Ogni anno, il 28 settembre si celebra la Giornata Mondiale della Rabbia (World Rabies Day), un appuntamento internazionale dedicato alla sensibilizzazione e alla prevenzione di una delle malattie infettive più conosciute e, allo stesso tempo, più temute.
Per chi vive in Italia la rabbia può sembrare una malattia lontana, appartenente al passato o limitata ad altre parti del mondo. In realtà continua a rappresentare un importante problema di sanità pubblica a livello internazionale e la sua prevenzione rimane fondamentale, soprattutto in un’epoca in cui persone e animali viaggiano sempre più frequentemente da un Paese all’altro.
La Giornata Mondiale della Rabbia diventa quindi una buona occasione per ricordare cos’è questa malattia, come si trasmette, perché è così pericolosa e soprattutto quale ruolo hanno vaccinazione e corretta gestione degli spostamenti degli animali.
Che cos’è la rabbia?
La rabbia è una malattia virale che colpisce il sistema nervoso centrale dei mammiferi, compreso l’uomo.
Può interessare numerose specie animali, domestiche e selvatiche.
Il virus responsabile appartiene al genere Lyssavirus e, dopo essere entrato nell’organismo, può raggiungere progressivamente il sistema nervoso centrale.
Uno degli aspetti che rende questa malattia particolarmente grave è il fatto che, una volta comparsi i sintomi clinici, l’evoluzione è quasi sempre fatale.
Per questo motivo, quando si parla di rabbia, la parola fondamentale è una sola: prevenzione.
Come si trasmette?
Il virus della rabbia è presente soprattutto nella saliva degli animali infetti.
La modalità di trasmissione più conosciuta è il morso, attraverso il quale la saliva contenente il virus entra nei tessuti.
La trasmissione può avvenire anche quando saliva infetta entra in contatto con una ferita o con le mucose.
Il semplice contatto con un animale non significa quindi automaticamente essere stati esposti alla rabbia: ciò che conta è la modalità con cui è avvenuto il contatto.
In caso di morso o contatto sospetto con un animale, soprattutto durante un viaggio in un Paese nel quale la rabbia è presente, è però fondamentale rivolgersi immediatamente ai servizi sanitari, senza attendere la comparsa di sintomi.
Quali animali possono trasmetterla?
La situazione varia notevolmente nelle diverse aree del mondo.
In molti Paesi il cane rappresenta ancora il principale responsabile della trasmissione della rabbia all’uomo. In altre aree possono avere un ruolo importante anche animali selvatici.
Volpi, pipistrelli e altri mammiferi possono essere coinvolti nel mantenimento e nella diffusione del virus a seconda dell’area geografica.
Questo è uno dei motivi per cui, quando viaggiamo con il nostro animale, è importante evitare contatti con cani e gatti randagi o con animali selvatici di cui non conosciamo lo stato sanitario.
La situazione in Italia
L’Italia è attualmente considerata indenne dalla rabbia, un risultato raggiunto grazie a sorveglianza, prevenzione e campagne di controllo.
Questo dato non deve però portarci a considerare la malattia definitivamente scomparsa o irrilevante.
La rabbia continua infatti a circolare in diverse parti del mondo e la movimentazione internazionale di persone e animali rende necessaria una costante attenzione.
Anche in Europa la situazione epidemiologica non è identica in tutti i Paesi e può cambiare nel tempo.
Per questo, prima di viaggiare, è sempre opportuno verificare le informazioni aggiornate relative alla destinazione.
Perché è ancora importante parlarne?
Oggi è molto comune portare il proprio cane in vacanza all’estero e, anche se meno frequentemente, viaggiare con il gatto.
Automobile, camper, traghetto e aereo hanno reso gli spostamenti con gli animali sempre più semplici.
Ma attraversare una frontiera con un animale significa anche rispettare precisi requisiti sanitari.
La vaccinazione contro la rabbia è uno degli strumenti fondamentali utilizzati per ridurre il rischio di diffusione della malattia attraverso gli spostamenti internazionali.
La vaccinazione antirabbica
La vaccinazione rappresenta uno dei più efficaci strumenti di prevenzione della rabbia.
Per i cani e i gatti che rimangono in Italia l’obbligatorietà può dipendere da specifiche situazioni o disposizioni, mentre per gli spostamenti internazionali la vaccinazione antirabbica assume un ruolo fondamentale.
Per viaggiare all’interno dell’Unione Europea con cane, gatto o furetto devono essere rispettati determinati requisiti.
Tra questi rientrano generalmente:
- corretta identificazione dell’animale tramite microchip;
- passaporto europeo per animali da compagnia;
- vaccinazione antirabbica valida;
- rispetto delle tempistiche previste dalla normativa.
È importante sottolineare proprio quest’ultimo punto.
Non vacciniamo il giorno prima di partire
Uno degli errori che possono creare problemi è iniziare a informarsi sui documenti necessari pochi giorni prima della partenza.
Nel caso della prima vaccinazione antirabbica, infatti, è necessario rispettare un periodo di attesa prima che la vaccinazione sia considerata valida ai fini dello spostamento internazionale.
Per questo motivo, se sappiamo già che nei prossimi mesi porteremo il nostro cane o gatto all’estero, è bene organizzarsi con anticipo.
Il veterinario potrà controllare identificazione, documentazione e stato vaccinale dell’animale e indicare le tempistiche da rispettare.
Il passaporto europeo per gli animali
Per molti proprietari la parola “passaporto” fa pensare esclusivamente ai documenti necessari per le persone, ma anche i nostri animali possono avere un proprio documento sanitario per gli spostamenti internazionali.
Il passaporto europeo per animali da compagnia contiene informazioni relative all’identificazione dell’animale e alla vaccinazione antirabbica, oltre agli altri dati previsti.
Non va confuso con il semplice libretto sanitario.
Se quindi stiamo programmando una vacanza all’estero con il nostro animale, è opportuno verificare per tempo di possedere tutta la documentazione necessaria.
E se viaggiamo fuori dall’Unione Europea?
Qui la situazione può diventare più complessa.
Ogni Paese può stabilire specifici requisiti per l’ingresso degli animali e, in alcuni casi, possono essere richiesti ulteriori certificati, esami o particolari procedure sanitarie.
Per alcune destinazioni può essere necessaria anche la titolazione degli anticorpi contro il virus della rabbia.
Inoltre, non bisogna pensare soltanto all’ingresso nel Paese di destinazione: è importante conoscere anche le condizioni necessarie per rientrare successivamente in Italia o nell’Unione Europea.
Organizzare un viaggio internazionale con il proprio animale dovrebbe quindi iniziare diverse settimane, e in alcuni casi mesi, prima della partenza.
Cosa fare se un animale viene morso all’estero?
Durante una vacanza può capitare che il nostro cane entri in contatto con un animale randagio o selvatico.
Un morso non dovrebbe essere sottovalutato.
Oltre ai normali rischi legati alle ferite e alle infezioni batteriche, in determinate aree geografiche deve essere considerato anche il rischio rabbia.
In caso di morso o contatto sospetto è quindi importante rivolgersi rapidamente a un veterinario locale, comunicando anche lo stato vaccinale dell’animale.
Evitare il contatto con animali selvatici o randagi rimane comunque una delle più semplici misure di prevenzione durante i viaggi.
Rabbia e comportamento degli animali
Nell’immaginario collettivo l’animale con rabbia viene spesso rappresentato come estremamente aggressivo.
In realtà le manifestazioni cliniche possono essere diverse.
Le alterazioni del comportamento possono comprendere aggressività, agitazione o reazioni anomale, ma possono comparire anche debolezza, difficoltà nella deglutizione, paralisi e altri segni neurologici.
Per questo non bisogna basarsi sull’aspetto di un animale per stabilire se possa rappresentare o meno un rischio.
Un animale selvatico che mostra un comportamento insolitamente confidente o un animale normalmente docile che manifesta improvvise alterazioni neurologiche non dovrebbe essere avvicinato o manipolato senza precauzioni.
Una malattia che riguarda animali e persone
La rabbia rappresenta uno degli esempi più chiari del concetto di One Health, secondo il quale salute umana, salute animale e ambiente sono strettamente collegati.
Proteggere gli animali attraverso la vaccinazione significa contribuire anche alla protezione delle persone.
È proprio la vaccinazione dei cani, insieme alla sorveglianza sanitaria e alle campagne di controllo, ad aver permesso di ridurre enormemente la diffusione della malattia in molti Paesi.
La prevenzione veterinaria assume quindi un valore che va oltre la protezione del singolo animale.
28 settembre: un’occasione per ricordare l’importanza della prevenzione
La Giornata Mondiale della Rabbia non deve creare allarmismo, soprattutto in un Paese come l’Italia dove la situazione epidemiologica è favorevole.
Serve invece a ricordarci che una malattia può essere tenuta sotto controllo proprio perché esistono prevenzione, vaccinazione e sorveglianza.
Per chi vive con un cane o un gatto il messaggio pratico è semplice: se abbiamo in programma un viaggio all’estero, informiamoci con largo anticipo.
Destinazione, durata del viaggio e Paesi attraversati possono determinare requisiti differenti.
Prima di partire è quindi opportuno verificare microchip, passaporto, vaccinazione antirabbica e validità della documentazione, chiedendo al veterinario quali siano gli adempimenti necessari per il nostro animale e consultando le disposizioni ufficiali aggiornate del Paese di destinazione.
La rabbia oggi può sembrarci lontana. Continuare a prevenirla è il modo migliore per far sì che rimanga tale.


