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Mastite bovina da Prototheca

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28/Mar/2020


Prototheca spp. è un’alga unicellulare presente a livello ambientale e responsabile di infezioni mammarie di difficile gestione.

Come si presenta una mastite da Prototheca?

L’infezione mammaria è subclinica e spesso persistente, con il costante rialzo delle cellule somatiche ed eliminazione intermittente della microalga con il latte.

Nel corso di infezioni croniche subcliniche, si può assistere all’occasionale sviluppo di segni di mastite clinica di entità lieve o moderata.

Le mastiti da Prototheca non guariscono spontaneamente durante la lattazione e possono addirittura persistere durante la fase di asciutta fino a ripresentarsi alla successiva lattazione.

Fonti di infezione

Prototheca è ubiquitaria a livello ambientale e può contaminare abbeveratoi, mangiatoie, lettiere e impianto di mungitura soprattutto in presenza di umidità e materiale organico.

La contaminazione ambientale può essere amplificata dall’eliminazione fecale da parte dei capi presenti in allevamento se questi assumono alimenti o acqua contaminati.

Un ulteriore punto critico per la trasmissione dell’infezione è la mungitura. Modalità di mungitura non ottimali dal punto di vista igienico possono facilitare  la trasmissione di Prototheca in modo contagioso da bovina infetta a bovina sana mediante il latte infetto.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi si ottiene esclusivamente mediante esami di laboratorio.

Trattamento

Le mastiti da Prototheca sono refrattarie ai trattamenti antimicrobici.

Prevenzione e controllo delle mastiti da Prototheca

La gestione delle mastiti da Prototheca è molto complicata ed è opportuno tenere presenti le principali azioni utili per limitare la contaminazione ambientale e le conseguenti infezioni mammarie:

  • Monitoraggio dell’infezione nella mandria con analisi di campioni di latte di massa;
  • Precoce identificazione degli animali infetti e loro separazione in mungitura;
  • Identificazione e controllo delle fonti di infezione ambientale (acqua di abbeverata, alimenti, lettiera);
  • Implementazione del sistema di disinfezione dei capezzoli;
  • Manutenzione dell’impianto di mungitura.

Ricapitolando…

  • Prototheca è un’alga ubiquitaria responsabile di mastiti subcliniche persistenti.
  • I trattamenti antimicrobici sono inefficaci.
  • Il controllo dell’infezione richiede l’adozione di misure igienico-sanitarie che riducano la contaminazione ambientale e impediscano la trasmissione dell’infezione in mungitura.

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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27/Feb/2020


Gli Streptococchi ambientali sono considerati tra i principali agenti di mastite perché responsabili di alta SCC, infezioni persistenti e spesso mastiti con notevole eliminazione di batteri nel latte.

Batteri come Streptococcus uberis sono comunemente definiti Streptococchi ambientali per distinguerli da Streptococcus agalactiae, il quale è un batterio contagioso e patogeno obbligato della mammella.

Come si presenta una mastite da Streptococchi ambientali?

L’infezione mammaria può essere subclinica o clinica.

In alcuni casi, le infezioni subcliniche divengono croniche e persistono per lunghi periodi con aumento del conteggio delle cellule somatiche.

In circa metà delle bovine che sviluppano mastite subclinica si ha l’evoluzione verso l’infezione clinica lieve, moderata o grave.

Fonti di infezione

Gli Streptococchi ambientali sono ubiquitari e si assiste all’infezione mammaria quando l’esposizione dell’apice del capezzolo ai batteri eccede le capacità di difesa del sistema immunitario.

La contaminazione ambientale avviene soprattutto tramite l’eliminazione fecale e la crescita batterica è favorita dalla presenza di materiale di lettiera organico come la paglia.

La fase di asciutta rappresenta il periodo in cui c’è un altissimo rischio di contrarre l’infezione streptococcica.

Bovine che sviluppano infezione mammaria subclinica durante il periodo di asciutta di solito hanno un aumento della SCC durante il primo mese di lattazione e possono manifestare segni di mastite clinica.

Come si effettua la diagnosi?

Come per altri agenti di mastite, non si può determinare l’eziologia basandosi esclusivamente sull’osservazione dei segni clinici ma si rende necessario l’esame batteriologico di campioni di latte proveniente dai quarti interessati.

Trattamento

Casi di mastite clinica meriterebbero un appropriato trattamento antibiotico anche se in molte occasioni la sintomatologia clinica si risolve spontaneamente. Tuttavia, ciò non indica la guarigione dell’animale ma semplicemente la regressione allo stato subclinico.

La presenza di mastiti croniche subcliniche nella mandria va considerata negativamente perché facilita la trasmissione del batterio e si assiste al graduale aumento della prevalenza delle infezioni da Streptococchi ambientali.

Il trattamento di infezioni subcliniche è economicamente vantaggioso solo in due situazioni:

  • se l’infezione è cronica ed è identificata a inizio lattazione;
  • se si tratta di una mandria in cui c’è stato un controllo inappropriato della trasmissione contagiosa in mungitura.

In ogni caso, se nella mandria si hanno molte infezioni, anziché trattare in continuazione bisognerebbe mirare alla prevenzione dell’infezione iniziale.

Prevenzione delle mastiti da Streptococchi ambientali: ambiente e mungitura

Il principale obiettivo è la prevenzione dell’infezione iniziale, riducendo esposizione dei capezzoli all’ambiente contaminato: igiene ambientale!

Tale considerazione è fondamentale soprattutto per bovine in asciutta e nell’immediato post-parto perché in queste fasi si assiste alla riduzione delle difese immunitarie che rende le bovine più suscettibili. Lo stesso ragionamento è valido anche per bovine ad alta produzione e con bilancio energetico negativo.

In aggiunta al controllo ambientale, bisogna considerare l’implementazione di igiene e prassi di mungitura perché, se nella mandria sono presenti casi di mastite subclinica, il batterio può trasmettersi come un contagioso a bovine sane quando i loro capezzoli entrano in contatto con latte infetto.

Ricapitolando…

  • Gli Streptococchi ambientali sono un’importante causa di mastite clinica e subclinica.
  • È necessario prevenire l’infezione iniziale focalizzandosi sulla riduzione dell’esposizione durante il periodo di asciutta, identificando le bovine ad alto rischio e assicurando che l’esposizione al patogeno sia minimizzata.
  • Adottare una buona strategia di utilizzo degli antibiotici quando si osservano segni clinici di mastite.

Autore: Dr. Centonze Giovanni


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22/Gen/2020


Klebsiella spp. è un batterio coliforme gram negativo noto come agente di mastite ambientale negli allevamenti di bovine da latte.

Come si presenta una mastite da Klebsiella?

L’infezione può esitare in mastite clinica con manifestazioni sovrapponibili a quelle di un’infezione mammaria da E. coli: circa un terzo dei casi clinici si presenta in forma lieve; un altro terzo può presentarsi anche con gonfiore dei quarti colpiti, ossia mastite clinica moderata; il restante terzo dei casi esita in mastite clinica grave con patologia sistemica.

La ragione è che il meccanismo patogenetico per lo sviluppo di segni clinici gravi è il medesimo: endotossine.

Tuttavia ciò che differenzia Klebsiella è la capacità di invadere in profondità il parenchima mammario evadendo l’azione del sistema immunitario e determinando infezioni subcliniche persistenti che esitano nella progressiva distruzione del tessuto mammario secernente. Ciò che ne risulta è il calo produttivo persistente durante tutta la restante lattazione e spesso si assiste alla riforma delle bovine perché poco produttive.

Quindi, l’osservazione della mastite clinica spesso rappresenta lo stadio finale di un lungo periodo di infezione subclinica e ciò rende più difficile il controllo di tale microrganismo se comparato a E. coli.

Fonti di infezione

L’origine del batterio è ambientale e in allevamento può essere rinvenuto soprattutto nelle feci e in materiale da lettiera organico come segatura o trucioli.

Oltre alle fonti ambientali, bisogna ricordare che Klebsiella è in grado di causare mastiti subcliniche e il latte proveniente da bovine con tali infezioni è fonte di contagio durante la mungitura.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi eziologica non può essere ottenuta basandosi sull’osservazione dei segni clinici ma è necessario effettuare l’esame batteriologico del campione di latte prelevato in sterilità dai quarti colpiti.

Trattamento

Prima di decidere se trattare o meno casi di mastite lieve o moderata, bisogna accertare che l’esito dell’esame batteriologico riporti Klebsiella come agente eziologico. In caso di conferma, è necessario verificare se il caso clinico sia stato preceduto da un periodo di mastite cronica subclinica (SCC >200.000 per due o più mesi). Se sì, allora sarebbe necessario iniziare un trattamento antibiotico.

In caso di segni clinici sistemici come febbre, shock e anoressia è opportuno seguire uno specifico protocollo terapeutico, sviluppato con il supporto del veterinario, che comprenda la terapia antibiotica per via sistemica oltre alla somministrazione di fluidi e antinfiammatori.

Prevenzione e controllo delle mastiti da Klebsiella

Il primo obiettivo è la riduzione dell’esposizione dell’apice del capezzolo alle potenziali fonti ambientali del batterio attraverso una corretta gestione del materiale di lettiera.

In aggiunta, per limitare il contagio in mungitura bisognerebbe implementare le procedure di pre- e post-dipping.

Un altro aspetto fondamentale è l’identificazione di bovine con mastite subclinica in modo tale da ridurre il potenziale di trasmissione tra bovine.

Infine, si dovrebbe considerare anche l’impiego della vaccinazione per contribuire a ridurre l’incidenza e gravità delle infezioni da Klebsiella.

Ricapitolando…

  • L’infezione mammaria da Klebsiella si instaura quando l’apice del capezzolo entra in contatto con il batterio presente nell’ambiente o nel latte di bovine con mastite subclinica.
  • A differenza di altri gram –, le infezioni da Klebsiella possono persistere per lunghi periodi causando aumento della SCC e spesso esitano in riduzione significativa della produzione lattea.
  • La prevenzione di nuove infezioni si ottiene allevando le bovine in luoghi puliti e asciutti e separando le bovine sane da quelle con infezioni persistenti.

Autore: Dr. Centonze Giovanni





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