centro Veterinario San Martino. Siamo pronti a fornirti consulenze personalizzate e supporto per ottimizzare la tua gestione dell’allevamento.


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20/Mar/2024


Introduzione L’innovazione tecnologica sta trasformando l’allevamento di bovine da latte, migliorando l’efficienza, la produttività e il benessere animale. Dall’automazione della mungitura ai sistemi di monitoraggio della salute, le nuove tecnologie offrono strumenti preziosi per gli allevatori. In questo articolo esploreremo alcune delle tecnologie più recenti e il loro impatto sull’allevamento.

Robot di Mungitura I robot di mungitura automatizzano il processo di mungitura, riducendo il lavoro manuale e migliorando la precisione. Questi sistemi permettono alle bovine di essere munte quando lo desiderano, riducendo lo stress e aumentando la produzione di latte. Inoltre, i dati raccolti dai robot forniscono informazioni dettagliate sulla salute e la produttività di ogni animale.

Sensori e Monitoraggio della Salute I sensori indossabili sono in grado di monitorare vari parametri di salute delle bovine, come la temperatura corporea, il battito cardiaco e l’attività fisica. Questi dati aiutano gli allevatori a rilevare precocemente malattie e altre problematiche, permettendo interventi tempestivi e migliorando la gestione sanitaria.

Gestione dell’Alimentazione I sistemi di alimentazione automatizzati garantiscono che ogni bovina riceva una dieta bilanciata e personalizzata. Questi sistemi monitorano il consumo di cibo e regolano l’alimentazione in base alle esigenze individuali degli animali, migliorando la salute e la produttività.

Analisi dei Dati L’analisi avanzata dei dati raccolti da vari dispositivi permette agli allevatori di prendere decisioni informate sulla gestione del bestiame. I software di gestione dell’allevamento analizzano i dati per identificare tendenze e suggerire miglioramenti nelle pratiche di allevamento.

Conclusione L’adozione di tecnologie innovative nell’allevamento di bovine da latte offre numerosi vantaggi, tra cui una maggiore efficienza, miglioramenti nella salute e nel benessere degli animali e una produzione di latte più sostenibile. Investire in queste tecnologie può aiutare gli allevatori a rimanere competitivi e a soddisfare le crescenti esigenze del mercato.

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04/Ott/2021


I Mycoplasmi sono batteri di piccolissime dimensioni e privi di parete cellulare, noti come agenti di diverse patologie che interessano l’allevamento bovino, tra le quali si annoverano polmonite, otite, poliartrite e mastite.

Tra le diverse specie del batterio, la più patogena e frequentemente associata a mastite è Mycoplasma bovis.

Come si presenta una mastite da Mycoplasma?

La classica manifestazione è caratterizzata da segni clinici gravi con l’interessamento di più quarti, latte con colorazione brunastra e drastico calo produttivo ma non è da escludere lo sviluppo di mastiti cliniche di minore entità o addirittura mastiti subcliniche. Per cui, bisogna sempre indagare il sospetto e giungere alla diagnosi.

In che modo Mycoplasma si introduce in allevamento?

La principale fonte di introduzione in una mandria esente da Mycoplasma è l’acquisto di bovine clinicamente sane ma  infette o la partecipazione a fiere e altri eventi in cui si assiste alla promiscuità tra bovine appartenenti a diverse mandrie.

Come avviene la diffusione nella mandria?

Innanzitutto, come un classico agente di mastite contagioso, Mycoplasma può trasmettersi a bovine sane quando i loro capezzoli entrano in contatto con latte infetto proveniente da bovine con mastite subclinica durante la mungitura.

Un’ulteriore via di trasmissione è quella respiratoria attraverso l’inalazione di aerosol proveniente da bovini con polmonite. Una volta inalato, il microrganismo colonizza l’apparato respiratorio e successivamente può disseminarsi attraverso la circolazione sanguigna fino a raggiungere la mammella dove determina l’insorgenza di mastite.

Infine, bisogna assolutamente evitare di utilizzare il latte proveniente da bovine infette per alimentare i vitelli perché questi ultimi possono subire la colonizzazione da parte di Mycoplasma fino a diventarne portatori, contribuendo alla diffusione del batterio nella mandria.

Come viene effettuata la diagnosi?

La metodica comunemente impiegata è l’analisi batteriologica del latte.

Tuttavia, questa risulta lunga e complessa perché la coltura e l’identificazione di tale microrganismo richiedono tecniche di laboratorio specifiche e maggiori tempi di risposta.

Un’ulteriore complicazione è data dalla possibilità di avere falsi negativi quando la bovina, pur essendo infetta, non elimina il microrganismo con il latte e ciò si può verificare nel corso di un’infezione persistente, comunemente caratterizzata dall’eliminazione sporadica del batterio.

Trattamento

Il trattamento antibiotico è da evitare in quanto inefficace.

È necessario identificare tutti gli animali infetti e optare per la loro riforma in modo tale da bloccare la trasmissione del microrganismo.

Prevenzione e controllo delle mastiti da Mycoplasma

  • Adozione di buone misure di biosicurezza per limitare l’introduzione di bovine infette;
  • In caso di rimonta esterna, preferire l’acquisto di bovine a basso rischio (che non hanno mai partorito e che non sono mai state in promiscuità);
  • Predisposizione di un luogo idoneo per la quarantena delle bovine di nuova introduzione finché non si abbia la possibilità di provare che non siano infette.
  • Evitare la promiscuità tra bovine infette e vitelli o bovine fresche;
  • Non mungere le bovine fresche con gli stessi gruppi di mungitura usati per le bovine infette;

Ricapitolando…

  • Se si sospetta la presenza di Mycoplasma nella mandria bisogna indagare il sospetto e giungere alla diagnosi con lo scopo di eliminare tutti i soggetti infetti.
  • L’acquisto di bovine infette rappresenta il principale fattore di rischio per l’introduzione di Mycoplasma nella mandria.
  • La conoscenza delle modalità di trasmissione del batterio è importante per permetterne il controllo se già presente nella mandria o per prevenirne l’introduzione in mandrie esenti.

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22/Lug/2021


Klebsiella spp. è un batterio coliforme gram negativo noto come agente di mastite ambientale negli allevamenti di bovine da latte.

Come si presenta una mastite da Klebsiella?

L’infezione può esitare in mastite clinica con manifestazioni sovrapponibili a quelle di un’infezione mammaria da E. coli: circa un terzo dei casi clinici si presenta in forma lieve; un altro terzo può presentarsi anche con gonfiore dei quarti colpiti, ossia mastite clinica moderata; il restante terzo dei casi esita in mastite clinica grave con patologia sistemica.

La ragione è che il meccanismo patogenetico per lo sviluppo di segni clinici gravi è il medesimo: endotossine.

Tuttavia ciò che differenzia Klebsiella è la capacità di invadere in profondità il parenchima mammario evadendo l’azione del sistema immunitario e determinando infezioni subcliniche persistenti che esitano nella progressiva distruzione del tessuto mammario secernente. Ciò che ne risulta è il calo produttivo persistente durante tutta la restante lattazione e spesso si assiste alla riforma delle bovine perché poco produttive.

Quindi, l’osservazione della mastite clinica spesso rappresenta lo stadio finale di un lungo periodo di infezione subclinica e ciò rende più difficile il controllo di tale microrganismo se comparato a E. coli.

Fonti di infezione

L’origine del batterio è ambientale e in allevamento può essere rinvenuto soprattutto nelle feci e in materiale da lettiera organico come segatura o trucioli.

Oltre alle fonti ambientali, bisogna ricordare che Klebsiella è in grado di causare mastiti subcliniche e il latte proveniente da bovine con tali infezioni è fonte di contagio durante la mungitura.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi eziologica non può essere ottenuta basandosi sull’osservazione dei segni clinici ma è necessario effettuare l’esame batteriologico del campione di latte prelevato in sterilità dai quarti colpiti.

Trattamento

Prima di decidere se trattare o meno casi di mastite lieve o moderata, bisogna accertare che l’esito dell’esame batteriologico riporti Klebsiella come agente eziologico. In caso di conferma, è necessario verificare se il caso clinico sia stato preceduto da un periodo di mastite cronica subclinica (SCC >200.000 per due o più mesi). Se sì, allora sarebbe necessario iniziare un trattamento antibiotico.

In caso di segni clinici sistemici come febbre, shock e anoressia è opportuno seguire uno specifico protocollo terapeutico, sviluppato con il supporto del veterinario, che comprenda la terapia antibiotica per via sistemica oltre alla somministrazione di fluidi e antinfiammatori.

Prevenzione e controllo delle mastiti da Klebsiella

Il primo obiettivo è la riduzione dell’esposizione dell’apice del capezzolo alle potenziali fonti ambientali del batterio attraverso una corretta gestione del materiale di lettiera.

In aggiunta, per limitare il contagio in mungitura bisognerebbe implementare le procedure di pre- e post-dipping.

Un altro aspetto fondamentale è l’identificazione di bovine con mastite subclinica in modo tale da ridurre il potenziale di trasmissione tra bovine.

Infine, si dovrebbe considerare anche l’impiego della vaccinazione per contribuire a ridurre l’incidenza e gravità delle infezioni da Klebsiella.

Ricapitolando…

  • L’infezione mammaria da Klebsiella si instaura quando l’apice del capezzolo entra in contatto con il batterio presente nell’ambiente o nel latte di bovine con mastite subclinica.
  • A differenza di altri gram –, le infezioni da Klebsiella possono persistere per lunghi periodi causando aumento della SCC e spesso esitano in riduzione significativa della produzione lattea.
  • La prevenzione di nuove infezioni si ottiene allevando le bovine in luoghi puliti e asciutti e separando le bovine sane da quelle con infezioni persistenti.

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10/Feb/2020


Staphylococcus aureus è un agente patogeno contagioso ed è considerato uno dei più importanti agenti di mastite per il suo notevole impatto economico nell’allevamento di bovine da latte.

Infatti, è in grado di determinare profonde infezioni del tessuto mammario che spesso esitano in una notevole riduzione della produzione lattea.

Come si presenta una mastite da S. aureus?

La più comune tipologia di infezione è la mastite cronica subclinica, che richiede la valutazione della SCC per poter essere identificata.

Tuttavia, ciò che ne complica l’identificazione è l’andamento altalenante della SCC dovuto all’eliminazione intermittente del microrganismo.

Oltre a mastiti subcliniche, S. aureus può causare mastite clinica di entità variabile da lieve a grave e alcuni ceppi altamente patogeni possono occasionalmente causare mastiti gangrenose.

Fonti di infezione

S.aureus si comporta come un classico agente di mastite contagioso: si trasmette quando i capezzoli di bovine sane entrano in contatto con latte infetto che spesso origina da mammelle di bovine con mastite subclinica. Quindi uno dei momenti critici per la trasmissione è la mungitura.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi eziologica avviene tramite l’esame batteriologico dei campioni di latte ottenuti da quarti con sospetta infezione.

Per una corretta crescita e identificazione del batterio sono necessari specifici terreni di coltura e appositi test che permettono di differenziare S. aureus da altri Stafilococchi.

Poiché l’eliminazione del microrganismo è intermittente, sono necessari campionamenti multipli in modo tale da evitare falsi negativi.

Trattamento

Nessuno dei casi di mastite da S.aureus guarisce spontaneamente.

Le percentuali di guarigione in seguito a trattamento antibiotico sono basse e per tale motivo risulta fondamentale consultare il proprio veterinario per decidere se iniziare o meno un trattamento.

Per le bovine che non rispondono al trattamento è opportuno considerare l’isolamento o la riforma.

Inoltre, è importante sottolineare che una bovina trattata va gestita con cautela perché potenzialmente contagiosa. Infatti, subito dopo il trattamento può esserci un rapido calo della SCC ma dopo alcuni mesi S. aureus può riprendere la crescita, determinando nuovamente il rialzo della SCC.

Prevenzione e controllo della mastite da S.aureus: 6 punti chiave

  • Implementazione del sistema di post-dipping e igiene della mungitura;
  • Utilizzo dell’antibiotico intramammario per ogni quarto di ogni bovina alla messa in asciutta con lo scopo di trattare le bovine con infezione subclinica identificate o trattate durante la lattazione;
  • Appropriato trattamento dei casi clinici. Necessario avere registro dei casi clinici e monitorare i risultati dei trattamenti;
  • Riforma delle bovine cronicamente infette per evitare che possano essere fonte di infezione per altre bovine.
  • Regolare manutenzione dell’impianto di mungitura;
  • Vaccinazione per ridurre incidenza e durata delle mastiti da S. aureus.

Ricapitolando…

  • S. aureus si trasmette mediante il contatto con latte infetto, pertanto, la mungitura è un momento critico per lo sviluppo di nuove infezioni.
  • Il trattamento è efficace solo in alcuni casi.
  • Il controllo delle mastiti da S. aureus si ottiene con successo prevenendo le nuove infezioni e riformando le bovine con infezione cronica.

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21/Gen/2020


La mastite subclinica (che nel nostro caso colpisce la bovina da latte) ..

… è definita come un’infiammazione della mammella nel corso della quale il latte conserva il suo normale aspetto ma contiene un numero eccessivo di cellule infiammatorie.

Queste ultime appartengono alla linea dei globuli bianchi e sono comunemente chiamati neutrofili.

Questi migrano dalla circolazione sanguigna al punto di infezione della mammella con lo scopo di bloccare e distruggere i batteri lì presenti.

Quando nel latte si risconta un numero elevato di queste cellule infiammatorie, comunemente indicate come cellule somatiche, si può essere abbastanza certi che vi sia in atto un’infezione mammaria.

 


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26/Nov/2019


in poche parole …

La mastite è l’infiammazione della ghiandola mammaria ed è causata principalmente da batteri.

(e talvolta anche da lieviti e alghe unicellulari come la Prototheca)

La condizione patologica si instaura quando l’esposizione dell’APICE del capezzolo ai batteri supera l’abilità delle difese immunitarie della bovina.

La più importante difesa è rappresentata dalla barriera cutanea all’apice del capezzolo.

Quando l’esposizione batterica supera la resistenza, si instaura un’infezione batterica del tessuto secretorio della bovina e la patologia che ne consegue può essere subclinica o clinicamente manifesta.

CAPIRE QUESTE poche righe ci permette di CAPIRE come PREVENIRE la patologia

….. seguite i prossimi articoli ….

 

 

 


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19/Nov/2019


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26/Ott/2019


Monitoraggio aziendale:

Qual è la definizione di mastite clinica in azienda?

È la stessa per il mungitore, l’allevatore e il veterinario?

Un modo semplice per assicurarsi che sia usata la definizione standard è accertare che prima di ogni mungitura venga effettuata l’eliminazione dei primi getti di latte e che questi siano osservati dal mungitore.

 

Perché è importante l’eliminazione dei primi getti di latte?

L’osservazione del latte è l’unico metodo che permette di identificare i casi di mastite clinica lieve.

Per quanto sia immediato pensare che questa pratica dovrebbe essere effettuata, in realtà non tutti la attuano.

Considerando che circa il 50% delle mastiti cliniche si presenta in forma lieve, l’identificazione precoce garantisce un maggiore benessere animale perché è possibile effettuare un miglior trattamento.

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Registrazione dei dati

All’interno di un completo programma di controllo delle mastiti cliniche, bisogna assicurarsi che per ciascuna bovina siano registrati i dati sanitari.

Dovrebbero essere inclusi l’identificazione della bovina, i casi di mastite clinica e la loro gravità (1,2 o 3), il trattamento effettuato, i giorni in cui il latte è stato scartato (periodo in cui il latte è alterato + tempo di sospensione dopo il trattamento).

La regolare revisione dei trattamenti registrati è un modo eccellente per controllare l’efficacia del piano di controllo della salute della mandria.

 

 

Ricapitolando…

  • La mastite è una patologia frequente nell’allevamento della bovina da latte e dovrebbe essere messo in pratica un efficiente sistema per identificarla, monitorarla e gestirla. Un’importante azione da intraprendere per controllare le mastiti cliniche è garantirne l’identificazione mediante l’osservazione dei primi getti di latte prima di ogni singola mungitura.
  • La mastite clinica può essere causata da diversi batteri e l’unico modo per determinare il trattamento corretto è l’identificazione dell’agente eziologico.

 


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10/Ott/2019


ANDARE in FIERA o STARE a CASA?

questo è il dilemma ..

dipende da come si vive l’esperienza …

è vero, le vere novità zootecniche non escono ogni anno, e spesso “cisonosemprelestessecose e cisonosemprelestessepersone”

.. MA …

forse anche questo è il bello della FIERA, …. ritrovarsi con persone che si conoscono agli stand che si conoscono, e magari è proprio li ..

FACENDO DUE CHIACCHIERE che si imparano cose nuove, che vengono in mente cose nuove, e che si definiscono progetti e si stabiliscono i budget per l’anno successivo.

Nell’ambito della zootecnica da latte, ogni anno in Italia si ripresenta sempre la solita FIERA, … a Ottobre, …. a Cremona

E VI ASSICURO, che ogni anno, ANDANDO IN FIERA si imparano sempre cose nuove, ….

ma ad un solo PATTO, ….. RELAZIONARE … chiedere, informarsi …. QUESTO è un diritto e un dovere formativo di ogni bravo TECNICO, CONSULENTE, e imprenditore AGRICOLO ZOOTECNICO

QUINDI

Buona FIERA A TUTTI (la prossima è dal 23 al 26 ottobre a Cremona)

… CI VEDIAMO LA’ …

MM





DA SEMPRE, CON VOI




+39 331 9145483 CLINICA

+39 349 6052345 BUIATRIA


AUTORIZZAZIONE SANITARIA 898/2012

Direttore Sanitario Dr. Giacomo Riva iscritto all’Ordine dei Veterinari di Parma al n° 487




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