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Mastite bovina da Klebsiella

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22/Gen/2020


Klebsiella spp. è un batterio coliforme gram negativo noto come agente di mastite ambientale negli allevamenti di bovine da latte.

Come si presenta una mastite da Klebsiella?

L’infezione può esitare in mastite clinica con manifestazioni sovrapponibili a quelle di un’infezione mammaria da E. coli: circa un terzo dei casi clinici si presenta in forma lieve; un altro terzo può presentarsi anche con gonfiore dei quarti colpiti, ossia mastite clinica moderata; il restante terzo dei casi esita in mastite clinica grave con patologia sistemica.

La ragione è che il meccanismo patogenetico per lo sviluppo di segni clinici gravi è il medesimo: endotossine.

Tuttavia ciò che differenzia Klebsiella è la capacità di invadere in profondità il parenchima mammario evadendo l’azione del sistema immunitario e determinando infezioni subcliniche persistenti che esitano nella progressiva distruzione del tessuto mammario secernente. Ciò che ne risulta è il calo produttivo persistente durante tutta la restante lattazione e spesso si assiste alla riforma delle bovine perché poco produttive.

Quindi, l’osservazione della mastite clinica spesso rappresenta lo stadio finale di un lungo periodo di infezione subclinica e ciò rende più difficile il controllo di tale microrganismo se comparato a E. coli.

Fonti di infezione

L’origine del batterio è ambientale e in allevamento può essere rinvenuto soprattutto nelle feci e in materiale da lettiera organico come segatura o trucioli.

Oltre alle fonti ambientali, bisogna ricordare che Klebsiella è in grado di causare mastiti subcliniche e il latte proveniente da bovine con tali infezioni è fonte di contagio durante la mungitura.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi eziologica non può essere ottenuta basandosi sull’osservazione dei segni clinici ma è necessario effettuare l’esame batteriologico del campione di latte prelevato in sterilità dai quarti colpiti.

Trattamento

Prima di decidere se trattare o meno casi di mastite lieve o moderata, bisogna accertare che l’esito dell’esame batteriologico riporti Klebsiella come agente eziologico. In caso di conferma, è necessario verificare se il caso clinico sia stato preceduto da un periodo di mastite cronica subclinica (SCC >200.000 per due o più mesi). Se sì, allora sarebbe necessario iniziare un trattamento antibiotico.

In caso di segni clinici sistemici come febbre, shock e anoressia è opportuno seguire uno specifico protocollo terapeutico, sviluppato con il supporto del veterinario, che comprenda la terapia antibiotica per via sistemica oltre alla somministrazione di fluidi e antinfiammatori.

Prevenzione e controllo delle mastiti da Klebsiella

Il primo obiettivo è la riduzione dell’esposizione dell’apice del capezzolo alle potenziali fonti ambientali del batterio attraverso una corretta gestione del materiale di lettiera.

In aggiunta, per limitare il contagio in mungitura bisognerebbe implementare le procedure di pre- e post-dipping.

Un altro aspetto fondamentale è l’identificazione di bovine con mastite subclinica in modo tale da ridurre il potenziale di trasmissione tra bovine.

Infine, si dovrebbe considerare anche l’impiego della vaccinazione per contribuire a ridurre l’incidenza e gravità delle infezioni da Klebsiella.

Ricapitolando…

  • L’infezione mammaria da Klebsiella si instaura quando l’apice del capezzolo entra in contatto con il batterio presente nell’ambiente o nel latte di bovine con mastite subclinica.
  • A differenza di altri gram –, le infezioni da Klebsiella possono persistere per lunghi periodi causando aumento della SCC e spesso esitano in riduzione significativa della produzione lattea.
  • La prevenzione di nuove infezioni si ottiene allevando le bovine in luoghi puliti e asciutti e separando le bovine sane da quelle con infezioni persistenti.

Autore: Dr. Centonze Giovanni





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