
Veterinary MedicAIne: l’Intelligenza Artificiale sta già cambiando la Medicina Veterinaria
Il futuro della Medicina Veterinaria è già iniziato. Diagnosi, monitoraggio, prevenzione, gestione dei dati e organizzazione del lavoro stanno cambiando rapidamente grazie all’Intelligenza Artificiale. Ma il vero tema non è capire se l’AI sostituirà il veterinario: è capire come cambierà il veterinario che saprà utilizzarla bene.
Il 12 settembre 2026, durante l’Assemblea Generale IVSA a Parma, il Dr. Mauro Marmiroli del Centro Veterinario San Martino ha incontrato gli studenti di Medicina Veterinaria provenienti da tutta Italia per il loro incontro annuale.
L’incontro, costruito anche attraverso domande e un questionario interattivo rivolto agli studenti, è partito da una provocazione:
«Da chi preferiresti ricevere una diagnosi?»
Da un veterinario? Da un sistema di Intelligenza Artificiale? Oppure da un veterinario supportato dall’AI?
Una domanda apparentemente semplice, che ha accompagnato tutta la discussione.
Non parliamo soltanto di futuro
Una parte importante della relazione è stata dedicata a dimostrare che l’AI è già entrata nella Medicina Veterinaria.
Nelle stalle da latte, ad esempio, collari, sensori, robot di mungitura, termocamere e sistemi di monitoraggio raccolgono continuamente dati su attività, ruminazione, alimentazione, temperatura, produzione e comportamento degli animali.
Il principio è semplice:
DATI → ANALISI → INFORMAZIONI → DECISIONI
La tecnologia può così individuare una variazione prima ancora che l’allevatore o il veterinario osservino evidenti segni clinici.
Ed è proprio qui che potrebbe avvenire uno dei cambiamenti più importanti:
IERI: animale malato → diagnosi → terapia
DOMANI: animale apparentemente sano → variazione dei dati → allarme → intervento precoce.
Dalla cura alla prevenzione. E dalla prevenzione alla previsione.
L’AI come assistente del veterinario
Anche nella clinica degli animali da compagnia stanno aumentando le applicazioni in diagnostica per immagini, laboratorio, interpretazione degli esami e monitoraggio dei pazienti.
Durante la relazione sono stati mostrati anche esempi molto concreti dell’attività quotidiana: dall’utilizzo dell’AI come supporto nell’interpretazione di un emogasanalisi, fino alla possibilità di sottoporre un’immagine a un sistema di AI per ottenere indicazioni da inserire successivamente nel ragionamento clinico.
Ma il concetto fondamentale è uno:
L’AI può suggerire. Il veterinario deve decidere.
Perché l’Intelligenza Artificiale può anche sbagliare. E il rischio maggiore potrebbe essere proprio quello di fidarsi troppo di una risposta apparentemente autorevole senza valutarla criticamente.
Da qui nasce anche una questione destinata a diventare sempre più importante: se un sistema suggerisce una diagnosi o una scelta terapeutica sbagliata, chi ne assume la responsabilità?
Quando i dati incontrano l’esperienza
Uno degli esempi raccontati da Marmiroli ha riguardato la bovina 1897, scherzosamente definita durante la relazione “la mia vacca”.
Un animale conosciuto da anni e seguito durante un periodo particolarmente critico dopo il parto anche attraverso video inviati dall’allevatore, messaggi WhatsApp e dati provenienti dal sistema di monitoraggio della stalla.
La tecnologia permetteva di osservare l’andamento di alcuni parametri e contribuiva alle decisioni successive.
Ma dietro quei dati rimanevano la conoscenza dell’animale, l’esperienza clinica del veterinario e il rapporto con l’allevatore.
È probabilmente questo uno degli esempi migliori di come potrebbe essere la Medicina Veterinaria dei prossimi anni:
non uomo o macchina, ma uomo + macchina.
Attenzione: la biologia non è un algoritmo
Durante l’incontro è stato mostrato anche il grafico prodotto da un sistema di monitoraggio che indicava il momento teoricamente migliore per inseminare una bovina.
Informazione utilissima. Ma una bovina non è un’equazione matematica.
La variabilità biologica rimane e un algoritmo non può trasformare automaticamente una probabilità in una certezza.
Per questo, accanto all’Intelligenza Artificiale, servirà sempre una buona dose di quella che durante la relazione è stata provocatoriamente definita:
“la giusta intelligenza… umana!”
L’AI potrebbe restituirci anche del tempo
Il cambiamento non riguarderà soltanto diagnosi e prevenzione.
Cartelle cliniche, referti, anamnesi, registrazione dei dati, comunicazioni con i clienti, appuntamenti e attività amministrative occupano oggi una parte importante della giornata.
Sistemi capaci di trascrivere automaticamente una visita e trasferire le informazioni nella cartella clinica, insieme a futuri assistenti digitali – le provocatorie “cybersegretarie” mostrate durante la relazione – potrebbero alleggerire una parte di questo lavoro.
Con un risultato che sarebbe forse ancora più importante della tecnologia stessa:
meno tempo davanti al computer e più tempo davanti al paziente e al cliente.
Possiamo davvero sapere tutto?
La discussione finale con gli studenti ha portato a uno dei temi più interessanti dell’incontro.
La quantità di conoscenze richiesta oggi a un medico veterinario è diventata enorme.
Questo non significa che l’AI possa sostituire lo studio. Al contrario, serviranno solide conoscenze per riuscire a capire cosa chiedere alla macchina, quali risposte sono plausibili, quali devono essere verificate e quando non dobbiamo fidarci.
Il veterinario del futuro non dovrà necessariamente diventare un programmatore.
Dovrà però imparare a utilizzare questi strumenti mantenendo competenza, capacità critica e autonomia decisionale.
Ed è proprio da questa riflessione che nasce il messaggio centrale lasciato da Marmiroli agli studenti:
«Non dobbiamo insegnare ai veterinari a competere con l’Intelligenza Artificiale.
Dobbiamo insegnare loro a lavorare con essa!»cit. Dr. Mauro Marmiroli – Assemblea Generale IVSA, Parma, 12 settembre 2026
Il veterinario del futuro sarà ancora profondamente umano
Forse, quindi, la domanda “L’Intelligenza Artificiale sostituirà il veterinario?” è semplicemente la domanda sbagliata.
Quella più interessante è:
«Che cosa saprà fare un veterinario che avrà imparato a utilizzare bene l’Intelligenza Artificiale?»
Avrà probabilmente una capacità di accesso e analisi delle informazioni mai avuta prima.
Ma dovrà continuare a fare ciò che caratterizza profondamente la nostra professione: interpretare il contesto, costruire una relazione con allevatore o proprietario, comprendere l’animale e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
Perché più crescerà l’Intelligenza Artificiale, più dovremo ricordarci del valore della nostra intelligenza umana.
