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Maggio, 2026 - Centro Veterinario San Martino

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27/Mag/2026


Il gatto è uno degli animali da compagnia più diffusi, ma anche uno dei più fraintesi.
Il suo comportamento indipendente, il linguaggio corporeo sottile e una lunga tradizione di credenze popolari hanno contribuito alla nascita di numerosi falsi miti, alcuni dei quali possono portare a errori nella gestione quotidiana e nella prevenzione sanitaria.

Sfatare questi luoghi comuni non è solo una questione di curiosità: significa migliorare il benessere fisico ed emotivo del gatto, rafforzare la relazione con il proprietario e prevenire problemi di salute spesso sottovalutati.
Vediamo quindi i miti più diffusi e cosa dice realmente la scienza veterinaria.

🧠 Mito n.1 – “Il gatto è un animale solitario”

È uno dei falsi miti più radicati.
In realtà, il gatto è un animale socialmente flessibile: può vivere bene da solo, ma è anche capace di instaurare legami affettivi profondi con le persone e, in alcuni casi, con altri gatti.

Quando un gatto vive in un ambiente povero di stimoli o trascorre molto tempo senza interazione, può sviluppare:

  • stress cronico
  • apatia
  • disturbi comportamentali (aggressività, eliminazioni inappropriate)

👉 Dal punto di vista veterinario, il benessere emotivo è parte integrante della salute. Il gioco quotidiano, l’arricchimento ambientale e l’interazione positiva sono fondamentali.

🏠 Mito n.2 – “Il gatto si affeziona solo alla casa”

Anche questo è falso.
Il gatto riconosce le persone di riferimento, sviluppa preferenze individuali e può manifestare attaccamento attraverso comportamenti come:

  • seguire il proprietario
  • dormire vicino
  • vocalizzare in sua assenza
  • cercare il contatto fisico

L’ambiente è importante, ma la relazione lo è altrettanto. I cambiamenti improvvisi (traslochi, nuove persone, assenze prolungate) possono infatti causare stress, dimostrando quanto il legame emotivo sia reale.

🎓 Mito n.3 – “I gatti non si possono educare”

I gatti imparano eccome, ma in modo diverso rispetto ai cani.
Sono animali molto intelligenti, capaci di apprendere associazioni, routine e regole, soprattutto se motivate da:

  • cibo
  • gioco
  • sicurezza
  • prevedibilità

Punizioni e rimproveri sono inutili e dannosi.
Il rinforzo positivo e la gestione corretta dell’ambiente sono le strategie più efficaci per prevenire comportamenti indesiderati.

 

🩺 Mito n.4 – “Se vive in casa, il gatto non ha bisogno del veterinario”

Uno dei miti più pericolosi.
Il gatto indoor è spesso percepito come “al sicuro”, ma può comunque sviluppare:

  • parassitosi interne ed esterne
  • obesità
  • problemi urinari
  • patologie dentali
  • malattie croniche silenziose

Inoltre, pulci e parassiti possono essere introdotti in casa tramite scarpe, vestiti o altri animali.

👉 Le visite veterinarie regolari permettono di individuare precocemente problemi che il gatto, per natura, tende a nascondere.

🐾 Mito n.5 – “I gatti atterrano sempre in piedi”

È vero che il gatto possiede il riflesso raddrizzante, ma questo non lo rende invulnerabile.
Le cadute da balconi e finestre (la cosiddetta sindrome del gatto paracadutista) possono causare:

  • fratture
  • traumi toracici
  • lesioni interne

👉 Zanzariere e protezioni non limitano la libertà del gatto: la rendono sicura.

🥛 Mito n.6 – “Il latte fa bene ai gatti”

Un classico intramontabile, ma completamente falso.
La maggior parte dei gatti adulti è intollerante al lattosio: il latte può provocare diarrea, dolore addominale e disturbi digestivi.

💧 L’unica bevanda davvero adatta è l’acqua fresca e sempre disponibile.

💧 Mito n.7 – “I gatti odiano l’acqua”

Non tutti i gatti odiano l’acqua: alcuni la tollerano, altri la ignorano, pochi la apprezzano.
Ciò che è vero è che raramente necessitano del bagno, perché sono eccellenti toelettatori.

Il bagno può essere indicato solo in casi specifici:

  • pelo molto sporco
  • sostanze tossiche sul mantello
  • problemi dermatologici (su indicazione veterinaria)

 

😺 Mito n.8 – “Le fusa significano sempre felicità”

Le fusa sono un mezzo di comunicazione complesso.
Possono indicare benessere, ma anche:

  • stress
  • dolore
  • bisogno di rassicurazione

👉 È fondamentale osservare il contesto e il linguaggio corporeo nel suo insieme.

🧶 Mito n.9 – “Il gatto graffia per dispetto”

Il graffiare è un comportamento naturale e necessario:

  • mantiene le unghie sane
  • serve a marcare il territorio
  • ha una funzione emotiva

Punire il gatto non serve.
La soluzione è fornire tiragraffi adeguati, posizionati nei punti giusti della casa.

🐈 Mito n.10 – “Il gatto è testardo e non comunica”

Il gatto comunica costantemente, ma con un linguaggio più sottile rispetto ad altri animali.
Orecchie, coda, postura, vocalizzazioni e persino lo sguardo sono segnali fondamentali.

👉 Imparare a interpretarli permette di:

  • prevenire aggressioni
  • riconoscere il dolore
  • migliorare la convivenza

🩺 Conclusione: conoscere il gatto per prendersene cura meglio

Molti falsi miti nascono dall’osservazione superficiale del comportamento felino.
La medicina veterinaria moderna ci insegna che il gatto è un animale complesso, sensibile e profondamente legato al suo ambiente e alle persone che lo circondano.

📌 Una corretta informazione è il primo passo per la prevenzione.
Per dubbi su comportamento, alimentazione, prevenzione o salute del tuo gatto, rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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20/Mag/2026


La salute delle orecchie rappresenta un aspetto fondamentale del benessere di cani e gatti, ma è spesso sottovalutata fino alla comparsa di sintomi evidenti. Il condotto uditivo è una struttura delicata, facilmente soggetta ad accumulo di cerume, umidità e microrganismi, fattori che possono predisporre a infiammazioni e infezioni anche dolorose.

Una corretta igiene auricolare, associata a controlli veterinari regolari, consente non solo di mantenere le orecchie pulite, ma soprattutto di prevenire molte patologie, tra cui le otiti, che rappresentano uno dei problemi più frequenti nella pratica clinica veterinaria.

Questo articolo ha l’obiettivo di fornire ai proprietari una guida completa e affidabile per comprendere come funziona l’orecchio, quando e come pulirlo, quali segnali non ignorare e quando è necessario rivolgersi al veterinario.

Anatomia dell’Orecchio: Perché è Così Facile che si Ammali

L’orecchio di cane e gatto è suddiviso in tre parti:

  • orecchio esterno (padiglione auricolare e condotto uditivo)
  • orecchio medio
  • orecchio interno

La maggior parte delle patologie interessa l’orecchio esterno, in particolare il condotto uditivo, che nel cane ha una conformazione a “L”. Questa forma rende più difficile la fuoriuscita naturale del cerume e favorisce il ristagno di materiale organico, soprattutto in presenza di umidità o infiammazione.

Il cerume è una secrezione fisiologica con funzione protettiva: intrappola sporco e microrganismi e contribuisce alla difesa dell’orecchio. Tuttavia, quando viene prodotto in eccesso o non viene eliminato correttamente, può diventare un terreno ideale per la proliferazione di batteri, lieviti e parassiti.

Quali Animali Sono Più Predisposti ai Problemi Auricolari

Alcuni soggetti richiedono un’attenzione particolare:

Nei cani

  • razze con orecchie pendenti
  • cani con condotto uditivo stretto o molto peloso
  • soggetti allergici o con dermatiti
  • cani che nuotano spesso
  • animali con episodi ricorrenti di otite

Nei gatti

  • gatti colpiti da parassiti auricolari
  • soggetti con sistema immunitario compromesso
  • gatti anziani
  • animali che mal tollerano la manipolazione delle orecchie

In questi casi, la prevenzione e il monitoraggio sono fondamentali.

Igiene Auricolare: Quando è Necessaria e Quando Va Evitata

Uno degli errori più comuni è pensare che le orecchie vadano pulite frequentemente in modo automatico.

È indicato pulire le orecchie quando:

  • è presente cerume visibile
  • si percepisce un lieve odore
  • il veterinario ha consigliato una routine preventiva
  • l’animale è predisposto a otiti

È invece sconsigliato pulire le orecchie quando:

  • sono arrossate, gonfie o dolenti
  • sono presenti secrezioni dense o purulente
  • l’animale manifesta dolore alla manipolazione
  • si sospetta un’otite in atto

In questi casi la pulizia domestica può peggiorare l’infiammazione e ritardare una diagnosi corretta.

Ogni Quanto Pulire le Orecchie

Non esiste una frequenza valida per tutti gli animali. Indicativamente:

  • cani senza problemi: ogni 3–4 settimane
  • cani predisposti: secondo indicazione veterinaria
  • gatti: solo se necessario
  • periodi caldi o umidi (primavera-estate): controlli più frequenti

Una pulizia eccessiva può alterare l’equilibrio del condotto uditivo tanto quanto una scarsa igiene.

Prodotti per la Pulizia: Cosa Usare e Cosa Evitare

Prodotti consigliati

  • detergenti auricolari specifici veterinari
  • soluzioni con pH controllato
  • prodotti ceruminolitici o lenitivi, se indicati

Ogni prodotto ha una funzione diversa e va scelto in base al singolo animale.

Prodotti da evitare

  • acqua
  • alcool
  • aceto
  • oli essenziali
  • rimedi “naturali” non prescritti

Queste sostanze possono irritare il condotto uditivo e favorire infezioni.

Come Pulire le Orecchie in Sicurezza a Casa

Procedura corretta:

  1. scegliere un momento tranquillo
  2. sollevare delicatamente il padiglione auricolare
  3. instillare il detergente secondo le dosi consigliate
  4. massaggiare la base dell’orecchio per alcuni secondi
  5. lasciare che l’animale scuota la testa
  6. rimuovere il materiale visibile con una garza morbida
  7. premiare l’animale per rendere l’esperienza positiva

⚠️ Mai usare cotton-fioc, perché spingono il cerume in profondità e possono causare lesioni.

Le Principali Patologie Auricolari

Otite Esterna

È la patologia auricolare più frequente. Si tratta di un’infiammazione del condotto uditivo esterno, spesso multifattoriale.

Cause comuni:

  • batteri
  • lieviti (come Malassezia)
  • parassiti auricolari
  • allergie
  • corpi estranei
  • eccesso di cerume

Se non trattata correttamente, può diventare cronica.

Otite Media e Interna

Si verificano quando l’infiammazione supera il timpano. Sono forme più gravi e possono causare:

  • dolore intenso
  • perdita dell’equilibrio
  • testa inclinata
  • riduzione dell’udito

Richiedono sempre una valutazione veterinaria approfondita.

Otite da Malassezia

Causata da una proliferazione anomala di lieviti normalmente presenti sulla cute.

Segni tipici:

  • cerume scuro
  • odore intenso e rancido
  • prurito marcato

È spesso associata ad allergie o dermatiti croniche.

Otoacariasi (Parassiti Auricolari)

Causata da acari, è molto contagiosa, soprattutto nei gatti.

Sintomi:

  • prurito intenso
  • cerume scuro “a fondo di caffè”
  • escoriazioni da grattamento

Richiede una terapia antiparassitaria specifica.

Otite e Allergie

Molte otiti sono la manifestazione di una patologia più ampia, come allergie alimentari o ambientali. In questi casi la sola terapia auricolare non è sufficiente: è necessario trattare la causa primaria.

Segnali di Allarme da Non Ignorare

Contatta il veterinario se noti:

  • cattivo odore persistente
  • secrezioni abbondanti o purulente
  • dolore alla manipolazione
  • grattamento continuo
  • testa inclinata
  • perdita di equilibrio

Diagnosi Veterinaria

La diagnosi corretta si basa su:

  • visita clinica e otoscopia
  • esame microscopico del cerume
  • eventuali tamponi o esami colturali
  • indagini diagnostiche avanzate nei casi complessi

Solo una diagnosi accurata consente di impostare una terapia efficace e prevenire le recidive.

Prevenzione: Il Ruolo Chiave dell’Igiene

Una corretta igiene auricolare, associata a controlli regolari, è uno degli strumenti più efficaci per prevenire le patologie auricolari, ridurre il rischio di otiti croniche e migliorare la qualità di vita dell’animale.

Conclusioni

Le orecchie di cani e gatti sono strutture delicate che meritano attenzione e cura. La prevenzione passa da:

  • informazione corretta
  • igiene eseguita nel modo giusto
  • collaborazione costante con il veterinario

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


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13/Mag/2026

Approccio clinico, prevenzione e gestione nutrizionale

Negli ultimi anni l’obesità è diventata una delle patologie nutrizionali più frequentemente riscontrate nella pratica veterinaria. Cani e gatti in sovrappeso sono sempre più comuni e, nonostante ciò, questa condizione viene spesso sottovalutata o percepita come un problema secondario.

In realtà, l’obesità rappresenta una vera e propria malattia cronica, complessa e multifattoriale, che influisce negativamente su numerosi sistemi dell’organismo e riduce in modo significativo la qualità e l’aspettativa di vita dei nostri animali.

Obesità: una patologia, non un semplice “chilo di troppo”

Dal punto di vista medico, l’obesità non è definita solo dall’aumento del peso corporeo, ma dall’accumulo eccessivo di tessuto adiposo tale da compromettere il normale equilibrio metabolico.

È importante distinguere tra:

  • sovrappeso, una condizione iniziale e spesso reversibile;
  • obesità, uno stato patologico più avanzato, caratterizzato da alterazioni metaboliche e infiammatorie.

Il grasso corporeo non è un tessuto passivo: produce mediatori che influenzano il metabolismo, la risposta infiammatoria e il funzionamento di numerosi organi. Quando è presente in eccesso, diventa un fattore di rischio per molte patologie croniche.

La valutazione clinica: oltre il numero sulla bilancia

Il peso corporeo, da solo, non è sufficiente per stabilire se un animale è obeso. In clinica veterinaria si utilizza la valutazione della Condizione Corporea (Body Condition Score – BCS), un metodo standardizzato che tiene conto della distribuzione del grasso e della conformazione dell’animale.

Attraverso l’osservazione e la palpazione (costole, addome, regione lombare), il veterinario può stimare in modo affidabile se l’animale si trova:

  • in condizione corporea ideale,
  • in sovrappeso,
  • in obesità.

Questa valutazione è fondamentale non solo per la diagnosi, ma anche per monitorare l’andamento di un programma di controllo del peso nel tempo.

Le conseguenze dell’obesità sulla salute

L’obesità influisce negativamente su numerosi apparati e sistemi:

Apparato muscolo-scheletrico

L’eccesso di peso aumenta lo stress sulle articolazioni, favorendo lo sviluppo di:

  • artrosi,
  • dolore cronico,
  • riduzione della mobilità,
  • peggioramento di patologie ortopediche preesistenti.

Metabolismo ed endocrinologia

Il tessuto adiposo in eccesso altera il metabolismo:

  • aumenta il rischio di diabete mellito, soprattutto nel gatto;
  • peggiora il controllo glicemico negli animali già diabetici;
  • contribuisce a uno stato infiammatorio cronico.

Apparato cardiovascolare e respiratorio

Gli animali obesi possono manifestare:

  • minore tolleranza allo sforzo,
  • affaticamento precoce,
  • difficoltà respiratorie, soprattutto in soggetti brachicefali.

Altri aspetti clinici

L’obesità è associata anche a:

  • maggior rischio anestesiologico,
  • ridotta efficacia di alcune terapie,
  • maggiore difficoltà nella gestione di patologie croniche,
  • riduzione dell’aspettativa di vita.

Perché i nostri animali ingrassano?

Nella maggior parte dei casi, l’obesità è il risultato di un bilancio energetico positivo cronico, cioè di un apporto calorico superiore al consumo.

Tra i fattori più comuni troviamo:

  • porzioni eccessive o non adeguate allo stile di vita;
  • snack e premi frequenti, spesso non considerati “cibo vero”;
  • alimenti molto calorici;
  • riduzione dell’attività fisica, soprattutto negli animali che vivono in appartamento;
  • cambiamenti ormonali dopo la sterilizzazione;
  • età adulta o avanzata;
  • abitudini familiari e routine quotidiane.

Spesso l’aumento di peso è graduale e passa inosservato fino a quando la condizione è già ben instaurata.

Riconoscere precocemente il sovrappeso

Individuare il problema nelle fasi iniziali è fondamentale. Alcuni segnali che possono suggerire un aumento di peso sono:

  • difficoltà a palpare le costole;
  • perdita della “vita” vista dall’alto;
  • addome più arrotondato;
  • riduzione dell’attività spontanea;
  • affaticamento durante il movimento;
  • nei gatti, ridotta capacità di curare il mantello.

In presenza di questi segnali, una visita veterinaria permette di valutare la situazione in modo oggettivo e impostare eventuali correzioni prima che il problema diventi più serio.

Nutrizione: il pilastro della gestione del peso

La gestione nutrizionale è l’elemento centrale nel controllo dell’obesità. Un errore molto comune è ridurre drasticamente la quantità dell’alimento abituale, senza considerare l’equilibrio nutrizionale complessivo.

Una restrizione calorica non controllata può portare a:

  • carenze nutrizionali;
  • perdita di massa muscolare;
  • aumento della sensazione di fame;
  • scarsa adesione del proprietario al programma.

Un corretto piano nutrizionale deve invece:

  • garantire tutti i nutrienti essenziali;
  • ridurre l’apporto calorico in modo controllato;
  • favorire la sazietà;
  • preservare la massa magra;
  • essere sostenibile nel lungo periodo.

Il ruolo delle diete veterinarie e dei piani personalizzati

Le diete formulate per il controllo del peso sono progettate per:

  • avere una densità energetica ridotta;
  • fornire un adeguato apporto proteico;
  • contenere fibre utili al senso di sazietà;
  • supportare il metabolismo durante la perdita di peso.

La scelta dell’alimento deve sempre essere personalizzata, tenendo conto di:

  • età,
  • specie e taglia,
  • livello di attività,
  • eventuali patologie concomitanti.

Snack e premi: un dettaglio che fa la differenza

Gli snack rappresentano spesso una quota importante delle calorie giornaliere, anche se vengono percepiti come “trascurabili”.
In un programma di controllo del peso è fondamentale:

  • limitarne la quantità;
  • contabilizzarli nel bilancio calorico giornaliero;
  • scegliere premi adeguati o utilizzare parte della razione quotidiana come ricompensa.

Educare il proprietario su questo aspetto è spesso decisivo per il successo del percorso.

Attività fisica: complemento indispensabile

L’attività fisica contribuisce al consumo energetico e al mantenimento della massa muscolare, ma deve essere sempre adattata alle condizioni dell’animale.

  • Nei cani: passeggiate regolari, graduali e costanti, giochi controllati, attività olfattive.
  • Nei gatti: brevi sessioni di gioco quotidiane, arricchimento ambientale, giochi interattivi.

L’obiettivo non è “stancare”, ma muovere in modo corretto e costante, evitando sovraccarichi o stress.

L’importanza del monitoraggio veterinario

Il controllo dell’obesità non è un intervento una tantum, ma un percorso nel tempo. Il supporto del veterinario consente di:

  • definire obiettivi realistici;
  • monitorare peso e condizione corporea;
  • adattare dieta e attività;
  • individuare eventuali difficoltà;
  • mantenere i risultati nel lungo periodo.

Questo approccio aumenta significativamente le probabilità di successo e riduce il rischio di ricadute.

Prevenzione: il miglior trattamento

Prevenire l’obesità è sempre più semplice che trattarla. Alcune buone pratiche includono:

  • pesare regolarmente le razioni;
  • evitare l’alimentazione “a occhio”;
  • limitare i premi;
  • monitorare peso e BCS durante i controlli;
  • rivedere l’alimentazione in caso di sterilizzazione o cambi di stile di vita.

Conclusioni

L’obesità nel cane e nel gatto è una patologia cronica, seria ma gestibile. Affrontarla con consapevolezza, attraverso una corretta nutrizione, un’adeguata attività fisica e il supporto del medico veterinario, permette di migliorare in modo significativo la salute e il benessere degli animali.

Una valutazione tempestiva e un piano personalizzato possono fare la differenza tra una vita limitata dal peso e una vita più attiva, sana e longeva.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 


11/Mag/2026

Se trovare mungitori, vitellari o un buon carrista può già rappresentare una sfida per molte aziende bovine da latte, individuare un valido responsabile aziendale o capostalla è spesso ancora più difficile.

Negli allevamenti moderni, soprattutto in quelli con mandrie numerose, la presenza di una figura tecnica intermedia tra imprenditore e lavoratori in stalla è diventata quasi indispensabile.

Il capostalla non è soltanto un operaio esperto. È una figura che combina competenze tecniche, capacità organizzative e doti relazionali. Deve essere in grado di coordinare la manodopera zootecnica, monitorare la salute degli animali, organizzare il lavoro quotidiano e spesso rappresenta il punto di riferimento per tutti i salariati in stalla.

Proprio per questo motivo molti imprenditori oggi si chiedono:

come trovare capostalla realmente competenti e affidabili?

Il ruolo strategico del responsabile aziendale

All’interno di una moderna azienda zootecnica, il responsabile aziendale svolge una funzione centrale. È la persona che traduce le indicazioni dell’imprenditore e del veterinario in attività operative quotidiane.

Tra le sue principali responsabilità troviamo:

  • coordinare mungitori, vitellari e carrista

  • monitorare la salute della mandria

  • eseguire o supervisionare i trattamenti sanitari

  • registrare i farmaci e le terapie nei sistemi informatici aziendali

  • verificare che le procedure di stalla vengano rispettate.

In altre parole, il capostalla rappresenta il collegamento operativo tra la gestione strategica dell’azienda e il lavoro quotidiano svolto dai lavoratori in stalla.

Quando questa figura è preparata e motivata, l’intera azienda bovina da latte funziona meglio.

Perché è sempre più difficile trovare capostalla

Negli ultimi anni molti allevatori hanno segnalato difficoltà crescenti nel reperire responsabili aziendali con esperienza.

Le ragioni sono diverse.

Innanzitutto le competenze richieste sono aumentate: oggi un capostalla deve conoscere non solo la gestione degli animali, ma anche i sistemi informatici, le procedure sanitarie e le tecniche di organizzazione del lavoro.

Inoltre queste figure professionali sono sempre più richieste e spesso hanno la possibilità di scegliere tra diverse opportunità lavorative.

Quando valutano un nuovo impiego, i responsabili aziendali tengono conto di diversi aspetti:

  • qualità delle strutture aziendali

  • organizzazione del lavoro

  • clima tra i lavoratori

  • stabilità contrattuale

  • qualità della vita nel territorio.

Per questo motivo non basta offrire uno stipendio adeguato. È fondamentale costruire un ambiente di lavoro organizzato e professionale.

Il ruolo del veterinario aziendale nella gestione della manodopera

Nel corso degli anni il team buiatrico del Centro Veterinario San Martino di Traversetolo (PR) ha sviluppato una grande esperienza nell’affiancare gli allevatori non solo nella gestione sanitaria della mandria, ma anche nell’organizzazione del lavoro in stalla.

Il veterinario aziendale infatti si trova spesso a dialogare sia con l’imprenditore sia con i salariati in stalla, osservando da vicino le dinamiche che regolano il funzionamento dell’azienda.

Questa posizione privilegiata permette al veterinario di contribuire concretamente al miglioramento della gestione aziendale, aiutando gli allevatori a:

  • organizzare il lavoro dei lavoratori in stalla

  • individuare le figure più promettenti tra i dipendenti

  • costruire percorsi di formazione per mungitori, vitellari e carristi.

Negli ultimi anni il Centro Veterinario San Martino ha sviluppato proprio in questo ambito un’importante attività di supporto alle aziende bovine da latte, contribuendo alla crescita professionale sia degli imprenditori sia dei loro collaboratori.

Formazione: la vera chiave per far crescere i responsabili aziendali

Molti capostalla non nascono già esperti. Spesso diventano responsabili aziendali grazie all’esperienza maturata nel tempo e alla formazione ricevuta.

Proprio per questo motivo la formazione rappresenta uno degli strumenti più importanti per migliorare la gestione della manodopera zootecnica.

Negli ultimi anni in Emilia-Romagna sono state attivate diverse opportunità formative rivolte alle aziende zootecniche, in particolare attraverso il catalogo dei corsi di DINAMICA SRL.

Questi corsi sono pensati proprio per supportare:

  • imprenditori zootecnici

  • responsabili aziendali

  • mungitori, vitellari e altri lavoratori in stalla.

Molto spesso tra i relatori di questi percorsi formativi sono presenti anche i veterinari del team buiatrico del Centro Veterinario San Martino, che portano nei corsi la propria esperienza maturata quotidianamente nelle aziende bovine da latte.

Uno degli aspetti più apprezzati di questi percorsi formativi è la loro accessibilità.

Molti corsi infatti sono organizzati:

  • online

  • in due diverse fasce orarie

  • con orari pensati per essere compatibili con il lavoro in stalla.

Questo permette agli allevatori e ai loro dipendenti di partecipare comodamente da casa o direttamente dallo smartphone, senza dover affrontare lunghi spostamenti.

Se sei titolare o responsabile di una azienda bovina da latte, ti consigliamo di consultare il catalogo dei corsi di DINAMICA SRL Emilia-Romagna, dove sono disponibili numerosi percorsi formativi dedicati alla gestione della manodopera zootecnica, alla formazione dei lavoratori in stalla e alla crescita professionale dei responsabili aziendali.

Molti di questi corsi sono tenuti proprio dai veterinari del Centro Veterinario San Martino e rappresentano una grande opportunità per migliorare l’organizzazione della tua azienda.

Ma trovare e formare le persone giuste è solo il primo passo.

Una volta costruita una squadra di lavoro, l’imprenditore deve essere in grado di motivarla e valorizzarla nel tempo.

Nel prossimo articolo parleremo proprio di questo tema: la leadership dell’imprenditore zootecnico e la capacità di costruire un vero team di lavoro all’interno della stalla.


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06/Mag/2026


La leishmaniosi è una malattia infettiva seria e spesso cronica. In Italia è presente in molte aree, e la prevenzione resta il modo più efficace per ridurre il rischio. Conoscere come si trasmette e quali segnali osservare aiuta a intervenire in tempo.

Cos’è la leishmaniosi canina

La leishmaniosi è causata da un protozoo (un parassita microscopico) del genere Leishmania. Nel bacino del Mediterraneo la specie più coinvolta è spesso Leishmania infantum. Il cane è un ospite molto suscettibile e può avere un ruolo importante come serbatoio dell’infezione (cioè può contribuire a mantenere il parassita in circolo tramite il vettore).

Perché viene definita “cronica”

In molti cani l’infezione può rimanere “silenziosa” a lungo. I segni clinici (cioè i sintomi visibili) possono comparire dopo mesi o anche anni, e la malattia può alternare fasi di miglioramento e ricadute.

Come si trasmette: il ruolo dei pappataci

La leishmania non si trasmette direttamente da cane a cane come un raffreddore. La via principale è la puntura dei flebotomi (detti anche pappataci o “moscerini della sabbia”).

Quando pungono di più

I pappataci sono spesso più attivi al crepuscolo e di notte. In molte zone italiane l’attività aumenta nei mesi caldi (spesso tra maggio e ottobre), anche se clima e micro-ambiente possono anticipare o prolungare il periodo di rischio.

Il rischio non è “solo al Sud”

Storicamente il rischio era maggiore in alcune aree del Centro-Sud, ma oggi la presenza di flebotomi e casi autoctoni (cioè “locali”) è segnalata anche in altre zone. Per questo, ragionare solo per “latitudine” può essere fuorviante: conta dove vive il cane, dove viaggia e che tipo di prevenzione fa.

Quali cani sono più esposti

Non esiste il “cane immune”. Il rischio aumenta però se:

  • il cane vive molto all’aperto, soprattutto la sera/notte;
  • frequenta aree con vegetazione, muretti, ricoveri, zone umide o riparate (ambienti favorevoli ai flebotomi);
  • viaggia in aree endemiche (vacanze, seconde case, trasferimenti);
  • ha difese immunitarie più fragili (per età, altre malattie, terapie: qui serve sempre il consiglio del veterinario).

Sintomi: quali segnali possono far sospettare la leishmaniosi

La leishmaniosi può dare segni molto diversi tra un cane e l’altro. Alcuni sintomi sono generici e possono assomigliare ad altre patologie. Per questo è importante non “autodiagnosticare”, ma fare una visita se qualcosa non torna.

Segnali iniziali, spesso sottovalutati

  • stanchezza e ridotta voglia di muoversi
  • dimagrimento o appetito “capriccioso”
  • linfonodi aumentati (ghiandole palpabili)

Sintomi cutanei (pelle e pelo)

Sono molto frequenti e possono includere:

  • forfora, pelo opaco, perdita di pelo
  • lesioni, ulcere, croste
  • ispessimento della pelle in alcune zone (per esempio su naso o cuscinetti)

Occhi, naso, articolazioni e organi interni

In alcuni casi si possono osservare:

  • problemi oculari (arrossamento, infiammazioni)
  • epistassi (sangue dal naso)
  • dolori articolari o zoppia
  • segni legati ai reni (che a volte emergono dagli esami prima che “si vedano”).

Diagnosi: come si fa a sapere se un cane è positivo

La diagnosi non si basa solo sui sintomi. In genere si usano:

  • test sierologici (ricerca di anticorpi nel sangue)
  • esami del sangue e delle urine per valutare lo stato generale e possibili complicazioni
  • in alcuni casi test più specifici (su indicazione del veterinario).

Un punto importante: dopo la puntura infettante può servire tempo prima che alcuni test risultino affidabili. Per questo i controlli vanno programmati con criterio, soprattutto dopo soggiorni in aree a rischio.

Prevenzione: cosa funziona davvero

Qui vale una regola semplice: la prevenzione è più facile della gestione di una malattia cronica.

1) Protezione contro i flebotomi

Le misure più usate sono prodotti veterinari con azione repellente/insetticida (per ridurre le punture). In base allo stile di vita del cane, il veterinario può valutare:

  • spot-on (pipette) con durata limitata e applicazioni regolari
  • collari con durata più lunga
    (la scelta dipende da età, peso, ambiente, altri animali in casa, abitudini).

2) Vaccinazione: utile, ma non “magica”

Esistono vaccini che possono far parte della strategia preventiva in cani idonei. Ma la vaccinazione non sostituisce la protezione contro i pappataci: le due cose, di solito, si ragionano insieme.

3) Comportamenti che riducono il rischio

Soprattutto nei periodi caldi e nelle zone a rischio:

  • limitare le uscite nelle ore serali/notturne
  • evitare che il cane dorma fuori di notte
  • ridurre la presenza di rifugi umidi e bui vicino a casa (quando possibile).

4) Screening e controlli programmati

Per cani che vivono in aree a rischio o viaggiano spesso, i controlli periodici aiutano a intercettare precocemente eventuali segnali. La frequenza va personalizzata dal veterinario.

La leishmaniosi si può curare?

Oggi esistono terapie che possono controllare i sintomi e ridurre la carica parassitaria, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita. In molti casi la gestione è a lungo termine e richiede monitoraggi regolari (per esempio per valutare reni e risposta alle cure). La “guarigione completa” può essere difficile e dipende da molti fattori individuali.

Quando contattare il veterinario

Prenota una visita se il tuo cane:

  • perde peso senza motivo, è stanco da giorni o “non è lui”
  • ha lesioni cutanee persistenti o perdita di pelo anomala
  • ha sanguinamento dal naso, problemi agli occhi o zoppia senza spiegazione
  • ha soggiornato in zone a rischio e vuoi impostare un piano di prevenzione personalizzato.

Se hai dei dubbi rivolgiti sempre al tuo veterinario di fiducia. Per ulteriori informazioni o chiarimenti puoi trovarci contattando la nostra clinica allo 0521 841900. 





DA SEMPRE, CON VOI




+39 331 9145483 CLINICA

+39 349 6052345 BUIATRIA


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