Maggio, 2026 - Centro Veterinario San Martino

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13/Mag/2026

Approccio clinico, prevenzione e gestione nutrizionale

Negli ultimi anni l’obesità è diventata una delle patologie nutrizionali più frequentemente riscontrate nella pratica veterinaria. Cani e gatti in sovrappeso sono sempre più comuni e, nonostante ciò, questa condizione viene spesso sottovalutata o percepita come un problema secondario.

In realtà, l’obesità rappresenta una vera e propria malattia cronica, complessa e multifattoriale, che influisce negativamente su numerosi sistemi dell’organismo e riduce in modo significativo la qualità e l’aspettativa di vita dei nostri animali.

Obesità: una patologia, non un semplice “chilo di troppo”

Dal punto di vista medico, l’obesità non è definita solo dall’aumento del peso corporeo, ma dall’accumulo eccessivo di tessuto adiposo tale da compromettere il normale equilibrio metabolico.

È importante distinguere tra:

  • sovrappeso, una condizione iniziale e spesso reversibile;
  • obesità, uno stato patologico più avanzato, caratterizzato da alterazioni metaboliche e infiammatorie.

Il grasso corporeo non è un tessuto passivo: produce mediatori che influenzano il metabolismo, la risposta infiammatoria e il funzionamento di numerosi organi. Quando è presente in eccesso, diventa un fattore di rischio per molte patologie croniche.

La valutazione clinica: oltre il numero sulla bilancia

Il peso corporeo, da solo, non è sufficiente per stabilire se un animale è obeso. In clinica veterinaria si utilizza la valutazione della Condizione Corporea (Body Condition Score – BCS), un metodo standardizzato che tiene conto della distribuzione del grasso e della conformazione dell’animale.

Attraverso l’osservazione e la palpazione (costole, addome, regione lombare), il veterinario può stimare in modo affidabile se l’animale si trova:

  • in condizione corporea ideale,
  • in sovrappeso,
  • in obesità.

Questa valutazione è fondamentale non solo per la diagnosi, ma anche per monitorare l’andamento di un programma di controllo del peso nel tempo.

Le conseguenze dell’obesità sulla salute

L’obesità influisce negativamente su numerosi apparati e sistemi:

Apparato muscolo-scheletrico

L’eccesso di peso aumenta lo stress sulle articolazioni, favorendo lo sviluppo di:

  • artrosi,
  • dolore cronico,
  • riduzione della mobilità,
  • peggioramento di patologie ortopediche preesistenti.

Metabolismo ed endocrinologia

Il tessuto adiposo in eccesso altera il metabolismo:

  • aumenta il rischio di diabete mellito, soprattutto nel gatto;
  • peggiora il controllo glicemico negli animali già diabetici;
  • contribuisce a uno stato infiammatorio cronico.

Apparato cardiovascolare e respiratorio

Gli animali obesi possono manifestare:

  • minore tolleranza allo sforzo,
  • affaticamento precoce,
  • difficoltà respiratorie, soprattutto in soggetti brachicefali.

Altri aspetti clinici

L’obesità è associata anche a:

  • maggior rischio anestesiologico,
  • ridotta efficacia di alcune terapie,
  • maggiore difficoltà nella gestione di patologie croniche,
  • riduzione dell’aspettativa di vita.

Perché i nostri animali ingrassano?

Nella maggior parte dei casi, l’obesità è il risultato di un bilancio energetico positivo cronico, cioè di un apporto calorico superiore al consumo.

Tra i fattori più comuni troviamo:

  • porzioni eccessive o non adeguate allo stile di vita;
  • snack e premi frequenti, spesso non considerati “cibo vero”;
  • alimenti molto calorici;
  • riduzione dell’attività fisica, soprattutto negli animali che vivono in appartamento;
  • cambiamenti ormonali dopo la sterilizzazione;
  • età adulta o avanzata;
  • abitudini familiari e routine quotidiane.

Spesso l’aumento di peso è graduale e passa inosservato fino a quando la condizione è già ben instaurata.

Riconoscere precocemente il sovrappeso

Individuare il problema nelle fasi iniziali è fondamentale. Alcuni segnali che possono suggerire un aumento di peso sono:

  • difficoltà a palpare le costole;
  • perdita della “vita” vista dall’alto;
  • addome più arrotondato;
  • riduzione dell’attività spontanea;
  • affaticamento durante il movimento;
  • nei gatti, ridotta capacità di curare il mantello.

In presenza di questi segnali, una visita veterinaria permette di valutare la situazione in modo oggettivo e impostare eventuali correzioni prima che il problema diventi più serio.

Nutrizione: il pilastro della gestione del peso

La gestione nutrizionale è l’elemento centrale nel controllo dell’obesità. Un errore molto comune è ridurre drasticamente la quantità dell’alimento abituale, senza considerare l’equilibrio nutrizionale complessivo.

Una restrizione calorica non controllata può portare a:

  • carenze nutrizionali;
  • perdita di massa muscolare;
  • aumento della sensazione di fame;
  • scarsa adesione del proprietario al programma.

Un corretto piano nutrizionale deve invece:

  • garantire tutti i nutrienti essenziali;
  • ridurre l’apporto calorico in modo controllato;
  • favorire la sazietà;
  • preservare la massa magra;
  • essere sostenibile nel lungo periodo.

Il ruolo delle diete veterinarie e dei piani personalizzati

Le diete formulate per il controllo del peso sono progettate per:

  • avere una densità energetica ridotta;
  • fornire un adeguato apporto proteico;
  • contenere fibre utili al senso di sazietà;
  • supportare il metabolismo durante la perdita di peso.

La scelta dell’alimento deve sempre essere personalizzata, tenendo conto di:

  • età,
  • specie e taglia,
  • livello di attività,
  • eventuali patologie concomitanti.

Snack e premi: un dettaglio che fa la differenza

Gli snack rappresentano spesso una quota importante delle calorie giornaliere, anche se vengono percepiti come “trascurabili”.
In un programma di controllo del peso è fondamentale:

  • limitarne la quantità;
  • contabilizzarli nel bilancio calorico giornaliero;
  • scegliere premi adeguati o utilizzare parte della razione quotidiana come ricompensa.

Educare il proprietario su questo aspetto è spesso decisivo per il successo del percorso.

Attività fisica: complemento indispensabile

L’attività fisica contribuisce al consumo energetico e al mantenimento della massa muscolare, ma deve essere sempre adattata alle condizioni dell’animale.

  • Nei cani: passeggiate regolari, graduali e costanti, giochi controllati, attività olfattive.
  • Nei gatti: brevi sessioni di gioco quotidiane, arricchimento ambientale, giochi interattivi.

L’obiettivo non è “stancare”, ma muovere in modo corretto e costante, evitando sovraccarichi o stress.

L’importanza del monitoraggio veterinario

Il controllo dell’obesità non è un intervento una tantum, ma un percorso nel tempo. Il supporto del veterinario consente di:

  • definire obiettivi realistici;
  • monitorare peso e condizione corporea;
  • adattare dieta e attività;
  • individuare eventuali difficoltà;
  • mantenere i risultati nel lungo periodo.

Questo approccio aumenta significativamente le probabilità di successo e riduce il rischio di ricadute.

Prevenzione: il miglior trattamento

Prevenire l’obesità è sempre più semplice che trattarla. Alcune buone pratiche includono:

  • pesare regolarmente le razioni;
  • evitare l’alimentazione “a occhio”;
  • limitare i premi;
  • monitorare peso e BCS durante i controlli;
  • rivedere l’alimentazione in caso di sterilizzazione o cambi di stile di vita.

Conclusioni

L’obesità nel cane e nel gatto è una patologia cronica, seria ma gestibile. Affrontarla con consapevolezza, attraverso una corretta nutrizione, un’adeguata attività fisica e il supporto del medico veterinario, permette di migliorare in modo significativo la salute e il benessere degli animali.

Una valutazione tempestiva e un piano personalizzato possono fare la differenza tra una vita limitata dal peso e una vita più attiva, sana e longeva.

Per ulteriori informazioni non esitare a contattarci allo 0521 841900 per parlare con la nostra nutrizionista, la Dott.ssa Giulia Guazzi.


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06/Mag/2026


La leishmaniosi è una malattia infettiva seria e spesso cronica. In Italia è presente in molte aree, e la prevenzione resta il modo più efficace per ridurre il rischio. Conoscere come si trasmette e quali segnali osservare aiuta a intervenire in tempo.

Cos’è la leishmaniosi canina

La leishmaniosi è causata da un protozoo (un parassita microscopico) del genere Leishmania. Nel bacino del Mediterraneo la specie più coinvolta è spesso Leishmania infantum. Il cane è un ospite molto suscettibile e può avere un ruolo importante come serbatoio dell’infezione (cioè può contribuire a mantenere il parassita in circolo tramite il vettore).

Perché viene definita “cronica”

In molti cani l’infezione può rimanere “silenziosa” a lungo. I segni clinici (cioè i sintomi visibili) possono comparire dopo mesi o anche anni, e la malattia può alternare fasi di miglioramento e ricadute.

Come si trasmette: il ruolo dei pappataci

La leishmania non si trasmette direttamente da cane a cane come un raffreddore. La via principale è la puntura dei flebotomi (detti anche pappataci o “moscerini della sabbia”).

Quando pungono di più

I pappataci sono spesso più attivi al crepuscolo e di notte. In molte zone italiane l’attività aumenta nei mesi caldi (spesso tra maggio e ottobre), anche se clima e micro-ambiente possono anticipare o prolungare il periodo di rischio.

Il rischio non è “solo al Sud”

Storicamente il rischio era maggiore in alcune aree del Centro-Sud, ma oggi la presenza di flebotomi e casi autoctoni (cioè “locali”) è segnalata anche in altre zone. Per questo, ragionare solo per “latitudine” può essere fuorviante: conta dove vive il cane, dove viaggia e che tipo di prevenzione fa.

Quali cani sono più esposti

Non esiste il “cane immune”. Il rischio aumenta però se:

  • il cane vive molto all’aperto, soprattutto la sera/notte;
  • frequenta aree con vegetazione, muretti, ricoveri, zone umide o riparate (ambienti favorevoli ai flebotomi);
  • viaggia in aree endemiche (vacanze, seconde case, trasferimenti);
  • ha difese immunitarie più fragili (per età, altre malattie, terapie: qui serve sempre il consiglio del veterinario).

Sintomi: quali segnali possono far sospettare la leishmaniosi

La leishmaniosi può dare segni molto diversi tra un cane e l’altro. Alcuni sintomi sono generici e possono assomigliare ad altre patologie. Per questo è importante non “autodiagnosticare”, ma fare una visita se qualcosa non torna.

Segnali iniziali, spesso sottovalutati

  • stanchezza e ridotta voglia di muoversi
  • dimagrimento o appetito “capriccioso”
  • linfonodi aumentati (ghiandole palpabili)

Sintomi cutanei (pelle e pelo)

Sono molto frequenti e possono includere:

  • forfora, pelo opaco, perdita di pelo
  • lesioni, ulcere, croste
  • ispessimento della pelle in alcune zone (per esempio su naso o cuscinetti)

Occhi, naso, articolazioni e organi interni

In alcuni casi si possono osservare:

  • problemi oculari (arrossamento, infiammazioni)
  • epistassi (sangue dal naso)
  • dolori articolari o zoppia
  • segni legati ai reni (che a volte emergono dagli esami prima che “si vedano”).

Diagnosi: come si fa a sapere se un cane è positivo

La diagnosi non si basa solo sui sintomi. In genere si usano:

  • test sierologici (ricerca di anticorpi nel sangue)
  • esami del sangue e delle urine per valutare lo stato generale e possibili complicazioni
  • in alcuni casi test più specifici (su indicazione del veterinario).

Un punto importante: dopo la puntura infettante può servire tempo prima che alcuni test risultino affidabili. Per questo i controlli vanno programmati con criterio, soprattutto dopo soggiorni in aree a rischio.

Prevenzione: cosa funziona davvero

Qui vale una regola semplice: la prevenzione è più facile della gestione di una malattia cronica.

1) Protezione contro i flebotomi

Le misure più usate sono prodotti veterinari con azione repellente/insetticida (per ridurre le punture). In base allo stile di vita del cane, il veterinario può valutare:

  • spot-on (pipette) con durata limitata e applicazioni regolari
  • collari con durata più lunga
    (la scelta dipende da età, peso, ambiente, altri animali in casa, abitudini).

2) Vaccinazione: utile, ma non “magica”

Esistono vaccini che possono far parte della strategia preventiva in cani idonei. Ma la vaccinazione non sostituisce la protezione contro i pappataci: le due cose, di solito, si ragionano insieme.

3) Comportamenti che riducono il rischio

Soprattutto nei periodi caldi e nelle zone a rischio:

  • limitare le uscite nelle ore serali/notturne
  • evitare che il cane dorma fuori di notte
  • ridurre la presenza di rifugi umidi e bui vicino a casa (quando possibile).

4) Screening e controlli programmati

Per cani che vivono in aree a rischio o viaggiano spesso, i controlli periodici aiutano a intercettare precocemente eventuali segnali. La frequenza va personalizzata dal veterinario.

La leishmaniosi si può curare?

Oggi esistono terapie che possono controllare i sintomi e ridurre la carica parassitaria, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita. In molti casi la gestione è a lungo termine e richiede monitoraggi regolari (per esempio per valutare reni e risposta alle cure). La “guarigione completa” può essere difficile e dipende da molti fattori individuali.

Quando contattare il veterinario

Prenota una visita se il tuo cane:

  • perde peso senza motivo, è stanco da giorni o “non è lui”
  • ha lesioni cutanee persistenti o perdita di pelo anomala
  • ha sanguinamento dal naso, problemi agli occhi o zoppia senza spiegazione
  • ha soggiornato in zone a rischio e vuoi impostare un piano di prevenzione personalizzato.

 





DA SEMPRE, CON VOI




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Direttore Sanitario Dr. Giacomo Riva iscritto all’Ordine dei Veterinari di Parma al n° 487




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