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artrosi gatto - Centro Veterinario San Martino

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21/Ott/2026


Con l’arrivo dell’autunno cambiano le temperature, aumenta l’umidità e le giornate diventano progressivamente più fredde. È proprio in questo periodo che molti proprietari iniziano a notare qualcosa di diverso nel proprio cane o nel proprio gatto.

Il cane impiega qualche secondo in più ad alzarsi dalla cuccia. Durante la passeggiata parte più lentamente. Il gatto, che fino a qualche mese prima raggiungeva senza difficoltà il davanzale o il suo posto preferito sul divano, sembra pensarci due volte prima di saltare.

Piccoli cambiamenti che spesso vengono attribuiti semplicemente all’età o all’arrivo del freddo.

Ma siamo sicuri che sia soltanto questo?

Dietro una riduzione dell’attività o una maggiore difficoltà nei movimenti può nascondersi un problema molto frequente negli animali adulti e anziani: l’osteoartrosi.

Cos’è l’artrosi?

L’osteoartrosi è una patologia articolare cronica e progressiva caratterizzata da alterazioni che coinvolgono la cartilagine, l’osso e le altre strutture dell’articolazione.

Non si tratta semplicemente di una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento.

Età, conformazione, precedenti traumi, patologie ortopediche, sovrappeso e obesità possono contribuire allo sviluppo o alla progressione della malattia.

Con il tempo l’articolazione può diventare meno efficiente e dolorosa, determinando una progressiva riduzione della mobilità.

Il problema è che questa evoluzione può essere lenta.

Proprio per questo il proprietario può abituarsi gradualmente ai cambiamenti dell’animale senza rendersi conto che dietro quello che sembra semplicemente “invecchiare” può esserci dolore cronico.

Il freddo provoca l’artrosi?

È importante chiarire un punto. Il freddo non è la causa dell’artrosi. Tuttavia, durante i mesi più freddi alcuni proprietari riferiscono di osservare più facilmente rigidità e difficoltà di movimento negli animali che già presentano problemi articolari. In autunno cambiano inoltre le abitudini: le passeggiate possono diventare più brevi, gli animali trascorrono più tempo in casa e l’attività fisica può diminuire. Un animale meno attivo può perdere progressivamente tono muscolare e questo può rendere ancora più difficile la gestione di un problema articolare già presente.

L’arrivo dell’autunno può quindi rappresentare il momento in cui iniziamo ad accorgerci di qualcosa che probabilmente era già presente.

Nel cane il dolore non significa necessariamente zoppia

Quando pensiamo a un cane con dolore articolare immaginiamo spesso un animale che zoppica. La zoppia è certamente un segnale importante, ma non è l’unico. Nelle forme croniche i cambiamenti possono essere molto più discreti.

Il cane potrebbe:

  • essere più lento ad alzarsi dopo aver dormito;
  • mostrare rigidità nei primi passi;
  • esitare prima di salire in automobile;
  • evitare le scale;
  • camminare più lentamente;
  • fermarsi più frequentemente durante la passeggiata;
  • voler tornare a casa prima del solito;
  • avere meno voglia di giocare;
  • cambiare posizione frequentemente quando riposa;
  • mostrare fastidio quando viene toccato in determinate zone.

Un altro elemento interessante è il cambiamento delle abitudini.

Un cane che ha sempre accolto il proprietario correndo verso la porta e improvvisamente preferisce aspettarlo dalla cuccia potrebbe semplicemente essere diventato più tranquillo. Ma potrebbe anche aver imparato che alzarsi velocemente gli provoca dolore.

Sono proprio questi piccoli cambiamenti quotidiani a meritare attenzione.

“È vecchio”: una frase che può farci sottovalutare il problema

Con l’avanzare dell’età è normale che un animale modifichi alcune delle proprie abitudini. Ma vecchiaia e dolore non sono sinonimi. Dire “non sale più le scale perché è vecchio” oppure “non corre più perché ormai ha una certa età” può portarci a considerare inevitabile una condizione che invece merita di essere valutata.

La domanda utile da porsi non è soltanto:

“Quanti anni ha?”

ma anche:

“Rispetto a sei mesi o un anno fa, cosa non riesce più a fare?”

Il confronto con le abitudini precedenti può aiutare a individuare cambiamenti progressivi che, osservati giorno dopo giorno, rischiano di passare inosservati.

Nel gatto riconoscere l’artrosi è ancora più difficile

Se nel cane l’artrosi può essere sottovalutata, nel gatto il problema è spesso ancora meno evidente. Il gatto tende infatti a manifestare il dolore in maniera molto diversa rispetto all’uomo e spesso anche rispetto al cane.

Un gatto con dolore articolare non necessariamente zoppica e quasi mai “ci dice” chiaramente che qualcosa gli fa male.

Più frequentemente modifica il proprio comportamento. Può smettere di raggiungere i punti più alti della casa, utilizzare percorsi diversi oppure effettuare i salti in più passaggi. Un gatto che prima saltava direttamente sul tavolo potrebbe iniziare a utilizzare prima una sedia. Oppure potrebbe scegliere di dormire in un luogo più basso e facilmente raggiungibile.

Sono adattamenti intelligenti che gli permettono di continuare la propria vita evitando i movimenti dolorosi.

Ed è proprio questa capacità di adattamento che può rendere l’artrosi difficile da riconoscere.

Attenzione anche alla lettiera e alla pulizia del mantello

Nel gatto esistono altri segnali particolarmente interessanti. Entrare in una lettiera con bordi alti può diventare difficoltoso. In alcuni casi il gatto può iniziare a sporcare vicino alla lettiera e il comportamento può essere interpretato erroneamente come un problema comportamentale.

Anche la pulizia personale può cambiare. Se girarsi o raggiungere determinate parti del corpo provoca dolore, il gatto può dedicare meno attenzione al grooming. Il mantello può quindi apparire più trascurato, soprattutto nella zona lombare e nella parte posteriore del corpo.

Al contrario, alcuni gatti possono leccare insistentemente una zona dolorante.

Anche irritabilità, maggiore tendenza a nascondersi o minore disponibilità al contatto possono essere segnali da valutare.

Il peso corporeo ha un ruolo importante

Il sovrappeso rappresenta un problema particolarmente importante negli animali con patologie articolari. Un peso eccessivo aumenta il carico sulle articolazioni e può rendere più difficile il movimento.

Ma può instaurarsi anche un vero e proprio circolo vizioso:

dolore → minore movimento → riduzione della massa muscolare → aumento di peso → maggiore difficoltà nel movimento.

Mantenere una buona condizione corporea è quindi uno degli elementi importanti nella gestione a lungo termine dell’animale con artrosi. Questo non significa però sottoporre improvvisamente un cane anziano e dolorante a lunghe passeggiate per farlo dimagrire.

L’attività deve essere regolare, controllata e adeguata alle condizioni del singolo animale.

Movimento sì, ma con regolarità

Quando un animale ha problemi articolari, l’immobilità completa raramente rappresenta la soluzione. Il movimento contribuisce a mantenere tono muscolare, mobilità e qualità della vita. Sono generalmente preferibili attività regolari e moderate rispetto a grandi sforzi concentrati in un’unica giornata. Il classico esempio è il cane che durante la settimana effettua passeggiate molto brevi e nel weekend affronta improvvisamente una lunga escursione. Per un animale con problemi articolari questo cambiamento brusco del carico di lavoro può risultare difficile da gestire. La quantità e il tipo di esercizio devono naturalmente essere adattati all’età, alla patologia e alle condizioni generali dell’animale.

Anche la casa può diventare più facile da vivere

Piccoli cambiamenti nell’ambiente domestico possono aiutare un animale con difficoltà motorie. Per un cane possono essere utili superfici meno scivolose nei punti di passaggio, una cuccia facilmente accessibile e, quando necessario, rampe o sistemi che evitino salti impegnativi.

Per il gatto possiamo invece osservare quali siano i suoi luoghi preferiti e renderli più facilmente raggiungibili. Una sedia, un piccolo gradino o una superficie intermedia possono permettergli di raggiungere il divano o il davanzale senza dover effettuare un unico grande salto. Anche una lettiera con un ingresso più basso può fare una grande differenza per un gatto anziano con difficoltà articolari.

Sono modifiche semplici, ma possono contribuire significativamente alla qualità della vita.

Come si diagnostica l’artrosi?

La valutazione parte dalla storia dell’animale e dall’osservazione dei cambiamenti riferiti dal proprietario. Segue la visita clinica e ortopedica, durante la quale il veterinario può valutare andatura, mobilità articolare, presenza di dolore, massa muscolare e altri elementi utili. Quando necessario possono essere indicati ulteriori approfondimenti diagnostici, come gli esami radiografici.

Una cosa può essere particolarmente utile: registrare con lo smartphone alcuni movimenti dell’animale a casa.

Il cane che fatica ad alzarsi al mattino o il gatto che utilizza uno sgabello per raggiungere il divano potrebbero comportarsi diversamente una volta arrivati in ambulatorio. Un breve video può quindi fornire al veterinario informazioni preziose sulla mobilità nella vita quotidiana.

L’artrosi si può curare?

L’osteoartrosi è una patologia cronica e la sua gestione deve essere costruita nel tempo. L’obiettivo non è soltanto intervenire quando il dolore diventa evidente, ma mantenere il più possibile mobilità, autonomia e qualità della vita. A seconda del singolo caso, il veterinario può valutare strategie che comprendono controllo del peso, attività fisica adeguata, modifiche ambientali, fisioterapia e riabilitazione, supporto nutrizionale e terapie specifiche per il controllo del dolore.

Non esiste quindi una soluzione identica per tutti.

La gestione migliore è spesso multimodale, cioè basata sulla combinazione di diversi interventi adattati alle necessità del singolo animale. È importante anche evitare il fai-da-te con farmaci pImposta immagine in evidenzaresenti in casa: alcuni medicinali utilizzati comunemente nell’uomo possono essere molto pericolosi per cane e gatto.

Impariamo a osservare ciò che non fanno più

L’artrosi è una di quelle patologie nelle quali il proprietario può avere un ruolo fondamentale. Non dobbiamo aspettare necessariamente una zoppia evidente.

A volte il primo segnale è molto più semplice:

il cane non sale più spontaneamente in automobile.

Il gatto non dorme più sul davanzale.

La passeggiata si accorcia.

Le scale vengono evitate.

Il gioco dura meno.

L’animale impiega più tempo ad alzarsi.

Sono piccoli cambiamenti che possono essere facilmente attribuiti all’età o al cambio di stagione, ma che meritano attenzione.

Invecchiare è normale. Vivere con dolore non deve essere considerato inevitabile.

L’autunno, proprio perché può rendere più evidenti alcuni cambiamenti nella mobilità, può essere un buon momento per osservare con maggiore attenzione come si muovono i nostri animali. Riconoscere precocemente i segnali di difficoltà permette di intervenire prima e, soprattutto, di aiutare cane e gatto a mantenere più a lungo una buona qualità della vita.




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