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Pulci e zecche in autunno: quando sospendere l’antiparassitario?

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Con la fine dell’estate e l’arrivo delle prime giornate fresche, molti proprietari di cani e gatti iniziano a pensare che sia arrivato il momento di sospendere i trattamenti antiparassitari. Le passeggiate sotto il sole estivo sono ormai un ricordo, le temperature diminuiscono e pulci e zecche vengono spesso considerate un problema tipicamente primaverile ed estivo.

Ma è davvero così?

In realtà, l’arrivo dell’autunno non coincide automaticamente con la scomparsa dei parassiti. Le condizioni climatiche degli ultimi anni, caratterizzate spesso da autunni miti e periodi di caldo che si prolungano ben oltre settembre, possono consentire a pulci e zecche di rimanere attive più a lungo di quanto immaginiamo.

Inoltre, mentre le zecche sono strettamente influenzate dalle condizioni ambientali esterne, le pulci possono trovare proprio nelle nostre abitazioni un ambiente ideale per continuare il proprio ciclo vitale.

Per questo motivo la decisione di sospendere un antiparassitario non dovrebbe dipendere semplicemente dalla data sul calendario, ma dal rischio reale a cui è esposto ogni singolo animale.

Zecche: il rischio non finisce necessariamente con l’estate

Uno degli errori più comuni è pensare che le zecche siano presenti esclusivamente nei mesi più caldi.

La loro attività è influenzata da temperatura, umidità, specie di zecca e caratteristiche dell’ambiente. In presenza di condizioni favorevoli, alcune zecche possono quindi continuare a essere attive anche durante l’autunno.

Questo significa che una passeggiata in una giornata mite di ottobre può rappresentare ancora un’occasione di esposizione.

Particolare attenzione va riservata ai cani che frequentano regolarmente prati, boschi, sentieri, aree con vegetazione alta, parchi e zone rurali, soprattutto quando questi ambienti sono frequentati anche da animali selvatici.

Dopo una passeggiata può essere utile controllare accuratamente il mantello del cane. Le zecche tendono a localizzarsi soprattutto nelle zone dove la cute è più sottile o facilmente raggiungibile: testa, collo, padiglioni auricolari, ascelle, inguine e spazi tra le dita sono alcune delle aree da osservare con maggiore attenzione.

Nei cani a pelo lungo o particolarmente folto, naturalmente, individuarle può essere più difficile.

Perché una zecca non è soltanto un fastidio.

La presenza di una zecca sulla cute non deve essere considerata soltanto un problema locale.

Durante il pasto di sangue alcune specie possono trasmettere agenti responsabili di malattie importanti. Tra quelle più conosciute troviamo ehrlichiosi, anaplasmosi e babesiosi, anche se il rischio e la diffusione delle diverse patologie variano in funzione dell’area geografica e delle specie di zecca presenti.

In alcuni casi i sintomi possono essere inizialmente poco specifici: stanchezza, febbre, riduzione dell’appetito o cambiamenti nel comportamento dell’animale.

È quindi importante non sottovalutare l’esposizione alle zecche e ricordare che prevenire il morso significa anche ridurre il rischio di trasmissione di alcune malattie.

 

Se si trova una zecca attaccata all’animale, inoltre, è importante rimuoverla correttamente, evitando rimedi improvvisati che possono rendere più difficile l’operazione.

Pulci: quando fuori fa freddo, dentro casa può essere ancora estate

Per le pulci il discorso è ancora più interessante.

Quando pensiamo a un’infestazione da pulci immaginiamo normalmente gli insetti adulti presenti sul cane o sul gatto. In realtà, una parte fondamentale del ciclo biologico della pulce avviene nell’ambiente.

Uova, larve e pupe possono trovarsi nei luoghi frequentati dall’animale: cucce, tappeti, divani, coperte, fessure del pavimento e altre zone della casa.

Ed è proprio qui che l’autunno può giocare un ruolo importante.

Quando iniziamo ad accendere il riscaldamento, le nostre abitazioni continuano a offrire condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo delle pulci. Per loro, quindi, il fatto che all’esterno le temperature siano diminuite può avere un’importanza relativa.

Questo spiega perché un cane o un gatto possa avere pulci anche in pieno autunno o durante i mesi più freddi.

Una volta che il ciclo del parassita si è stabilito nell’ambiente domestico, eliminarlo può richiedere tempo e una gestione accurata non soltanto dell’animale, ma anche degli ambienti nei quali vive.

Nel gatto le pulci possono passare inosservate

Nel gatto riconoscere la presenza delle pulci può essere particolarmente difficile.

Il gatto dedica molto tempo alla pulizia del proprio mantello e può rimuovere parte dei parassiti adulti attraverso il grooming. Di conseguenza, il proprietario può non vedere direttamente le pulci pur essendo presente un problema.

A volte sono altri segnali a far nascere il sospetto: prurito, leccamento insistente, piccole croste, irritazione cutanea o perdita di pelo.

In alcuni animali particolarmente sensibili, anche poche punture possono essere sufficienti a provocare una reazione importante.

Dermatite allergica da pulce: quando basta una puntura

Uno dei problemi più comuni associati alle pulci è la dermatite allergica da pulce, una reazione di ipersensibilità nei confronti di componenti presenti nella saliva del parassita.

Negli animali allergici il problema non dipende necessariamente dalla presenza di decine di pulci: anche un’esposizione limitata può essere sufficiente a provocare prurito intenso e lesioni cutanee.

Il cane può grattarsi, mordicchiarsi o leccarsi ripetutamente, soprattutto in determinate zone del corpo. Nel gatto le manifestazioni possono essere differenti e talvolta meno evidenti per il proprietario.

Per questo motivo, davanti a un animale che improvvisamente presenta un forte prurito, l’assenza di pulci visibili non permette da sola di escludere il problema.

Le pulci possono trasmettere anche altri parassiti

C’è poi un altro aspetto spesso poco conosciuto.

Le pulci possono partecipare al ciclo di Dipylidium caninum, un verme intestinale che può infestare cane e gatto.

L’animale può ingerire accidentalmente una pulce infetta mentre si lecca o si mordicchia il mantello. In questo modo il parassita intestinale può completare il proprio ciclo.

È un buon esempio di come la prevenzione antiparassitaria non riguardi soltanto ciò che vediamo sulla cute dell’animale, ma possa avere implicazioni più ampie per la sua salute.

 

Quindi dobbiamo utilizzare l’antiparassitario tutto l’anno?

Non esiste una risposta uguale per ogni cane e ogni gatto.

Il rischio deve essere valutato considerando diversi fattori:

* ambiente in cui vive l’animale;

* accesso all’esterno;

* frequentazione di prati, boschi e aree verdi;

* presenza di altri animali in casa;

* viaggi e spostamenti;

* precedenti infestazioni;

* presenza di parassiti nell’ambiente;

* condizioni climatiche della zona;

* caratteristiche individuali e stato di salute dell’animale.

Un gatto che vive esclusivamente in appartamento avrà un profilo di rischio diverso rispetto a un gatto che entra ed esce liberamente. Allo stesso modo, un cane che passeggia prevalentemente in città avrà un’esposizione differente rispetto a un cane che ogni settimana accompagna il proprietario nei boschi o in campagna.

La prevenzione dovrebbe quindi essere personalizzata.

Anche la scelta del prodotto non dovrebbe essere casuale. Esistono formulazioni, principi attivi, modalità di somministrazione e durate d’azione differenti. Un prodotto adatto a un determinato animale o stile di vita non è necessariamente la soluzione migliore per un altro.

Particolare attenzione deve essere posta anche quando cani e gatti convivono nella stessa abitazione: alcuni principi attivi utilizzati nel cane possono essere pericolosi per il gatto, motivo per cui è sempre opportuno seguire le indicazioni del veterinario e utilizzare correttamente i prodotti prescritti o consigliati.

La prevenzione non dovrebbe seguire soltanto il calendario.

L’idea di utilizzare l’antiparassitario “da primavera a fine estate” è semplice e facile da ricordare, ma non sempre corrisponde alla reale esposizione dell’animale.

Un ottobre particolarmente mite può mantenere attive le zecche. Una casa riscaldata può permettere alle pulci di continuare il proprio ciclo. Un viaggio, una passeggiata nei boschi o la presenza di altri animali possono modificare ulteriormente il rischio.

Per questo, prima di sospendere automaticamente la prevenzione con l’arrivo dell’autunno, può essere utile chiedersi dove vive il nostro animale, quali ambienti frequenta e a quali parassiti può essere realmente esposto.

Controllare periodicamente il mantello, osservare la comparsa di prurito o lesioni cutanee e verificare che la protezione utilizzata sia ancora adeguata sono semplici abitudini che aiutano a proteggere cane e gatto durante tutto l’anno.

Perché quando si parla di parassiti, la stagione conta, ma conta ancora di più il rischio reale del singolo animale.



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